SIMON SCARROW.
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LA PROFEZIA DELL'AQUILA.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 6.
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Parte 1.
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Titolo originale: The eagle's prophecy. 2005. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Rosa Prencipe e Monica Ricci.
2013. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO ventiquattro.
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Il buonumore accompagn Catone mentre lasciava la base navale da una piccola entrata
secondaria dopo che era scesa la notte. Faceva freddo, e una leggera brezza soffiava per le strade
portando con s un debole piovischio. Catone si sollev il cappuccio del mantello sulla testa e curv le
spalle sotto le pieghe di lana. Della folla che si era accalcata davanti al cancello erano rimasti solo un
centinaio di cittadini affamati e ubriachi, ma non aveva senso rischiare la vita cercando di passare tra di
loro per raggiungere i vicoli di Ravenna. Catone si era tolto di dosso luniforme e aveva indossato una
semplice tunica e un mantello da barca con ai piedi dei sandali scadenti  il tipico abbigliamento dei
marinai che gremivano quelle strade. Aggir la parte anteriore del porto e si fece strada nel ventoso
reticolo di vie e stretti passaggi verso il quartiere pi fatiscente del porto.
La strada in cui si trovava il Delfino Ballerino era molto pi tranquilla dellultima volta che
Catone era stato l. I marinai e gli uomini della flotta erano stati i principali clienti della miriade di bar e
bordelli che si trovavano nella zona. Prostitute non impegnate erano sedute con unespressione cupa
nelle loro alcove coperte da tende, ma si illuminarono in sguardi seducenti appena videro Catone
avvicinarsi sul lato della strada. Lui rifiut di incontrare i loro occhi, o di rispondere ai loro espliciti
inviti sessuali, e le super a testa bassa.
Quando Catone entr al Delfino Ballerino cera solo una manciata di clienti. Si tenne il
cappuccio sulla testa per un attimo, guardandosi intorno, e lunico volto che riconobbe fu quello del
ragazzo chino dietro il bancone in attesa di servire un cliente. Il ragazzo guard Catone con occhi
speranzosi, e il centurione attravers i tavoli e le panche disposte disordinatamente fino a raggiungere il
bancone. Il ragazzo gli rivolse un debole e poco convincente sorriso di benvenuto.
Buonasera. Cosa vi servo?
Mulsum.
Daccordo. Il ragazzo affond un mestolo in una giara fumante e riemp una coppa di bronzo,
facendola scivolare sul banco verso Catone. Sono tre assi.
Catone estrasse le piccole monete dalla sua borsa e le sbatt sul ripiano. Nonostante il prezzo,
quella bevanda era appena accettabile, e Catone sent il sedimento in bocca mentre mandava gi la
prima sorsata calda.
Il giovane riavvicin il mestolo alla giara. Ancora?
S. Catone bevve un altro sorso. Porzia. Ho bisogno di parlare con lei. Dille che sono qui.
E voi sareste?
Il centurione Catone. Lei mi conosce.
Il ragazzo indietreggi dal bancone e soppes Catone. Evidentemente decise che si trattava di
un cliente di poco conto, quindi scosse la testa e disse: Non potete vederla. Lei non  qui.
Daccordo, amico. Allora dov?.
Lespressione lievemente preoccupata che attravers il volto del giovane mentre cercava di
trovare una scusa fu abbastanza eloquente per Catone.
Be, lei, lei  andata dal venditore di vino.
Capisco. Immagino che sia aperto anche di notte, giusto?
Ehm, s cio, no. Le sta facendo un favore personale.
Davvero?. Catone sorrise mestamente e gli si avvicin. Ascolta, amico, lei  qui. Non c
motivo di negarlo. Vai e dille che Catone  lamico di Macrone   qui e ha bisogno di parlare
urgentemente con lei. Ora va, prima che debba costringerti a farlo.
Catone sent il battito del suo cuore accelerare mentre fissava il ragazzo dietro al bancone,
cercando di fare la parte di chi non avrebbe accettato un no come risposta. Il ragazzo sostenne il suo
sguardo, strofinandosi le mani in uno straccio sudicio. Alla fine, contrasse le labbra e sbuff con aria di
disprezzo.
Ho detto che non  qui. E ora, penso sia meglio che finiate il vostro bicchiere e ve ne andiate,
prima che vi butti fuori io.
Catone apr di scatto il mantello rivelando il pomello della spada ed estrasse la lama con fare
noncurante. E io credo sia meglio che tu vada a cercarla.
Gli occhi del ragazzo fissarono la punta luccicante della spada, poi lui annu rapidamente. Ora
ricordo. Sta facendo i conti. Le dir che siete qui.
Catone fece di s con la testa. Grazie.
Catone tenne sollevata la spada e il giovane indietreggi cautamente lungo il muro che si
trovava dietro il bancone finch non fu fuori portata, poi attravers di corsa la piccola porta e si infil
nel corridoio al di l di essa. Appena il ragazzo se ne fu andato, Catone rinfoder la spada e si guard
intorno per osservare gli altri clienti della taverna. Qualcuno si era girato verso di lui per curiosit, ma
la maggior parte continuava a parlare con tono sommesso con i propri amici, oppure se ne stava con lo
sguardo fisso nel vuoto con uno sbronzo stupore. Lui torn al suo mulsum e sollev la coppa. Poi si
ricord del sedimento che sembrava sabbia e la ripos sul bancone con una smorfia.
Cosa c che non va in quel vino?.
Per un attimo Catone rimase stupito dalla voce e si volt bruscamente, poi cerc di recuperare
la calma. Porzia era sulla soglia della porta, nella penombra, e lui sent la sua sommessa risata.
Il mio inserviente mi ha detto che cera un tipo duro al bar. Non mi ha parlato di un ragazzo.
Non un ragazzo, rispose Catone tra i denti. Un centurione.
Che ragazzo suscettibile, eh?. Lei fece un passo nella taverna illuminata dalla luce fioca e
Catone vide il sorriso divertito che lei non cercava neppure di trattenere. Mentre Porzia si avvicinava e
si sistemava dallaltra parte del bancone, lui si sent arrossire. Pensavo tu fossi in Illiria, a dare una
bella lezione a quei pirati. Lamara ironia di quelle ultime parole rimase sospesa nellaria come
unaccusa.
Ero l, ma il prefetto aveva bisogno che qualcuno tornasse qui per portare i rinforzi.
Lho sentito dire. Immagino che le cose non stiano andando bene per noi. Ora sembra che tu ci
stia lasciando scoperti di fronte a un attacco.
Catone non disse niente, ma abbass lo sguardo per cercare di nascondere il senso di colpa che
provava.
Cosa posso fare per te, centurione? Si tratta di quellidiota di mio figlio?.
Catone annu con un cenno della testa. S, e anche di unaltra faccenda.
Lei inarc le sue sopracciglia depilate. Suona preoccupante Notizie del mio uomo?
Minucio? Lui  salvo. Catone ripens al fragile bastione che era stato eretto intorno ai resti
della flotta. O almeno lo era quando lho lasciato.
Salvo, ripet Porzia a bassa voce, poi si pass le mani sui capelli, raccolti in una semplice
coda di cavallo. Bene. Domani far unofferta per loro.
Loro?, fece Catone sorridendo.
S, perch no? Anche a quello stupido del tuo amico far bene un po daiuto da parte degli
di.
Ci fu un attimo di imbarazzato silenzio prima che Catone riuscisse a trovare il coraggio per dire
ci che voleva. Credo che sarebbe opportuno che vi riappacificaste.
Faresti meglio a dirlo a lui, replic freddamente Porzia. Lultima volta che ho visto mio
figlio, mi  sembrato felice di ridurre in poltiglia il mio futuro marito e distruggere la mia fonte di
reddito.
Catone si guard intorno osservando la squallida taverna e Porzia percep immediatamente il
suo disprezzo.
Potr sembrarti poca cosa, ma  il mio pane quotidiano da anni. Minucio e io abbiamo
investito fino allultimo sesterzio in questo posto. Se non avessimo recentemente ereditato un po di
denaro, non avrei mai perdonato Macrone per il danno che mi ha causato quella sera. E comunque, ho
intenzione di vendere. Appena Minucio torner, lasceremo Ravenna.
Pensate di lasciare Ravenna?
Vedi, Catone, non ho intenzione di finire i miei giorni servendo dietro al bancone di una
taverna. Io e Minucio pensiamo di trovare una piccola tenuta e ritirarci l, in tranquillit.
Catone sollev le sopracciglia. Deve renderti molto questo posto.
Porzia sbuff. Magari. No, i soldi provengono da Minucio. Suo zio  morto alcuni mesi fa, e a
quanto pare luomo era stato abbastanza saggio da non avere figli, aggiunse con veemenza. Ha
lasciato tutto al suo unico nipote. Sul suo volto apparve per un attimo un sorriso amaro. In un certo
senso ci ha reso inutili tutti gli anni che ho passato in questo posto, non credi?.
Catone si strinse nelle spalle. Meglio tardi che mai. Lo stesso vale per quanto riguarda la
questione con Macrone.
Non ti stai dimenticando qualcosa? Ho abbandonato lui e suo padre. Li ho scaricati per
scappare con un altro uomo. Riesci a immaginarti quanto questo possa ferire un ragazzo della sua et?
Anche se avevo le mie ragioni, non mi potr mai perdonare per averlo fatto. Ho pensato spesso a cosa
deve aver passato, e la cosa mi tormenta. E sono sempre stata sicura che per quanto avessi sofferto io,
per lui era sicuramente stato molto peggio, se non altro per colpa di quellubriacone indolente di mio
marito. Puoi star certo che Macrone non mi perdoner mai.
E invece potrebbe, rispose Catone, se tu gli dessi una possibilit.
Porzia aggrott la fronte, poi si accarezz le mani. Ascolta, tu mi sembri un bravo ragazzo,
Catone, ma questa faccenda davvero non ti riguarda.
Macrone  mio amico, quindi la faccenda mi riguarda.
Allora facciamo come dici tu. Si fissarono in silenzio per un attimo, prima che lo sguardo
di Porzia esitasse. Daccordo, digli che gli parler quando la faccenda dei pirati sar finita. Potr avere
unultima possibilit per crescere. Se non riuscir a comportarsi come un adulto, me ne laver le mani.
Dopotutto, ho un futuro con Minucio. Non ho certo bisogno di rivangare il passato.
Va bene, disse Catone con un cenno del capo. Glielo dir.
Bene, se  tutto Ah, no, aspetta. Mi avevi parlato di unaltra questione.
S.
Allora?
Ti ricordi quella notte che siamo venuti qui?.
Porzia inarc le sopracciglia. Tu che pensi?.
Catone abbass lo sguardo per nascondere la sua vergogna. Cera un uomo con noi. Un
mercante. Enobarbo.
Me lo ricordo. Era un belluomo.
Lo hai pi rivisto da allora?
Dopo la rissa non lho visto per un paio di giorni. Poi si  rifatto vivo.  stato qui due o tre
volte.  andato difilato verso alcuni uomini della flotta. Porzia sorrise al ricordo. Ostentava
parecchio i suoi soldi. Ha offerto da bere a tutti lultima volta che  venuto.
Davvero?. Catone la guard stupito. Sai dove posso trovarlo? Ho bisogno di parlargli.
Porzia disse di no con la testa. Mi dispiace, non ne ho idea Per potresti chiedere a
quelluomo laggi, rispose, e indic un uomo accasciato su un tavolo accanto alla porta, con la testa
appoggiata sulle braccia conserte.
Lui?
 uno dei capisquadra ai magazzini. Assume i facchini per tutti gli armatori e i mercanti del
porto. Se c qualcuno che pu sapere dove si trova il tuo uomo, quello  Licio.
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CAPITOLO venticinque.
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Licio?. Catone si avvicin alluomo, storcendo il naso per la puzza di vino e sudore. Sulla
panca accanto a Licio cera un mantello arrotolato e il caposquadra indossava una tunica senza maniche
di pelle morbida macchiata e consumata dagli anni di duro lavoro al porto. Licio non si mosse, e
Catone si chin su di lui scuotendogli le spalle, una massa di muscoli e tatuaggi. Licio.
Il caposquadra emise un leggero grugnito e batt per un attimo le palpebre, prima che le sue
labbra emettessero un lento rutto. Catone si ritrasse per lodore rancido di vino e aglio che gli usc dalla
bocca.
Strinse forte la spalla delluomo e lo scosse energicamente. Licio, svegliati!.
Vatteeneee, bofonchi Licio agitando una mano verso Catone e facendogli segno
dandarsene. Lasciami in pace, bastardo. Maledizione, non vedi che sto dormendo?
No, non stai dormendo. Catone lo scosse di nuovo, questa volta con ancora pi forza. Devo
parlarti. Siediti!. Poi guard verso il bancone e disse: Portatemi una brocca dacqua!.
Mentre aspettava che il ragazzo al bancone tornasse, Catone lasci la presa su Licio, e il
caposquadra scivol nuovamente nel suo torpore, borbottando frasi incoerenti mentre il centurione
storceva il naso. Il giovane emerse dalla stanza sul retro e attravers la sala dirigendosi verso Catone,
con una brocca e due coppe. Poi li pos sul tavolo accanto a Licio.
La verso io, signore?
S, tutta.
Il giovane guard i calici con sguardo stupito.
Non nei calici, maledetto idiota! Su di lui! Rovesciagli la brocca addosso!.
Il giovane fece un lento sorriso. Ah! Ho capito!.
Afferr la brocca con cautela, prese la mira e la capovolse, rovesciando sulla testa del
caposquadra un torrente dacqua. Appena la brocca fu vuota, il ragazzo si ritrasse, allontanandosi in
tutta fretta. Licio si tir su di scatto, sputacchiando tra lo stupore e la rabbia.
Ma che diavolo?. I suoi occhi si guardarono intorno e si appuntarono su Catone. Ehi! Che
cosa.
Silenzio!, disse Catone con tono brusco. Sta fermo e rispondi alle mie domande.
Sta fermo?, rispose ridendo. Ma io ti stacco la testa, pezzo di merda!.
Licio barcoll, e il suo enorme braccio spazz il piano del tavolo facendo volare i calici e
mandandoli in mille pezzi contro il muro. Ma prima che potesse alzarsi dalla panca, Catone era
indietreggiato e, con un rassegnato sospiro, estrasse di nuovo la spada.
Sta calmo! Siediti.
Licio si ferm per un attimo, strizzando gli occhi mentre osservava la spada e il giovane uomo
che la impugnava. Mentre lacqua gli sgocciolava tra le ciocche scompigliate appiccicate sulla testa,
Licio torn improvvisamente sobrio quanto bastava per sapere di essere in svantaggio. Si lasci di
nuovo cadere sulla panca e si allontan da Catone, poggiando la schiena contro lintonaco crepato del
muro.
Bene, annu Catone. Ora che ho la tua attenzione, ho bisogno di farti alcune domande. Il
nome Enobarbo ti dice qualcosa?
Enobarbo?. Il caposquadra sollev una mano e si gratt il mento come se stesse riflettendo
sulla domanda. Mai sentito.
Prova a sforzarti, disse Catone a denti stretti. Un tipo anziano, piuttosto magro. Commercia
in oggetti darte e sculture.
Forse lo conosco, disse Licio lentamente. Io che ci guadagno?
Non sarai condotto alla base navale per essere interrogato, rispose Catone con un debole
sorriso. Sar meglio per te se risponderai liberamente alle mie domande qui, anzich essere costretto a
farlo con la forza dai miei uomini. Allora? Conosci questuomo?
Daccordo. Lasciatemi pensare Questo Enobarbo  arrivato al porto qualche giorno fa?
Sembra proprio luomo che sto cercando. Hai fatto qualche lavoro per lui?
No.
Conosci qualcuno che lo abbia fatto?
No.
Licio, devi cercare di fare di meglio se non vuoi passare qualche brutto momento da solo con i
miei uomini. Sono stato chiaro?. Catone lo guard fisso negli occhi e luomo abbass lo sguardo.
Abbastanza chiaro, signore. S, lo conosco. Fa parte del mio lavoro conoscere lui e ogni altro
commerciante che passa per il porto. Non appena ho saputo che cera uno nuovo a Ravenna, ho voluto
vederlo.
Allimprovviso a Catone venne in mente una cosa. Quando il mercante era entrato al porto,
faceva parte di un convoglio militare e non aveva pagato il dazio, n aveva dovuto registrare il suo
nome e il suo lavoro. Come hai fatto a sapere di lui?
 stato semplice. Enobarbo  entrato e uscito dalla citt per certi affari diverse volte da quando
 arrivato. Io ho un ragazzo ai cancelli della citt, e fa domande a tutti i visitatori che potrebbero
interessarmi. Chiede i soliti dettagli: nome, settore di commercio e alloggio.
Capisco.
A ogni modo, pensavo che Enobarbo potesse essere un potenziale cliente, quindi sono andato
allindirizzo dovera alloggiato che mi aveva dato il mio ragazzo.
Cosa sai degli affari di Enobarbo?.
Licio alz le spalle e si stropicci gli occhi arrossati. Non ne sono del tutto sicuro. Dice di
commerciare in statue, urne, vasi e mobili. Roba di buona qualit.  questo quello che ha detto.
Hai visto qualcuno di quegli oggetti?
Solo qualche pezzo. Ha affittato uno spazio nel magazzino di mio cugino per mettere quella
roba. Prodotti locali acquistati nelle piccole citt. Niente di spettacolare, intendiamoci. Licio lanci un
sorriso. Questo  il culo dellItalia. Troppo lontano e troppo noioso per il gusto dei milionari della tua
Roma. I pezzi dantiquariato sono unaltra cosa. I commercianti di antiquariato sono stati qui per anni a
setacciare questi posti alla ricerca di oggetti antichi. Hanno praticamente ripulito la zona e si sono
trasferiti in Grecia e in Asia per trovare oggetti da spedire ai loro clienti.
Catone si gratt il mento. Allora perch Enobarbo  ancora qui?.
Licio lo guard sorpreso. Per lo stesso motivo per cui sono arrivati in citt tutti gli altri
mercanti. Per quei pirati. A quanto pare sta aspettando che arrivi la sua nave carica di statue provenienti
dalla Grecia.
Questa nave ha un nome?.
Licio annu. Si chiama Priapo.  piuttosto vecchia. Un po lenta ma resistente.
La conosci?
S. Il capitano  un mio cugino. Sarebbe dovuta rientrare un mese fa.
Pensi che possano averla presa i pirati?
Forse. Ma nelle mani di Cassio  abbastanza al sicuro. Se lo conosco, si  nascosto in qualche
porto e si sta stordendo di alcol in attesa che il tempo migliori, e sperando che tu e i tuoi raduniate i
vostri culi e diate una lezione a quei pirati.
Lespressione di Catone si irrigid davanti a quella stoccata maligna. Poi indic con un cenno
del capo la caraffa di vino vuota che si trovava dallaltra parte del tavolo. Capisco. Vedo che te e
quelli come te bevete mentre i miei uomini muoiono.  cos, eh?.
Licio lo guard attentamente, osservando lespressione fredda negli occhi di Catone. Non
volevo mancarvi di rispetto, signore, ma  per questo che siete pagati.
Catone dovette ammettere che era vero, ed era legittimo da parte delluomo insinuare che la
flotta stava fallendo nella sua impresa. Mise da parte quel pensiero e recuper la concentrazione.
Quindi Enobarbo era in grado di dimostrare di essere chi sosteneva di essere. Tuttavia, quella poteva
essere unutile copertura per una persona che si trovava da quelle parti per un altro motivo. Catone alz
lo sguardo sul caposquadra.
Per quanto ne sai, Enobarbo aveva gi visitato Ravenna prima dora?
Forse. Licio si pass una mano tra i capelli cortissimi. Non saprei. Passa cos tanta gente da
qui.
Sai dove alloggia?.
Licio annu. Si  trovato una bella sistemazione.  ospite di Rufio Pollo, uno dei membri del
consiglio.
Lo conosco, disse Catone accennando un sorriso. Ci siamo gi incontrati. A quanto pare il
nostro amico Enobarbo ha dei buoni contatti qui. Dove vive questo Rufio Pollo?.
Licio fece un gesto vago con la mano. Sopra la stazione di pompaggio.
Bene. Portami l, forza, alzati.
Licio rivolse lo sguardo su Catone e scosse la testa. No, prima devo finire di bere.
Catone indic con un cenno della testa la brocca di vino vuota. Hai gi finito. Forza, alzati!.
Licio non si mosse. Fiss per un attimo Catone, poi con tono sprezzante disse: Daccordo.
Cosa ci guadagno?
Unaltra caraffa, e la soddisfazione di sapere che hai servito fedelmente limperatore. Catone
sorrise e diresse il pollice verso la porta. Andiamo.
Era quasi mezzanotte quando arrivarono alla casa del capo del consiglio. La citt si era
acquietata e loro avevano incontrato solo una manciata di persone nel dedalo buio delle strade di
Ravenna. Quando raggiunsero il quartiere pi ricco, concentrato intorno alla stazione di pompaggio,
dove la pressione dellacqua era abbastanza alta da far zampillare le fontane, le viuzze strette si
aprirono in vie pi ampie. I due uomini incontrarono quasi subito una pattuglia di guardia, ma appena
Catone rivel la sua identit e il suo rango la pattuglia li lasci passare e marci al centro della strada,
mentre il suono degli scarponi chiodati riecheggiava tra le alte mura come avvertimento ai malviventi
che si trovassero sulla loro strada di tenersi alla larga.
Esteriormente la casa di Rufio Pollo era sobria come le case di citt di tutti i romani abbienti. Su
entrambi i lati di una pesante porta di legno ricoperta di borchie si innalzavano mura intonacate di
bianco. Un flebile vocio oltrepassava i muri e, tra il mormorio attutito e il suono delle risate, si udivano
appena le note delicate di un flauto.
Siamo arrivati, mormor Licio. Ora i soldi. Avete detto che mi avreste pagato una brocca di
vino. Fece un rapido calcolo, raddoppi la cifra e poi allung la mano. Sei sesterzi dovrebbero
bastare.
Catone tagli laria con la mano. Prima dobbiamo finire il lavoro.
Si avvicin a grandi passi alla porta e batt due volte il pesante batacchio di ferro. Quasi
immediatamente la finestrella di controllo del guardiano si apr, e due occhi li scrutarono dallinterno.
Che volete a questora?. Ma prima che Catone potesse rispondere, luomo osserv i loro
vestiti e continu senza riprendere fiato. Farete meglio a sparire, prima che vi scateni addosso le
guardie.
Faresti meglio a non farlo, rispose Catone. Metteresti solo in imbarazzo il tuo padrone. Di a
Rufio Pollo che il comandante pro tempore della base navale vuole vederlo.
Il custode diede unaltra occhiata a Catone, questa volta pi penetrante. Comandante pro
tempore? Direi piuttosto tamburino pro tempore. Fuori dai piedi!.
Catone batt un pugno sul lato della finestrella, facendo sobbalzare il guardiano. Sono il
centurione Gaio Licinio Catone, alto ufficiale della flotta di Ravenna. Chiedo di vedere Rufio Pollo, nel
nome dellimperatore! Subito!.
Il custode lo fiss per un attimo, poi borbott: Aspettate qui. Serr la finestrella e lasci
Catone e Licio a fissare la porta chiusa. Catone si sentiva imbarazzato per quelloffesa alla sua autorit,
e inizialmente si rifiut di incontrare lo sguardo del caposquadra, temendo che luomo non avrebbe
nascosto il proprio divertimento davanti alla tracotanza esibita da Catone. Quindi distolse lo sguardo
verso il cielo. La maggior parte delle nuvole era sparita, e il cielo di un nero intenso era disseminato di
piccole stelle scintillanti.
Domani dovrebbe esserci bel tempo, disse Catone con tono noncurante. Una buona giornata
per la traversata.
Forse. Licio sput nel canale di scolo. O forse no. In questa stagione, il tempo cambia da un
momento allaltro.
Davvero?. Catone guard il suo compagno.  un pensiero confortante la notte prima di un
viaggio.
Il caposquadra inizi a grattarsi distrattamente la nuca. Non tornerei in mare, neppure per un
bel po di soldi. Be, forse per un bel po di soldi Il mare  un bastardo capriccioso.
Catone inarc le sopracciglia. Che espressione colorita. Mi sembra di capire che tu abbia avuto
a che fare con il mare. Commerciavi? O forse eri un marinaio.
Proprio cos, un marinaio. Licio alz lo sguardo verso le stelle ed ebbe un fremito.
Perch hai smesso?
Amo troppo la vita. Cio, amo troppo bere per smettere di vivere. Il mare non  un posto per
gli uomini. Non  naturale. Lasciamolo ai pesci e ai demoni che vivono sotto la sua superficie.
Catone lo fiss, e per la prima volta quella sera scorse unespressione di profonda paura.
Licio toss per schiarirsi la voce e tent di apparire calmo. Eh gi, i demoni. E i pirati. Quelli
sono i peggiori. Abbattono le navi, uccidono gli equipaggi o li catturano come schiavi, e poi
spariscono. E ogni volta che la marina ha tentato di rintracciarli ha fallito. Come se sapessero quando e
dove apparir la flotta. Deve trattarsi di una specie di magia.
O solo di una grande perspicacia, sugger Catone.
Preceduta da un forte rumore del catenaccio, la porta si apr silenziosamente verso linterno su
cardini ben oliati. Lingresso era buio, ma una luce intensa ardeva in fondo a un lungo corridoio
dallalto soffitto che si apriva in un giardino interno. Il custode fece loro segno di entrare e chiuse a
chiave la porta alle loro spalle.
Prego, signori, da questa parte. Il padrone vi aspetta alla sua tavola.
Catone si ferm. Alla sua tavola? Non ce n bisogno. Possiamo essere discreti se vuole. Non
 mia intenzione disturbare il suo banchetto.
Ma lo avete gi fatto, signore. Il guardiano chin la testa. Ora, avanti, prego.
Molto bene. Licio, tu aspetta qui. Guardiano!.
Il guardiano si volt di nuovo, sforzandosi di nascondere la sua irritazione. S, signore?,
rispose stizzito.
Porta a questuomo una brocca di vino.
Il custode inarc le sopracciglia con unespressione sorpresa per laudacia di un simile ordine,
poi sorrise ossequiosamente. Appena mi sar occupato di voi, vedr cosa posso fare per rifocillare il
vostro uomo, signore.
Grazie.
Il guardiano si volt di nuovo, si ferm un istante per guardare indietro nel caso ci fosse altro, e
poi condusse Catone lungo il corridoio. Passarono accanto a pareti tappezzate da arazzi che attutivano
il suono dei loro passi. Da nicchie poco profonde, disposte a intervalli regolari, li osservavano i busti di
quelli che Catone suppose fossero i membri della famiglia.
Alla fine emersero dal corridoio in un ampio giardino circondato da un portico, pieno di statue e
piante topiarie, che oscillavano leggermente sotto la luce di centinaia di lampade appese ai graticci
disposti in tutto il giardino. Era linizio della primavera, e un gran numero di bracieri ardevano tra gli
invitati, aggiungendo fumo a quello delle sottili fiamme delle lampade. Una grande sala da pranzo si
affacciava sul giardino e molti altri tavoli si estendevano oltre i posti a sedere. Ospiti riccamente vestiti
erano comodamente appoggiati sulle panche. Il cibo era finito e gli ultimi piatti venivano raccolti da
schiavi che non fiatavano n osavano incontrare lo sguardo degli ospiti, facendo di tutto per restare
invisibili. Molti degli ospiti avevano lasciato i propri tavoli e vagavano nel giardino, parlando a voce
alta e in modo sconsiderato, come chi ha bevuto troppo e ha abbassato la guardia senza pensarci. Da un
lato dei tavoli cerano alcuni musicisti, che quando Catone pass loro accanto stavano posando gli
strumenti.
Si guard intorno per cercare Enobarbo tra gli ospiti, ma il mercante non cera.
Centurione!.
Catone guard verso il capotavola e vide Rufio Pollo che si drizzava a sedere, con le braccia
sollevate per attirare la sua attenzione. Vieni qui! Unisciti a me!.
Facendosi strada a fatica in mezzo a un gruppo di adolescenti eccitati, Catone riusc a
raggiungere il padrone di casa e ricambi il suo saluto. Pollo indic la sedia vuota alla sua sinistra e
contemporaneamente fece un cenno a uno degli schiavi.
Catone si sedette sul bordo del triclinio. Hai una bella casa, Rufio Pollo.
Pollo sorrise con espressione di modestia. Ah, sono sicuro che non sia niente in confronto alle
case di Roma.
Niente?. Catone scosse la testa. Ti assicuro che reggerebbe benissimo il confronto.
Sei molto gentile, rispose Pollo educatamente. Mi dispiace che ti sia perso il banchetto, ma
mander uno dei miei uomini a vedere se  rimasto qualcosa per te.
Catone fece un cenno con la mano. Sei molto gentile, ma no, grazie, ho gi mangiato.
Sei sicuro? Allora va bene. Pollo schiocc le dita, spinse il suo lungo dito ossuto contro lo
schiavo e gli fece cenno di andarsene. Lo schiavo abbass subito la testa, fece due passi indietro e si
volt per poi andarsene di corsa.
Qual  la grande occasione?, chiese Catone.
Grande occasione?, ridacchi Pollo mestamente. In un certo senso, centurione, immagino
che stiamo festeggiando  se  questa la parola giusta  la vostra decisione di lasciarci in balia dei
pirati. Unultima festa per consumare le mie scorte migliori prima che con la mia famiglia lasci
Ravenna e vada a rifugiarmi nelle nostre propriet allinterno, lontano dalla costa. Molto lontano.
Non pensi di essere un po troppo disfattista?, chiese Catone con tono sommesso.
Tu credi?, disse Pollo ridendo. Sai quante di queste riunioni stanno avendo luogo stasera?
Domani a questora, sarei sorpreso se pi di un terzo delle famiglie di questo quartiere del porto fosse
ancora qui. Come dargli torto? Non ci sar neppure un fante tra loro e i pirati quando quelli
arriveranno.
Se arriveranno.
Quando arriveranno, ripet Pollo con tono deciso. Come possono resistere?
Ma non sarete soli. Lascer una centuria di fanti alla base navale.
Per proteggere la base, rispose Pollo sagacemente. Non noi. In realt, penso che li lasciate
qui per proteggere la base da noi.
Catone ignor la frecciata e continu a parlare con tono pacato. A ogni modo rimarranno, e se
saremo fortunati potranno ingannare Telemaco e i suoi pirati, facendo credere loro che Ravenna 
adeguatamente difesa.
Dubito che impiegheranno molto a scoprire linganno.
Davvero?. Catone guard attentamente Rufio Pollo. Che cosa te lo fa pensare? Perch
Telemaco dovrebbe sospettare?
Coraggio, centurione. Sono vecchio ma non stupido. Qualcuno ha fornito informazioni ai
pirati su quasi ogni mossa fatta dalla flotta. Non  certo un segreto. Abbass lo sguardo a terra e
scosse la testa, poi sollev di nuovo gli occhi su Catone con un sorriso forzato. A ogni modo, sto
venendo meno al mio dovere di padrone di casa. Come posso aiutarti?.
Per un attimo Catone fiss Pollo, chiedendosi quanto in realt luomo sapesse della fonte
dinformazioni dei pirati. Pollo avrebbe difficilmente osato parlare apertamente con un uomo che aveva
centinaia di fanti al suo comando. Ma Catone era solo, e i fanti erano probabilmente in unaltra
provincia in quel momento. Si sent improvvisamente vulnerabile, perfino qui, tra tutti quegli invitati, e
guardandosi intorno vide che alcuni degli amici di Pollo lo stavano osservando attentamente.
Pollo sorrise vedendo il disagio del centurione. Come ho detto, c qualcosa che posso fare
prima che tu lasci la mia casa?
Chi ha detto che me ne sto andando?
Fidati di me. Lo farai molto presto.
Daccordo. Dimmi una cosa. Sto cercando una persona. Un amico. Mi hanno detto che era qui,
tuo ospite.
Bene, disse Rufio Pollo allungando le braccia, come vedi ho un numero considerevole di
ospiti, anche se molti di questi furfanti in realt hanno una casa dove andare. Come si chiama il tuo
amico?
Enobarbo.
Gli occhi di Pollo tradirono un lampo di sorpresa sentendo quel nome, poi luomo si ricompose
e pieg leggermente la testa di lato. Per un attimo guard meticolosamente il centurione, poi abbass la
voce e si protese in avanti per parlare a Catone. Hai detto un amico? Se fossi io a chiederti cosa cerca
il cieco, tu cosa mi risponderesti?.
Catone aggrott la fronte. Non sapeva assolutamente nulla sulla famiglia del mercante, ed era
sorpreso dalla stranezza di quella domanda. Scosse la testa.
Non ne ho idea. Cieco? Cosa intendi dire?
Niente. Pollo spost lo sguardo da una parte e indic latrio che conduceva allentrata.
Enobarbo era qui stasera. Se n andato via presto, molto prima che tu arrivassi.
Dov andato?
Non lo so.
Capisco. Catone fece una pausa, poi continu. Posso chiederti di spiegarmi come mai lo hai
ospitato in casa tua?
 abbastanza semplice. Abbiamo amici in comune a Roma. Sono stati loro a dirgli di cercarmi
una volta arrivato a Ravenna.
Quali amici?
Semplici amici, rispose Pollo con un sorriso. Dimmi, centurione. Sospetti Enobarbo di
qualche crimine?.
Ho detto questo?
No, ma trovo strano che tu conduca delle indagini a questora tarda della notte. Perch vuoi
trovare Enobarbo? Lo sospetti di qualche crimine o di tradimento?.
Catone fece una pausa prima di rispondere. Lo voglio solo eliminare dalla mia lista dei
sospettati.
Pollo trasal. Hai una lista.
Non posso rivelare informazioni ufficiali.
Capisco. Pollo si ritrasse, tenendo gli occhi fissi su Catone. Poi simul uno sbadiglio. Ora
mi dispiace ma devi proprio andare. Hai esaurito la mia ospitalit. I miei uomini ti indicheranno la
strada per uscire.
Non ce n bisogno. Catone si alz in piedi e fece qualche passo indietro. Conosco la strada.
Ti auguro una buona notte, Rufio Pollo. Ci vediamo presto.
Non accadr. Pollo scosse la testa e con un cenno a due schiavi corpulenti appostati in fondo
alla sala indic con discrezione il centurione. Catone si volt e si avvi rapidamente verso il corridoio.
Poi si guard alle spalle e vide che gli schiavi lo stavano seguendo, facendosi largo tra gli ospiti che
affollavano la sala. Non appena si fu liberato di loro, Catone attravers di corsa il corridoio, ignorando
lespressione sorpresa degli ospiti che si voltavano verso il rumore dei piedi che correvano sul
pavimento a mosaico.
Licio!, grid. Alzati, ce ne stiamo andando.
Davanti a lui, la massa informe del caposquadra emerse dalloscurit, con una piccola brocca di
vino in una mano.
Che succede, signore?
Apri la porta!.
Catone si scagli in avanti, e quando Licio ebbe compreso il senso di urgenza, il centurione
and a sbattere contro la porta accanto a lui, cercando a tastoni con le dita il pesante chiavistello di
ferro che la chiudeva. Alle loro spalle, i passi di piedi coperti da sandali risuonavano nel corridoio. Con
un forte stridio, aprirono il chiavistello e tirarono la porta verso linterno.
Forza!, grid Catone, spingendo Licio per strada. Corri!.
Scesero precipitosamente i ripidi scalini che portavano sullampio lastricato di tufo e si
diressero di nuovo verso il centro di Ravenna. Avevano percorso solo un breve tragitto di strada,
quando gli uomini di Pollo spuntarono fuori dalla casa, con le lame dei pugnali scintillanti nella luce
pallida proveniente dallinterno.
Uno di loro punt il pugnale verso di loro. L!.
Cosa diavolo sta succedendo?, grugn Licio mentre correva accanto a Catone. Il centurione
non disse niente ma digrign i denti e sfrecci verso lingresso di una viuzza stretta, pregando che non
fosse un vicolo cieco. Nel vicolo era buio pesto, e cerano alte pile disordinate di rifiuti che
minacciavano di cadere mentre Catone e Licio incespicavano correndo a rotta di collo, tentando
disperatamente di guadagnare terreno sui loro inseguitori. Videro una svolta a destra e la imboccarono,
poi svoltarono di nuovo, questa volta a sinistra, in un vicolo ancora pi stretto ricoperto di escrementi e
vegetazione putrefatta. Dopo pochi metri, Catone vide lingresso di un piccolo cortile e si trascin
dietro il caposquadra, accovacciandosi dietro un carretto.
Mentre si abbassavano a terra, cercando di riprendere fiato e con il battito del cuore che
martellava nelle loro orecchie, Catone estrasse la spada tenendo lo sguardo fisso sullingresso del
cortile e sul vicolo buio dietro di esso. Era tutto immobile e non cera traccia degli uomini di Pollo.
Licio tir la tunica di Catone. Vi dispiacerebbe dirmi cosa diavolo sta succedendo?
Mi piacerebbe saperlo, sussurr Catone. Stai zitto!.
I due aspettarono, ma le strade rimasero immerse nel silenzio. A un certo punto si ud il suono
di una voce a una certa distanza, poi una risposta attutita, e infine pi niente. Catone aspett finch
ebbe ripreso fiato e il suo cuore ebbe ricominciato a battere regolarmente. Anche se il suo corpo era
immobile, la sua mente correva mentre cercava di comprendere gli avvenimenti della serata. I suoi
sospetti su Enobarbo ora sembravano pi fondati. Ma che rapporto aveva Rufio Pollo con il mercante?
Era evidente che Pollo temeva che Catone avesse capito come stavano le cose, e voleva che il
centurione fosse messo a tacere. Stavano forse vendendo entrambi informazioni ai pirati? Catone
aggrott la fronte. Tutto questo non sembrava avere molto senso. Ma se Pollo non aveva niente a che
fare con i pirati, e neppure il suo amico Enobarbo, allora per chi lavoravano?
...
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...
CAPITOLO ventisei.
...
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...
Prima di separarsi da lui, Catone lasci Licio poco distante dalla taverna e gli consegn una
manciata di monete di bronzo.
Comprati dellaltro vino e torna a casa, sorrise Catone. Te lo meriti.
Me lo merito? Ne ho maledettamente bisogno dopo tutto questo vagare. Inoltre, vorrei bere
fino a riuscire a dimenticare questa puzza. Tir un pezzo della sua tunica e lo odor titubante. Mia
moglie non mi consentir certo di rientrare in casa in questo stato.
Catone gli diede una pacca sulla spalla e si avvi verso la base navale, costeggiando la strada e
prestando attenzione a ogni segnale che potesse indicare che lo stessero seguendo. Mentre attraversava
Ravenna con aria circospetta, Catone tent di concentrarsi sulle opposte correnti cospirative che
sembravano averlo intrappolato. Era evidente che i suoi sospetti sul coinvolgimento di Enobarbo con i
pirati erano fondati, e tutto sembr assumere un significato. Ricevere denaro dai pirati in cambio di
informazioni sarebbe stata unattivit secondaria molto redditizia per qualsiasi mercante. Ma che
collegamento cera tra Enobarbo e Rufio Pollo? Lui non era un semplice ospite. Quello era evidente.
Altrimenti perch spedire degli uomini alle sue calcagna? Lintenzione di Pollo era di metterlo in
guardia o di sistemarlo in maniera definitiva? Catone riusciva facilmente a immaginarsi la scena: un
rapido accoltellamento in un sudicio vicolo per fermare le sue indagini. Ci suggeriva che Pollo fosse
daccordo con Enobarbo. Ma non aveva senso. Cosa poteva guadagnarci Pollo nel lasciare che i pirati
devastassero le attivit commerciali che alimentavano Ravenna e che erano la fonte della sua
ricchezza? Inoltre, Pollo era chiaramente intenzionato a lasciare il porto in vista di un possibile attacco
dei pirati. Aiutando Telemaco aveva pi da perdere che da guadagnare. Quindi, se Enobarbo e Pollo
non lavoravano per Telemaco, allora per chi lavoravano? Per i Liberatori?
Catone si ferm a un angolo della strada per stropicciarsi gli occhi. Negli ultimi giorni aveva
dormito solo poche ore e gli faceva terribilmente male la testa. Peggio ancora, aveva la mente
annebbiata dalla fatica e aveva difficolt a concentrarsi su quella situazione confusa. Quando riapr gli
occhi e guard verso il mare, not le prime luci dellalba orlare i disomogenei tetti di tegole degli
edifici circostanti. Il cielo era limpido e si prospettava una buona giornata per la navigazione. La
piccola flottiglia di biremi alla base navale si sarebbe preparata a salpare di l a unora, e Catone si
allontan con una spinta dal muro e affrett il passo.
Quando raggiunse la base navale, il sole era gi sorto allorizzonte, e unaccecante luce dorata
filtrava attraverso le finestre dellufficio del prefetto e proiettava il loro profilo sul muro opposto. Con
gli occhi socchiusi, Catone abbass lo sguardo sul porto navale. Tutte le biremi stavano allancora, i
ponti ricoperti da sagome imbacuccate di uomini addormentati. Solo la Sparta era rimasta ormeggiata
accanto al molo, con la passerella da sbarco abbassata, in attesa che Catone salisse a bordo e assumesse
il comando. Ma prima cera unaltra faccenda di cui doveva occuparsi.
Dopo essere rapidamente tornato nei suoi alloggi per indossare nuovamente luniforme, Catone
si diresse al quartier generale. Entrando nella sezione amministrativa si rivolse allo scrivano pi vicino.
Vieni dentro, Postumo, e porta una tavoletta.
S, signore, ma chiedo scusa, signore.
Che c?
Alcuni ufficiali hanno chiesto di voi per tutta la notte.
Che cosa gli hai detto?
Niente, signore. Solo quello che avete detto voi. Che eravate nei vostri alloggi e non volevate
essere disturbato per nessun motivo.
Bene.  tutto quello che devono sapere. E ora cominciamo.
Appena lo scrivano si fu seduto su uno sgabello accanto allo scrittoio del prefetto, Catone dett
i suoi ordini.
Primo: spiccare un mandato di arresto e detenzione per il mercante conosciuto con il nome di
Enobarbo.  possibile trovarlo nella casa di Rufio Pollo. Per sicurezza, far sorvegliare la casa. Non
appena Enobarbo sar catturato, dovr essere tenuto in isolamento in attesa del ritorno del prefetto e
della flotta dallIlliria. Non dovr fargli visita nessuno, n gli sar permesso di comunicare con alcuno.
Secondo: Rufio Pollo dovr essere tenuto sotto osservazione. Voglio sapere chi visita la sua
casa, dove va, con chi parla. Tenete aggiornate le informazioni e fate in modo che siano pronte affinch
possa leggerle al mio ritorno.
Catone alz lo sguardo e vide lespressione sorpresa sul viso dello scrivano. Qualche
problema?.
Lo scrivano serr le labbra. Be, signore Rufio Pollo  luomo pi ricco e potente di
Ravenna. E ha una certa influenza anche a Roma. Se scopre che lo stiamo spiando.
E allora assicurati che non lo scopra. Usa gli uomini migliori. Perfino una citt di queste
dimensioni deve avere una buona rete di informatori.
S, signore.
Catone scrut lespressione dello scrivano per vedere se nascondeva qualcosa. Forse le congiure
che sembravano fiorire in quel porto si estendevano fino alla base navale. Poi Catone si arrabbi con se
stesso. Stava iniziando a vedere nemici a ogni angolo. O forse era giusto che fosse cos. Sarebbe stato
pi prudente, ma doveva lasciare la base entro unora e assicurarsi che venissero presi adeguati
provvedimenti per intrappolare i traditori mentre la flotta era lontano a occuparsi dei pirati. Doveva
confidare nella lealt dei servitori dellimperatore. Non cera nessun altro di cui fidarsi.
Si chin verso lo scrivano e indic la tavoletta poggiata sul grembo delluomo. Alcune persone
in questo porto si stanno comportando da traditori, e rivelano ai pirati ogni nostra mossa. Ci  gi
costato un certo numero di navi e centinaia di uomini. Voglio che siano trovati e puniti. Se scopro che
sono stati avvisati, far in modo che i responsabili paghino con la propria vita. Capito? Questo deve
rimanere segreto. Dillo solo agli uomini che  necessario coinvolgere, e di loro solo ci che 
necessario che sappiano. Lascio questa faccenda nelle tue mani, Postumo. Fa in modo di non
deludermi.
S, signore. C altro?
No.
Postumo annu. Molto bene, signore. Posso chiedervi con quale autorit potr agire se i vostri
ordini dovessero causare un conflitto con lufficiale che state lasciando in comando qui?.
Aspetta. Catone prese una tavoletta di cera vuota e scrisse frettolosamente un messaggio a
garanzia delle istruzioni date allo scrivano. Quando ebbe finito, Catone vide la scatola del sigillo del
prefetto sul bordo del tavolo. Lavvicin, sollev il coperchio di teak ed estrasse il sigillo del
comandante della flotta di Ravenna. Premette energicamente il sigillo sulla cera, controll che lo
stampo fosse venuto bene e fece scivolare la tavoletta sul tavolo consegnandola a Postumo. Ecco.
Fino al ritorno di Vitellio avrai tu lultima parola su questa faccenda. Dovrai usare questa tavoletta solo
se il centurione ti impartir ordini che possano compromettere le tue indagini.
Capisco, signore.
Catone salut e lo scrivano si volt e usc dallufficio. Per un attimo Catone fiss lo scrittoio,
combattuto tra due doveri. Pi di ogni altra cosa, voleva trovare coloro che avevano tradito i loro
concittadini fornendo informazioni ai pirati. Non cera nulla di pi spregevole, per lui, di un uomo
disposto a porre la propria brama personale davanti al bene pi grande dellimpero e della sua gente. La
loro infedelt alla base gli sarebbe costata la vita. Ma ora non poteva fare pi niente per quello. A
centinaia di miglia di distanza, in Illiria, i suoi compagni avevano disperatamente bisogno dei rinforzi
per sconfiggere Telemaco e i suoi pirati. Probabilmente erano gi stati attaccati di nuovo, e forse
addirittura sconfitti e annientati. Catone strinse i pugni pensando a quella eventualit. Ma era una cosa
sciocca da fare. Peggio ancora, era un attimo di panico infantile. Nel primo combattimento i pirati
avevano avuto un vantaggio grazie ai traditori, ma la volta successiva le navi da guerra romane non
sarebbero state gravate da provviste ed equipaggiamenti, e sarebbero state molte di pi. Era
improbabile che i pirati riuscissero a sopravvivere a un secondo scontro frontale. Neppure Vitellio
poteva sbagliare.
Catone cerc di ricordare pi dettagli possibili dellincontro con Telemaco. Quelluomo era
freddo e controllato, una persona pratica, spietata. Non si sarebbe fatto trascinare in una battaglia che
non era in grado di vincere. Era assai probabile che avrebbe adottato una strategia di logoramento,
attraverso lattacco di foraggieri e navi vedetta isolate, sfiancando i romani finch non fossero stati
costretti ad abbandonare la spedizione, o finch non fossero diventati tanto deboli da consentire ai pirati
di poter rischiare un ultimo devastante attacco. Tra lavida ambizione di Vitellio e la scaltrezza e
lastuzia di Telemaco, le prospettive erano piuttosto fosche per gli uomini della flotta di Ravenna.
Catone batt il pugno con un senso di frustrazione e si alz dalla sedia. Poi usc a grandi falcate
dallufficio e lasci ledificio del quartier generale. Oltre la piazza darmi, accanto al pontile, la Sparta
era pronta a salpare. Quando il centurione si avvicin, la guardia in cima alla passerella da sbarco si
mise sullattenti e batt a terra la lancia.
Appena gli scarponi calpestarono il pontile, Catone chiam a gran voce i trierarchi.
Muovetevi! Immediatamente!.
Catone si spost a poppa e si ferm accanto al rematore, mentre i marinai imbarcavano la
passerella e mollavano gli ormeggi. Numerosi uomini sollevarono un palo robusto e allontanarono la
prua dalla banchina, poi percorsero la nave in tutta la sua lunghezza e la spinsero finch non ci fu
spazio sufficiente da consentire allequipaggio di far scivolare i lunghi remi sui fianchi. Mentre il
pausario scandiva un ritmo lento, i remi si muovevano con un moto costante nellacqua agitando la
superficie, poi la Sparta inizi a scivolare in avanti, verso il resto della flottiglia del porto. Vedendo
questo, i trierarchi delle biremi urlarono lordine di issare le ancore e partire, prendendo posto dietro
alla Sparta.
La flottiglia emerse nel porto principale e qualche mattiniero rimase a guardare dal molo,
mentre i ponti delle imbarcazioni dei mercanti si ammassavano al sicuro delle difese del porto. Dalla
poppa della trireme Catone osserv la massa disordinata di magazzini e i tetti ricoperti di tegole rosse
della citt. Da quella distanza gli edifici sembravano giocattoli.
Con il sole ormai ben levato sullorizzonte, la Sparta entr in mare aperto, nella luce accecante.
Le prue si sollevarono allalzarsi dei flutti del mare, e Catone sent una leggera brezza sul viso. Appena
le navi da guerra furono distanti da terra, il trierarca diede lordine di imbarcare i remi e issare la vela
maestra.
Catone chiuse gli occhi per un attimo, li riapr e li richiuse di nuovo, poi si arrese al caldo e
confortante desiderio di riposare. Allimprovviso ebbe la sensazione che gli girasse la testa e apr gli
occhi appena in tempo per non cadere sul ponte.
State bene, signore?.
Catone si guard intorno e vide il timoniere. Sto bene, sono solo stanco. Credo che mi sieder
un attimo.
Si abbass sul ponte e appoggi la schiena sul fianco della nave. Unora di riposo. Tutto l.
Solo unora, si disse Catone tra s e s. Qualche istante dopo, la testa gli sprofond in avanti finch il
mento non si poggi sulle pieghe del mantello. Aveva il respiro pesante e regolare, ed era
completamente ignaro degli ondeggiamenti della coperta e del chiasso dellequipaggio che sistemava la
Sparta per la giornata di navigazione.
Il timoniere lo guard e sorrise, scuotendo la testa, poi torn a concentrarsi per far mantenere
alla sua nave la rotta per la lontana Illiria.
...
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CAPITOLO ventisette.
...
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...
Li abbiamo tenuti occupati. Albino indic con un cenno della testa la riva e Catone segu il
suo sguardo e vide che le difese della testa di ponte erano state ampliate e migliorate nei pochi giorni in
cui lui era stato assente. Poco distante dalla spiaggia sorgeva una grande fortezza con alti bastioni
circondata da un triplo fossato di difesa. Due palizzate si estendevano fino al mare per proteggere le
navi della flotta, la maggior parte delle quali era stata tirata in secco, anche se una manciata di
imbarcazioni stava allancora. Sul promontorio pi vicino era stata eretta una stazione di vedetta e,
mentre Catone guardava, una bandiera di segnalazione sventolava dalla torre di guardia, alla quale
rispondeva un lampo di colore distante dal forte. Allimprovviso, sulle navi ancorate lontano dalla costa
inizi un certo fermento. Catone strizz gli occhi per cogliere maggiori dettagli e vide delle minuscole
sagome mettersi in formazione sui ponti di prua e di poppa, mentre il sole scintillava sulle armature e le
armi tirate a lucido. Qualche momento dopo i remi vennero sbarcati e le triremi iniziarono ad
allontanarsi dalla riva verso la Sparta, e la colonna di biremi pi piccole a navigare in formazione
compatta dietro di lei.
Albino si volt verso Catone e sorrise. A quanto pare non hanno alcuna possibilit contro di
noi.
Catone annu. Bene. La flotta ha gi avuto abbastanza sorprese. Credo che il prefetto abbia
finalmente imparato la lezione.
Albino lanci unocchiata al centurione. Allora hai gi lavorato per lui,  cos?
In Germania, poi in Britannia. Era il pi alto in grado fra i tribuni.
Capisco. Come se la cavava?.
Catone fece una breve pausa per valutare la questione. Ripens a quando aveva combattuto al
fianco del tribuno Vitellio, difendendo un piccolo villaggio germanico dallorda dei guerrieri barbari
che erano riusciti ad attirare una coorte della ii Legione in unimboscata abilmente preparata. Vitellio
aveva dimostrato il suo coraggio nelle ore disperate che erano seguite. Il problema era che, da allora, si
era dimostrato un venale traditore senza un briciolo di compassione per ogni uomo e ogni donna che
osavano ostacolargli la strada verso il potere. Il giovane aristocratico si era gi lasciato dietro di s una
lunga scia di cadaveri. Era un uomo pericoloso per molti, e assolutamente letale per chi costituiva una
minaccia per lui. Per il bene di Albino, Catone non os dirgli tutta la verit. Fece un colpo di tosse e
guard verso la riva mentre rispondeva. Se l cavata abbastanza bene. Ha coraggio da vendere, basta
non intralciargli la strada.
Catone si accorse che Albino lo stava fissando, in attesa di sapere altro, ma il centurione rimase
in silenzio e alla fine Albino si scost e mormor a voce bassa: Va bene, centurione. Capisco. Non
preoccuparti per me. Mi terr alla larga.
Vedi di farlo.
Dalla cima dellalbero provenne un grido. La fortezza sta inviando un segnale, signore.
I due ufficiali volsero lo sguardo verso la piccola fortezza sul promontorio e videro una
bandiera verde sventolare di lato mentre veniva issata sullalbero di segnalazione.
 un altol, spieg Albino. Poi si port una mano a coppa accanto alla bocca e grid un
ordine verso lalbero maestro. Fate il segnale di ricognizione e issate i nostri colori!.
Un paio di marinai presero un involto di stoffa rossa da un ripostiglio laterale e salirono di corsa
le griselle, attaccando i coccinelli allestremit delle bandierine a una scotta. Poi la bandiera venne
rapidamente imbrogliata in cima allalbero dove sferz con un crepitio sordo nella brezza del
pomeriggio. Segu una breve pausa, poi la bandierina che sventolava sulla fortezza si abbass e
scomparve. Le navi che si trovavano nella baia allentarono la tensione sui remi, girarono in tondo e si
diressero nuovamente verso i loro ancoraggi. Poi, quasi immediatamente, unaltra bandiera venne issata
sulla fortezza, e Albino sirrigid accanto a Catone, poi si volt per scrutare lorizzonte.
Che succede?, chiese Catone con ansia.
Il forte ha avvistato una vela.
Una vela?. Catone sollev una mano per schermarsi gli occhi e guard verso nord lungo la
costa. La vide quasi immediatamente: un piccolo triangolo scuro, quasi invisibile contro il litorale
lontano. Sollev laltro braccio e indicando disse: L. La vedi?.
Albino segu con lo sguardo la direzione indicata e strizz gli occhi. No Io Aspetta un
attimo. S, la vedo. Mi sembra una galea. Si ferm per guardare Catone, inarcando le sopracciglia.
Dannazione! Hai occhi buoni! Io non lavrei mai vista. Sto invecchiando. Poi si volt nuovamente
verso la vela lontana. Deve trattarsi di una nave pirata che sorveglia la flotta. Bene, ora sapranno che
abbiamo rimpiazzato le nostre perdite. Penso proprio che Telemaco non rischier unaltra battaglia
navale.
Catone annu. Certamente no, se  furbo come sembra. Dora in avanti sar una gara tra forza e
astuzia.
Albino si gratt il mento. La domanda : chi possiede la forza e chi lastuzia?.
Il cielo era diventato di un pallido blu spento mentre la squadra dei rinforzi remava lentamente
verso la spiaggia. Sul ponte i marinai erano impegnati a trascinare una grossa fune e un massiccio palo
di legno da sotto coperta per legare la trireme saldamente a riva. I fanti e tutti gli operai di riserva si
erano raggruppati davanti al ponte di poppa per aiutare a sollevare la prua della trireme mano a mano
che si avvicinavano a riva. Da dietro provenne un tonfo quando unancora fu gettata a poppa. La fune
raschi nella cubia mentre limbarcazione strisciava sulla ghiaia dove piccole onde si infrangevano e
ricoprivano di schiuma il leggero pendio, prima di rifluire verso londa successiva. Pi avanti sulla
spiaggia, una sagoma osservava le navi avvicinarsi a riva. Il mantello rosso e il pettorale scintillante
rivelarono che si trattava del prefetto, che osservava attentamente i nuovi arrivi. Catone fiss Vitellio
con unespressione risentita ripensando al contenuto del suo rapporto. Poi le sue labbra si arricciarono
in un sorriso quando ripens al messaggio con il quale aveva sostituito il rapporto, e che a quellora era
sulla via per Roma. Quando le prue toccarono terra, le assi sotto gli scarponi di Catone sussultarono
leggermente. Il natante si sollev per un istante, poi si assest con una scossa pi energica, e le persone
che si trovavano sul ponte barcollarono in avanti mentre la trireme smetteva di muoversi.
Smettete di vogare!, grid Albino. Remi a bordo, e gi le passerelle!.
Dallaltra parte, il resto della piccola squadriglia si accost alla riva e si aren sulla ghiaia. Su
un lato delle prore di ciascuna imbarcazione, rampe robuste venivano manovrate e poi calate sulla riva.
Appena il passaggio fu sgombro, Catone scese dalla passerella e calpest la ghiaia fino ad arrivare
accanto al prefetto, in attesa tra i ciuffi derba che crescevano oltre il margine dellalta marea. Dopo
quasi due giorni in mare, a Catone sembrava che la terra oscillasse ancora sotto i suoi piedi, e cerc di
tenere il pi possibile i piedi saldi a terra. Davanti a lui, il prefetto Vitellio fece un passo in avanti e
Catone lo salut.
Centurione Catone, finalmente qui! Stavo iniziando a chiedermi cosa ti fosse successo!.
Anche se il prefetto sorrideva, era evidente il tono di rimprovero della sua voce, e Catone
strinse i denti stizzito prima di riuscire a rispondere con un tono abbastanza cordiale.
Siamo arrivati appena  stato possibile. Chiedetelo ai miei trierarchi.
Non ce n bisogno!, disse Vitellio dandogli una pacca sulla spalla. Siamo felici di vederti.
Cos posso usare gli uomini. Poi abbass la voce e aggiunse: La verit  che ne ho disperatamente
bisogno. Visto il modo in cui stanno andando le cose, non sono sicuro se siamo noi a dare la caccia ai
pirati o se sono loro che la stanno dando a noi.
Le cose non possono andare cos male, signore.
Vitellio rise amaramente. Tu non credi? Bene, al momento accetter tutto il buon umore che
posso. Il prefetto fece una pausa e fiss il mare. Maledetti pirati bastardi. Giove mi  testimone
che gliela far pagare per aver sfidato Roma.
S, signore.
Vieni, dobbiamo parlare. Nella mia tenda.
Il prefetto si volt e torn indietro verso lingresso del campo fortificato, e Catone lo segu.
Allinterno del campo, le file di tende erano disposte lungo entrambi i lati della strada principale. La
maggior parte delle tende era di comune pelle di capra, ma alcune erano di lino e cuoio pesante sporco
e consumato, e Catone si rese conto che erano state fatte con le vecchie vele, per sfruttare in qualche
modo le imbarcazioni perse. Gli uomini erano seduti di fronte alle loro tende, e saltarono in piedi per
salutare i due ufficiali quando questi passarono davanti a loro. Catone not i loro visi tesi ed esausti e si
chiese cosa fosse successo durante la sua assenza.
Quando giunsero alle tende del quartier generale della flotta, eretto su un piccolo terrapieno nel
cuore del campo, una leggera brezza sollev i lembi e Catone ne assapor la frescura. Poi un odore lo
colp: il puzzo acre di grasso bruciato, che continuava ad avvolgere il campo nonostante la leggera
brezza che soffiava da terra. Quando entrarono nella tenda pi grande, Vitellio si guard intorno e not
lespressione perplessa di Catone.
Sono le pire funerarie. Abbiamo cremato i morti qualche giorno fa.
Catone alz lo sguardo sul prefetto e not che, con sua grande sorpresa, Vitellio sembrava
commosso dal destino di quegli uomini. O era solo infastidito da tutti quei cadaveri?
Il prefetto fece una smorfia.  stato davvero un bello spettacolo. E ce ne saranno ancora.
Abbiamo perso altri otto uomini durante la notte. Uno di loro non ha smesso di gridare fino alla fine.
Tra quelli e le incursioni, non siamo stati molto tranquilli.
Incursioni, signore?
Oh, s, rispose Vitellio sorridendo stancamente. I nostri amici hanno mantenuto alta la
pressione. Tre giorni fa hanno fatto sbarcare alcuni uomini poco pi avanti sulla costa. Hanno abbattuto
le nostre sentinelle e i nostri reparti di foraggiamento con una catapulta. Ogni volta che invio un
distaccamento per inseguirli, si girano e corrono per le colline. A dire il vero, in questo momento il tuo
amico Macrone sta dando loro la caccia. Non c neppure stato bisogno che gli chiedessi di offrirsi
volontario.
Posso immaginarlo, signore.
Allo stesso tempo hanno anche tentato alcune rapide spedizioni, inviando alcune piccole
imbarcazioni di notte per cercare di sottrarci una delle triremi. Vitellio fece un gesto vago verso il
cielo e sprofond sopra un triclinio, uno dei lussi che si era portato da Ravenna. In questi ultimi giorni
siamo stati fortunati perch cera la luna, e siamo riusciti ad avvistarli in tempo per respingerli. Ma le
prossime notti saranno pi buie. E allora, si interruppe e scosse la testa.
Catone sent sulle sue spalle tutto il fardello della stanchezza e della disperazione. Il prefetto
non aveva fatto niente per dare battaglia ai pirati. Era rimasto semplicemente allinterno della fortezza e
aveva lasciato liniziativa a Telemaco.
Quali sono i vostri piani, signore?
Piani?
Intendo dire, perlustrare la costa, trovare la loro base.
Gi fatto. Ho inviato sei triremi sulla costa il giorno dopo che siamo approdati, e non hanno
trovato niente. Qui la costa  un ammasso di piccole isole e insenature. In queste acque si potrebbe
nascondere la flotta di Miseno per anni e nessuno riuscirebbe a trovare una sola nave.  impossibile.
Catone rimase in silenzio e guard attentamente il prefetto. Era evidente che Vitellio non
sapeva dove sbattere la testa. Con la sconfitta in mare, e ora lo stallo delle operazioni via terra, la
situazione doveva apparire fosca perfino allambizioso aristocratico. Dietro a tutto ci che stava
accadendo cera il recupero dei rotoli. Catone era assolutamente sicuro che il suo futuro e quello di
Vitellio dipendessero dal ritrovamento dei rotoli e dalleventualit che venissero consegnati al sicuro
nella mani di Narciso. Ma se non fossero riusciti a recuperare i rotoli, il prefetto avrebbe perso il suo
prestigio, e le conseguenze per Catone e Macrone sarebbero state ben peggiori. Era necessario
persuadere, o provocare, il prefetto affinch si decidesse ad attaccare.
Inoltre, Catone riflett tra s e s che la posta in gioco era alta anche per gli altri. Gli uomini
sotto il comando di Vitellio avevano bisogno di una vittoria. Non si doveva consentire al nemico di
decimarli. Se fosse accaduto il peggio e la flotta di Ravenna fosse stata sconfitta, tutto lAdriatico
poteva venire razziato dai pirati, e ci sarebbero voluti mesi per radunare unaltra flotta abbastanza forte
da sconfiggerli. Migliaia di altri uomini avrebbero perso la vita, decine di porti e insediamenti
sarebbero stati saccheggiati, e ben poche sarebbero state le navi mercantili che avrebbero osato lasciare
il porto. Il commercio, linfa vitale delleconomia romana, sarebbe stato soffocato, strangolato
esattamente come lo sarebbe stato Catone per mano di un boia della guardia pretoriana. Catone sussult
davanti a quel pensiero sgradevole. Bene, dunque, il suo destino era direttamente legato a quello di
Roma. Per quel motivo doveva convincere Vitellio ad agire rapidamente. Per il bene di tutti.
Catone fece un colpo di tosse, schiarendosi la gola.
Vitellio lo guard inarcando un sopracciglio. S?
Signore, si tratta dei rotoli. Dobbiamo trovarli.
Davvero, centurione? Non lo sapevo!.
Ma non possiamo trovarli se restiamo qui, signore. Noi voi dovete fare qualcosa. Non
possiamo permettere loro di bloccarci in questo campo e aspettare il momento giusto. Dobbiamo
schiacciarli perch siamo numericamente superiori. Abbiamo pi uomini, pi navi.
Per ora, lo interruppe bruscamente Vitellio. Ma stanotte sar buio, e cos ogni notte fino alla
prossima luna. Puoi star certo che torneranno ad attaccare le nostre navi.
La mente di Catone si mise improvvisamente in moto. Gli vennero alcune idee, e le possibilit e
le conseguenze di quelle possibilit sgorgarono in un torrente di pensieri. Presto ebbe in testa un piano
 a dire il vero un piccolo piano , sufficiente a togliere liniziativa ai pirati, e segnare il primo passo
per mandare alloffensiva gli uomini della flotta di Ravenna. Catone lanci uno sguardo al prefetto, i
suoi occhi accesi di uneccitazione che non riusciva a contenere.
Allora daccordo, signore, disse Catone con un sorriso. Lasciamoli venire. Anzi,
assicuriamoci che arrivino. Offriamo loro unesca che non possono rifiutare..
...
.
...
CAPITOLO ventotto.
...
.
...
Non  stata una buona idea, ringhi Macrone mentre scrutava con gli occhi socchiusi
nelloscurit. Fuoribordo si sentivano le onde infrangersi delicatamente sulla ghiaia poco distante. La
massa nera di rami della piccola baia che avevano scelto per limboscata si estendeva intorno a loro.
Lontano da terra, il cielo e il mare si fondevano in un buio minaccioso.
Non si vede niente, dannazione!, continu Macrone.
 proprio questa lidea, rispose pazientemente Catone. Tutto questo andr a nostro favore.
Fidati di me.
Catone riusc appena a scorgere lespressione stanca sul volto del suo amico quando si sedettero
sul ponte. Intorno a loro i marinai erano fermi in assoluto silenzio sui fianchi della bireme, con le armi
strette in pugno. Intorno al ponte erano state erette delle coperture di lino per far assumere alla nave il
profilo di un natante mercantile. Dopo sei giorni di navigazione lungo la costa, quel camuffamento
aveva finalmente attirato alcuni pirati particolarmente avidi. Da lontano e al buio, la bireme sembrava
qualcosa di molto pi innocuo, e allettante, mentre dondolava tranquillamente sulle onde.
Gli unici segni di vita provenivano dalla spiaggia  alcuni fuochi di bivacco, intorno ai quali
erano radunati i marinai della bireme. Due uomini erano di sentinella, appena visibili sotto la luce
soffusa dei fuochi  la stessa luce che proiettava la sagoma della bireme dal mare. Era ci che Catone
sperava. Da qualche parte, in mare aperto, cerano tre navi che avevano seguito la bireme per tutto il
pomeriggio. Si erano mosse con cautela, rimanendo a distanza, senza dubbio insospettite da quella
facile preda. La bireme aveva svolto bene la sua parte, simulando qualche controllo superficiale, e
allontanandosi dal pericolo allultimo momento, muovendosi lentamente e dileguandosi dai pirati al
crepuscolo.
Anche i pirati stavano facendo il loro gioco, e si erano allontanati come se avessero interrotto
linseguimento e stessero navigando di nuovo verso la costa. Non appena scomparvero alla loro vista,
Catone diede lordine alla bireme di puntare verso terra, virando verso la baia che aveva perlustrato il
giorno prima, decidendo su due piedi che sarebbe andata bene per la trappola. Una batteria di catapulte
era nascosta vicino alla riva alla base di ogni lingua di terra, tutte pronte a spazzare la superficie
dellacqua che li separava dalle navi quando fosse arrivato il momento di far scattare lagguato. Altre
due biremi erano ancorate nel buio di una piccola scogliera, pronte a mollare gli ormeggi ed entrare in
azione. Se i pirati avessero abboccato, avrebbero avuto poche possibilit di fuga.
Mentre Catone rifletteva sui dettagli del suo piano, venne improvvisamente assalito da un
terribile dubbio. E se i pirati avessero davvero interrotto linseguimento, come sembrava, e stessero gi
dormendo pacificamente a molte miglia dalla costa? Al mattino, i fanti e i marinai che avevano
trascorso una scomoda notte pronti ad attaccare, con i nervi tesi nella lunga attesa che il nemico
apparisse, sarebbero stati risentiti e affamati e avrebbero inveito contro il giovane centurione,
prendendolo per uno stupido. In aggiunta alla recente sconfitta e alle scorribande dei pirati delle notti
precedenti, tutto ci avrebbe solo ulteriormente abbattuto il loro morale. Se quellimboscata avesse
fallito, Catone non aveva dubbi che il prefetto non avrebbe voluto fare altri tentativi, e Telemaco
avrebbe riportato la sua vittoria sulla marina romana. Si sarebbe creato un pericoloso precedente per
tutti gli altri pirati appostati ai margini del Mediterraneo, e limperatore non avrebbe avuto alcuna piet
nei confronti di chi riteneva responsabile di una tale situazione
Accanto a lui Macrone si mosse e guard fuoribordo, scrutando il mare. Tir su col naso
nervosamente e si accasci di nuovo di fianco a Catone.
Dammi retta, non verranno, disse sottovoce. Aspettiamo da almeno sei ore. Stiamo
perdendo tempo.
Porta pazienza, rispose Catone con un sibilo. Verranno.
Come puoi esserne cos sicuro?
Sono pirati, o no?
Pirati maledettamente furbi, rispose Macrone con astio. Ci tengono in pugno da quando 
iniziata loperazione. Cosa ti fa pensare che cadranno nella trappola?
Rifletti. Accumulano prede da mesi. Il risultato  che sempre pi mercanti hanno paura di
uscire dal porto.  il loro stesso successo che, da un mese circa, li priva di bottini. Scommetto che
siamo la prima nave mercantile che vedono dopo tanto tempo. Non sapranno resistere alla tentazione.
Ci scommetto la mia vita.
Macrone grugn. Ci scommetti la tua vita. E anche la mia.
Catone scroll le spalle. Allora faresti meglio a pregare che io abbia ragione.
E se non vengono?.
Catone non rispose ma rimase fermo, con la testa leggermente piegata di lato.
Macrone gli diede un colpetto con il gomito. Be?
Zitto. Catone si irrigid e guard il mare, il corpo immobile.
Che succede?
Non ne sono sicuro Guarda laggi. Catone indic la massa nera del promontorio pi vicino
e Macrone segu la direzione del suo dito, sforzando gli occhi per vedere meglio.
Non vedo niente.
No?.
Macrone scosse la testa.
Neppure io, ammise Catone con una risata sommessa.
Davvero molto divertente. Spero che ti divertirai altrettanto quando limperatore ci getter.
Macrone rivolse un rapido sguardo al mare e diede una leggera gomitata a Catone. A quanto pare
avevi ragione tu.
Catone volt la testa di scatto e allimprovviso vide la nave nemica, come se si fosse
semplicemente materializzata dalloscurit. I pirati avevano tolto lalbero dalla scassa per abbassare il
profilo, e il rumore dei remi sottili era come attutito mentre spingevano la nave nella baia a circa mezzo
miglio di distanza.
Passa parola!, disse Macrone dando un leggero calcio al fante pi vicino con il suo scarpone.
Nemico in vista. Preparatevi, ma che nessuno si muova finch non verr dato il segnale. Va.
Il fante si allontan nel buio per spargere la notizia, e i due centurioni tornarono a fissare la
nave pirata avvicinarsi. Catone afferr il braccio di Macrone. L su un fianco. Altre due. Credo
proprio che faremo piazza pulita.
Prima dobbiamo prenderli.
S셻.
Mentre le osservavano, le imbarcazioni nemiche entrarono nella baia, divenendo sempre pi
nitide man mano che i remi le portavano pi vicino. Presto riuscirono a sentire i tonfi delicati e
limpeto dei remi, e videro la massa bianca dacqua lungo i fianchi. Sopra la prua di ogni nave, una
massa densa di sagome scure affollava il ponte anteriore, immobili e silenziose mentre si avvicinavano
alla loro preda. Macrone estrasse lentamente la spada e strinse il pugno peloso intorno al manico, poi
guard Catone.
Non ancora, sussurr Catone. Poi questi guard oltre Macrone, e vide il fante pi vicino
afferrare un grappino da arrembaggio con una lunghezza di cima arrotolata poggiata sul ponte. Attir
lattenzione delluomo e fece un cenno con la mano. Il fante abbass immediatamente la testa.
Il nemico era arrivato, e i pensieri di Catone corsero alla prospettiva dello scontro imminente.
Gli batteva forte il cuore per leccitazione e aveva la bocca asciutta. Tra un attimo sul ponte sarebbe
scoppiato il caos. Tre centurie di fanti erano acquattate immobili dietro la sovrastruttura di lino, e
Catone riusciva a percepire la loro tensione, la loro determinazione a uccidere, e la paura. I fanti erano
quasi duecentocinquanta, ciascuno con una fascia bianca legata sulla testa per essere riconoscibile. Ma
quanti erano i pirati a bordo di quelle navi che si muovevano silenziosamente verso di loro? Catone
ipotizz che fossero circa un centinaio su ciascuna imbarcazione. Prima dellarrivo delle altre due
biremi, sarebbe stata una battaglia molto dura, ma una volta arrivate quelle, i pirati avrebbero avuto il
destino segnato.
Sopra il delicato sciabordio dellacqua lungo gli scafi, ora Catone riusciva a sentire gli ordini
sommessi, e leccitazione in quella voce era inequivocabile. Catone sorrise. I pirati dovevano pensare
di non essere stati visti mentre si avvicinavano e di poter catturare la nave mercantile senza che
scattasse lallarme. Con un tonfo lacerante, la prua della nave dei pirati che era al comando si incagli
sul fianco della bireme e strisci sul baglio. Le altre navi scivolarono verso la poppa e oltre la prua,
pronte ad aggiungere i propri equipaggi alla squadra di arrembaggio.
Catone respir a pieni polmoni e salt in piedi. Ora!.
Con un profondo ruggito, i fanti uscirono dalloscurit e strapparono gli schermi di lino che
avevano mascherato la loro nave da guerra. Coloro che erano dotati di grappini li lanciarono in alto e
poi in avanti, e questi fendettero il buio, cadendo con un tonfo sui ponti delle imbarcazioni nemiche. Le
funi furono immediatamente tese, le punte conficcate nei legni delle navi pirata, e poi tirate verso la
bireme. A poppa una fiamma crepit prendendo vita, mentre un fante accendeva un fal impregnato
dolio preparato poco prima. Il bagliore tremolante illumin i fanti che si erano accalcati sopra coperta,
e anche i volti scioccati e sorpresi dei pirati a bordo della nave saldamente legata alla poppa della
bireme. Qualche istante dopo, altre fiamme si accesero in lontananza a conferma che il messaggio era
stato ricevuto, e la trappola era completa.
Per un attimo i pirati rimasero in silenzio, poi i loro comandanti iniziarono a urlare ordini, e con
un forte grido si arrampicarono sui parapetti delle loro imbarcazioni e si scagliarono contro i romani.
Catturateli!, url Macrone, e i fanti si lanciarono verso il nemico. Per un attimo le due fazioni
rimasero distinte e separate, e poi fu il caos, mentre il ponte della bireme veniva invaso da una massa di
corpi, che si scagliavano colpi con spade, pugnali, mazze e asce. Nella pallida luce del fal, solo le
fasce bianche sulle teste dei fanti consentivano di distinguere gli uni dagli altri. Intorno a Catone una
sottile fila di fanti si dissolse, mentre i pirati saltavano in mezzo a loro lanciandosi allattacco.
Attento!, grid una voce nellorecchio di Catone, mentre cinque o sei sagome scure volarono
nellaria schiantandosi sui romani. Catone afferr il suo piccolo scudo rotondo e lo allung verso il
nemico pi vicino. Il pirata si butt sul centurione ed entrambi caddero sul ponte, e per il dolore
provocato dallimpatto Catone si sent mancare il fiato. Gli sembrava di soffocare, e con lalito caldo e
fetido delluomo sul viso, Catone lasci cadere lo scudo e afferr la spalla del pirata, cercando la gola,
e stringendogli con le dita la trachea. Luomo si dibatt, soffocando agonizzante mentre cercava di
liberarsi dalla presa di Catone. Poi ci fu un grugnito esplosivo, quando Catone infilz la punta della sua
spada nel fianco delluomo, appena al di sotto della gabbia toracica. Il pirata si liber con la forza e si
allontan rotolando a terra, mentre un fiotto caldo di sangue schizzava sul braccio di Catone. Lui si tir
su e si accovacci sul ponte, osservando come un forsennato la battaglia che imperversava dappertutto.
Sopra lo sferragliare delle armi, i gemiti e le grida degli uomini aggrovigliati nello scontro, Catone
sent Macrone urlare ai suoi uomini con tutta la voce che aveva in corpo.
Prendeteli! Uccideteli! Uccideteli!.
Catone afferr lo scudo dal ponte e si apr un varco nella mischia, gettandosi tra due fanti che
lanciavano fendenti contro londeggiante orda di pirati che si era fatta largo sulla coperta della nave
romana. Proprio di fronte a Catone, un uomo corpulento atterr sul ponte con un tonfo. Indossava una
corazza di lino e brandiva una pesante lama ricurva, che fece roteare sulla sua testa appena vide
lufficiale romano davanti a lui.
No, non lo farai!, grid Catone, sollevando lo scudo per parare il colpo e lanciando un
affondo. La lama colp luomo al petto, facendolo barcollare allindietro, ma la punta incrin appena la
superficie della corazza, procurando un taglio poco profondo sul muscolo sottostante, prima di fermarsi
contro un osso. Nonostante ci, priv di gran parte della sua forza il colpo che aveva raggiunto Catone,
e la spada rimbalz sulla corazza con un rumore sordo per poi colpire il ponte. Catone sent un dolore
lancinante al braccio sinistro e gli si intorpidirono le dita, fino a lasciare la presa sullimpugnatura dello
scudo, che scivol via. Catone afferr di nuovo la sua spada, cambi angolazione e poggi la punta
nella carne soffice sotto il mento del pirata, e la spinse nel cranio delluomo. Il pirata cadde allindietro
e Catone estrasse la spada con un crepitio umido.
Poi si raddrizz e si guard intorno, ma era impossibile capire come stava andando la battaglia.
La massa di fanti e pirati che si dimenavano era troppo confusa perch Catone riuscisse a capire quale
delle due fazioni avesse preso il sopravvento. Al di sopra delle teste dei suoi uomini, riusc a vedere la
luce tremolante del fal su una delle biremi che veniva verso di loro. Poi si rese conto di un altro
nemico che gli correva incontro, brandendo unascia e mostrando i denti serrati in una smorfia di odio e
di rabbia, nei flebili bagliori di luce provenienti dal ponte di poppa.
Allimprovviso Catone fu circondato da unondata di uomini che premeva contro il suo corpo, e
con suo grande orrore scopr che il braccio che teneva la spada era bloccato su un fianco. Il pirata
lanci un urlo di gioia e fece roteare la sua ascia, fendendo laria notturna verso il collo di Catone.
Catone scalci con gli scarponi e scivol sul ponte. Sopra di lui, lascia sibil e si schiant sulla schiena
delluomo che si trovava accanto a Catone. Catone si ritrov carponi, con il caldo rivolo di sangue che
gli scendeva sulle spalle. Mentre le sagome scure lo spingevano di lato, un nuovo terrore si impossess
di lui: era la paura di morire schiacciato sul ponte. Proteggendosi la testa come meglio poteva con il
braccio sinistro intorpidito, Catone strinse la spada, pronto a sferrare un fendente, e cerc di rimettersi
in piedi. Ma un altro colpo lo scaravent a terra, e subito dopo un piede coperto da uno scarpone gli
schiacci il petto.
Togli questo piede! Togli questo piede!, grid Catone.
Luomo abbass lo sguardo scioccato e tolse subito lo scarpone. Chiedo scusa, signore.
Prima che Catone potesse rispondere, la grossa punta di una lancia affond nella gola delluomo
scaraventandolo lontano. Catone sapeva che se non se ne fosse andato al pi presto da quel ponte
sarebbe morto. Fece un respiro profondo e recuper le forze, iniziando a sferrare colpi con la spada e
pugni a chiunque si trovasse davanti, senza curarsi che fosse un pirata o un fante. Poi fu di nuovo in
piedi, le gambe ben piantate a terra e la spada pronta. La mischia lo ignor, ora il fulcro dello scontro si
stava spostando a poppa, dietro lalbero. Si scans di lato mentre una manciata di fanti gli passava
accanto di corsa lanciandosi nella massa aggrovigliata. Con il respiro pesante, Catone si guard intorno
per qualche istante, e vide che una delle biremi era poco distante da l. I fanti erano accalcati sulla prua,
pronti a unirsi allo scontro e a determinarne lesito. Catone si volt e vide laltra bireme poco pi
lontana avvicinarsi in fretta verso la battaglia, con i remi che si muovevano rapidamente nellacqua.
Ma uno dei trierarchi dei pirati si era gi reso conto del pericolo che lui e i suoi uomini stavano
correndo. Oltre la poppa della sua bireme, Catone riusc a vedere una delle navi pirata allontanarsi
improvvisamente, poi incagliarsi contro una delle corde dei grappini. Un urlo distante fece correre uno
dei pirati sulla battagliola laterale e tagliare la fune con una raffica di colpi dascia.
Merda, mormor Catone. La nave sarebbe riuscita a fuggire, a meno che qualcuno non
fosse avvertito delle intenzioni del suo trierarca. Solo la bireme pi distante poteva fare in tempo a
intercettarla, ma la mischia sul ponte impediva a Catone di raggiungere la poppa, da dove avrebbe
potuto richiamare lattenzione dei marinai e metterli in guardia. Rinfoder la spada, si diresse di corsa
sul lato della bireme e lanci le gambe oltre il parapetto, trovando un punto dappoggio sul fasciame
con la punta degli scarponi. Poi inizi a farsi strada verso poppa, con il buio del mare solo poco pi in
basso. Oltre il parapetto, il rumore delle armi, delle imprecazioni e delle grida della battaglia
continuava, e Catone tenne la testa bassa mentre si trascinava goffamente lungo il fianco della bireme.
Poi la ringhiera inizi a curvarsi verso i remi di governo e la volta della ruota di poppa che fendeva
lacqua. Stringendo i denti, Catone tese le braccia e si sollev, ma, appena la sua testa sal oltre la
ringhiera, vide un pirata smilzo rivolgergli un sorriso sdentato e chinarsi verso di lui, con il pugnale
pronto per colpirlo alla gola. Proprio quando Catone si stava preparando per lanciarsi in mare, un
braccio robusto circond il collo del pirata, rovesciandolo a terra. Luomo grugn e poi il suo corpo fu
in preda agli spasmi, finch non si rovesci di fianco e Macrone infilz la lama sotto la sua spalla.
Macrone inarc le sopracciglia vedendo il suo amico. Che fai centurione Catone, te ne vai cos
presto?
Sta zitto e dammi una mano.
Appena Catone fu a bordo, vide che lo scontro sul ponte della bireme volgeva a favore dei
romani. I pirati erano stati sospinti al centro della nave e stavano combattendo schiena contro schiena
intorno allalbero maestro, incitati da un uomo riccamente vestito i cui anelli doro brillavano alla luce
del fal. Catone annu con soddisfazione e poi indic la nave pirata che si allontanava nelloscurit.
Quei bastardi stanno cercando di seminarci.
Non possiamo permetterglielo, disse Macrone con un ghigno, mentre Catone si voltava verso
la bireme che non era ancora riuscita a unirsi allo scontro. Poi mise le mani a coppa intorno alla bocca e
grid: Invertite la rotta! Fermateli!, facendo segno con il braccio verso la nave pirata che stava
scappando. Inseguiteli!.
Dopo un attimo desitazione, la prua della bireme vir e con la spinta dei remi pass
velocemente accanto alle navi ammassate nello scontro, allinseguimento della nave pirata superstite.
Le due imbarcazioni si diressero verso lentrata della baia, dove delle torce luccicanti segnavano le
posizioni delle batterie nascoste. Il cigolio delle ruote dentate fu trasportato dallacqua mentre le
squadre di artiglieria riavvolgevano i bracci di torsione e si preparavano a sparare sulle navi che si
avvicinavano. Catone e Macrone riuscivano appena a vederle, perch si confondevano con il mare
scuro, mentre i pirati si dirigevano disperatamente in mare aperto, inseguiti dalla nave da guerra
romana. Qualche istante dopo, una scintillante striscia di luce form un arco in cielo dal promontorio di
terra pi vicino verso il centro della baia, delineando la sagoma dello scafo di una delle navi prima che
il dardo infuocato cadesse in mare spegnendosi allistante.
Presto saranno alla distanza giusta, comment Macrone, proprio mentre altri tre dardi
formavano un arco nel cielo notturno. Qualche istante dopo, lo stridio acuto dei bracci di torsione che
venivano rilasciati attravers la baia. Anche la squadra che si trovava dalla parte opposta inizi a fare
fuoco e port subito a segno un colpo, scagliando una pioggia di scintille nellaria quando il dardo
infuocato si conficc nel ponte della nave pirata. Dalla scogliera che si innalzava dalla riva provenne
un grido di esultanza, e il fuoco di fila continu.
Macrone diede una leggera gomitata a Catone. Ho appena avuto un brutto presentimento.
Anchio, mormor Catone. Mi sarei dovuto rendere conto del pericolo.
I due centurioni rimasero in silenzio mentre il violento fuoco di fila formava degli archi sopra il
suo luccicante riflesso sul mare, e dopo poco la bireme sub il primo colpo. Mentre la guardavano, la
nave romana fu colpita altre due volte.
Merda!, esclam Catone, sbattendo il pugno sul parapetto di legno. Avrei dovuto
immaginarlo!.
Sulla nave pirata era scoppiato un piccolo incendio e, mentre alcune sagome distanti cercavano
di domare le fiamme, il trierarca della bireme invert rapidamente la rotta, dirigendosi di nuovo verso la
baia a tutta velocit, mentre la squadra eccitata sulla catapulta concentrava il fuoco sulla nave
principale. Prima che la bireme riuscisse ad arrivare fuori portata, un ultimo colpo raggiunse la vela
ripiegata e la incendi. Nel frattempo, un altro fuoco era divampato sulla nave pirata e, mentre le
fiamme si propagavano, gli uomini ai remi si alzarono dalle loro postazioni e iniziarono a spostarsi sui
fianchi, abbandonando limbarcazione in un inferno violento che illuminava lingresso della baia con
unaccecante e terribile luce arancione. Pi vicino alla riva, lequipaggio della bireme stava lottando
per spegnere lincendio divampato sulla loro nave, con i marinai che avevano formato una catena che
passava lacqua agli uomini seduti a cavalcioni del pennone, tentando disperatamente di smorzare le
fiamme.
Catone colp di nuovo la ringhiera, consumato dalla frustrazione e dal rimorso, finch Macrone
non gli pos amichevolmente una mano sulla spalla.
Non possiamo fare niente. Inoltre,  andata abbastanza bene stanotte. Ora  arrivato il
momento di concludere le cose quass. Macrone indic con un cenno del capo il groviglio di nemici
bloccati intorno allalbero.
Una nuova ondata di fanti dellaltra bireme si stava accalcando sulla prua, inseguendo e
massacrando i pochi pirati ancora vivi.
I due centurioni si fecero largo nel groviglio di corpi e scesero i gradini che conducevano al
ponte di coperta. Macrone ripose la spada e scans bruscamente di lato una manciata di fanti che si
trovava ai margini della mischia.
Indietro!, grid. State indietro! Fategli spazio!.
Lordine fu inoltrato ai fanti dal giovane ufficiale, e i fanti si allontanarono gradualmente,
indietreggiando con cautela sul ponte reso scivoloso dal sangue. Gli uomini stavano attenti a dove
mettevano i piedi per evitare di inciampare sui corpi distesi sotto di loro, e si era creato uno spazio
intorno agli uomini insanguinati ammassati sul ponte principale, che fissavano i fanti con aria di sfida e
tenevano le armi sollevate e pronte a colpire. Un silenzio inquietante riempiva laria, mentre lo scontro
volgeva al termine e gli uomini di entrambi gli schieramenti attendevano con ansia. Catone e Macrone
si fecero strada tra i fanti, fino a che non furono a pochi passi di distanza dai pirati sopravvissuti.
Catone cerc il comandante che aveva visto prima e si diresse verso di lui.
Di ai tuoi uomini di arrendersi!.
Il comandante dei pirati lo fiss e gli rivolse un ghigno di sfida. Cera qualcosa di familiare in
lui e Catone aggrott la fronte, cercando di ricordare dove lavesse gi visto. Ma prima che potesse
ricordarlo, luomo brand la sua spada ricurva.
Niente resa, romano!, grid in greco. Non moriremo come cani sulle vostre croci!.
Catone alz una mano per cercare di calmare luomo e rispose nella stessa lingua: Avete la
mia parola che non sarete giustiziati. Sarete fatti schiavi, ma almeno vi risparmieremo la vita.
Mai!, url il comandante dei pirati. Ma proprio mentre sputava al centurione con aria di sfida,
si ud un tonfo sordo, quando uno dei suoi uomini butt per terra la spada e chin la testa. I suoi
compagni guardarono prima lui e poi il loro comandante, quindi unaltra arma cadde con un tonfo sul
ponte. Un attimo dopo, solo il comandante dei pirati impugnava ancora la sua arma, guardando da una
parte allaltra con espressione delusa.
Catone distese la mano. Arrenditi! Hai perso. Non ha senso perdere la vita.
Il giovane uomo digrign i denti, e per un attimo Catone fu sicuro che fosse deciso a continuare
a combattere. Poi la sua determinazione si sgretol, e la spada cadde dalle sue dita tremanti mentre
fissava con uno sguardo pieno dodio i romani. Fu allora che Catone si ricord esattamente dove
laveva visto. Sul ponte della trireme di Telemaco. E fu allora che si ricord anche di quanto
quelluomo fosse stato vicino al capitano dei pirati.
Aiace, mormor Catone.
...
.
...
CAPITOLO ventinove.
...
.
...
Ma ho dato la mia parola, protest Catone guardandosi intorno alla ricerca del supporto di
Macrone. Il centurione pi anziano alz lievemente le spalle.
Hai dato la tua parola, ripet Vitellio con un debole sorriso, mentre guardava i prigionieri
dietro Catone, incatenati tra loro in un piccolo circolo sulla spiaggia. Una squadra di fanti aveva
formato un cerchio pi ampio intorno a loro e li sorvegliava. Vitellio scosse la testa. Cosa ti fa pensare
che dovremmo onorare una promessa fatta a quella feccia di pirati assassini?
Era la condizione per la loro resa. Ho accettato le condizioni del loro capitano, Aiace.
Be, peggio per lui! Separate il comandante dagli altri. Se  uno dei principali collaboratori di
Telemaco, come a quanto pare ritieni che sia, forse riusciremo a scucirgli qualche informazione utile.
Portate questo Aiace al quartier generale, pi tardi ci occuperemo di lui. Ma gli altri saranno crocifissi.
Ai nostri uomini far bene vederli inchiodati. Poi si guard intorno e indic il promontorio. Lass,
dove il nemico possa vederli, e i nostri uomini godersi la vista.
Signore, devo protestare.
Bene. Hai protestato. E ora fammi il piacere di consentirmi di organizzare lesecuzione.
Catone apr la bocca, la chiuse e la riapr di nuovo, scuotendo la testa. Non  giusto.
Il prefetto Vitellio annu. Sono daccordo con te. Non  giusto,  la guerra. E questa
conversazione  finita. Ora assicuratevi che le vostre navi siano tirate in secco e che gli uomini abbiano
una razione extra di vino. Se lo meritano. Accertati che capiscano che sono stato io a dare lordine.
Entro la fine della giornata voglio un rapporto da entrambi. Potrete redigerlo dopo che avremo
interrogato il prigioniero. Fece un gesto brusco con la mano. Rompete le righe.
Catone e Macrone salutarono, si voltarono rigidamente e fecero scricchiolare il lieve pendio di
ghiaia che conduceva alla costa.
Grazie del supporto, mormor Catone.
Macrone si strinse nelle spalle. Mi dispiace, ma questa volta sono daccordo con il prefetto.
Sono pirati. Avrebbero dovuto aspettarsi che non avremmo avuto piet di loro. Macrone lo guard con
la fronte aggrottata. Non fare il rammollito con me, Catone. Quei bastardi se la sono cercata nel
momento stesso in cui hanno deciso di sfidarci. Inoltre, se le nostre posizioni fossero capovolte, se
fossimo noi i prigionieri, pensi davvero che avrebbero piet di noi?.
Catone si rifiut di incontrare lo sguardo del suo amico e abbass gli occhi a terra. No, ma 
questo che d a noi romani lautorit morale.  per questo che vale la pena combattere per Roma.
Autorit morale?. Macrone si ferm di scatto e fiss Catone per un attimo prima di scoppiare
a ridere. Accidenti, amico. Ti  davvero venuta in mente una cosa del genere?.
Catone si guard alle spalle accigliato. Continuiamo il nostro lavoro, daccordo? Dopotutto,
stiamo solo obbedendo agli ordini.
Certo!. Macrone diede una pacca affettuosa sulla spalla dellamico. Sai che ti dico? A volte
 piacevole eseguire gli ordini.
Catone lo guard di traverso e Macrone rise di nuovo. Sto scherzando. Andiamo.
Una folla di fanti provenienti dal campo fortificato si era radunata sulla riva per guardare i
pirati, e alcuni di loro gridavano sberleffi e lanciavano pietre contro i prigionieri. Proprio mentre i due
centurioni si avvicinavano, Catone vide Aiace barcollare colpito da una pietra che gli aveva squarciato
la fronte.
Ehi!, tuon Macrone, facendo sobbalzare il fante pi vicino a lui. Smettetela! Quello ci
serve in buono stato!.
Gli uomini si scansarono quando Macrone e Catone arrivarono di fronte ai prigionieri. Oltre alle
ferite riportate nelle due notti precedenti, molti di loro mostravano dei tagli causati dalle pietre che
erano state scagliate loro addosso. Di solito i fanti erano pi cauti con i prigionieri che potevano
fruttare un guadagno decente in unasta degli schiavi, ma poich questi uomini erano dei pirati cerano
poche probabilit che venissero risparmiati, e pertanto potevano essere tranquillamente maltrattati da
chi li aveva catturati.
Macrone fece un cenno alloptio al comando delle guardie. Il prefetto sta organizzando un
piccolo spettacolo per questa cricca. Portali allofficina del mastro carpentiere. Tutti tranne lui, disse
Macrone, indicando il comandante dei pirati. Lui viene con noi. Slegatelo dagli altri.
S, signore, rispose loptio e salut.
I prigionieri furono spintonati in una fila disordinata mentre il loro giovane comandante veniva
messo da una parte, sotto gli occhi di un fante che teneva saldamente una mano sulla sua spalla e laltra
sul pomo della spada. Aiace rimase a guardare in silenzio i suoi uomini che venivano condotti
nellaccampamento, con le catene che tintinnavano e la ghiaia che scricchiolava sotto i loro piedi nudi.
Nel frattempo, i due centurioni raggiunsero a grandi passi le biremi tirate in secco, e Catone
inizi a dare ordini per riparare la bireme danneggiata dal fuoco, mentre Macrone organizzava lo
sbarco dei feriti e faceva circolare la notizia della razione extra di vino. Lannuncio scaten grida di
gioia, e gli uomini si misero alacremente al lavoro per finire il loro dovere e pulire i loro arnesi,
pregustandosi il momento in cui si sarebbero storditi con il vino scadente ma forte di cui si
approvvigionava la marina.
Catone li osserv per un attimo con un crescente senso di disprezzo. Pi di un brindisi di
gratitudine sarebbe stato fatto quella sera in onore di Vitellio per la razione extra di vino. Lo stesso
Vitellio che solo pochi giorni prima li aveva condotti in una battaglia navale disastrosa che era costata
la vita a centinaia di loro compagni. Avevano davvero la memoria cos breve? Daltra parte, il successo
della trappola tesa ai pirati aveva ridato loro molta fiducia, e Catone aveva visto con chiarezza che gli
spiriti si erano sollevati mentre lequipaggio delle tre biremi, i loro due trofei e i prigionieri si
avviavano verso la costa per ricongiungersi al resto della flotta. Ora Vitellio stava cercando di
riguadagnare la loro stima, e Catone non aveva dubbi che ci sarebbe riuscito nellistante in cui quegli
uomini sarebbero sprofondati nellinebriante e caldo abbraccio del premio del prefetto.
Catone si volt verso il prigioniero e lo guard di nuovo attentamente. Ne era sicuro. Quello era
lo stesso uomo che aveva visto a bordo della nave ammiraglia dei pirati, accanto a Telemaco Il
comandante dei pirati si era rivolto a lui chiamandolo tenente. Ma mentre Catone si sforzava di
ricordare quanti pi dettagli possibile di quel momento, aveva la vaga sensazione che ci fosse
dellaltro. Aiace non era un semplice sottoposto. Era uno degli uomini di grado pi elevato al servizio
del capitano dei pirati, e ora era caduto nelle mani dei romani. Non cera da meravigliarsi che Vitellio
fosse tanto felice di quel risultato. Finalmente avevano un certo vantaggio sul loro inafferrabile nemico.
Aiace gir la testa, scrutando attentamente le navi e gli uomini intorno a lui, poi incontr gli
occhi di Catone e abbass lo sguardo, chinando il capo e curvando le spalle con unespressione
abbattuta molto convincente. Catone sorrise. Luomo era in gamba, e ce lavrebbe messa tutta per
ingraziarsi i suoi nemici.
Appena Macrone fu soddisfatto che tutto fosse a posto, raggiunse Catone. Pronti? Coraggio,
portiamo questa meraviglia al quartier generale per una bella chiacchierata. Poi Macrone sollev il
suo bastone di legno di vite e spinse Aiace sul sedere. Coraggio, fa il bravo!.
Il prigioniero avanz barcollando tra il tintinnio delle catene e gett indietro la testa per sputare
a Macrone, che gli diede subito un forte schiaffo con il dorso della mano.
Forza! Ora ti insegno un po di buone maniere!.
Macrone punt il suo bastone verso la spiaggia, indicando lentrata dellaccampamento, e tutti e
tre si incamminarono.
Vitellio stava aspettando il loro arrivo nella sua tenda. Di fianco alla tenda cerano due uomini
dallespressione seria, e Catone si rese conto che dovevano essere gli interrogatori. Come la maggior
parte degli specialisti dellesercito romano, quegli uomini dovevano essere profondamente esperti nella
loro disciplina, e dal loro aspetto Catone sospett che avrebbero avuto un mucchio di opportunit per
mettere in pratica il loro addestramento.
Appena i due centurioni e il prigioniero entrarono nella tenda, Vitellio indic con un cenno del
capo una robusta sedia di legno con la spalliera alta situata al centro di unarea sgombra di ogni altro
mobilio. Persino i tappeti che solitamente ricoprivano il pavimento erano stati ordinatamente arrotolati
e disposti di lato per evitare che si macchiassero. Macrone condusse il prigioniero alla sedia.
Fermo qui.
Subito i due uomini si avvicinarono e strapparono al prigioniero i vestiti sudici che indossava,
lanciandoli da una parte finch non rimase nudo di fronte a loro. Uno dei due lo spinse energicamente
sulla sedia e poi estrasse alcune cinghie di pelle, e insieme allaltro leg i polsi e le caviglie di Aiace
alla sedia.
Bene. Vitellio gir lentamente intorno al prigioniero e poi si ferm esattamente di fronte a
lui. Credo che questo lo scorticheremo vivo.
Aiace lo guard con unespressione terrorizzata e Vitellio sorrise. Ah, vedo che capiamo il
latino. Questo ci dovrebbe semplificare le cose. Il prefetto smise di sorridere e fiss il prigioniero.
Ascoltami. Ci sono alcune domande per le quali voglio una risposta. Voglio sapere dove si
trova la base della vostra flotta. Voglio sapere quante navi avete, come vengono difese e di quanti
uomini disponete. Infine, voglio sapere dove sono i rotoli. Se quanto mi ha detto di te il centurione
Catone  corretto, e se tu sei uno dei pi alti ufficiali di Telemaco, allora saprai esattamente di cosa sto
parlando. Queste sono le domande. Tu hai le risposte. Se me le darai subito, ti risparmierai un mucchio
di dolore e di sofferenza. Se cercherai di nascondere qualcosa, questi uomini, e indic con un cenno
del capo i due interrogatori, si occuperanno di te. Loro sanno come infliggere sofferenze che tu non
puoi neanche immaginare. Sappi che parlerai. In un modo o nellaltro, ma parlerai.
Aiace sogghign. Non te la cavi male con le parole, romano.
Vitellio sorrise. Ah! Questo tuo coraggio di fronte alle avversit mi impressiona! Allora,
cominciamo? Sono ansioso di sapere come te la caverai.
Il prefetto si scost di lato. Signori,  tutto vostro.
Non ci furono preliminari. Nessun tentativo di cercare di minacciare il pirata mostrandogli gli
strumenti del loro lavoro e lasciandogli immaginare come li avrebbero usati. Il pi robusto dei due si
avvicin semplicemente alla sedia e sferr un pugno sul viso di Aiace, spaccandogli il naso con uno
scricchiolio di ossa. La testa del giovane sbatt contro la spalliera della sedia. Per un attimo Aiace
rimase in silenzio stupito, poi grid di dolore, ma quando si rese conto di cosa aveva appena fatto, serr
la bocca e spalanc gli occhi lanciando uno sguardo di sfida allinterrogatore, mentre il sangue gli
colava sulle labbra e scendeva fino al petto. Il colpo successivo arriv di lato, sulla guancia, con un
leggero tonfo.
Catone e Macrone rimasero da una parte, a osservare in silenzio i due uomini che facevano il
loro lavoro, ovvero assestare una sequenza continua di colpi alla testa e al costato. Sebbene fosse
disgustato da quella dimostrazione di violenza, Catone si disse che era necessario. Aiace possedeva le
informazioni che avrebbero salvato lui e Macrone, riscattato Vitellio, e posto fine alla minaccia dei
pirati alle rotte marine. Coserano le sofferenze di questo giovane uomo al confronto di tutte le possibili
conseguenze? Nonostante ci Catone provava un profondo ribrezzo e non voleva prendere parte a tutto
ci. Ma non poteva andarsene. Tutti avrebbero saputo che non aveva lo stomaco, e se si fosse sparsa la
voce sarebbe diventato lo zimbello del campo. Doveva simulare un freddo distacco di fronte alle torture
perpetrate davanti ai suoi occhi. Naturalmente, era pi semplice a dirsi che a farsi, e quando un denso
schizzo di sangue lo colp sul viso, Catone sent la bile salirgli in gola e deglut nervosamente.
Dopo un po intervenne Vitellio, facendo segno ai due interrogatori di farsi da parte. Nella
tenda faceva caldo, e la pelle delluomo luccicava mentre faceva un passo indietro osservando il pirata
accasciato sulla sedia.
Come inizio pu bastare, grazie Trebio, disse Vitellio, lanciando un sorriso allinterrogatore.
Non vogliamo fargli troppo male in questa fase.
Linterrogatore era sorpreso. So quel che faccio, signore. Sar in grado di parlare ancora per
un po.
Vitellio alz le mani. Perdonami. Non volevo recarti alcuna offesa, ma prima di continuare
c qualcosa che mi vuoi dire, giovane Aiace?.
Il pirata aveva il respiro pesante e inizialmente sembr che non avesse sentito le parole del
prefetto. Poi, con la testa penzolante di lato, apr gli occhi e sput sangue.
Te la far pagare per questo, romano Ti far soffrire E se mi ucciderai, mio. Aiace
alz per un attimo gli occhi con espressione trepidante, poi il suo viso si contorse di nuovo in una
maschera di odio. Lui te la far pagare.
Macrone guard Catone e disse sottovoce: Lui chi?.
Catone scroll le spalle. Forse si riferisce a Telemaco.
Avvicinandosi ancora di pi al prigioniero, Vitellio si chin e disse pacatamente: Chi  che me
la far pagare? Il tuo amico? Il capitano dei pirati? Lo pensi davvero?
Morirai, romano.
Vitellio si fece una risata. Amico, tutti moriremo prima o poi, solo che alcuni moriranno prima
degli altri. Nella vita  tutta una questione di tempi. Ora tu conosci le domande. Io voglio le risposte.
Fottiti!. Aiace alz la testa di scatto e sput in faccia al prefetto.
Vitellio indietreggi istintivamente, poi si pul lo sputo insanguinato con il dorso della mano.
No, fottiti tu, lurido pirata, disse sorridendo, poi fece un cenno allinterrogatore. Rimettiti al lavoro,
Trebio. E questa volta fagli male per davvero.
S, signore, rispose linterrogatore, poi si volt verso il suo assistente e disse: Passami le
tenaglie.
Aiace resistette per il resto del pomeriggio, e persino Macrone fu mosso da un sentimento di
ammirazione per il coraggio di quel giovane. Aiace aveva urlato quando linterrogatore gli aveva
tagliato il mignolo e strappato diversi lembi di carne, ma neppure una volta li aveva implorati di
smetterla, n aveva risposto alle domande di Vitellio. Catone si sentiva sempre pi nauseato mano a
mano che le torture procedevano, ora dopo ora. Ma proprio quando aveva deciso di dire basta e tentare
di porre fine a quella inutile mutilazione, finalmente il pirata cedette, e singhiozzando agonizzante in
preda al terrore si lasci sfuggire un nome.
Vectis, sussurr.
Che cosa?. Vitellio si avvicin sforzandosi di capire cosa avesse detto. Alza la voce!.
Vectis mio padre  a Vectis.
Allimprovviso, nella tenda tutto si fece immobile, mentre i romani si scambiavano uno sguardo
di sorpresa. Catone scosse la testa, furioso con se stesso per non aver capito prima quello che ormai era
lovvio collegamento tra Telemaco e Aiace. I loro lineamenti erano molto simili, e poi perch mai a
quel ragazzo cos giovane doveva essere stato dato un posto cos in alto tra i pirati, se non perch aveva
un legame di sangue con il capo?
Vitellio fu il primo a parlare. Bene, questo s che  interessante. Quindi tu sei suo figlio.
Aiace non rispose, ma abbass la testa rifiutandosi di incontrare lo sguardo del suo aguzzino.
Bene bene!. Vitellio non riusciva a trattenere la gioia per quella scoperta. Ora credo che ci
sarai ancora pi di aiuto, Aiace. Mi chiedo mi chiedo fino a che punto sarebbe disposto ad arrivare
tuo padre per riaverti sano e salvo.
Aiace sput sangue per terra. Preferirei morire!.
Certo! Ma mi chiedo: e se fosse lui a morire?. Vitellio attravers la tenda, apr una mappa e
fece scorrere un dito sulle linee scure che delimitavano la linea costiera finch non trov quel posto.
Hai detto Vectis Uhm, non credo.  troppo lontano dalle rotte commerciali. Le vostre navi
dovrebbero navigare per giorni prima di raggiungere i terreni di caccia. Si volt e rise. Bella mossa,
giovane Aiace. Sapevo che la prima volta avresti mentito. Ora mi dirai la verit, se non ti dispiace.
Il prigioniero pieg il capo disperato mentre il prefetto attraversava di nuovo la stanza
dirigendosi verso di lui.
Coraggio, Aiace. Ti costringeremo a dirci la verit prima o poi, non importa quanto ci vorr.
Lunica domanda che ti devi fare  quanto dolore vuoi sopportare prima di dircela. Se collabori, hai la
mia parola che non ti uccideremo. Se ti ostini in questo stupido e inutile tentativo di resistere, ci
saranno torture dopo torture, finch non ci dirai la verit. Poi ci sar solo la morte.
Vitellio allung una mano e sollev il mento del pirata. Quindi, giovanotto, lunica cosa
sensata da fare  accettare di dirci ci che vogliamo sapere. Prima o dopo, non importa quando. Ma
parlerai Trebio!.
S, signore.
Sei pronto?
S, signore.
E allora rimettiti al lavoro.
Aiace guard terrorizzato linterrogatore. Poi strizz forte gli occhi per un istante e sussurr:
Petrapylae.
Vitellio sorrise e gli diede una pacca sulla testa. Bravo ragazzo!.
Il prefetto riprese la mappa e inizi a osservarla attentamente. Dopo un po si raddrizz e si
volt verso il prigioniero con unespressione furiosa. Questo posto non esiste. Ora dimmi la verit,
altrimenti.
Catone avanz mettendosi tra di loro. Signore, quella  una delle nostre carte.
Vitellio lo guard con aria truce. E allora?
La sua prima lingua  il greco. Petrapylae significa porte di roccia, o qualcosa del genere.
Posso vedere la mappa, signore?.
Vitellio fece un cenno della mano. Accomodati pure.
Catone allisci la mappa e osserv la costa a partire dalla loro posizione attuale. Poi picchiett
il dito sulla pergamena e disse: Ecco. Dovrebbe essere questo. Le Porte di Pietra.
Fammi vedere!. Vitellio si avvicin di corsa, guard il punto indicato da Catone e annu con
un sorriso sulle labbra. Deve essere questo.
Ha senso, signore.  fuori dalle rotte commerciali. L c una colonia greca abbandonata, e
montagne da tutte le parti. Lingresso sembra abbastanza stretto perch possa essere ben difeso. Poi,
scrollando le spalle, aggiunse: Ovviamente ci sono moltissimi altri luoghi che potrebbero essere
altrettanto probabili su quel tratto di costa.
Vitellio guard alle sue spalle. E se stesse mentendo?
Lo terremo in vita finch non avremo fatto una ricognizione nella zona, signore. Se sta
cercando in qualche modo di portarci fuori strada, potremo interrogarlo di nuovo.
Giusto. Per c unaltra cosa. Vitellio si avvicin nuovamente ad Aiace. I rotoli? Sono
nascosti l?.
Ci fu una pausa, poi Aiace fece cenno di s con la testa. Vitellio guard unaltra volta il
prigioniero per un istante prima di rivolgersi a Catone e Macrone. Voi gli credete?.
Macrone alz le spalle. Sembra il luogo pi ovvio dove nasconderli, signore. Stiamo avendo
difficolt a trovare le loro navi, e Telemaco vorr conservarli dove pu tenerli docchio e proteggerli,
se sono cos preziosi come pensa la gente.
Preziosi?, disse Vitellio con tono sprezzante. Sono molto pi che preziosi, centurione. In
realt possiedono un valore inestimabile.
Prima che uno dei due centurioni potesse indagare pi a fondo, un lembo della tenda si sollev e
una delle guardie del corpo del prefetto infil dentro la testa, inarcando leggermente le sopracciglia alla
vista del prigioniero malconcio.
Che succede?, domand bruscamente Vitellio.
Chiedo scusa, signore, ma dal mare proviene unimbarcazione diretta verso di noi.
Unimbarcazione? Che genere dimbarcazione?
Sembra un panfilo, signore.  piccola, ma  molto veloce.
Hai detto che si sta dirigendo qui?
S, signore. Dritta verso di noi. Vitellio guard Aiace per un istante prima di prendere una
decisione. Noi andiamo avanti con lui. Catone, Macrone, informate lufficiale di guardia. Dovr avere
due centurie pronte allazione. E allertate le batterie di artiglieria. Voglio che siano pronte a fare fuoco,
se necessario, appena limbarcazione sar a tiro. Vi raggiunger a breve.
I centurioni salutarono e uscirono dalla tenda. Vitellio si rivolse allinterrogatore e disse: Bene,
ora solo un altro paio di domande.
Fuori dalla tenda del quartier generale, Catone e Macrone avevano una buona visuale sulla
scarpata che portava ai bastioni e alla spiaggia sottostante. Il sole era fortissimo e loro dovettero
ripararsi gli occhi e strizzarli mentre osservavano il mare. In lontananza, riuscivano a scorgere
limbarcazione, poco pi di una sagoma indistinta, che navigava con il vento in poppa e con la vela
latina di lato. Scesero a grandi passi sulla riva e trasmisero lordine del prefetto priva di tornare a
osservare la barca che si avvicinava.
E ora chi diavolo ?, fece Macrone.
Catone scroll le spalle. Non ne ho la pi pallida idea.
Chiunque sia sembra abbia una fretta tremenda di arrivare qui. Forse un messo imperiale, o
qualcosa del genere?, disse Macrone pensando a voce alta.
Mentre erano l a osservare, Catone si sent gelare il sangue nelle vene pensando al dispaccio
che aveva inviato a Roma. Si ud lo scricchiolio della ghiaia e Catone sent allimprovviso gli occhi del
prefetto fissi su di lui, e si impose di rimanere immobile e resistere alla tentazione di girarsi verso
Vitellio. Si concentr invece sul nuovo arrivo, finch la sua attenzione non fu attratta da un movimento
lontano sul promontorio che sovrastava la baia. Una fila di croci scure si stagliava contro il cielo, e
proprio mentre guardava in quella direzione, lultima croce venne sistemata al suo posto, con un uomo
che si dibatteva sui pali di legno.
Catone trattenne un brivido di terrore. Se Vitellio scopriva che Catone aveva aperto il suo
messaggio, cerano buone probabilit che lui stesso avrebbe condiviso lo stesso destino dei pirati
inchiodati alle croci piantate sulla baia.
...
.
...
CAPITOLO trenta.
...
.
...
La piccola imbarcazione mantenne la sua rotta ed entr nella baia mentre il sole si immergeva
nellorizzonte. Dalla riva Catone riusciva a distinguere un gruppo di persone sul ponte, e la luce
obliqua illuminava mantelli rossi e faceva brillare lustre armature.
Macrone grugn accanto a lui. Sembrano pezzi grossi. Mi chiedo cosa ci facciano qui.
Si voltarono entrambi verso il prefetto Vitellio, che poco distante da loro osservava la nave che
si avvicinava con unespressione piena dansia. Macrone si avvicin di pi al suo amico.
Pensi che abbia qualcosa a che fare con il rapporto che ha inviato a Roma?.
Catone cerc di apparire sincero nel rispondere. Davvero non ne ho idea. Aspettiamo e
vediamo.
Macrone gli lanci una rapida occhiata incuriosita, poi si guard intorno per essere sicuro che
nessuno potesse sentirlo e disse sottovoce: Catone, tu ne sai qualcosa?
A cosa ti riferisci?
Non fare il furbo con me, amico. Ti conosco.
Per un attimo Catone ebbe la tentazione di scaricare la sua ansia, ma non voleva mettere
Macrone ancora pi in pericolo di quanto non lo fosse gi. Era il minimo che gli doveva.
Mi dispiace. Non c niente da dire.
Macrone osserv attentamente il suo giovane amico, per niente convinto. Intendi dire niente
che tu voglia dirmi. Va bene, continua a comportarti come un dannato pazzo ostinato e tieniti tutto per
te. Come sempre. Il veterano diede una leggera pacca sul braccio dellamico e disse: Stai attento,
daccordo?.
Macrone si avvicin alla riva e fiss limbarcazione, che nel frattempo aveva ammainato la
vela. Da entrambi i fianchi spuntavano due lunghe voghe e lequipaggio rem per percorrere lultimo
tratto che li separava dalla riva. Allultimo momento i remi si sollevarono e lequipaggio li fece roteare
per spingere la barca sulla spiaggia. Una piccola onda sospinse il natante sulla ghiaia, dove approd
con un rumore stridulo. Gli uomini che si trovavano nella parte posteriore della nave avanzarono lungo
il ponte e scavalcarono le prore per scendere sulla terraferma. Erano in sei, perlopi ufficiali; si trattava
senza dubbio di aristocratici impegnati nel loro primo apprendistato militare. Poco pi indietro di loro
cera un uomo pi anziano, vestito con una semplice tunica e un pesante mantello militare. Catone e
Macrone lo riconobbero allistante e si guardarono sorpresi.
Vespasiano?. Macrone scosse la testa. Cosa diavolo ci fa qui?.
Catone non ne aveva la pi pallida idea, ed era sorpreso quanto il suo amico di vedere di nuovo
lanziano comandante. Lultima volta era stato mesi prima, quando avevano accompagnato il legato di
ritorno dalla Britannia. Catone e Macrone si voltarono a guardare Vitellio. Due anni prima il prefetto
aveva servito come tribuno sotto Vespasiano, e tra di loro cera una profonda e aspra rivalit.
Vitellio fece un respiro roco e chiam con un cenno della mano gli ufficiali intorno a lui.
Seguitemi!.
La squadra della flotta percorse la spiaggia dirigendosi verso i nuovi arrivati, mentre
Vespasiano e i suoi tribuni si schieravano in attesa a pochi passi dalla linea dacqua.
Signore!, grid Vitellio con un sorriso forzato. Cosa vi porta qui?.
Vespasiano apparve altrettanto cordiale, mentre allungava la mano verso laltro ufficiale e i due
si abbracciavano. Mi ha mandato il segretario imperiale. Ti presenter pi tardi i miei ufficiali. Prima,
per, dobbiamo parlare. Narciso vuole sapere come procede loperazione.
Vitellio lo guard stupito. Ma gli ho inviato un rapporto. Dovrebbe averlo ricevuto molti
giorni fa. A meno che. Si volt verso Catone.
Il rapporto  arrivato, disse Vespasiano. Narciso ti ringrazia, ma data la la complessit
della situazione, ha voluto mandare qualcuno a valutare di persona i progressi che state facendo. Visto
che abbiamo gi lavorato insieme prima dora, Narciso mi ha affidato lincarico. Vespasiano sorrise.
Perci sono qui, seppure a malincuore.
Capisco.
Arrivando qui ho notato che alla fine avete registrato un successo. Vespasiano si volt e
indic il promontorio.
Vi riferite a quello? I miei uomini hanno teso una trappola ai pirati. Abbiamo catturato tre
delle loro navi e alcuni prigionieri, compreso un uomo molto vicino a Telemaco, il loro capo. Lo stavo
interrogando quando mi  giunta la notizia che vi stavate avvicinando. Gli altri li ho giustiziati come
ammonimento per i pirati e come incoraggiamento per i nostri uomini.
Un ammonimento per i pirati?, disse Vespasiano tra s e s. Allora devono essere molto
vicini.
Ci tengono sotto osservazione, ammise Vitellio con cautela.
Davvero? Be, allora non perdiamo tempo. Vespasiano prosegu con un tono pi leggero: 
stato un viaggio lungo e faticoso. Io e i miei tribuni abbiamo bisogno di rifocillarci.
Certamente. Vitellio si rivolse a uno dei suoi ufficiali. Torna nei miei alloggi. Voglio che sia
preparata una tenda, e che arrivi al pi presto cibo e vino per tutti gli ufficiali. Va.
Mentre luomo si allontanava di corsa, Vespasiano lanci unocchiata alle fortificazioni che
costeggiavano la spiaggia e alla flotta ancorata nella baia, con le barche tirate in secco sulla ghiaia.
Avete fatto un bel lavoro con le fortificazioni. Sembra una base eccellente da cui condurre le
operazioni.
Vitellio chin la testa garbatamente.
Ti dispiace se io e i miei uomini diamo unocchiata in giro prima di approfittare della vostra
ospitalit? Questo dar ai tuoi uomini il tempo di sistemare per bene le cose, disse Vespasiano con un
sorriso.
Certo. Sarei felice di.
Vespasiano alz una mano per interrompere il prefetto. Ti ho gi dato troppo disturbo.
Vespasiano rivolse lo sguardo verso gli ufficiali di Vitellio prima di scegliere Catone. Centurione
Catone!  bello vederti di nuovo. Ti dispiacerebbe farci da guida?
Ne sarei onorato, signore.
Grazie. Prefetto Vitellio, torniamo tra poco.
Vi aspetter con ansia, signore.
Senza dire altro, Vespasiano si avvi lungo la spiaggia con Catone al suo fianco, mentre i suoi
ufficiali lo seguivano a breve distanza. Vitellio li osserv attentamente per un attimo, sorridendo
mentre si pregustava la dura punizione che sarebbe stata presto inflitta al centurione Catone. Il rapporto
che aveva inviato a Roma era stato inequivocabilmente chiaro nel descrivere linadempienza di Catone,
e Vespasiano avrebbe sicuramente emesso una sentenza di morte sulla testa del giovane ufficiale. Ma
se da una parte leliminazione del centurione Catone era una prospettiva allettante, destava molta
preoccupazione che Narciso avesse inviato Vespasiano per valutare i suoi progressi. Evidentemente, la
descrizione ben formulata delle prime fasi della campagna non era riuscita a gettare fumo negli occhi
del segretario imperiale. Vespasiano doveva essere trattato con cautela se si voleva nascondere a
Narciso la vera entit del disastro. Vitellio si volt e fece un cenno a Macrone.
Signore?
Torniamo dal prigioniero. Ripulitelo e portatelo in un posto sicuro, dove Vespasiano non possa
sentirlo.
S, signore.
Vitellio rimase per qualche istante in silenzio a guardare Vespasiano e i suoi uomini che si
allontanavano di spalle, poi si volt e si avvi a grandi passi verso il campo.
Quando ebbe finito di ispezionare le difese costiere, Vespasiano conged i suoi ufficiali e
ordin a Catone di condurlo fuori dai bastioni. Appena furono a distanza di sicurezza dalla palizzata,
Vespasiano si volt verso il centurione e gli si rivolse bruscamente.
Va bene,  arrivato il momento di mettere da parte i convenevoli. Il segretario imperiale 
andato su tutte le furie quando ha letto il rapporto del prefetto. Una flotta imperiale quasi annientata da
un pugno di pirati. Centinaia di vite perse e preziosi equipaggiamenti finiti in fondo al mare. E quando
sono passato da Ravenna, la citt era al limite dellanarchia. Ho dovuto chiedere ad Arminio una coorte
di ausiliari per tenere sotto controllo la situazione. Quando la notizia giunger a palazzo, sar meglio
che Vitellio abbia sistemato i suoi affari e fatto testamento.
La situazione  davvero cos seria, signore?
Il prefetto potrebbe salvarsi se riusciremo a sconfiggere rapidamente i pirati e a trovare quei
rotoli. Almeno il suo rapporto aveva il pregio di essere onesto e non ha cercato di nascondere il disastro
che ha combinato. Questo potrebbe salvarlo.
Catone ebbe un sussulto. Sembrava non esserci fine alla fortuna di Vitellio. Se lavessero
buttato dalla Rupe Tarpea, sarebbe riuscito ad atterrare sui suoi stessi piedi.
Centurione, ho bisogno di sapere come stanno esattamente le cose qui, prosegu Vespasiano.
Il prefetto Vitellio dovrebbe essere impegnato in una spedizione punitiva, portando loffensiva alle
porte della tana dei pirati. E invece ho la sensazione di essere arrivato in una citt maledettamente
assediata. Come diavolo  potuto succedere? Dimmi chiaramente come stanno le cose. Immagino che
non ti preoccuperai di coprire questo tuo superiore, dati i tuoi trascorsi con Vitellio.
Mentre percorrevano lentamente il perimetro delle difese, Catone ricambi il sorriso dintesa
del suo superiore e riordin rapidamente le idee.
Abbiamo perso in tutto un quarto della nostra forza, compresi i feriti. Molte delle navi sono
danneggiate, e il fatto che Vitellio abbia assunto una posizione difensiva non ha giovato al morale degli
uomini. Catone fece una pausa e indic il limite della vegetazione arborea su una collina a circa un
miglio di distanza. Peggio ancora, il nemico ha nelle vicinanze alcuni contingenti che hanno
ripetutamente attaccato le nostre squadre di foraggiamento e colpito le sentinelle durante la notte. I
pirati hanno navi pi veloci ed equipaggi migliori, e sono riusciti a sfuggire a ogni tentativo di
scovarli. Catone indic le croci sul promontorio distante.  lunico successo che abbiamo ottenuto
dallinizio della campagna, signore.
Com andata?
Abbiamo teso una trappola in uninsenatura sulla costa. Loro hanno abboccato e hanno pagato
lo scotto.
Vespasiano gli lanci uno sguardo penetrante. Di chi  stata lidea? Tua?
Io ero l, rispose Catone.  stato piuttosto semplice.
Forse. Ma lo hai fatto, mentre il prefetto non ha mosso il culo dal campo.  questo il punto.
Be, qualcuno doveva farlo, signore.
Non dire schiocchezze, disse duramente Vespasiano. Non scusarti, Catone. Da quanto vedo,
sei lunico che abbia fatto qualcosa di utile qui. C qualcosaltro che dovrei sapere?
Signore, forse abbiamo scoperto dove si trova la base dei pirati.
Vespasiano si ferm e lo fiss. E me lo dici ora?.
Uno dei prigionieri che abbiamo catturato la notte scorsa  il figlio di Telemaco. Oggi
pomeriggio il prefetto ha fatto in modo che un interrogatore si occupasse di lui. Ci ha indicato una
localit.
Pensi che stia dicendo la verit?.
Catone scroll le spalle. Non lo so, signore. Ha coraggio da vendere. Forse ci sta mentendo per
far guadagnare tempo a suo padre e ai suoi uomini. Daltra parte, linterrogatore ha fatto un buon
lavoro.
Vespasiano lo guard attentamente. Ha detto qualcosa a proposito dei rotoli?.
Catone sent il suo battito accelerarsi e decise allistante di rischiare. Cerc di mantenere calmo
il tono della voce e disse: Rotoli, signore? Intendete i Libri sibillini?.
Vespasiano rimase in silenzio per un attimo prima di rispondere. Quindi lo sai? Mi era stato
detto che solo il prefetto ne era a conoscenza.
Catone ragion rapidamente. Il segretario imperiale lha detto anche a noi quando ci ha dato
istruzioni per questa missione.
Noi? Intendi dire che anche il centurione Macrone ne  a conoscenza?
S, signore. Non cera tempo per pensare a qualcosaltro da aggiungere, e Catone preg di
non aver messo in pericolo il suo amico.
Capisco Fareste meglio a stare attenti, tutti e due. Essere a conoscenza dei rotoli 
pericoloso.
Ma signore, li conoscono tutti, e tutti sanno ci che contengono. I sacerdoti nel tempio di
Giove li consultano da centinaia di anni.
Certo, i primi tre libri. Ma immaginati quanto sarebbero ancora pi felici di mettere le mani
sugli altri tre, e avere un quadro completo. Vespasiano si volt verso il mare, in direzione dellItalia e
di Roma, e quando ricominci a parlare, la sua voce sembrava piena di nostalgia. Immagino che molti
darebbero qualunque cosa per possedere i rotoli mancanti.
La mente di Catone corse alle implicazioni di ci che Vespasiano gli aveva appena detto. Gli
altri tre Libri sibillini? Era impossibile. Erano stati distrutti, bruciati dallOracolo. O almeno cos si
pensava. Ma se esistevano, avrebbero costituito una potente arma per ogni uomo ambizioso di Roma
pronto ad approfittare delle superstizioni del popolo. Uomini come Vitellio, o Un brivido gelido
corse lungo la schiena di Catone mentre osservava Vespasiano. Proprio in quel momento il senatore si
volt verso il centurione, e per un attimo Catone pens di aver scorto un briciolo di piet nel viso di
Vespasiano. Poi lespressione del senatore si indur.
Bene, Narciso deve aver avuto le sue buone ragioni per dirvelo. A ogni modo, comprenderete
la loro importanza, e perch non si pu permettere che finiscano nelle mani di chiunque altro, meno che
mai dei nemici dellimperatore.
Catone annu.
Molto bene. Vespasiano guard le colline circostanti, le ombre al limite del bosco che
ricoprivano i pendii. Poi si volt a guardare laccampamento, fissando gli occhi su una sentinella che
osservava nervosamente oltre la palizzata sorvegliando il bastione. Vespasiano scosse la testa. Ho
visto abbastanza.  arrivato il momento di agire.
Vitellio guard il senatore con espressione scioccata. Non potete parlare seriamente.
E invece s, rispose seccamente Vespasiano. Con lautorit conferitami dallimperatore
Claudio e dal Senato e dal popolo romano, ti sollevo dal comando e assumo il tuo grado e la tua
autorit di prefetto della flotta di Ravenna.
La tenda era pervasa da un silenzio sbigottito mentre gli ufficiali radunati osservavano quello
scontro. Per un attimo Vitellio non rispose, come fosse in trance. Poi scosse la testa e raddrizz la
schiena. No. Non avete lautorit per farlo.
Certo che ce lho. Vespasiano si volt verso uno dei suoi tribuni e schiocc le dita. Decio,
lautorizzazione, prego.
Il tribuno infil una mano sotto la sua corazza ed estrasse un foglio di papiro ripiegato. Poi lo
consegn a Vespasiano che, dopo aver aperto il documento con cautela, lo porse a Vitellio.
Leggilo.
Vitellio fiss il documento per qualche istante, come se fosse velenoso. Poi allung la mano e lo
afferr. Lautorit di Vespasiano era confermata dallimperatore Claudio in persona, e lordine era
scritto in uno stile insolitamente forbito. Ciononostante, il potere assoluto conferito al nuovo
comandante della flotta di Ravenna era espresso piuttosto chiaramente. Vitellio ripieg il documento e
lo riconsegn.
Congratulazioni, signore, disse con un tono profondamente amareggiato. La flotta  sotto il
vostro comando Posso chiedervi cosa ne sar di me?.
Vespasiano aveva previsto quella domanda e aveva pronta la sua risposta. In base allautorit
conferitagli, Vespasiano poteva far arrestare e condannare Vitellio per incapacit. Avrebbe perfino
potuto farlo giustiziare se avesse voluto. Ma in entrambi i casi avrebbe dovuto rispondere a delle
domande piuttosto difficili una volta tornato a Roma. Anche se il pupillo dellimperatore aveva
combinato un disastro nella spedizione, Claudio continuava a stravedere per lui, abbastanza da
vendicarsi con luomo responsabile di aver distrutto il suo protetto. E se Vitellio fosse sopravvissuto,
sarebbe riuscito a persuaderlo a farlo tornare nelle sue grazie, mettendo cos in pericolo Vespasiano in
futuro.
Vespasiano aveva poca scelta. Vitellio doveva rimanere con la flotta per il resto della
campagna, in modo che Vespasiano potesse tenerlo sottocchio. Inoltre, con un po di fortuna, e
unavveduta distribuzione dei ruoli, Vitellio avrebbe potuto rimanere ucciso, e allora il problema di
Vespasiano si sarebbe risolto da s.
Prima di rispondere, fiss Vitellio a lungo, come se stesse considerando il destino di
quelluomo.
Tu rimani qui. In considerazione delle perdite subite a causa delle tue decisioni, avr bisogno
di ogni singolo uomo in grado di impugnare una spada. Per il momento ti terr con i miei ufficiali, ma
appena i combattimenti inizieranno, ti metterai in riga.
Vitellio chin la testa.
Vespasiano si guard intorno e osserv gli altri ufficiali presenti nella tenda, molti dei quali
erano ancora sbalorditi per levento straordinario avvenuto davanti ai loro occhi. Nessun altro uomo
sar ritenuto colpevole per gli insuccessi registrati dalla flotta fino a ora. Manterrete tutti le vostre
correnti posizioni. Ricordate, per, che a Roma la vostra prestazione ha generato un profondo
disappunto. Avete una possibilit, signori, di mettere a posto le cose; di riacquistare il vostro onore e
lonore della flotta. Vi consiglio di pensarci bene. Da domani daremo battaglia ai pirati.
Un mormorio di approvazione si propag tra gli ufficiali. Poi Vespasiano fece un cenno verso
Macrone e Catone. Ci sono alcuni tra di voi che hanno gi servito sotto il mio comando, e loro sanno
che sfianco i miei uomini. Ma sanno anche che sono giusto. Servitemi come mi hanno servito loro, e
vinceremo. Uccideremo o cattureremo fino allultimo pirata, e distruggeremo le loro navi e la loro base.
E quando sar tutto finito, ci sar un bottino per tutti quelli di noi che saranno sopravvissuti. Ma se mi
deluderete, in qualsiasi modo, non aspettatevi piet. Siamo intesi, signori?.
Gli ufficiali annuirono, e qualcuno mormor parole dapprovazione.
Molto bene. La festa  finita. Tornate alle vostre unit e preparatevi a partire. Domani
smonteremo le tende e ci dirigeremo verso la costa. Niente domande per il momento, signori. Siete
congedati Centurioni Macrone e Catone, restate dove siete. Ho un lavoretto per voi.
Mentre gli altri ufficiali uscivano in fila dalla tenda, Macrone si avvicin al suo amico e
sussurr: Hai idea di che si tratta?
No.
Grande. Davvero grande, disse Macrone scuotendo la testa. Scommetto che siamo rimasti
fregati anche stavolta.
...
.
...
CAPITOLO trentuno.
...
.
...
Due giorni dopo, limbarcazione requisita da Vespasiano aveva sbarcato i due centurioni a dieci
miglia dalla costa dellarea conosciuta come le Porte di Pietra. Catone e Macrone indossavano tuniche
grigie e le loro spade, e avevano razioni per tre giorni. Le istruzioni del nuovo prefetto della flotta di
Ravenna erano piuttosto chiare. Dovevano perlustrare la zona e cercare di localizzare la base dei pirati.
Sempre che fosse l. Ad Aiace erano state promesse nuove torture se si fosse scoperto che aveva
mentito. Catone e Macrone non dovevano tentare alcuna impresa eroica, e dovevano assicurarsi di non
essere visti dal nemico. La nave li avrebbe aspettati in una baia isolata poche miglia pi vicino alle
Porte di Pietra.
Mentre i due centurioni esploravano larea, lunit principale di Vespasiano avanzava
lentamente lungo la costa sotto di loro. Le navi da guerra erano pronte per uno scontro imminente. Tutti
gli equipaggiamenti che Vespasiano aveva deciso non fossero essenziali per loperazione erano stati
lasciati sulla testa di sbarco. Cinque delle biremi, danneggiate nello scontro con Telemaco, erano state
bruciate sulla riva per impedire che venissero usate dai pirati. Una bireme fu rimandata a Ravenna con
gli uomini feriti troppo gravemente per essere impegnati nel resto della campagna.
La flotta fece degli sporadici avvistamenti di vele allorizzonte, ma al nemico bastava tenerli
sotto osservazione e non rischiare una battaglia. Vespasiano era consapevole della possibilit che i
pirati avessero delle spie tra i suoi uomini e anche a Ravenna, e fece in modo che di notte il controllo
sulle mura del campo venisse raddoppiato. Alle sentinelle fu ordinato di sorvegliare sia linterno che
lesterno del campo nel caso qualcuno tentasse di comunicare con i pirati. Al momento cera poco da
riferire che i pirati non potessero vedere da soli, ma quando fosse giunto il momento decisivo
delloperazione, Vespasiano avrebbe avuto bisogno di muoversi rapidamente e sorprendere il nemico.
Non dovevano assolutamente essere avvertiti in anticipo.
Vespasiano sapeva di correre il rischio che la base dei pirati non fosse dove aveva detto Aiace,
ma quella posizione sembrava avere una logica. Dalle parti di Risano, il litorale era tranquillo e offriva
alcuni punti in cui nascondere la flotta dei pirati. Nellaltra direzione, il tratto di costa diventava un
groviglio di isole e di baie profonde fiancheggiate da montagne minacciose. Era l che probabilmente si
erano rintanati Telemaco e i suoi pirati, abbastanza lontani dalle rotte commerciali per non essere visti
dalle navi di passaggio, ma abbastanza vicini per avventurarsi e continuare le razzie che negli ultimi
mesi avevano procurato cos tanti fastidi a Roma. Se linformazione di Aiace era corretta, loperazione
si sarebbe conclusa in pochi giorni. Se linformazione era falsa, allora Vespasiano si sarebbe assicurato
che il giro successivo di interrogatori e torture producesse i risultati voluti, non importava quanto
tempo e quanto dolore servissero.
Dopo una notte passata alladdiaccio, e un giorno ad arrampicarsi su stretti e tortuosi sentieri
per capre, tenendo gli occhi aperti alla ricerca di qualche segnale di vita, vicino alla cima di una
montagna Macrone e Catone trovarono una piccola grotta dove ripararsi per la seconda notte. Lentrata
era stretta e nascosta da uno spuntone di roccia che si innalzava proprio davanti allingresso, e in realt
non lavrebbero vista se il sentiero che stavano percorrendo non fosse passato proprio l davanti.
Allinterno, la grotta curvava bruscamente in un recesso grande appena da consentire ai due uomini di
accendere un piccolo fuoco e sdraiarsi accanto a esso. Posarono le loro sacche e si accasciarono a terra
per riprendere fiato, e alla fine Macrone scosse la testa con aria esausta.
Perch noi? Perch ha scelto noi? Questa volta doveva toccare a qualcun altro.
Hai sentito cosha detto, rispose Catone. Siamo gli uomini migliori per questo compito.
E tu gli credi?, disse Macrone con aria sprezzante. Ricordami di venderti un carro usato
quando torniamo a Roma.
Credo che il legato lo pensasse per davvero, ripet Catone duramente. Ha fatto affidamento
su di noi in passato, e non labbiamo deluso.
Aspetta un attimo. Macrone si alz a sedere. Da quanto ricordo, ci hai proposti tu come
volontari, oppure lui ci ha ordinato di andare. Ci significa che siamo dei polli o che lui pensa che
siamo sacrificabili. In entrambi i casi, non  questa la direzione che voglio far prendere alla mia
carriera  o a ci che resta di essa.
Catone gli rivolse un sorriso stanco. Coraggio, vuoi dirmi che non ti stai divertendo?
A fare cosa? Non dormiamo da due giorni, abbiamo camminato per venti miglia tra le
montagne, ho freddo, ho fame, e forse siamo a poca distanza dal covo di centinaia di pirati assetati di
sangue. Cosa c di divertente?
Questo s che  il Macrone che conosco!.
Ma falla finita! Solo tu puoi divertirti ad accamparti in questo buco umido. Ora sai che faccio?
Vado a cercare la legna per un maledetto fuoco.
Mentre Macrone raccoglieva la legna tra la sterpaglia che cresceva sul fianco della montagna e
preparava il fuoco, Catone prese dalla sua sacca la mappa di pelle di capra, una penna e un piccolo
calamaio, e sparse tutto sul pavimento della grotta. Sfruttando la debole luce che proveniva
dallapertura della grotta inizi ad aggiungere dettagli al disegno incompleto dellarea che lo scrivano
aveva copiato sulla pelle di capra da una delle mappe degli ufficiali. Con grande precisione, Catone
aggiunse la fascia collinare che avevano attraversato per tutto il giorno, insieme ai sentieri che avevano
seguito, e poi inizi a esaminare la fondamentale sezione della mappa che avrebbe completato il giorno
successivo. Dopo essere saliti sulla cima della montagna sopra di loro, lui e Macrone avrebbero
controllato lentrata della baia, e poi avrebbero disceso il pendio che si trovava dalla parte opposta e si
sarebbero ricongiunti alla flotta.
Alle sue spalle, sul fondo della grotta, Macrone stava sfregando una selce sulla sua pietra
focaia, e alcune scintille si diffusero nel lino bruciato che cera dentro, e dopo qualche tentativo la
stoffa prese fuoco e inizi a bruciare. Macrone ci soffi sopra, poi, continuando a soffiare, trasfer la
piccola fiamma sugli arbusti, finch quelli si accesero con un crepitio che riemp la grotta, e infine
aggiunse altra legna.
Ecco fatto!. Appoggi la schiena alla parete sorridendo. Presto laria sar calda qui dentro.
Ottimo lavoro, rispose Catone, sforzandosi di ricambiare il suo sorriso. Si sentiva in colpa per
la sincera amicizia che Macrone nutriva per lui. Coinvolgendolo nella sua presunta conoscenza dei
Libri sibillini aveva messo in pericolo il suo amico. Per il bene di Macrone, e per il bene della loro
amicizia, il suo amico pi anziano doveva assolutamente sapere la verit. Doveva essere messo al
corrente del contenuto dei rotoli e del loro significato.
Macrone.
Laltro sollev lo sguardo dal fuoco. S?
C una cosa che ti devo dire. Si tratta dei rotoli che Narciso sta cercando.
Oh. Macrone not uno strano tono nella voce del suo amico. Di che si tratta?
Non so da che parte cominciare. Io.
Sputa il rospo, amico. Ti preoccuperai dopo dei dettagli e delle sottigliezze.
Daccordo.
Macrone scosse la testa. Maledizione, Catone! Va avanti! Sembra quasi che tu debba
chiedermi la mano!.
Catone scoppi in una risata. Be, in effetti ci stavo pensando. Vederti sdraiato accanto al
fuoco mi ha fatto realizzare che saresti davvero una brava moglie.
Macrone agit un dito con fare minaccioso. Attenzione, amico. Il gioco  bello quando dura
poco.
Hai ragione, scusa.
Macrone lo fiss per un istante, poi sospir. Allora? I rotoli?
Ah, s, certo. Catone si sistem in una posizione comoda, stringendosi le ginocchia al petto
davanti al fuoco. Ho scoperto cosa sono. Hai mai sentito parlare dei tre Libri sibillini?.
Macrone alz gli occhi al cielo e rispose spazientito. S, credo di averne sentito parlare.
E conosci la loro storia?.
Ora sul viso di Macrone apparve unespressione perplessa. Furono dati al re Tarquinio dalla
Sibilla Cumana. Giusto? Molto tempo fa.
Catone annu. Circa cinquecento anni fa. Ma la Sibilla non glieli regal, glieli vendette in
cambio di una fortuna. Lei gli vendette solo tre di quei libri.
Ce nerano altri?
Oh, s. Erano sei in tutto. Sei libri che si supponeva profetizzassero il futuro di Roma e del suo
popolo. Una cosa davvero eccezionale. Quindi la Sibilla and a Roma e li offr a Tarquinio per un
prezzo che lo avrebbe ridotto sul lastrico. Naturalmente lui rifiut. Allora lei se ne and, bruci uno dei
libri, e il giorno dopo torn con cinque libri e chiese lo stesso prezzo. Lui rifiut di nuovo, cos lei ne
bruci un altro e torn chiedendo ancora lo stesso prezzo. Lui rifiut unultima volta e lei distrusse il
terzo libro. Quando la Sibilla torn di nuovo da lui, Tarquinio era disperato e pag quanto lei gli aveva
chiesto. E quelli sono i libri custoditi oggi nel tempio di Giove. I nostri sacerdoti li consultano ogni
volta che c qualche difficolt e attraverso di essi cercano di capire cosa succeder. Ma non 
semplice, avendo a disposizione solo la met delle informazioni.
Capisco. Macrone guard le fiamme tremolanti del fuoco. Ma cosa hanno a che fare i rotoli
che siamo venuti a cercare qui con i Libri sibillini?.
Catone si chin leggermente in avanti verso di lui. Non capisci? Quelli sono i Libri sibillini.
Stai dicendo che quelli conservati nel tempio di Giove sono falsi?
No, no. Ascolta. Pensaci bene. La Sibilla sapeva che quei rotoli possedevano un valore
inestimabile. E allora perch diavolo avrebbe dovuto distruggerli?
Per il motivo che hai detto tu. Per avere pi potere di contrattazione con il re Tarquinio.
Ed  quello che ha fatto, ammise Catone. Ma non sarebbe stato pi furbo nascondere i rotoli
da qualche parte al sicuro e dire che li aveva bruciati? In seguito sarebbe arrivato un nuovo re, con una
nuova fortuna, e la Sibilla o chi fosse venuta dopo avrebbero rivelato lesistenza dei restanti rotoli. A
quel punto il popolo di Roma avrebbe ormai capito che i primi tre rotoli erano quasi inutili da soli, e
sarebbe stato disposto a pagare qualsiasi cosa per avere gli altri tre che completavano la profezia.
Allora perch la Sibilla non ha cercato di vendere i rotoli successivamente?
Non lo so. Forse pensava che non fosse il momento giusto. Forse aspettava che Roma
diventasse abbastanza ricca da permettersi di pagare il prezzo che lei voleva. Forse era stata talmente
brava a mantenere il segreto, che mor senza dire al nuovo Oracolo dellesistenza dei rotoli e dove
erano nascosti. Non lo so. Sono solo supposizioni. Esistono storie di persone che affermano di averli
visti. Io ho sentito dire che finirono nelle mani di Marco Antonio, poco prima della battaglia di Azio.
Sebbene avesse sconfitto Augusto, per qualche motivo allultimo momento ad Antonio manc il
coraggio e abbandon la sua flotta portandola alla rovina. Si dice che avesse consultato i Libri sibillini
alla vigilia della battaglia e che questi avevano previsto la sua sconfitta.
Macrone lo fiss stupito. Pensi che sia vero?.
Catone fece una risata sommessa. Chi pu dirlo? La sua flotta perse perch lui se la diede a
gambe. Se scapp per via di una profezia, allora  ancora pi stupido di come ce lo raccontano gli
storici. Il nostro destino non  scritto nelle stelle. Siamo noi a farlo come vogliamo. Il resto sono solo
favole.
Potrebbe essere davvero andata cos, insistette Macrone. Ci sono pi cose nei cieli e nella
terra di quelle che si trovano in tutti quei volumi che leggi tu, Catone.
Forse, rispose Catone con unalzata di spalle. O forse Antonio era altrettanto incapace di
comandare una flotta quanto lo era di scegliersi unamante.
Macrone scroll le spalle e rimase a fissare il fuoco con espressione accigliata, e Catone temette
di aver esagerato a demolire le superstizioni che Macrone aveva molto a cuore. Decise quindi di
cambiare tattica e si schiar la voce.  abbastanza chiaro ci che accadde da allora.
Cio?
Qualcuno ha scoperto i rotoli e li ha riconosciuti per quello che sono, e ha concluso un accordo
con limperatore  o pi probabilmente con Narciso. Lui ha mandato un delegato con loro per pagare i
rotoli e il delegato si  diligentemente diretto a Roma trasportando i rotoli che completeranno le
profezie della Sibilla. Alla fine i governanti di Roma sapranno cosa ha in serbo il futuro per
quellimperatore e faranno i loro piani di conseguenza. Sempre che quelle profezie abbiano un qualche
fondamento.
E se fossero sbagliate?, domand Macrone.
Catone alz le spalle. Non importa. A Narciso baster far sapere che i rotoli sono nelle sue
mani, e a quel punto la maggior parte dei suoi nemici non oser sfidarlo per paura che lui conosca gi
le loro intenzioni.  uno strumento politico piuttosto efficace. Un vero e proprio tesoro Ma il fatto 
che quei rotoli non sono mai arrivati a Roma. A poca distanza da Ravenna, la nave sulla quale
viaggiava il delegato di Narciso  stata attaccata e catturata da Telemaco e dai suoi pirati. Quando
Telemaco si  reso conto di cosa aveva tra le mani, ha capito di poter chiedere un ingente riscatto per
quei rotoli. Meglio ancora, se altri fossero venuti a conoscenza dellesistenza di quei rotoli, avrebbe
potuto venderli al miglior offerente. Limperatore e Narciso non sono gli unici a dare la caccia a quei
rotoli. Ce ne sono sicuramente altri. Come i nostri amici, i Liberatori. E cos Telemaco li ha messi luno
contro laltro e ha fatto salire il prezzo. Solo che  diventato troppo avido e Narciso ha deciso di
riprendersi quei rotoli a ogni costo. Per questo ha mandato qui noi e la flotta di Ravenna, con lordine
di non fermarci davanti a niente finch la minaccia dei pirati non sar eliminata.
E i rotoli recuperati, annu Macrone. Quindi tutta questa faccenda riguarda solo i rotoli?
Non proprio. Avrebbero comunque dovuto affrontare Telemaco e i suoi uomini prima o poi.
Ma una campagna contro la minaccia pirata costituisce unottima copertura per loperazione reale, che
consiste nel recupero dei rotoli. Lunica difficolt  che il segretario imperiale doveva mantenere
segreto questo aspetto, per paura di mettere in allerta i suoi rivali non solo sullesistenza dei rotoli, ma
anche sul posto in cui erano nascosti.
Ho capito. Ma se  un segreto cos grande, tu come hai fatto a saperlo?.
Catone arross. Ho letto il rapporto di Vitellio. Quello che ha inviato a Roma.
Macrone lo guard inorridito. Lo hai fatto davvero?
Be, c stata una tempesta, e il sigillo si era rotto. Non mi fidavo di lui, per questo lho
letto.
Macrone lo fiss con gli occhi sgranati. Era una delle pi gravi violazioni delle regole. Un
legionario poteva essere giustiziato seduta stante per molto meno. Deglut nervosamente. Allora? Va
avanti. Cosa cera scritto?
Conoscendo il nostro amico Vitellio non sarai sorpreso di scoprire che ha mentito
spudoratamente sulla battaglia in mare e sulla disastrosa situazione nella quale ci ha lasciati. Cercava di
incolpare me per le perdite subite.
Te?
E perch no? Doveva scaricarsi la colpa di dosso. E con me fuori dai piedi, rimarreste solo tu e
lui a sapere di quei rotoli. Se ti capitasse qualcosa, potrebbe inventarsi quello che gli pare e tenere i
rotoli per s.
E perch farlo?
Per poterli rivendere. Oppure, meglio ancora, per usarli a proprio interesse. Sai quanto 
ambizioso.
Lo so bene, rispose Macrone con veemenza. Che bastardo!.
A ogni modo, prosegu Catone con un sorriso, ho fatto qualche modifica al rapporto prima
di inviarlo a Roma.
Macrone era sbalordito e aveva la nausea per ci che gli aveva detto Catone. Lo hai alterato?
Dovevo farlo, disse Catone con una scrollata di spalle. Se non lavessi fatto sarei morto.
Quindi lho modificato in modo da dire la verit.
Macrone gli lanci uno sguardo penetrante.  per questo che hanno inviato qui Vespasiano?.
Catone annu.
Maledizione, Catone. Stai davvero rischiando grosso. Se si viene a sapere, ti spezzeranno le
ossa.
Come minimo. Catone guard il suo amico con espressione imbarazzata. Ascolta, mi
dispiace davvero. Mi dispiace averti coinvolto.
Cosa intendi dire?
Ho ingannato Vespasiano per farmi dire dei rotoli. Ho visto il riferimento ai Libri sibillini nel
rapporto di Vitellio, e mentre lo ragguagliavo sulla situazione qui, gli ho fatto credere di conoscere tutta
la storia. Lui lha bevuta, e prima che me ne rendessi conto ho detto che anche tu sapevi dei rotoli.
Macrone aggrott la fronte e scosse la testa. E allora?
Finch tutto questo non sar finito, chiunque sia a conoscenza dei rotoli corre seri rischi. La
posta in gioco  troppo alta per lasciare qualcosa in sospeso.
Capisco. Macrone annu. Grazie, amico. Grazie davvero. Per quanto ti voglia bene, Catone,
e pensi che tu sia un bravissimo soldato, ci sono volte in cui vorrei non averti mai conosciuto. Ho
servito Roma per quindici anni, prima che arrivassi tu. Certo, mi sono ritrovato in qualche brutto guaio,
ma negli ultimi due anni hai rischiato di farmi morire pi volte di quante io riesca a ricordare. E ora
questa.
Mi dispiace.
Smettila di scusarti. Ormai  troppo tardi. Macrone appallottol la sua sacca e si distese
accanto al fuoco, dando le spalle a Catone. Rimase in silenzio per qualche istante, poi mormor:
Promettimi solo una cosa.
Cosa?
Se riusciremo a toglierci da questo pasticcio, niente pi avventure.
Be, far del mio meglio.
Uhm.
Lindomani si alzarono quando le prime luci del mattino illuminarono le pareti della caverna.
Macrone stir le membra irrigidite e toss, lasciando entrare laria fredda nei polmoni. Catone rimase in
silenzio, ancora leggermente in imbarazzo per la confessione della sera precedente. Rimisero le loro
provviste nelle sacche, calzarono gli scarponi e uscirono dalla grotta. Il cielo era plumbeo, un vento
freddo spazzava il fianco della montagna e una forte umidit minacciava pioggia.
Da che parte andiamo?, domand Macrone.
Sempre dritto. Dalla cima della montagna dovremmo avere una buona visuale del loro
ancoraggio e della base.
Se linformazione  corretta, disse Macrone sconsolato.  possibile che non lo sia.
Lo scopriremo presto. Catone sollev la sacca sulle spalle e si avvi sul sentiero che si
snodava lungo il pendio ricoperto di rocce. Un attimo dopo, bofonchiando qualche oscenit, Macrone si
mise in cammino dietro di lui.
Mano a mano che salivano, si avvicinava una fitta coltre di nebbia. Poi a loro sembr di aver
raggiunto la base delle nuvole, e una pioggerella gelida inizi a picchiettare intorno a loro. Lentamente,
il terreno divent pianeggiante e qualche ciuffo derba sospinto dal vento cercava di farsi largo tra i
massi e la ghiaia.
Bene, disse Macrone. Ma sono sicuro che valga la pena arrivare fin lass per la vista.
Vista?. Catone si volt a guardarlo. Non contarci.
Macrone scosse la testa. Pensavo fossi tu quello bravo a fare ironia!.
Catone sorrise. Mi dispiace.
Non ricominciare.
Trovarono riparo dal vento e dalla pioggia sotto una sporgenza rocciosa, e si sedettero avvolti
nei mantelli militari, masticando un po della carne secca che avevano nei loro zaini. Le ore passavano
e il cielo continuava a essere grigio e minaccioso. Poi, pi o meno nel tardo pomeriggio, le nuvole si
diradarono e un debole raggio di sole spunt dalla cima della montagna. La pioggia cess, e tra le
nuvole iniziarono a spuntare chiazze di cielo azzurro. Sotto di loro, il fianco della montagna divenne
lentamente visibile, finch si distinse anche uno scorcio di mare pi in basso, nel punto in cui si
insinuava nella baia. Alla fine il vento spazz via lultima nuvola e i due centurioni ebbero una buona
visuale dellaltra met delle Porte di Pietra: la montagna che si trovava dalla parte opposta rispetto
allentrata della baia. Da l la cresta si allungava allinterno e girava intorno, e infine saliva fino alla
cima del monte dove erano seduti Catone e Macrone. Sotto di loro, le acque della baia luccicavano
placidamente, e in mare aperto alcuni uccellini dal capo bianco danzavano sopra le onde.
Daccordo, devo ammetterlo, disse Macrone. Davvero una bella vista. Ne valeva la pena.
Gi, rispose Catone. Soprattutto se consideri quello.
Sollev una mano e indic la montagna di fronte. Alla sua base cera un piccolo sperone di
roccia che curvava nella baia. Allestremit, un piccolo villaggio fortificato si affacciava sul mare,
mentre nelle calme acque sottostanti cerano piccole galee argentate, ancorate in due file ordinate.
...
.
...
CAPITOLO trentadue.
...
.
...
Ci siamo!. Macrone batt un pugno contro laltro. Devono essere quei maledetti pirati!.
Catone strizz gli occhi verso la baia, scrutando le imbarcazioni. Due erano decisamente delle
triremi, e le liburne erano le stesse che avevano attaccato la flotta di Ravenna, simili alle due navi che
avevano catturato diverse notti prima. Annu con un cenno del capo.
Sono proprio loro. Allung una mano indietro verso la sua sacca, la gir e apr le cinghie.
Macrone lo guard sorpreso.
Non mi sembra sia il momento migliore per fare uno spuntino. Prima torniamo indietro a fare
rapporto a Vespasiano, meglio .
Catone scosse la testa mentre tirava fuori la mappa e la sua attrezzatura per scrivere. Prima
devo aggiornare la mappa.
Daccordo, acconsent Macrone. Ma fa in fretta.
Catone abbozz approssimativamente la baia, con i suoi sentieri e le sue fortificazioni, e
disegn le navi, quindi rimise i suoi attrezzi nella sacca.
Andiamo.
La cima della montagna era a poca distanza sopra di loro, e i due uomini risalirono il sentiero
pi allegri di quanto non lo fossero da tempo. Se andava tutto bene, la flotta di Ravenna sarebbe
arrivata nella baia e avrebbe annientato i pirati nel giro di pochi giorni. Loro sarebbero potuti tornare a
Roma trionfanti e Narciso avrebbe ritirato le accuse contro di loro, e poi, chiss, forse li avrebbe
addirittura ricompensati. Le cose iniziavano a mettersi bene nuovamente, e a Macrone venne voglia di
cantare. Cominci fischiettando una marcetta che era stata molto popolare tra le legioni in Britannia
poco prima che lui e Catone fossero costretti a lasciare lisola, poi fece un respiro profondo e inizi a
cantare.
Oh, quando ero un giovane ragazzo,
volevo essere un bravo soldato.
Viaggiare per il mondo, conquistar la gloria
e fottermi ogni
Catone lo afferr per un braccio e sussurr: Zitto!.
Macrone si divincol per liberarsi il braccio e si volt furioso verso il compagno. Cosa diavolo
credi di fare?
Shhh!. Catone gli lanci unocchiataccia disperata. Ascolta!.
Si accovacciarono sul sentiero e Macrone pieg la testa e tese le orecchie. Quasi
immediatamente ud un vocio indistinto molto distante, proveniente dalla cresta della montagna.
Entrambi i centurioni alzarono lo sguardo, seguendo con gli occhi il sentiero che spariva dietro a un
masso circa quindici passi pi avanti. Qualcuno grid in una strana lingua, poi lo fece di nuovo, come
aspettandosi una risposta. Sentirono il rumore degli scarponi sulle pietre, e poi la voce grid di nuovo,
questa volta pi vicina.
Merda!, sussurr Macrone. Deve avermi sentito.
Per non ha ancora dato lallarme. Catone ragion rapidamente, guardando il pendio che li
circondava, ma non cera dove ripararsi. In ogni caso, luomo li aveva sentiti, e dal tono della sua voce
non si aspettava di trovare un nemico nascosto lungo il sentiero. Catone indic un masso.
Laggi! Svelto!.
Percorsero il sentiero pi rapidamente e pi silenziosamente possibile, e avevano quasi
raggiunto il masso eroso dal tempo quando un uomo sbuc da dietro e si ferm a non pi di cinque
passi da loro. Aveva la carnagione e i capelli scuri ed era avvolto in uno spesso mantello, e alla cintura
portava una spada, una pesante falcata. Il pirata li fiss con la bocca spalancata, ma nessun suono usc
dalle sue labbra. Per un istante rimasero tutti e tre immobili. Catone reag per primo, gett a terra la sua
sacca e, dopo aver sfoderato la spada, si scagli contro il pirata. Con un rantolo di terrore, luomo pos
la mano sulla sua arma, ma le sue dita tremanti annasparono sul pomello. Catone si scaravent su di lui,
afferrandogli la gola con la mano sinistra, mentre la punta della spada trapassava il mantello delluomo
e raggiungeva il suo ventre con tutta la forza che Catone aveva in corpo. Il pirata si pieg in due sulla
spada con un gemito dirompente, poi ruzzol sul terreno roccioso e Catone cadde pesantemente sopra
di lui. Limpatto lo lasci completamente senza fiato, e lunico suono che usc dalle sue labbra fu un
rantolo affannato. Pur sapendo di non avere scampo, il pirata allung le mani verso il viso di Catone,
graffiandogli gli occhi, affondando le unghie spezzate nella pelle del volto del romano.
Catone era talmente vicino da riuscire a sentire il respiro del pirata che puzzava di cipolle e di
vino, ma ignor quel fetore e sferr un colpo ancora pi forte, mirando al costato, cercando il cuore
delluomo per chiudere rapidamente quello scontro. Allimprovviso il pirata inizi a dimenare le
braccia e le gambe e sollev le ginocchia in un ultimo spasmo disperato, colpendo Catone ai testicoli.
Poi, per un attimo, il suo corpo sirrigid, e lentamente si accasci.
Mentre Macrone si alzava, Catone lasci la presa sulla sua spada e rotol di fianco stringendosi
i testicoli, mentre unondata di nausea gli saliva dalle viscere.
Oh merda, riusc a mormorare, prima di girare la testa di lato e vomitare.
Macrone controll che il pirata fosse morto e poi si volt verso il suo amico con un gran sorriso.
Che sfortuna!.
Prima che potesse mettersi a ridere vedendo Catone che si contorceva a terra con le mani tra le
gambe, sentirono entrambi un grido. Poi la voce di un altro uomo.
Ce ne sono altri!, Macrone sussurr a Catone. Resta qui!.
Macrone si slacci il mantello e lo lasci cadere a terra, poi sfoder la spada e strisci
lentamente sul masso. Facendo attenzione a non perdere lequilibrio, si accovacci e sbirci oltre. Il
sentiero serpeggiava attraverso un pianoro ricoperto di rocce fino a un piccolo rifugio sopra una
scogliera, che da una parte si affacciava sulla baia e dallaltra sul mare aperto. La stazione di guardia
dei pirati era costruita in pietra e ricoperta di zolle di terra infilate nelle fessure tra le pietre per
proteggerla dalle intemperie. Dal tetto ricoperto derba usciva una spirale di fumo, e un uomo appostato
davanti allentrata si stava stirando noncurante il collo e le spalle. Poi gir la testa e guard verso il
sentiero, chiamando il compagno spazientito, infine prese una lancia e inizi a camminare in direzione
di Macrone.
Macrone si spost con cautela dietro al masso. Ne sta arrivando un altro. E ce n almeno un
altro ancora nel rifugio. Fa silenzio. Me ne occupo io.
Fa silenzio?, disse Catone boccheggiando e digrignando i denti, mentre unaltra ondata di
nausea gli risaliva dalle viscere.
Macrone si accovacci, tenendo la spada sul fianco, pronto a balzare in avanti e ad attaccare
non appena il pirata fosse spuntato da dietro il masso. Il cuore gli batteva allimpazzata e tent di
trattenere il respiro mentre i passi scricchiolavano sul sentiero a poca distanza da lui. Poi il rumore
cess e il pirata grid di nuovo, e questa volta cera unevidente traccia di preoccupazione nella sua
voce. Procedette ancora, con maggiore cautela. Macrone si rese conto che da un momento allaltro il
pirata avrebbe visto il corpo dellaltro uomo, e reag distinto. Facendo un respiro profondo, usc di
colpo dalla roccia e a pochi passi di distanza vide il pirata, con la lancia puntata contro di lui.
Merda!, disse Macrone tra i denti, fermandosi solo un istante prima di avventarsi su di lui.
Dopo un primo momento di stupore, il pirata reag, e afferrando saldamente la lancia con entrambe le
mani la scagli contro il romano. Macrone allung il braccio che impugnava la spada, scans la punta
della lancia di lato e lo attacc, mirando alla gola. Ma la manica gli si impigli alla punta della lancia e
fu strattonato indietro. Macrone ruzzol di schiena, restando senza fiato.
Con un ghigno trionfante, il pirata tolse la lancia dalla manica di Macrone e fece un passo verso
di lui, spingendo la punta della lancia sul petto del romano. Macrone sent la punta dura trafiggergli la
carne e fece una smorfia di dolore. Luomo grid indicando con un cenno della testa la spada che
Macrone impugnava. Il centurione cap subito e lasci la presa facendola cadere.
Daccordo, daccordo! Mi arrendo!.
Il pirata, tenendo docchio il suo prigioniero, gir leggermente la testa allindietro e apr la
bocca per gridare verso il rifugio. Ma prima che potesse farlo, apparve una macchia scura e si ud un
tonfo, mentre una roccia grande come un pugno colpiva una tempia del pirata. Lui barcoll allindietro
con un grugnito, sollevando una mano dal fusto della lancia. Macrone si allontan ruzzolando e afferr
la sua spada, poi si port di corsa alle spalle del pirata e lo colp al ginocchio, strappandogli i tendini e
spaccandogli le ossa, facendolo cadere pesantemente a terra. La testa del pirata batt su una roccia e lui
si accasci, mentre il sangue gli sgorgava da una profonda ferita tra i capelli. Macrone alz lo sguardo e
vide Catone poggiato al masso.
Bel colpo, amico.
Catone alz una mano in segno di apprezzamento e si accasci di nuovo a terra con una
smorfia. Macrone guard il pirata e corse verso il rifugio. Le pietre scricchiolavano rumorosamente
sotto gli scarponi chiodati, ma ormai leffetto sorpresa era svanito, e lunica cosa che importava era la
velocit. Prima che riuscisse a raggiungere il rifugio, un braccio spunt da una tenda di cuoio e una
testa coperta da un turbante comparve davanti allentrata. Un viso dalla pelle scura e gli occhi gialli
diresse lo sguardo verso Macrone e fece appena in tempo a reagire con unespressione scioccata e
terrorizzata che Macrone gli si scagli contro gridando. Rotolarono entrambi dentro il rifugio, cadendo
su un piccolo tegame fumante poggiato sul fuoco. Luomo lanci un urlo quando la schiena si scott
con il contenuto del tegame e poi si ustion sul fuoco. Laria densa del rifugio si riemp
immediatamente dellodore di zuppa e del puzzo acre dei capelli bruciati. Macrone aveva conficcato la
spada nel fianco delluomo e, lasciando la presa, immobilizz il pirata a terra, mentre con una mano gli
stringeva la gola e con laltra gli afferrava un polso. Luomo continu a gridare, e Macrone gli strinse
ancora pi forte le mani intorno al collo spezzandogli la trachea. Per un attimo luomo inarc la schiena
e si dimen disperatamente, ma dopo un tempo che sembr infinito le forze gli vennero meno e perse
conoscenza. Macrone lo trattenne ancora per un po, per essere sicuro che fosse morto, poi rotol di
lato respirando affannosamente.
Unombra apparve davanti allingresso del rifugio e Macrone vide Catone appoggiato al legno
grezzo dello stipite della porta. Catone abbass lo sguardo sul corpo riverso sul fuoco e il suo viso si
contorse in una smorfia di disgusto.
Non dovevi cucinarlo. Poi Catone guard il suo amico e chiese: Va tutto bene?
Bene. Va tutto bene. Macrone si alz e si accovacci accanto al corpo e, afferrando il pomo
della sua spada con entrambe le mani, la liber strappando la stoffa. Poi lasciug con la tunica
consumata del pirata e la rimise nel suo fodero, prima di passare accanto a Catone e uscire allaria
fresca, lontano dal tanfo di carne incenerita e capelli bruciati.
E tu come stai?, chiese Macrone, indicando con un cenno della testa linguine di Catone.
Sopravvivr, ma non sono certo che potr avere eredi.
Macrone sorrise. E io che non faccio che dire a tutti che hai delle palle dacciaio.
Ti ringrazio. Catone si sedette, guard il piccolo rifugio e riflett per qualche istante.
Abbiamo un problema.
Dici?. Macrone indic con la testa il pirata morto allinterno del rifugio. Non pi. Penso che
li abbiamo presi tutti.
 proprio questo il punto. Cosa succede se i pirati scoprono che abbiamo ucciso questi
uomini? Rifletti. Sapranno che siamo stati qui, e di conseguenza che abbiamo scoperto dove si trova la
loro base.
Macrone annu, comprendendo immediatamente le conseguenze della nuova situazione.
Fuggiranno. E noi ci ritroveremo al punto di partenza, per giunta con il prefetto Vespasiano inferocito.
Per, se riusciamo a tornare in fretta alla flotta, potremo ancora intrappolarli prima che scoprano che
abbiamo neutralizzato la loro stazione di guardia.
Catone scosse la testa. Lo scopriranno molto presto.
Perch?
Il primo uomo. Ho avuto limpressione che stesse aspettando qualcuno quando ti ha sentito
cantare. Ha senso, perch non c cibo quass, e deve esserci qualcuno che porta le provviste alle
postazioni di guardia. E se stava aspettando qualcuno, stai pur certo che presto quel qualcuno sar qui,
vedr i corpi e lancer lallarme. Probabilmente proprio da qui, e ci significa che Telemaco avr un
sacco di tempo per fuggire prima che noi riusciamo a tornare da Vespasiano.
Merda!, mormor Macrone. E ora cosa facciamo? Aspettiamo che arrivino i rifornimenti e
ci occupiamo anche di loro?
Non possiamo perdere altro tempo, dobbiamo portare la notizia alla flotta.
Grande!, esclam Macrone, dandosi una botta sulla gamba con espressione frustrata. E
allora cosa facciamo?
Lunica cosa che possiamo fare, rispose Catone. Tu torni alla flotta e fai rapporto. Prendi la
mia mappa, ti aiuter. Io rimarr qui ad aspettare che arrivino i rifornimenti.
 una follia, protest Macrone. Tu non hai idea di quanti saranno.
Non potranno essere pi di uno o due, disse Catone. Non ne servono di pi per portare i
muli da soma lungo il sentiero fin quass.
E se portano degli uomini per dare il cambio alle sentinelle?. Macrone scosse la tesa. Non
avrai scampo. Non voglio offenderti, Catone, ma non sei un gladiatore di primordine.
Nessuna offesa, mugugn Catone. Dobbiamo solo sperare che non cambino le loro
sentinelle troppo spesso.
Macrone lo fiss in silenzio per qualche istante, cercando di pensare a qualche altro argomento
da usare per dissuadere il suo amico, ma Catone aveva ragione. Non potevano assolutamente rischiare
che il nemico sapesse che il loro covo segreto era stato scoperto. Se non avessero trovato quel posto di
guardia, se solo Macrone non avesse iniziato a cantare Macrone si rimprover duramente. Avrebbero
potuto vedere la postazione di controllo in tempo per aggirarla e proseguire il loro tragitto verso la
flotta, senza che il nemico si accorgesse di niente. Guard Catone e disse: Rimarr io qui. Tu tornerai
alla flotta.  per colpa mia che abbiamo dovuto ucciderli.
No, rispose Catone scuotendo la testa. Dovevamo neutralizzarli, altrimenti avrebbero
avvertito i pirati che la nostra flotta si stava avvicinando.  stata una fortuna averli trovati. Non sentirti
in colpa.
Macrone alz le spalle, ancora incapace di togliersi di dosso il senso di colpa.
Va tu, insistette Catone. Bisogna informare Vespasiano che i pirati sono qui. Il messaggio
deve arrivare a destinazione, e tu sei la persona pi giusta per farlo. Io rester qui a fare la mia parte.
Daccordo. E come farai a tornare alla flotta dopo che ti sarai occupato degli uomini che
porteranno i rifornimenti?
Rimarr qui finch non arriver la flotta. Se li sorprenderemo, scender dalla montagna e tu
potrai dirgli di mandare una barca per me. Se saranno molti pi di me, fuggir, dopo aver appiccato il
fuoco al rifugio. Quello sar il segnale che i pirati hanno scoperto che li abbiamo trovati. Non correr
nessun rischio inutile, Macrone, disse Catone, cercando di rassicurare il suo amico. Meglio un
centurione vivo che un eroe morto.
Macrone scoppi a ridere.  la cosa pi saggia che tu abbia mai detto, Catone. Daccordo,
andr io.
 meglio che tu vada subito.
Cosa? Nemmeno un po di riposo? Ho appena finito di combattere!.
Va ora, Macrone. Catone prese la mappa da sotto la sua tunica e la consegn al suo amico.
Prendi.
Macrone si chin e prese la mappa. A presto, Catone.
Ricorda, non fermarti per nessun motivo. Sta attento. E non cantare.
Cosa c che non va nella mia voce?, disse Macrone con un sorriso, poi si volt e si avvi
con passo svelto per il pianoro. Catone rimase a guardarlo, finch il sentiero sprofond dalla parte
opposta della montagna, e il suo amico scomparve alla sua vista. Era rimasto solo, solo con gli spiriti
dei tre uomini i cui corpi giacevano sulla cima della montagna, mentre intorno alla silenziosa e
immobile postazione di guardia una fredda brezza umida soffiava tristemente.
...
.
...
CAPITOLO trentatr.
...
.
...
Catone aspett che il dolore allinguine si fosse attenuato abbastanza da permettergli di
muoversi facilmente. Dopo che Macrone se ne fu andato, inizi a dubitare della saggezza di quel piano
dazione sul quale aveva tanto insistito. Se dal sentiero fossero arrivati tre uomini, lui si sarebbe trovato
in svantaggio. Poteva contare sul fatto di mettere fuori gioco uno dei pirati se fosse riuscito a
sorprenderli, e ci gli avrebbe consentito di combattere uno scontro equo con un solo uomo, e poteva
farcela. Ma contro due uomini? Aveva visto abbastanza combattimenti per sapere che due uomini
qualunque pronti allazione potevano sconfiggere un uomo solo. Catone prese una decisione. Se si
fosse trovato davanti pi di due uomini, avrebbe appiccato il fuoco alla postazione di guardia e sarebbe
fuggito.
Il pensiero del fuoco lo riport al presente. Il pirata che si rosolava lentamente sulle fiamme
stava iniziando a puzzare terribilmente. Catone respir una boccata daria fresca e poi sinfil nel
rifugio. Linterno era pieno di fumo e il fetore di capelli e carne bruciata era rivoltante. Catone strinse i
denti e si chin per afferrare le caviglie del pirata, poi allontan luomo dal fuoco e lo trascin fuori.
Per poter cogliere di sorpresa il nemico, doveva liberarsi dei corpi delle sentinelle. A pochi metri dal
rifugio cera la fossa di una latrina, e storcendo il naso per quella puzza disgustosa di resti umani
Catone trascin il cadavere fino alla fossa e lo fece rotolare dentro. Quando torn dalluomo che aveva
colpito con la pietra, si rese conto che era ancora vivo, ma ancora per poco.
Per un attimo riflett se finirlo. Luomo era comunque morto: non ci si poteva aspettare alcuna
piet da Vespasiano se la flotta romana lavesse spuntata. La ferita alla testa sembrava abbastanza
grave da ucciderlo in ogni caso, eppure Catone non riusciva a trovare dentro di s la determinazione a
porre fine alle sofferenze del pirata. Se fosse stato un combattimento, Catone non avrebbe avuto alcun
rimorso a ucciderlo, e lavrebbe fatto rapidamente e abilmente senza alcun problema. Ma il pensiero di
uccidere un uomo indifeso lo disturbava. Tuttavia, riflett tra s e s che era irrazionale farsi degli
scrupoli tanto assurdi, quindi sollev luomo prendendolo sotto le spalle e si avvi verso la latrina. Il
pirata emise un debole gemito mentre Catone lo trascinava sul pianoro roccioso e lo buttava sopra al
suo compagno.
Catone si allontan rapidamente e si diresse verso il primo uomo, quello che aveva ucciso lungo
il sentiero. Quando spost il corpo, si accorse che il terreno era zuppo di sangue, e che ce nera altro sul
masso. Appena il cadavere ebbe raggiunto gli altri due, Catone tagli alcune strisce di stoffa da un
mantello che era fuori dal rifugio e cerc un otre, poi torn al sentiero vicino al masso. In tutta fretta,
bagn le macchie e le sfreg con gli stracci, aspettandosi che il nemico arrivasse da un momento
allaltro. Alla fine fu abbastanza soddisfatto di come era riuscito a nascondere le tracce del
combattimento, e anche se il sentiero era ancora bagnato, presto lacqua si sarebbe asciugata. A ogni
modo, i pirati non si aspettavano problemi su quella cima isolata della montagna. La minaccia contro la
quale si proteggevano pensavano sarebbe arrivata dal mare. Era stato difficile per Catone e Macrone
percorrere le montagne che cingevano la baia, bench avessero viaggiato molto leggeri, ed era
improbabile che un esercito armato pesantemente sarebbe stato in grado di scalare i ripidi pendii senza
essere visto.
Dopo essersi occupato dei corpi e aver ripulito il sangue, Catone ne approfitt per andare a
controllare la postazione di guardia pi da vicino. Non lontano dal rifugio, laltopiano si restringeva e
digradava bruscamente in una scogliera a precipizio. Dalla cima era possibile vedere un lungo tratto di
costa su entrambi i lati. I pirati avevano costruito una semplice stazione di segnalazione, con un
pennone accanto al quale cera una piccola cassa. Catone sollev il coperchio e vide un mucchio di
pezzi di stoffa dai colori accesi, ma, non conoscendo il significato di ciascuna bandierina, erano
ovviamente tutte abbastanza inutili. Accanto al pennone cera un attrezzo dallaspetto alquanto
peculiare montato su un piccolo sostegno. Due piatti di metallo erano fissati a formare un angolo, e
Catone ipotizz si trattasse di una sorta di eliografo.
Poi torn al rifugio e, dopo aver preso le lance delle sentinelle, torn al masso per sorvegliare il
sentiero che scendeva per quasi un quarto di miglio prima di scomparire dietro un piccolo sperone che
sporgeva dal fianco della montagna. Pos le lance a terra accanto al masso e si sistem in una posizione
che gli consentisse di guardare il sentiero dallalto. In quel modo li avrebbe visti arrivare con
abbondante anticipo. Rimase ad aspettare, appoggiato al masso, mentre il sole saliva in cielo e iniziava
a inondare il mondo del suo caldo bagliore. La leggera brezza si port via le nuvole, sgombrando la
costa e rivelando per la prima volta la vista completa che si poteva avere dalla cima della montagna.
Per qualche istante Catone si crogiol in quella sensazione di calma olimpica che provava
guardando la baia ai piedi della montagna che si ergeva di fronte a lui. Intorno a tre navi tirate in secco
sulla spiaggia, si muovevano minuscole sagome. Le imbarcazioni erano state girate su un fianco e
bloccate in modo che un pezzo dello scafo era ben visibile. Dai fuochi che brillavano poco pi avanti
sulla spiaggia salivano spirali di fumo, e Catone suppose che i pirati stessero applicando un nuovo
strato di catrame al fondo delle barche. Poi il suo sguardo scivol lentamente sulla sottile striscia di
terra che collegava la spiaggia alla cittadella. Era lunica via per raggiungere la roccaforte, poich sugli
altri tre lati era protetta da scogliere rocciose a strapiombo. Il lato rivolto verso terra era difeso da una
parete in muratura dallaspetto solido con una guardiola, dalla quale sporgeva un ponte di legno che
sovrastava un fosso di difesa. Oltre il muro, unaccozzaglia di case imbiancate a calce risalivano fino al
punto pi alto dello sperone roccioso, dove era nascosta una torretta che si affacciava sul mare
luccicante ai piedi della scogliera. I pirati dovevano aver espugnato la fortezza, o forse era stata
abbandonata molto tempo prima. A ogni modo, Telemaco aveva scelto per la sua base operativa una
posizione ottima sotto tutti i punti di vista, tranne che per il fatto che non esisteva alcuna via duscita
alternativa se il nemico avesse bloccato lingresso. Catone si rese conto che era quello il motivo per cui
avevano bisogno di una postazione di guardia che avesse una visuale cos completa su eventuali
avvicinamenti alla base dei pirati. I pirati dovevano essere informati con abbondante anticipo se
dovevano fuggire dalla baia senza lasciare tracce.
Con lo sguardo rivolto verso il mare, Catone vide una piccola vela triangolare a molte miglia di
distanza; senza dubbio si trattava di una nave mercantile che controllava attentamente la presenza di
navi pirata, beatamente inconsapevole di navigare dritta verso il loro covo. Si rese immediatamente
conto che se lui e Macrone non fossero intervenuti, le sentinelle avrebbero gi avvertito la presenza
della nave mercantile, segnandone cos il destino. Sorrise al pensiero che cera almeno una preda che
Telemaco e i suoi pirati non avrebbero mai catturato.
Mentre il sole raggiungeva lo zenit, inizi a fare talmente caldo che Catone si tolse il mantello e
lo pos accanto al masso. Poi, poco prima di mezzogiorno, sent una voce gridare. Estrasse la spada e
tese i muscoli, ma presto si rese conto che quel suono non proveniva dal pendio ma dalla direzione
opposta, dal rifugio delle sentinelle. Catone si volt e scrut il pianoro. Vide quasi immediatamente una
sagoma scura sollevarsi da terra e sent un tonfo al cuore. Si ud un altro grido, un gemito a met tra un
lamento e un grido daiuto, e Catone si rese conto che era luomo ferito che si stava alzando dalla fossa
della latrina.
Merda!, sibil Catone tra i denti stretti. Avrebbe dovuto ucciderlo prima. Ormai non aveva
scelta, doveva farlo fuori prima che luomo si riavesse abbastanza da costituire un pericolo o gridasse
per avvertire i suoi compagni. Ma non riusc a fare altro che guardare inorridito luomo che cercava di
risalire dalla fossa, perdeva la presa e scivolava di nuovo dentro, sparendo alla vista mentre urlava di
dolore e di frustrazione. Un attimo dopo la sua testa spunt dal bordo e cerc di uscire unaltra volta.
Un raglio distante arriv allorecchio di Catone, e lui stacc subito lo sguardo dalla fossa della
latrina e guard il pendio sotto di lui. Dapprima non riusc a vedere niente. Poi apparve un uomo nel
punto in cui il sentiero incrociava lo sperone. Luomo conduceva un mulo con due enormi ceste appese
su entrambi i fianchi. Poi, dietro di lui, apparve un altro mulo, e subito dopo tre uomini che
impugnavano delle lance. Vedendo gli uomini risalire lentamente il sentiero, Catone sent una fitta di
terrore torcergli le budella. Erano in troppi. Si sistem di nuovo dietro al masso ed era sul punto di
avviarsi al rifugio per appiccare il fuoco, quando si ferm e osserv pi attentamente la base della
roccia, ed ebbe unimprovvisa folgorazione. Poggiando i palmi delle mani sulla superficie ruvida del
masso, puntell le gambe e spinse energicamente. Per qualche istante non accadde nulla, poi sent il
masso muoversi piano e alcuni sassolini che erano intorno alla base rotolarono sul sentiero.
Un altro grido provenne dalluomo nella latrina, questa volta pi forte. Se Catone non lavesse
fatto smettere, gli uomini sul sentiero lo avrebbero sentito molto prima di raggiungere laltopiano.
Catone lanci unultima occhiata verso il pendio per calcolare la loro andatura, poi si volt e corse
verso il rifugio. Si affrett verso la latrina e rallent il passo solo a poca distanza dallorlo della fossa. Il
sole caldo aveva trasformato il misto di sterco, urina e sangue in un odore pungente, e Catone sent una
stretta allo stomaco. Luomo ferito gridava ancora mentre Catone si chinava con cautela sulla fossa.
Sta zitto!, disse duramente in greco.
Luomo alz lo sguardo su di lui, con gli occhi spalancati pieni di terrore. Poi apr la bocca e
url.
Zitto!, disse Catone con un sibilo. Alz un dito e se lo premette sulle labbra. Shhh! Fa il
bravo pirata e tieni chiusa quella dannata bocca!.
Luomo continu a gridare e Catone fece scorrere il dito sulla sua gola. Sta zitto, altrimenti
guai a te! Hai capito?.
Catone guard indietro verso il masso in preda alla disperazione. Quelluomo si sarebbe fatto
ammazzare se continuava a fare quel baccano. Poi Catone si rese conto che se voleva salvarsi non
aveva scelta. La questione era semplice. Allora estrasse la spada e si ferm sopra la latrina per un
attimo.
Mi dispiace, ma non hai voluto darmi retta!.
Allultimo momento luomo sollev entrambe le mani, unendole in un gesto implorante. Poi
chiuse gli occhi e distolse lo sguardo da Catone, mentre la lama luccicante gli squarciava la gola.
Catone si raddrizz, e, mentre il sangue zampillava, luomo si dimen e sput per qualche istante.
Catone attese finch non fu sicuro che luomo fosse morto e non potesse pi costituire un pericolo, poi
si allontan. Corse verso il rifugio, rinfoder la spada e afferr forte uno degli stipiti della porta,
tirandolo verso di s. Quello si mosse leggermente, allora Catone lo spinse dallaltra parte, poi tir di
nuovo. Tese i muscoli per estrarlo da terra, e quando il legno alla fine usc lui cadde allindietro, mentre
il tetto del rifugio crollava. Afferrando il palo massiccio, Catone corse di nuovo al masso, con il cuore
che gli batteva allimpazzata per lo sforzo.
Quando arriv al masso guard in gi verso il pendio e rimase scioccato nel vedere il nemico a
meno di cinquanta passi dal posto in cui aveva ucciso la prima sentinella. Catone si accovacci e infil
il palo sotto la base del sasso, spingendolo il pi possibile, poi trascin una grossa roccia e la incastr
sotto il palo per fare leva. Infine, strisci a lato del masso e sbirci con cautela, finch non vide il
sentiero. Il rumore degli zoccoli dei muli arrivava ormai facilmente alle sue orecchie e sentiva anche le
voci dei pirati che, seppure senza fiato, scherzavano tra loro con il tono leggero di chi non ha alcun
sospetto di un pericolo imminente.
Gli uomini sinerpicavano con passo sicuro sul pianoro, e Catone si chiese ancora una volta se
si stava comportando da stupido, e se avrebbe fatto meglio a fuggire immediatamente. Dopotutto i
pirati avevano percorso un tragitto faticoso dai piedi della montagna e sarebbero stati troppo stanchi per
continuare a lungo linseguimento. Se Catone si fosse mosso subito e li avesse aggirati senza fare
rumore, poteva ancora riuscire a farsi strada lungo il ciglio del pianoro senza farsi scoprire e seguire le
tracce di Macrone sul pendio opposto. Poi, per, si sforz di tenere sotto controllo le sue paure. Era
assolutamente normale che in quel momento, appena prima di uno scontro, la sua mente cadesse in
preda a mille dubbi. Doveva ricordare quante cose dipendevano da ci che sarebbe accaduto nei
momenti successivi. Se avesse fallito, quegli uomini avrebbero lanciato lallarme che avrebbe
consentito ai pirati di scappare e trovare unaltra base dalla quale depredare altre navi mercantili. Molte
altre vite sarebbero andate perdute. Peggio ancora, Narciso avrebbe raddoppiato i propri sforzi per
trovare i preziosi rotoli e impadronirsene, non importava quanti marinai e quanti fanti avrebbero perso
la vita. Catone non poteva sottrarsi al combattimento, e inoltre non doveva fallire.
Luomo che guidava i muli comparve davanti ai suoi occhi, e Catone si mosse con cautela,
afferrando lestremit dello stipite della porta con entrambe le mani. Poggi il peso sul montante e
attese che i muli oltrepassassero il masso.
Appena luomo che li conduceva arriv sul pianoro, vide Catone sul bordo del masso e spalanc
la bocca per la sorpresa. Un grugnito esplosivo usc dai denti stretti di Catone mentre poggiava il peso
sullestremit del palo. Il masso ondeggi per un istante, sbriciolando le pietre sotto il suo peso, poi si
mosse lentamente in avanti, prese slancio e ruzzol lungo il sentiero. Si ud un grido spezzato quando il
grande masso di pietra schiacci un pirata con un forte tonfo. I solchi che ricoprivano il sentiero
bloccarono il masso prima che cadesse pi in basso, e questo si ferm sollevando da terra una leggera
pioggia di ciottoli e polvere.
Catone agguant una delle lance e si volt verso luomo dei muli. Lui era disarmato e alz le
mani, gridando a Catone in latino.
No! Non farmi del male! Non farmi del male!.
Catone si ferm e not gli spessi calli bianchi intorno ai polsi delluomo. Poi indic a terra e
url: Scendi e non muoverti, se vuoi restare vivo!.
Luomo lasci cadere la briglia del suo mulo e salt a terra. Il mulo non fece caso al suo
padrone e fiss il masso con gli occhi terrorizzati e le narici fumanti. A poca distanza, il masso aveva
spezzato la schiena al secondo mulo. Lanimale colpito era steso sul fianco e dibatteva le zampe
anteriori, mentre le zampe posteriori erano spezzate e immobili. Dietro al secondo mulo, la parte
inferiore del corpo di uno dei pirati sporgeva da sotto il masso, con la testa e la parte superiore del
busto ridotte in poltiglia. Accanto a lui cera uno dei suoi compagni, che si fissava sconvolto una
gamba rotta, con un frammento appuntito dosso bianco che spuntava dalla pelle lacerata e sanguinante.
Il terzo pirata era illeso, ma fissava i compagni paralizzato dal terrore. Vide per Catone
nellistante esatto in cui il romano gir intorno alla pietra, con la lancia in pugno e il braccio sollevato
pronto a colpirlo. Il pirata esit appena un istante, poi si volt e si lanci di corsa lungo il sentiero,
avanzando a fatica per non rischiare di perdere lequilibrio.
Bastardo!, imprec Catone, e scavalc il pirata ferito per inseguire quello in fuga. Catone
sapeva che non doveva assolutamente permettere al pirata di sfuggirgli, quindi si lanci lungo il
pendio. Il pirata non aveva un grande vantaggio, ma Catone si rese conto che non sarebbe mai riuscito a
prenderlo se era appesantito dalla lancia. Si ferm scivolando con il respiro pesante, tir indietro la
lancia, prese la mira e la tir con tutta la sua forza. Quella percorse una traiettoria bassa e dritta verso la
schiena delluomo, e proprio quando lui si volt per guardare il suo inseguitore, la punta di ferro lo
colp dietro alla scapola sinistra, trapassando la pelle e le ossa e raggiungendo il cuore, per poi uscirgli
dal petto. Limpatto lo scaravent in avanti e di lato, e rotol gi dal sentiero prima di accasciarsi inerte
sul fianco della montagna.
Catone si pieg in avanti, poggi le mani sulle ginocchia e riprese fiato. Poi si avvicin di corsa
al corpo per controllare che luomo fosse morto. Gli occhi fissavano il cielo e non cera alcun
movimento a indicare un segno di vita. Quando Catone si volt per risalire il pendio, si ud un grido
penetrante, e vide il pirata ferito che cercava di difendersi dal conducente del mulo. Questultimo aveva
raccolto una pietra pesante e, proprio mentre Catone lo guardava, la sbatt violentemente sulla testa del
pirata. Questi grugn e croll a terra. Chinandosi su di lui, il conducente del mulo lo colp pi volte con
la pietra, finch non divenne rossa di sangue e di materia cerebrale.
Catone estrasse la spada e si avvicin con cautela al conducente dei muli, parlando a voce
bassa. Penso che possa bastare.
Indic con un cenno della testa il groviglio di capelli e cuoio capelluto, e anche luomo abbass
lo sguardo, prima di alzarlo di nuovo su Catone, con gli occhi sgranati pieni dorrore e di paura.
Sta indietro!.
Catone si ferm, e dopo un attimo ripose la spada. Ascolta, non voglio farti del male. Poi alz
le mani e disse: Vedi?.
Il conducente dei muli lo fiss, con il petto che si sollevava a fatica, poi abbass le braccia e
lanci la pietra insanguinata da una parte, accasciandosi subito dopo accanto alluomo che aveva
ucciso. Continu tuttavia a guardare Catone con circospezione.
Chi sei?
Sono il centurione Catone. Faccio parte della flotta di Ravenna. Siamo qui per occuparci dei
pirati.
Luomo fiss Catone in silenzio, le sue spalle si sollevarono e immensi singhiozzi soffocati
oppressero il suo petto ossuto, poi croll in avanti, prendendosi la testa tra le mani. Catone gli si
avvicin strisciando, prov ad allungare una mano e la poggi delicatamente sulla sua spalla.
 finita. Ora sei libero.
Luomo annu, o forse stava solo tremando. Catone non riusciva a capirlo, e cerc di trovare le
parole per confortarlo. Sei libero. Non sei pi loro schiavo.
Schiavo!. Luomo si scroll la mano di Catone dalla spalla e si volt con unespressione
rabbiosa e amareggiata. Schiavo! Io non sono uno schiavo. Io sono un romano un romano!.
Catone fece un passo indietro. Mi dispiace. Non lo sapevo Come ti chiami?
Il mio nome?. Luomo irrigid la schiena e fiss Catone con tutto il disprezzo al quale riusc a
fare appello nel suo stato pietoso. Il mio nome  Caio Celio Secondo.
...
.
...
CAPITOLO trentaquattro.
...
.
...
Era ormai scesa la notte quando il panfilo raggiunse la flotta e attracc accanto alla nave
ammiraglia di Vespasiano. La flotta era ormeggiata in una baia lungo la costa, a poca distanza dalla
sovrastante massa della montagna dove i pirati avevano stabilito la loro postazione di controllo. Le navi
erano posizionate vicino alla costa completamente al buio, poich Vespasiano aveva vietato
laccensione di fuochi o lampade. Le truppe sulla spiaggia avevano montato un accampamento per la
notte, e gli uomini erano ammassati nelle loro tende, a mangiare razioni di cibo freddo. Macrone
aspett che lequipaggio assicurasse la sua imbarcazione alla trireme con i ganci daccosto, poi si
arrampic sui pioli della scala laterale che portava al ponte della quinquereme, e da l fu
immediatamente scortato da un giovane tribuno alla cabina di poppa.
Il nuovo prefetto era seduto davanti a un piccolo tavolo, intento a mangiare una scodella di
zuppa dorzo alla luce fioca dellunica lampada a olio consentita nella sua cabina. Sentendo bussare
alla porta sollev lo sguardo, e prima di rispondere deglut in fretta.
Avanti!.
Il tribuno spalanc la porta e abbass la testa sotto la trave bassa. Il centurione Macrone 
tornato, signore.
Fallo entrare. Il tribuno si scans di lato e lo fece entrare nella cabina di Vespasiano.
Macrone si mise rigidamente sullattenti.
Riposo. Dov il centurione Catone?
Sta sorvegliando il nemico, signore.
Vespasiano si sporse in avanti sul tavolo, con gli occhi scintillanti di impaziente attesa. Allora?
Li avete trovati?
S, signore. Sia la loro flotta che la loro base. Sono a meno di dieci miglia da qui. Vi mostrer
il punto sulla mappa, signore.
Vespasiano tolse la ciotola e la tazza dal tavolo, mentre Macrone prendeva la mappa di Catone
che teneva sotto il mantello e la tunica. Dopo averla posata sul tavolo e srotolata con cautela, entrambi
si chinarono per osservarla pi da vicino sotto la debole luce, e Macrone indic la vetta della montagna
che lui e Catone avevano scalato quella mattina.
Il nemico ha una postazione di controllo quass, signore. Labbiamo trovata per caso questa
mattina, e abbiamo dovuto uccidere alcuni uomini dislocati l.
Vespasiano guard il centurione con la coda dellocchio. Quanti?
Solo tre, signore.
Solo tre, ripet Vespasiano sorridendo. A quanto pare  stato facile.
Siamo stati avvantaggiati. Quando leffetto sorpresa  dalla nostra parte,  tutto molto pi
semplice.
 abbastanza vero. Continua, per favore.
S, signore. Macrone fece scorrere il dito sulla mappa e lo spost sulla baia ai piedi della
montagna, di fronte alla postazione di controllo. Sono qui, signore. Abbiamo contato ventitr navi:
due triremi, otto biremi, nove liburne e quattro imbarcazioni pi piccole.
Vespasiano fece una smorfia. Hanno messo su una bella flotta. Questo Telemaco deve essere
proprio un capo eccezionale.
Macrone annu. Lo abbiamo scoperto a nostre spese, signore.
Gi Cosaltro avete visto?
Hanno una cittadella fortificata su questo sperone della montagna, signore. Su tre lati ci sono
ripidi strapiombi e un muro piuttosto massiccio e un fossato di fronte alla terraferma.
Niente che non possiamo affrontare, stabil Vespasiano. La priorit  prendere e distruggere
le navi. E al momento giusto ci occuperemo anche della loro fortezza.
Macrone guard il prefetto. Immagino che Telemaco abbia nascosto l i rotoli, signore.
Dovremo stare molto attenti. Non possiamo rischiare che scoppi un incendio, signore.
Hai ragione, disse Vespasiano annuendo con un cenno della testa. Non useremo bombe
incendiarie, e dar ai fanti lordine tassativo di non appiccare il fuoco quando penetreremo nella loro
roccaforte.
Vi potete fidare di loro, signore? Dopotutto sono fanti, non legionari. Non posseggono la
stessa disciplina.
Allora star ai legionari dare il buon esempio. Daccordo, centurione?
S, signore.
Macrone sorrise. Vespasiano era davvero in gamba. Se quelle parole fossero state pronunciate
da qualsiasi altro membro della classe senatoriale, sarebbero state considerate soltanto un commento
retorico per accaparrarsi lappoggio della soldataglia comune. Ma in qualche modo Macrone sentiva
che quelluomo credeva davvero a ci che aveva detto. Vespasiano sapeva davvero parlare alla gente
comune. Lui aveva conosciuto da vicino la vita e i travagli dei suoi uomini, per quanto gli consentisse il
suo rango elevato. Era per quello che la ii Legione Augusta aveva combattuto cos duramente per lui
nella campagna di Britannia ed era riuscita a costruirsi una certa reputazione. Macrone si rese conto che
era da l che proveniva il suo senso di fedelt a Vespasiano. Lui era un vero capo.
Vespasiano continu a osservare attentamente la mappa, e, vedendolo allisciarsi lampia fronte,
Macrone si rese conto che il comandante era davvero esausto, pi di ogni altro uomo della flotta.
Suppose che fosse uno dei tanti fardelli che dovevano sopportare i ranghi elevati. Mentre Vespasiano
esaminava la mappa, Macrone si rese conto che gli ricordava Catone, il quale sembrava condividere
con il prefetto della flotta di Ravenna unincessante attivit mentale. Macrone invidiava a entrambi la
capacit di elaborare pensieri tanto complessi. Era una dote che si possedeva oppure no, e Macrone
accettava pacificamente di non esserne dotato come loro. Per lui, essere un soldato era unesperienza
molto pi diretta e immediata, e gli stava bene cos, anche se sapeva che ci non gli avrebbe consentito
di salire molto al di sopra del suo attuale rango. Lalternativa, quel continuo riflettere e valutare le cose
che caratterizzava Catone e quelli come lui, sembrava a Macrone pi una maledizione che una
benedizione.
Vespasiano batt il dito sulla mappa. Bene, li abbiamo in pugno, per ora dobbiamo tendere in
fretta la trappola. C un solo problema: lavvicinamento alla baia. Grazie a te e a Catone, possiamo
avvicinarci senza che loro se ne accorgano, ma appena la flotta girer oltre il fianco della montagna ci
vedranno, e da quel momento avranno unora buona per salpare e preparare la loro difesa. Dobbiamo
trovare il modo di avvicinarci il pi possibile prima che si rendano conto del pericolo.
Macrone si schiar la gola. Ha in mente un attacco notturno, signore?
No. Vespasiano scosse la testa.  fuori questione. Sarebbe troppo difficile coordinare gli
uomini in mare aperto. Perderemmo le navi tra le rocce. La flotta arriverebbe l alla spicciolata e loro
riuscirebbero a organizzare una difesa prima che a noi sia consentito di avvicinarci con una forza
sufficiente per avere realistiche probabilit di vittoria. Dobbiamo attaccare di giorno. Forse via terra. Se
posizioniamo una squadra a terra dallaltra parte della montagna, gli uomini potrebbero risalire le rocce
durante la notte e attaccare appena apparir la flotta. Vespasiano alz lo sguardo pieno deccitazione.
Potrebbe funzionare.
Chiedo scusa, signore, ma non funzioner.
Ah, no?, fece Vespasiano aggrottando la fronte. Perch mai?
 per via di quelle montagne, signore. Io e Catone siamo riusciti a scalarle a fatica. Quei fanti
sono bravi ragazzi, ma non sono grandi marciatori e quel tipo di terreno li ucciderebbe, signore. Anche
se riuscissero ad arrivare in cima, ci impiegherebbero troppo tempo e sarebbero troppo stanchi per
combattere quando saranno costretti ad affrontare il nemico. Macrone incontr lo sguardo del suo
superiore e vide che Vespasiano era irritato dal suo commento. Mi dispiace, signore. Questo  quello
che penso.
Daccordo, allora, rispose Vespasiano riluttante. Dobbiamo escogitare qualcosaltro
qualcosa che ci consenta di avvicinarci prima che si accorgano dellattacco qualcosa tipo il cavallo di
Troia.
Macrone gonfi le gote e Vespasiano sorrise vedendolo. Hai un problema con la mitologia
greca, centurione?
No, finch per resta sui libri, signore.
Mi sembra di capire che non ti piacciono i libri.
No, signore. Sento gi abbastanza storie dagli altri ranghi.
Be, forse dovresti leggere un po di pi, centurione. Non c niente di meglio per aprire la
mente e alimentare limmaginazione.
Macrone alz le spalle. Se lo dite voi, signore. Ma non credo che ci sia abbastanza tempo per
costruire un cavallo di legno. Inoltre, c il problema del trasporto. Sarebbe davvero complicato
caricare a bordo di una nave qualcosa abbastanza grande da contenere un esercito decente. Anche a
bordo di una nave grande come questa.
Vespasiano guard divertito Macrone che esprimeva i suoi dubbi e, quando il centurione ebbe
finito, non riusc a trattenere una risata.
Che cosa ho detto, signore?, domand Macrone con espressione offesa. Semplicemente non
penso che funzionerebbe, signore. Per quanto possa sembrare una buona idea, aggiunse subito dopo.
Inoltre,  uno di quei bassi stratagemmi che solo gli astuti greci userebbero.
Qualche volta anche i greci hanno fatto la cosa giusta, centurione Ma hai ragione, non
funzionerebbe. Dobbiamo pensare a qualcosa di diverso.
Macrone annu con espressione soddisfatta, felice che il suo comandante si fosse convinto. Il
centurione riflett sul fatto che quello era il rovescio della medaglia delle intelligenze creative come
quelle di Vespasiano e Catone: a volte si lasciavano trasportare troppo dalla fantasia, e cera bisogno
che qualcuno, con i piedi pi per terra, le frenasse con una parola paterna.
Vespasiano diede un ultimo sguardo alla mappa e fece un leggero cenno della testa, poi guard
di nuovo Macrone, questa volta con un luccichio pi furbo negli occhi. Molto bene. Non sar un
cavallo di Troia. Sar una balena di Troia.
Macrone sobbalz. Cosa diavolo aveva in mente Vespasiano?
Quelle due navi pirata che tu e il centurione Catone avete catturato qualche notte fa.
Ebbene?
Credo sia arrivato il momento di farne buon uso.
...
.
...
CAPITOLO trentacinque.
...
.
...
Caio Celio Secondo si svegli poco dopo il calar del sole e si guard intorno con ansia, prima
che il ricordo del salvataggio da parte del centurione romano lo travolgesse in unondata di immagini
ed emozioni. Sulla sua testa vide ci che restava del tetto del rifugio. Allung una mano e prese un
mantello che era stato lasciato l per lui accanto al giaciglio e se lo avvolse attorno alle spalle strette.
Poi si alz con un grugnito, e chinando la testa si avvicin allingresso del rifugio. Si ferm un istante
prima di scostare con cautela il lembo della tenda di cuoio e sbirciare fuori. A poca distanza, un debole
bagliore si irradiava dalla buca per il fuoco illuminando il volto del centurione Catone. Dopo
limboscata, si erano scambiati solo poche parole intanto che Catone lo conduceva al rifugio sul
pianoro. Secondo era esausto per la lunga scalata della montagna, e sopraffatto dallemozione per la
sua improvvisa liberazione. La rabbia che aveva arso nel suo cuore durante quei mesi di umiliazioni e
sofferenze era esplosa in un accesso di furia quando aveva spaccato la testa al pirata, e dopo si era
sentito stordito e spossato, quindi Catone gli aveva preparato un giaciglio per farlo riposare.
Ora, sentendosi osservato, il giovane ufficiale alz lo sguardo e sorrise a Secondo.
Va meglio?
Molto meglio. Secondo usc dal rifugio e raddrizz la schiena. Un leggero odore di stufato gli
entr nelle narici, ricordandogli immediatamente quanto fosse affamato, e quanto lo fosse stato durante
tutto il periodo della sua prigionia. Secondo si incammin con unandatura rigida verso il fuoco e si
sedette di fronte al suo salvatore. In mezzo a loro, appeso a un piccolo treppiedi, cera un tegame di
ferro malconcio pieno fino allorlo di un denso liquido ribollente. Ha un buon odore. Che cos?
Orzo e mulo, rispose Catone. Ho pensato di approfittare di quello che  rimasto schiacciato
dalla roccia. Laltro  fuggito.
Ci fu un momento di silenzio, durante il quale Secondo si guard intorno e vide che il cielo
notturno era limpido. Lontano, allorizzonte, si allargava unampia fascia di arancione chiaro che
rapidamente si trasformava in un blu scuro e poi in un nero inchiostro quando raggiungeva il lato
opposto dellorizzonte. Alcune delle stelle pi luminose erano gi visibili, sparse nel cielo come
distanti puntini argentati. Sulla cima della montagna laria era fredda, e Secondo si strinse pi forte il
mantello e si avvicin ancora allorlo della buca con il fuoco. Poi guard il centurione che si trovava di
fronte a lui.
Non ti ho ancora ringraziato, giovanotto.
Per un attimo Catone trasal sentendo laccenno alla sua giovane et, poi pieg la testa in un
cenno di gratitudine. Prego.
Ci fu unaltra pausa, poi Secondo chiese: Allora? Che ci facevi quass?  uno strano posto
dove trovare un centurione, per di pi tutto solo.
Catone percep una vena di sospetto nel tono delluomo e sorrise tra s e s. Anche lui avrebbe
provato lo stesso se fosse stato inaspettatamente salvato da un altro romano. Eravamo in missione di
ricognizione.
Eravamo?
Io e il mio amico. Un altro centurione della flotta di Ravenna. Avevamo ricevuto informazioni
sul fatto che i pirati erano qui da qualche parte. Siamo stati mandati in ricognizione. Proprio in questo
momento Macrone dovrebbe essere impegnato a fare rapporto. Poi il prefetto si diriger qui con tutto il
suo esercito e annienter i pirati.
Sembri molto sicuro della vittoria.
Catone sorrise. Sono solo molto sicuro del prefetto Vespasiano. Lui non ama perdere tempo
quando c un nemico in attesa di ricevere una bella lezione.
Perch sei rimasto qui?
Sono stato costretto, rispose semplicemente Catone. Una volta scoperta per caso la
postazione di controllo, abbiamo dovuto metterla fuori uso e assicurarci che nessuno avvertisse
Telemaco dellavvicinamento della flotta. Appena arriveranno le nostre navi, scenderemo dalla
montagna e ci uniremo a loro.
Capisco.
Catone lo guard. Ora, se non ti dispiace, mi piacerebbe farti qualche domanda.
Sarei felice di risponderti, rispose Secondo, e indic il tegame fumante. Davanti a qualcosa
da mangiare.
Certo, scusami. Catone prese la sua gavetta e lavvicin al fuoco, e con un mestolo vi vers
dello stufato. La pass a Secondo e rimase a guardare luomo che sollevava la gavetta alle sue labbra.
Fa attenzione!, lo avvert Catone.  bollente. Dagli un momento per raffreddarsi. Puoi
usare questo. E pass alluomo il suo cucchiaio.
Grazie. Secondo avvolse la gavetta tra le pieghe del suo mantello. Chiedi pure.
Per prima cosa, dimmi: sei un agente di Narciso?.
Secondo si volt di scatto verso di lui. Cosa te lo fa pensare?
Narciso ci ha informati di ci che ti era accaduto.  stato quello il motivo per cui inizialmente
abbiamo ricevuto lincarico. Siamo stati mandati con il prefetto Vitellio per sconfiggere i pirati e
salvare te.
Pensavo avessi detto che Vespasiano era il prefetto.
Ora lo . Vitellio ha combinato un grosso pasticcio nella fase iniziale della campagna, e
Narciso lo ha rimpiazzato non appena lha saputo. Si schiar la voce. Oltre a sbaragliare i pirati ci 
stato anche chiesto di recuperare i rotoli.
Secondo sirrigid per un istante, poi si avvicin il cucchiaio di stufato alle labbra e vi soffi
sopra per raffreddarlo. Non alz lo sguardo quando smise di soffiare. Rotoli? Di quali rotoli stai
parlando?
Di quelli che stavi riportando a Roma.
Portavo diversi messaggi a Roma al momento della mia cattura.
Forse, rispose Catone con unalzata di spalle. Ma penso che dovresti ricordarti dei rotoli ai
quali mi riferisco. I Libri sibillini.
Secondo lo fiss negli occhi. Sai della loro esistenza? Chi altri lo sa?
Macrone, Vitellio, e ora, ovviamente, Vespasiano. Questa  la lista delle persone che
ufficialmente ne sono a conoscenza. Catone disse la bugia con una certa tranquillit. Ci  stato detto
di riportare indietro i rotoli a ogni costo. E anche te, naturalmente.
Secondo non pot fare a meno di sorridere. Tuttavia, per Narciso, i rotoli hanno la priorit. Il
mio salvataggio  un obiettivo secondario. Ho ragione?
Conosci Narciso.
Lo conosco abbastanza bene A quanto pare hai invertito le vostre priorit, centurione
Catone. Mi hai liberato, ma i rotoli sono ancora l, nelle mani di Telemaco. So che vuole far pagare un
riscatto.
Magari fosse cos semplice. Non  tanto un riscatto quanto unasta.
Secondo bevve lultimo sorso di zuppa dal cucchiaio e sorrise soddisfatto prima di tornare col
pensiero alla situazione politica generale. Immagino che qualcun altro voglia mettere le mani sui
rotoli, i Liberatori sarebbero i primi della lista.
Anchio la penso cos, concord Catone. Ma diciamo la verit, chiunque con il denaro e i
contatti giusti avrebbe pi che un interesse passeggero nel possedere i rotoli. Non capita tutti i giorni di
avere lintero futuro dellimpero davanti ai propri occhi.
 per questo che deve essere Narciso ad averli.
Lui non  certo un potere neutro in questa situazione.
No, ma le sue sono mani sicure, e poi, visto che serve solo limperatore, non c un grosso
rischio che usi quelle conoscenze per i propri fini. Per tutto il resto non mi fido affatto di lui.  un
bastardo, ma almeno  il nostro bastardo. Secondo fece una pausa per mandare gi un altro cucchiaio
di stufato. Ma stiamo correndo troppo. I rotoli sono ancora nelle mani di Telemaco.
Sai dove li nasconde?.
Secondo annu. Credo di s. Quando sono stato catturato, mi hanno portato in una cella nella
cittadella. Per i primi giorni mi hanno torturato per cercare di ottenere da me qualsiasi briciolo
dinformazione su quei dannati rotoli. Prima mi hanno picchiato, poi mi hanno trascinato nei suoi
alloggi privati dove mi ha interrogato lui stesso. Lui e suo figlio. Il giovane Aiace ha una grossa vena di
crudelt.
Catone sorrise. Ti far piacere sapere che ora  lui a trovarsi nella tua stessa situazione. Laltro
giorno abbiamo catturato lui e due delle sue navi.
Buon per te, centurione. Quel piccolo bastardo se lo merita, dopo tutto quello che mi ha
fatto A ogni modo,  l che ho visto i rotoli. Sul suo scrittoio. Telemaco li ha tirati fuori un paio di
volte mentre mi stavano torturando. I rotoli sono conservati in un piccolo scrigno. Secondo fece una
pausa per fissare quellimmagine nella sua mente.  uno scrigno nero, decorato con cammei doro e
onice. Lultima volta sono stato interrogato oltre un mese fa, ed  stata lultima volta che li ho visti.
Immagino che Telemaco li conservi ancora al sicuro nei suoi alloggi. C unaltra cosa che devi sapere.
Credo che Telemaco abbia una spia nella flotta. Una volta mi ha detto che avrei dovuto abbandonare
ogni speranza di essere salvato, vantandosi di conoscere ogni dettaglio della flotta di Ravenna, e
comunque pi di quanto bastava per difendersi da un eventuale attacco.
Ci hanno dato una bella lezione, conferm Catone. Abbiamo perso diverse navi e centinaia
di uomini. Hai ragione riguardo alla spia. I pirati sapevano esattamente dove intercettare la nostra
flotta, e quanto fossero vulnerabili le nostre navi pi leggere con il carico di viveri ed equipaggiamenti.
Se mai dovessimo scoprire chi  la spia, penso che niente potr impedire ai nostri uomini di farlo a
pezzi.
Mi avevano detto di aver sconfitto la flotta di Ravenna, e io non gli ho creduto. Secondo
scosse la testa con aria triste pensando allimprobabile prospettiva di un capovolgimento dei fronti.
Come tutti i romani era stato allevato credendo nellinvincibilit romana. A Catone, che si trovava sul
lato pi impegnativo per la politica imperiale, la difesa dei confini dellimpero da parte delle legioni e
delle flotte sparse su una vasta area pareva addirittura un miracolo.
Secondo continu con voce sommessa. Sembra che, dopotutto, Telemaco sia bravo quanto
crede di essere.
Catone scosse la testa. Ha avuto la sua buona dose di fortuna. Il suo tempo  scaduto, o lo sar
presto. Vedrai. E ora dimmi cos successo dopo che hanno finito dinterrogarti.
Secondo indic con la mano libera il suo corpo emaciato. Sono stato mandato nelle stalle a
occuparmi dei muli. Da allora, non ho fatto altro che rigovernare gli animali e venire quass ogni tre
giorni, attraversando la baia su una barca maledettamente pesante, e poi risalendo questa dannata
montagna.
Quanto manca prima che tu e gli altri siate dati per dispersi?
Si aspettano il nostro ritorno oggi stesso, prima dellimbrunire.
Daccordo, rispose Catone. Mi sorprende che non ti abbiano tenuto in qualche posto pi
sicuro. Avresti potuto scappare.
Ero sempre sorvegliato.
Giusto. Immagino tu abbia visto abbastanza in questa base da poter fornire informazioni utili
qualora fossi stato liberato.
Secondo guard Catone. Cosa ti fa pensare che mi avrebbero liberato? Inoltre, una delle
guardie mi ha detto che presto avrebbero lasciato la baia e trovato un altro covo, vicino a qualche
terreno di caccia.
Telemaco ti ha mai menzionato i Liberatori?
Ha detto che cerano altre persone interessate ai rotoli.
Ha mai fatto il nome del loro emissario?
No, ma penso di averlo visto una volta. Secondo aggrott la fronte ricordando i dettagli.
Stavo caricando i rifornimenti sulla barca quando  arrivata una nave e ha fatto sbarcare un romano.
Lo hanno piantonato e lhanno portato direttamente alla cittadella. Non ho mai saputo il suo nome.
Che aspetto aveva?
Sui trentacinque, forse quarantanni. Corporatura media Niente di particolarmente rilevante.
Tranne la cicatrice.
Cicatrice? Che cicatrice?
Aveva un segno rossastro sulla guancia, come una bruciatura Mi dispiace, non ricordo
altro.
 sufficiente. Se te lo mostrassi di nuovo, sapresti riconoscerlo?
Con quella cicatrice, penso di s.
Se non mi sbaglio, il suo nome  Enobarbo. Ti dice qualcosa?
No, mi dispiace. Secondo abbass la testa e odor lo stufato nella gavetta. Posso dirti quanto
 buono questo.
Ce n ancora parecchio qui, serviti pure. Ma non esagerare. Le cose si metterebbero male con
Narciso se io ti avessi salvato dalle torture e dalla schiavit per poi ucciderti con la mia gentilezza.
Secondo scoppi a ridere, ma inspir al momento sbagliato e lo stufato gli and di traverso,
uscendogli dal naso, mentre il suo corpo veniva scosso da un accesso di tosse. Catone scatt in piedi
allarmato e si affrett a dare unenergica pacca sulla schiena ossuta delluomo. Poi sollev la mano per
colpirlo di nuovo, ma Secondo si scans.
Basta! Sto bene, sto bene. Non ce n bisogno. Face qualche altro colpo di tosse e poi guard
Catone sorridendo. Mi dispiace, ma erano mesi che non ridevo. Non osavo farlo. Grazie. Sorrise.
Mi hai fatto sentire molto meglio. Quasi nuovamente umano. Grazie, centurione Catone.
Per un attimo, il senso di sollievo fu quasi insopportabile, e gli occhi di Secondo luccicarono di
lacrime. Ma lui le ricacci indietro rapidamente, poggi la gavetta e si alz in piedi.
Ora vado a dormire.
Certo. Catone sorrise. Penso che domani sar una giornata molto lunga.
Catone si alz allalba, risvegliandosi immediatamente cosciente dopo un sonno profondo. Era
un soldato da abbastanza tempo e riusciva a rendere quel passaggio dalla veglia al sonno semplice e
rapido. Si tolse di dosso la coperta che aveva preso dal rifugio dei pirati, e un attimo dopo era gi in
piedi che si sgranchiva le braccia e le spalle. Dal rifugio proveniva il suono dellemissario imperiale
che russava, e Catone decise di lasciarlo dormire ancora per un po. Luomo aveva bisogno di tempo
per riposare e riprendersi dalle sofferenze che aveva patito per mano dei pirati.
Catone si avvi verso la postazione di segnalazione sul ciglio del dirupo, si sedette e si
appoggi con la schiena al pennone. Lorizzonte era limpido e non cera traccia di imbarcazioni lungo
la costa. Prima che i pirati si stabilissero in quella zona, dovevano vedersi molte vele da quelle parti.
Catone si volt e guard verso la baia, sulla riva opposta. Una sottile spira di fumo aleggiava sulla
cittadella dei pirati e alcuni piccoli puntini si muovevano lungo la riva accanto alle navi. Una scena
tranquilla, almeno per il momento. Tutto sarebbe cambiato non appena fosse arrivato Vespasiano.
Catone rimase a guardare il panorama per un po. La vista era spettacolare e presto si perse in
uninsolita serenit. Molto al di sotto di lui, gli uomini si preparavano per un nuovo giorno di lavoro
sulle barche tirate in secco, e l fuori, da qualche parte, gli uomini della flotta di Ravenna
probabilmente si stavano preparando a combattere una dura battaglia del tutto inattesa per i pirati.
Eppure, da lass, tutti quei dettagli sembravano minuscoli e insignificanti di fronte alle montagne che si
innalzavano su entrambi i lati, e a un oceano che dilagava allorizzonte, senza terre distanti a limitarlo.
Tutto sembrava sereno.
Poi un piccolo dettaglio lo indusse a riprendere coscienza della situazione in cui si trovava.
Molto pi in l, nellazzurro mare luccicante, cinque navi procedevano lente a circa mezzo miglio dalla
costa rocciosa alla base della montagna. Catone si rese conto che dovevano essere visibili gi da un
po, e si arrabbi con se stesso per non averle notate prima. Scorgendo le linee gemelle di spruzzi che
marcavano il loro avanzamento, cap che si trattava di cinque galee. Le osserv attentamente mentre
viravano verso il lungo braccio di mare e si dirigevano dritte verso la montagna lontana e la base dei
pirati ai suoi piedi. Mano a mano che si avvicinavano, strizz gli occhi e vide che le due imbarcazioni
che erano alla testa e alla coda della piccola squadriglia erano delle liburne. In mezzo a loro cerano tre
biremi. Catone aggrott la fronte. Che significava tutto ci? Dovera la flotta di Ravenna?
Proprio in quel momento, mentre la liburna in testa emergeva dallombra nella distesa
delloceano illuminata dal sole, un flash abbagliante si accese sul ponte di prua. Quando Catone torn a
guardare limbarcazione, ci fu un altro flash. Poi un altro. Ci fu una pausa, e poi altri tre flash. Catone
si rese conto che era un segnale. I pirati stavano lanciando un segnale alla postazione di controllo. Fu
assalito dal panico non appena gli fu evidente che quelli si aspettavano una risposta, o che il messaggio
venisse trasmesso. Catone si alz in piedi, cercando di pensare. Poi si volt e corse al rifugio, gridando
con tutta la voce che aveva in corpo.
Secondo! Secondo! Esci fuori!.
Un attimo dopo la tenda di cuoio si scost di lato e Secondo usc di corsa dal rifugio,
stropicciandosi gli occhi. Appena vide lespressione tesa sul viso del centurione che correva verso di
lui, raddrizz la schiena. Che c? Che sta succedendo?
Alcune navi pirata si stanno avvicinando alla baia!. Catone indic il ciglio della scogliera.
Ci stanno facendo dei segnali. Devi aiutarmi. Vieni, svelto!.
Gli fece un cenno con la testa e si volt verso la postazione di segnalazione. Quando Secondo lo
ebbe raggiunto, respirando affannosamente, Catone vide che la nave stava ancora inviando il suo
segnale. Allora si rivolse allemissario imperiale e disse: Coraggio! Hai trascorso abbastanza tempo
con loro per sapere come funziona! Cosa significa quel messaggio?.
Secondo aggrott la fronte pensieroso.
Fa in fretta. Deve essere una specie di segnale di ricognizione. Qualcosa che sta a indicare che
sono amici e che va tutto bene Dimmelo! Dobbiamo far credere ai pirati nella baia che sono al sicuro
il pi a lungo possibile. Qualcuno vedr quelle navi da un momento allaltro. Se non trasmettiamo il
segnale giusto, capiranno che quass c qualcosa che non va e lanceranno lallarme. Coraggio!
Dimmelo! Cosa devo fare?
Sto pensando. Secondo chiuse gli occhi e ripens a quando era nella base dei pirati. S! S!
Ora ricordo. La bandierina nera. Issa la bandierina nera!.
Catone lo guard. La bandierina nera? Ne sei sicuro? Non leliografo?
No, quello serve per comunicare con la cittadella. Usavano le bandiere per segnalare le navi in
arrivo. Issavano la bandierina nera ogni volta che le loro navi tornavano da unincursione.
Catone afferr il rotolo di lino scuro dalla cassetta e fiss gli occhielli alle asole di corda sulla
drizza del pennone. Appena la bandierina fu saldamente legata, la iss e la assicur alla bitta di legno.
La leggera brezza del mattino fece ondulare quel pezzo di stoffa nel cielo azzurro, sopra le loro teste.
Catone si volt verso Secondo. Spero tu abbia ragione.
Secondo deglut nervosamente. Lo scopriremo presto. In un modo o nellaltro.
...
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CAPITOLO trentasei.
...
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...
Che cos?, disse Macrone, indicando la cima della montagna. Accanto a lui, sulla coperta di
prua della liburna, uno dei marinai si ripar gli occhi dal sole e li strizz per un istante prima di
rispondere.
Una bandierina, credo, signore.
Di che colore?, chiese immediatamente Macrone. Svelto!.
Non non riesco a vedere bene, signore. Sembra scura. Potrebbe essere blu o nera.
Macrone si volt, e mettendo le mani a coppa intorno alla bocca, grid: Portate qui il
prigioniero!.
Mentre veniva passato lordine di portare Aiace sul ponte, arriv Decimo e si mise accanto a
Macrone. Nessuno degli uomini sulla coperta indossava luniforme o era equipaggiato con le armi della
marina imperiale, ma indossavano tutti i vestiti e le armi presi dalle due liburne catturate. Decimo
sfoggiava un bellissimo turbante di seta e una tunica giallo acceso. Macrone, fedele alla sua natura,
aveva scelto un austero mantello marrone e calzoni di cuoio, e quando Decimo sal sulla piccola
coperta di prua scosse la testa di fronte allo stravagante abbigliamento del trierarca della nave.
Entrambi gli uomini fissarono la piccola ombra che ondeggiava contro la luce del sole che sorgeva
dietro la montagna.
Allora ha visto il nostro segnale, disse Decimo.
Qualcuno lo ha fatto, rispose Macrone a bassa voce. Non c modo di sapere se lass c
Catone o qualcun altro.
Tu cosa pensi?.
Macrone si sfreg il mento ispido. Non sono sicuro. Se  Catone, come fa a conoscere la
risposta corretta? Daltra parte potrebbe essere stato costretto a fuggire. E ci significherebbe che la
postazione di guardia  di nuovo nelle loro mani.
Ci fu un po di trambusto alle loro spalle, e quando i due ufficiali si voltarono, videro Aiace che
veniva bruscamente spinto fuori dal boccaporto. Due fanti lo fecero alzare in piedi strattonandolo e lo
trascinarono in avanti. Sotto il battente del boccaporto Macrone vide il luccichio delle armature dei
fanti nascosti sotto i ponti. Mentre il ponte della liburna si impennava sopra la cresta di unonda e poi
precipitava di nuovo gi, Macrone si rese conto di quanto dovessero stare scomodi i fanti. Ma non
poteva farci niente. Dovevano rimanere nascosti fino allultimo momento, se volevano che il piano del
prefetto avesse successo.
I fanti portarono Aiace davanti ai due ufficiali, bloccandogli le braccia dietro alla schiena. Lui
gli lanci uno sguardo di sfida, e Macrone scosse la testa sospirando. Ci hai provato, amico, ma con
me non funziona. Ho visto come ti hanno ridotto, quindi smettila.
Fottiti, romano!. Aiace tent di sputare in faccia a Macrone, ma aveva la bocca talmente
secca per la paura che emise solo il suono acuto di un soffio.
Che modi!, disse Decimo, sollevando un pugno. Forse dovrei insegnargli un po di buone
maniere?.
Gli occhi del giovane uomo guardarono con un luccichio di inquietudine il trierarca e Macrone
lo lasci in ansia per qualche momento, poi scosse la testa.
No, lascialo stare. Pu rimettersi in pari con le sue sofferenze pi tardi. Ora ho bisogno che lui
sia in buono stato.
Peccato, borbott Decimo voltandosi verso linsenatura che si apriva di fronte a loro,
estendendosi fino alle montagne. Avevano memorizzato la posizione della baia dalla mappa di Catone,
e Decimo scrut la base della montagna lontana per cercare di scorgere la cittadella.
Rilassati, disse Macrone. Non riusciremo a vederla ancora per un po.
Si volt verso il prigioniero e indic la postazione di guardia. Vedi lass? Quella bandierina.
Abbiamo fatto il segnale che ci hai detto, e loro hanno risposto cos. Cosa significa?.
Aiace alz gli occhi, guardando fisso. Deglut nervosamente, poi volt di nuovo lo sguardo
verso Macrone e sorrise.  troppo tardi, romano. Quella  la bandiera nera.  un avvertimento. Sanno
che state arrivando. Mio padre se ne sar andato molto prima che possiate raggiungere la baia.
Macrone non rispose. Non ebbe alcuna reazione, ma rimase solo a fissare il giovane pirata,
cercando di capire se gli stesse dicendo la verit oppure no. Al suo fianco sent Decimo agitarsi
nervosamente.
Ha ragione.  nera Macrone?
Zitto!.
 nera. Ci hanno scoperti.
Cos dice lui.
Dar lordine di invertire la rotta.
Fu in quel momento che Macrone vide unespressione di trionfo e di sollievo sul volto del
prigioniero, e cap che Aiace gli stava mentendo.
Mantieni la rotta.  un ordine. Sta mentendo. Quel segnale deve voler dire che li abbiamo
ingannati.
Decimo apr la bocca per protestare, ma anni di dura disciplina avevano dato i loro frutti, e
rispose: Terremo la nostra rotta, s signore.
Macrone si rivolse ai due fanti. Portate il prigioniero di sotto. Cercate di non fargli male
mentre scendete, eh?.
Scusate, signore. Non abbiamo potuto farne a meno. Lui  un po vivace.
Macrone studi il prigioniero. Be,  legato e ridotto piuttosto male. Non penso che possa
essere pericoloso, neppure per una coppia di fanti
I due uomini arrossirono, quindi si allontanarono per eseguire il loro ordine, rapidamente ma
con cautela.
Decimo indic con un cenno della testa la postazione di segnalazione. Significa che non c
Catone lass?.
Macrone alz le spalle. Non penso possa essere lui, a meno che non sia riuscito a catturare uno
dei pirati e lo abbia costretto a rivelargli il sistema di segnalazione. Credo che non ci si possa aspettare
tanto da lui. Macrone sorrise cupamente. Persino Catone deve schivare uno scontro, di tanto in tanto.
Spero solo che sia riuscito a fuggire sano e salvo.
Mi sembra un tipo pieno di risorse, convenne Decimo.
A volte non basta. A volte serve una generosa dose di fortuna, e Catone ha usato gi pi
fortuna di quanta un uomo abbia diritto di aspettarsi Lo sapremo presto.
Macrone spost la sua attenzione sulla montagna dallaltra parte del braccio di mare, a non pi
di sei o sette miglia di distanza. Le cinque navi sotto il suo comando avrebbero raggiunto la baia prima
di mezzogiorno. Poco dopo, dalla costa sarebbe apparsa la flotta di Ravenna, perfettamente visibile
dalla postazione di guardia, e si sarebbe diretta alla baia a tutta velocit. A quel punto, lui e la sua
piccola flotta avrebbero dovuto colpire con una velocit e una forza devastante, e tenere occupati i
pirati finch Vespasiano non fosse riuscito a far avvicinare il resto della flotta. Se il prefetto avesse
ritardato, o se i pirati si fossero riorganizzati e fossero riusciti a opporre una resistenza decisa, le cose si
sarebbero messe molto male per Macrone e il suo piccolo esercito di fanti e marinai.
Il sole sal nel limpido cielo del mattino, la brezza si rinforz, e Decimo chiese il permesso di
issare le vele.
Il vento  favorevole. Possiamo raggiungere la baia seguendo questa rotta senza bisogno di
usare la mura.
Macrone abbass lo sguardo sui rematori che faticavano sulle loro panche. Se manteniamo gli
uomini ai remi e issiamo le vele, dovremmo arrivare l molto pi rapidamente.
Troppo rapidamente, lo mise in guardia Decimo. Non possiamo rischiare di arrivare troppo
prima della flotta, signore.
Prima arriviamo alla baia, maggiori sono le nostre possibilit di coglierli di sorpresa. Lo sai
bene quanto me, Decimo.
 vero, signore. Ma se sfianchiamo gli uomini ai remi, non combatteranno bene. Sar gi
abbastanza dura, non c bisogno di stancare gli uomini in anticipo. Mi dispiace, so quanto siete
ansioso di attaccare, ma le cose stanno cos.
Macrone annu con una certa riluttanza. Allora va bene. Segnala alle navi di issare la vela e
mettere a bordo i remi. Preghiamo solo che non ci vedano arrivare in tempo per prendere delle
precauzioni contro il nostro piccolo stratagemma. Se lo faranno, saremo morti.
Dalla prora della liburna, Macrone rimase a fissare la lingua di terra che si avvicinava, sperando
che la sua nave superasse le onde che li separavano da terra. Anche con la sua limitata immaginazione,
Macrone riusc facilmente a visualizzare un pirata che pescava o nuotava per conto proprio, lontano
dalle acque sporche dellancoraggio. Alzando lo sguardo, il pirata avrebbe visto le cinque vele dirette
verso il promontorio, e immediatamente avrebbe informato Telemaco del suo avvistamento. I pirati
sarebbero stati allerta con una flotta romana che dava loro la caccia. Si sarebbero schierati e armati, e
gli equipaggi avrebbero preparato le navi per entrare in azione. Appena avessero scoperto il loro
stratagemma, i romani sarebbero stati massacrati e le acque della baia si sarebbero tinte del rosso del
loro sangue.
Macrone cerc di scacciare dalla sua mente quelle orribili immagini. La mossa di Vespasiano
aveva ottime probabilit di successo. I pirati avevano inviato quelle stesse liburne molti giorni prima
per conquistare altre imbarcazioni. Probabilmente si aspettavano che tornassero, e sarebbero stati ben
felici nel vedere una conferma del loro successo. Meglio ancora, se Macrone non si sbagliava sul
significato della bandierina nera, i pirati sarebbero stati soddisfatti di ricevere il segnale di ricognizione
corretto e di sapere che andava tutto bene. Le probabilit erano a favore di Roma, tuttavia Macrone
sentiva comunque il bisogno di implorare laiuto degli di. Preg in silenzio Marte e la dea Fortuna, e
promise a entrambi una lancia votiva se fosse uscito vivo da quello scontro imminente e la flotta di
Ravenna avesse trionfato.
Erano a non pi di un miglio dalla lingua di terra, quando vide le sagome di due uomini in cima
alla scogliera che osservavano le imbarcazioni in avvicinamento. Mentre le navi si appressavano,
Macrone si aspettava di vederli voltarsi e correre, ma rimasero l, a fissare le cinque vele. Quando le
imbarcazioni furono a mezzo miglio dalla costa, le sentinelle sollevarono un braccio e li salutarono.
Macrone deglut nervosamente e ricambi il saluto, sospettando si trattasse di una sorta di test. Ma non
venne lanciato alcun segnale dallarme, e le navi iniziarono ad aggirare il promontorio. Molto pi
dietro di loro, Macrone sapeva che al resto della flotta era stato trasmesso il segnale di fare rotta verso
la baia e correre con tutta la velocit con cui il vento e i remi erano in grado di sospingere le navi da
guerra di Vespasiano.
Una leggera foschia incombeva sulla scogliera, e infine inizi gradatamente a scorgersi il
promontorio roccioso sul quale era situata la roccaforte dei pirati. Sul ponte intorno a lui, Macrone
riusciva a sentire la tensione serpeggiare tra gli uomini dellequipaggio e si rivolse a loro con un
grugnito rabbioso.
State calmi, maledizione. Loro pensano che siamo amici. Quindi sorridete e salutate a pi non
posso. Capito?.
I marinai e i fanti travestiti che si trovavano sul ponte annuirono inquieti e continuarono a
svolgere i propri compiti, oppure si allinearono di lato e rimasero a fissare la baia che si apriva di fronte
a loro. A prima vista, la distesa dacqua sembrava piena di navi nemiche. Poi Macrone le cont, e vide
che erano esattamente lo stesso numero di quelle che lui e Catone avevano segnato sulla mappa due
giorni prima. La superficie del mare era quasi piatta, e i riflessi delle galee dei pirati luccicavano in
modo non uniforme sotto gli scafi scuri, ormai a poche centinaia di metri di distanza da loro. Lungo i
fianchi delle imbarcazioni pi vicine, apparvero volti incuriositi, e molti salutarono esultando alla vista
delle biremi catturate che navigavano in mezzo alle due liburne. Al di l delle navi nemiche, la
roccaforte incombeva sulla baia, e Macrone riusc a scorgere le strutture di numerose catapulte montate
lungo le mura e su alcune piattaforme che sovrastavano lancoraggio. Ma non cera odore di olio
bruciato a indicare la preparazione di missili incendiari, e si sent confortato. Per il momento andava
tutto bene. Si volt verso poppa, incroci lo sguardo di Decimo e fece un cenno con la testa.
Ammainare le vele!, grid Decimo in greco. Disarmare i remi!.
Una dopo laltra, le quattro imbarcazioni eseguirono gli ordini e curvarono verso lancoraggio
delle navi pirata. Mentre i marinai serravano senza fretta la vela e fissavano i tiranti, venne mantenuta
una vogata tranquilla e lenta per placare i sospetti dei pirati, e far sembrare che i nuovi arrivati stessero
semplicemente percorrendo lultimo tratto in avvicinamento. Per favorire la trappola, Decimo diede
lordine allequipaggio sul ponte di preparare la catena dellancora mentre la liburna scivolava
silenziosamente nella baia. Nel buio del boccaporto aperto Macrone vide volti ansiosi sbirciare verso il
sole, pronti a saltar fuori e lanciarsi nella battaglia. Tuttavia Macrone si disse che ci voleva cautela, e
che non era ancora arrivato il momento. Doveva dare lordine il pi tardi possibile e avvicinarsi il pi
possibile alle navi nemiche prima di essere scoperti.
Decimo aveva lordine di dirigersi per prima cosa verso la trireme, e sussurr al timoniere di
avvicinarsi alla nave ammiraglia dei pirati, ma senza raggiungerla. Fuoribordo, con un movimento
regolare, le pale dei remi scorrevano in alto, in avanti e poi in basso nelle calme acque della baia,
agitando i rifiuti e le acque di scarico che galleggiavano in superficie.
Aiace!.
Lurlo fece sobbalzare Macrone, che alzando gli occhi vide un volto sorridente sul ponte di
poppa della trireme. Luomo grid ancora, in una lingua incomprensibile che per quel che ne sapeva
Macrone poteva essere greco. Lui si sforz di sorridere e allarg le braccia in un ampio gesto
amichevole di saluto, anche se il cuore gli batteva forte dentro al petto. Luomo ripet ci che aveva
detto un attimo prima e Macrone rise di cuore, tanto che il pirata aggrott la fronte con espressione
confusa. Luomo spost gli occhi da Macrone agli altri uomini che si trovavano sul ponte, che
evitarono il suo sguardo, e poi drizz la schiena, fissando attentamente il ponte della liburna e il
boccaporto che portava nella stiva. Macrone si volt, poi mise le mani a coppa intorno alla bocca e fece
un profondo respiro.
Ora!.
...
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CAPITOLO trentasette.
...
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Ancora prima che il suono della sua voce riecheggiasse sul fronte della scogliera, sui ponti delle
cinque navi si iniziarono a urlare gli ordini. Mentre i fanti sciamavano dalle stive, lequipaggio afferr i
grappini e i rematori virarono verso le navi che costituivano il loro obiettivo. Macrone indic una delle
triremi e Decimo annu con un cenno della testa, poi pass lordine al timoniere. Su ogni baglio i lunghi
remi spazzavano lacqua in avanti, poi affondavano e risalivano di nuovo, mentre le galee acquistavano
velocit sulla striscia dacqua sempre pi stretta che li separava dalle navi pirata. Inizialmente non ci fu
una reazione immediata da parte dei pirati, che rimasero a guardare dapprima sorpresi e poi inorriditi le
navi dirette verso di loro. Ai fanti era stato ordinato di restare zitti mentre le navi si avvicinavano,
quindi sulla baia incombeva un silenzio innaturale.
Poi, dopo quella che sembr una lunga pausa, i pirati iniziarono a rispondere allattacco. Gli
ufficiali gridarono ordini, e gli uomini si arrampicarono sui ponti alla ricerca delle loro armi. Sulla
spiaggia, dove proseguiva il calafataggio delle tre imbarcazioni, il nemico fu pi lento a reagire e
rimase a osservare in silenzio le navi romane sferrare lattacco. Poi dalla roccaforte provenne il lungo
suono monotono di un corno che lanciava lallarme, e solo allora i pirati si resero pienamente conto di
cosa stesse succedendo. Ma era ormai davvero troppo tardi per le imbarcazioni pi vicine alla piccola
squadriglia di Macrone.
Allultimo momento il timoniere spinse forte contro le sue pale gigantesche, e i remi di babordo
si bloccarono di colpo nellacqua, facendo girare su se stessa la liburna e mandandola a finire contro il
fianco della trireme con un tonfo acuto che fece tremare ogni asse della piccola imbarcazione.
Fuori i grappini!, grid Decimo da poppa, e ganci di ferro a tre punte volarono sul ponte della
trireme. I marinai tesero forte le corde e le legarono alle gallocce, poi afferrarono le loro armi leggere e
arrampicandosi sulle corde salirono sulla nave nemica. I fanti, con le armature pi pesanti, sollevarono
rapidamente le scale da imbarco e salirono dietro ai loro compagni. Macrone si fece largo tra i soldati
ammassati fino alla scala pi vicina e sal. Dopo aver afferrato la balaustra laterale della trireme, salt
sul ponte, atterrando pesantemente con le gambe salde a terra, ed estrasse la spada da sotto il mantello.
La lotta per la trireme era gi decisa. Come aveva previsto Vespasiano, a bordo cera solo un
equipaggio ridotto allosso. Il resto degli uomini doveva essere a terra, alloggiato nella cittadella o in
uno dei rifugi situati sul pendio dietro la spiaggia. Sul ponte cerano tre corpi distesi. Un quarto uomo
era accasciato contro lalbero maestro, e sputava fiotti di sangue. Dietro lalbero, due uomini stavano
cercando di arrendersi, ma i fanti li finirono senza piet e si diressero di corsa sullo scalandrone che
portava sotto al ponte. Gli ordini che avevano ricevuto erano stati chiari: niente prigionieri. Non
potevano permettersi di sprecare uomini per sorvegliarli, e tutto il tempo perso per trattare con i
prigionieri avrebbe smorzato limpeto dellattacco.
Alcuni dei pirati che erano riusciti a sfuggire alla prima ondata di romani erano corsi dalla parte
opposta e si stavano gettando in mare, cercando di raggiungere la riva il pi velocemente possibile,
mentre gli uomini di Macrone scagliavano contro di loro tutto ci che gli capitava a tiro: caviglie,
tegami e brocche, e perfino le armi degli stessi pirati, abbandonate nel tentativo disperato di sfuggire ai
loro aggressori.
Macrone lasci ai suoi uomini quel compito e corse a poppa verso il ponte di comando,
superando la piccola scala con un solo balzo. Poi corse alla battagliola e guard in mare per vedere
come se la stava cavando la sua piccola squadriglia. La bireme pi vicina aveva quasi agguantato la sua
preda, e pi in l, oltre i ponti delle altre navi, imperversava un combattimento. Sbatt i pugni
soddisfatto per il buon inizio dellattacco. Ma era importante non perdere lo slancio, e sporgendosi un
po vide Decimo e agit la spada per attirare la sua attenzione.
Preparatevi a muovervi! Fa risalire a bordo lequipaggio! Io mi occuper dei fanti!.
Decimo salut e inizi immediatamente a gridare ordini ai suoi uomini. Macrone corse di nuovo
sul ponte principale.
Le prime due sezioni con me! Gli altri tornino sulla nave.
Data leccitazione convulsa che scorreva nelle loro vene, gli uomini impiegarono qualche
istante a rispondere allordine e a tornare verso le scale. Mentre i primi soldati tornavano sul ponte
dalla stiva, Macrone afferr il suo optio per un braccio.
Prendi qualche uomo. Torna di sotto e accendi qualche fuoco. Fa le cose per bene. Poi torna
sulla nostra nave.
S, signore.
Non possiamo aspettarvi, disse Macrone, poi indic con un cenno della testa una piccola
barca legata sul ponte. Dovrete prendere quella. Va!.
Loptio si volt, si arrampic sul fianco e scese sulla liburna. Il ponte era pieno di soldati
esaltati e sorridenti, con i volti arrossati per leccitazione della loro facile vittoria, e Macrone si
avvicin a Decimo mentre i grappini venivano rimossi e le scale di imbarco smontate.
Decimo gli rivolse un ampio sorriso. Una labbiamo presa. Ce ne mancano solo altre venti.
Sar un gioco da ragazzi, disse Macrone ridendo. Poi si volt e indic una bireme pi vicina
alla riva rispetto a quella che avevano appena catturato. La prossima  quella. Affianchiamoci il pi
velocemente possibile.
Gli uomini ai remi allontanarono la liburna dal fianco della trireme prima di far muovere di
nuovo limbarcazione. Mentre si lasciavano la grande nave sulla scia, Macrone vide una sottile spira di
fumo sul ponte, che poi si fece pi densa trasformandosi in una coltre vorticosa di fuliggine mentre le
fiamme si diffondevano. Davanti a loro, lequipaggio della bireme si stava preparando come poteva per
respingere gli assalitori. Mentre il breve assalto alla trireme era in corso, i pirati avevano avuto il tempo
di armarsi e prendere posizione sui lati della loro imbarcazione. Molti erano armati con archi, e i
giavellotti erano stati estratti e disposti lungo i fianchi, pronti alluso. Come per laltra nave, solo una
piccola parte dellequipaggio era a bordo, ma Macrone cont circa una ventina di uomini. Abbastanza
per organizzare una difesa efficace.
Macrone si schiar la gola e si rivolse ai fanti. Questo sar un vero e proprio scontro, ragazzi.
Ma seguiremo la stessa strategia di prima. Attaccate rapidamente, siate duri e non fate prigionieri.
Mentre la liburna avanzava con forza verso la nave nemica, la maggior parte degli uomini
acclam quellincoraggiamento, ma i veterani stavano gi valutando limpresa che li aspettava e
soppesando le possibilit di successo. Quando furono a cinquanta passi di distanza, Macrone sent che
dal ponte dei pirati veniva lanciato un ordine, e diversi giavellotti sfrecciarono sorvolando il mare.
Macrone ebbe appena il tempo di gridare: Alzate gli scudi!.
Poi le pesanti punte di ferro dei giavellotti caddero con un tonfo sul ponte o perforarono gli
scudi con un forte schianto. Si ud un grido di dolore mentre un uomo cadeva a terra, con lo stomaco
trafitto da un giavellotto che lo bloccava alla ringhiera laterale.
Toglietegli quellaffare e portatelo di sotto! E voi tenete sollevati quei maledetti scudi!
Decimo! Prendi alcuni dei tuoi uomini e falli rispondere allattacco!.
Mentre la distanza tra le due imbarcazioni diminuiva, ci fu appena il tempo di scambiare
qualche raffica, poi Decimo diede lordine di frenare la barca, e mentre gli uomini ai remi rallentavano
la corsa della liburna, le navi si incontrarono prora contro prora con uno scossone che fece cadere a
terra la maggior parte degli uomini, in un groviglio di arti e armi, mentre imprecazioni e grida di dolore
e di rabbia solcavano laria.
Macrone si rialz in piedi, gridando: Tirate quei grappini! Forza! Forza!.
Ancora una volta, i ganci di ferro colpirono con un tonfo la nave nemica e vennero tirati. Il
primo fante inizi ad arrampicarsi sul fianco della bireme, ma prima che potesse raggiungere il ponte,
un pirata spunt da dietro la balaustra brandendo unenorme ascia con entrambe le mani. La pesante
lama fendette laria e spacc lelmo e la testa del soldato. Il corpo fu colto da spasmi e cadde nella
stretta fessura dacqua tra le due imbarcazioni. Mentre gli altri fanti esitavano dietro di lui, Macrone
afferr un giavellotto, prese la mira e lo scagli contro luomo che brandiva lascia. La dura punta lo
colp al centro del petto e lui barcoll allindietro e scomparve.
Cosa state aspettando?, url Macrone ai fanti. Volete che faccia tutto io?.
Con un ringhio rabbioso, Macrone afferr una corda e salt sul ponte della bireme, pronto a fare
a pezzi il primo pirata che gli fosse capitato a tiro. Era il primo romano a salire sullimbarcazione, e
immediatamente quattro pirati si voltarono verso di lui con le spade alzate. Dietro alle lame, i loro
sguardi erano spietati. Ai suoi piedi vide lascia sporca di sangue delluomo che aveva appena ucciso e,
dopo averla afferrata con entrambe le mani, la fece roteare sopra la sua testa.
Avanti, disse con un sorriso di scherno. Chi pensa di avere abbastanza fegato?.
Alle sue spalle una cima vibr violentemente mentre un altro romano saliva sulla nave pirata.
Uno dei pirati lanci un grido ai suoi compagni e si avvent contro Macrone. Lascia colp il braccio
delluomo poco sopra il polso, e larma, con la mano ancora attaccata, cadde sul ponte con un tonfo.
Macrone scans il pirata urlante di lato con un calcio e si scagli contro i suoi compagni. Il primo
aveva un piccolo scudo, che sollev disperatamente per deviare il colpo di Macrone, ma limpatto lo
scaravent di fianco e lui vol sul ponte, stordito. Mentre Macrone brandiva di nuovo lascia per
sferrare un altro colpo, uno dei pirati si volt e corse via, mentre un altro calcol perfettamente il suo
attacco e vibr un fendente al petto di Macrone con una lama curva e sottile che trapass il mantello, la
tunica e fer la pelle sottostante. Macrone sent un dolore come se qualcuno gli avesse poggiato sul
fianco un ferro incandescente.
Maledizione!, imprec tra i denti e indietreggi contro il fianco della nave. Il pirata
sogghign e fece un balzo in avanti, con la spada rivolta verso la gola di Macrone, ma prima che la
spada potesse colpirlo, un giavellotto la colp di lato e il primo fante che aveva risalito la corda alle
spalle di Macrone salt sul ponte e sferr un pugno in faccia al pirata, scaraventandolo a terra. Luomo
capovolse il giavellotto e infil la punta acuminata nel cuore del pirata, poi la estrasse con uno strattone
e cerc un altro nemico da colpire.
Mentre gli altri fanti salivano a bordo e si sparpagliavano, Macrone si guard la ferita e vide che
usciva del sangue attraverso il tessuto lacerato della sua tunica. Imprec di nuovo e lasci cadere
lascia, poi si tolse il mantello e infil la mano attraverso la stoffa strappata. Aveva una ferita sul petto
lunga pi di una spanna e sobbalz quando le sue dita sollevarono un lembo di pelle.
Brutta cosa, mormor e si sollev la tunica sopra la testa. La ferita era abbastanza pulita, ma
sanguinava abbondantemente e, dopo aver estratto la spada, Macrone tagli unampia striscia dalla
tunica strappata e improvvis una benda che si strinse intorno al petto, abbastanza stretta per fermare il
sanguinamento, ma non troppo da impedirgli di respirare. Altri fanti si ammassarono a bordo e
iniziarono a combattere a poppa. Tuttavia Macrone si rese conto che i pirati stavano opponendo una
strenua difesa, rimanendo uniti e combattendo con la ferma determinazione di salvare la propria nave.
Anche quando i fanti iniziarono a essere pi numerosi di loro e a spingerli verso poppa, arretrarono
lentamente, costringendo i loro nemici a combattere per ogni centimetro del ponte. Tre fanti erano stati
abbattuti, e altri due caddero sul ponte proprio davanti agli occhi di Macrone, uno con un grosso
squarcio sulla coscia, laltro sbattuto a terra con un tonfo con lenorme lama di un pugnale conficcata in
mezzo alla fronte.
Avanti, ragazzi!, grid Macrone ai suoi uomini. Uccideteli!.
Poco dopo, la loro superiorit numerica si rivel decisiva. I fanti tenevano abbassati i loro scudi
e respingevano con la forza i pirati, uccidendoli non appena facevano un passo falso o gli capitavano a
tiro. Pozze di sangue macchiavano il ponte, rendendolo scivoloso per gli scarponi dei fanti. I pirati
vennero uccisi uno dopo laltro, finch solo una manciata di loro rimase a difendere il ponte di poppa.
Mentre combattevano disperatamente, Macrone chiam una squadra di fanti e la mand di sotto ad
appiccare il fuoco. Quasi immediatamente si ud un forte schiamazzo provenire dalla stiva e, stringendo
le braccia lungo i fianchi, Macrone abbass la testa e la infil nel boccaporto.
Che succede l sotto?.
Uno dei fanti balz fuori, strizzando gli occhi alla luce del sole, e rispose: Sono alcuni
prigionieri, signore. Sono rinchiusi nelle sentine.
Allora tirateli fuori! Liberateli e tirateli fuori.
S, signore. Il fante sfrecci di nuovo nelloscurit, e sul ponte principale si ud il rumore del
legno che veniva fatto a pezzi. Quando lultimo pirata fu abbattuto sul ponte di prua, Macrone sent un
trambusto provenire dal boccaporto principale, e vide una manciata di uomini cenciosi e sudici
arrampicarsi sopra coperta, riparandosi disperatamente gli occhi dal bagliore del sole, guardandosi
attorno per fare un bilancio della battaglia che imperversava intorno a loro.
Via da qui!, grid Macrone. Salite a bordo della liburna. Stiamo dando fuoco a questa nave.
Muovetevi!.
Sentendo il rumore delle fiamme crepitanti e vedendo il fumo che risaliva da sotto, marinai,
fanti e prigionieri abbandonarono in fretta la bireme e si misero al sicuro nellaltra imbarcazione.
Mentre Macrone attendeva il suo turno di risalire la corda, guard ancora una volta la baia. Quattro
navi bruciavano. La trireme sulla quale Macrone era salito poco prima era avvolta dalle fiamme e il
calore proveniente dal grosso incendio attraversava il mare, tanto che perfino da quella distanza
Macrone riusciva a sentirne lintensit. Altrove i fanti stavano combattendo per il controllo di altre
quattro imbarcazioni. Ai margini della battaglia, una delle navi pirata stava tentando di muoversi, e il
suo piccolo equipaggio stava cercando in tutti i modi di farla avanzare con una manciata di uomini ai
remi.
A riva, la spiaggia pullulava di uomini che trascinavano piccole barche nellacqua. Alcune
erano gi in mare e si dirigevano verso le imbarcazioni pi vicine ancora nelle mani dei pirati. Sulla
roccaforte i reparti di artiglieria stavano precipitosamente puntando le catapulte e raccogliendo le
munizioni. Una sottile spira di fumo si alz dai fuochi che riscaldavano lolio per gli incendiari.
Macrone si rese conto che, da un momento allaltro, avrebbero tentato dei tiri di aggiustamento. Con un
sorriso pens che i loro tentativi erano i benvenuti. Data la mischia che imperversava nella baia, era
probabile che colpissero una delle loro navi quanto una nave romana.
Nonostante ci, un attimo dopo uno schianto sordo attravers lacqua e quando Macrone alz lo
sguardo vide un arco di fuoco provenire dalla cittadella. Si avvicinava come se fosse diretto proprio
verso il centurione, poi raggiunse il picco della sua traiettoria e il suono crepitante delle fiamme copr
tutti gli altri rumori della battaglia. Allultimo momento si abbass e colp lacqua con un forte tonfo e
un breve sibilo di vapore a pochi metri dalla bireme.
Maledizione!, borbott uno dei fanti. Se questo  solo il loro primo tentativo, siamo
spacciati.
 stata solo fortuna, rispose Macrone ostentando calma. Il prossimo ci mancher di un
miglio.
Il fante non era convinto. Be, non star qui a cercare di scoprirlo, signore.
Macrone scoppi a ridere. Neanche io. Scendiamo alla svelta da questa nave.
Appena furono tutti risaliti sulla liburna, Decimo diede lordine di partire e Macrone indic la
pi vicina delle navi romane, bloccata nello scontro con lequipaggio di unaltra bireme. Laggi.
Andiamo l e finiamoli.
S, signore. Decimo guard la grezza fasciatura stretta intorno al petto del centurione. Va
tutto bene?
Dannazione! Ti sembra che vada tutto bene?, sbott Macrone. Mandami un attendente
medico ed esegui gli ordini!.
Mentre il trierarca tornava nella sua posizione accanto al rematore, Macrone si appoggi con
cautela sul fianco della nave. Per un attimo sent un mancamento e scorse una ragnatela di ombre sulla
sua visione periferica. Strinse una mano in un pugno e lo sbatt sul ponte. Maledizione! Non avrebbe
consentito a una ferita di impedirgli di condurre i suoi uomini in quella battaglia. Non adesso. Non
ancora. Non prima che Vespasiano arrivasse e completasse la vittoria su quella feccia di pirati.
Mentre la galea avanzava verso le due biremi, lattendente medico tolse a Macrone la fasciatura
improvvisata, ripul in fretta la ferita e applic una nuova benda di lino. Mentre luomo eseguiva
loperazione, Macrone osservava i reparti di artiglieria sulla cittadella che tentavano altri colpi, ma ora
che la sua liburna era fuori portata, non cera nessuna nave romana a tiro. Tuttavia, quando le catapulte
cessarono il loro breve bombardamento, le barche si staccarono da riva e iniziarono a muoversi tra le
navi. Qualcuno molto saggiamente aveva ordinato loro di tenersi alla larga dalle navi impegnate nello
scontro, e loro si stavano dirigendo verso le imbarcazioni intatte ancora ancorate, riversandosi a bordo
per preparare le loro navi alla battaglia. Appena fossero salpate, con i ponti pieni di uomini armati e
assetati di vendetta, le cinque navi di Macrone si sarebbero trovate in svantaggio numerico di due a
uno. Doveva assolutamente fare qualcosa per aumentare le loro probabilit di vittoria. Macrone si gir
verso loptio pi vicino e gli fece un cenno. Voglio degli archi per i tuoi uomini. Fai accendere un
fuoco, e scoccate le frecce infuocate contro ogni nave pirata che vi capita a tiro.
Loptio salut, abbass lo scudo e corse a impartire gli ordini di Macrone. Il centurione diede
poi lordine a un altro gruppo di fanti di scagliare una raffica di giavellotti verso le piccole barche
zeppe di pirati che si stavano dirigendo verso le navi che i romani non avevano ancora impegnato nello
scontro. Nessuna di quelle azioni avrebbe causato grossi danni. Le frecce di fuoco si sarebbero spente
facilmente, e i giavellotti avrebbero causato pochi morti, ma quellespediente avrebbe almeno distratto
il nemico e fatto guadagnare un po di tempo a Macrone e ai suoi uomini.
La liburna scivol di fianco alla bireme, e ancora una volta i fanti entrarono subito in azione,
con un grido dincitamento che fece arretrare i pirati per un prezioso istante prima di lanciarsi nello
scontro. Ma Macrone not nuovamente che erano molti meno di loro, e che quelli ancora in grado di
combattere apparivano sfiancati dalla fatica. Mentre lesiguo numero di pirati veniva spazzato via dal
ponte della bireme, Macrone chiese di avere la sua armatura, e il medico lo aiut a indossare la sua
corazza a scaglie e gli leg sopra la cintura. Macrone si calc in testa limbottitura di feltro e si strinse
lelmo, sentendosi immediatamente pi felice nel sentire il peso familiare della sua armatura.
Non sforzatevi troppo, signore, lo avvert il medico. Dovreste riposarvi, altrimenti la ferita
riprender a sanguinare.
Mi prender qualche giorno di malattia, allora, eh?. Macrone guard luomo con espressione
irritata, poi si volt verso la corda pi vicina e sal rigidamente sul ponte nemico. Fu subito evidente
che la lotta per quella nave era stata dura e sanguinosa. Il ponte era ricoperto di corpi riversati uno
sullaltro, e Macrone not con ansia che molti appartenevano ai fanti romani. Il centurione cerc il
comandante dellaltra nave romana e vide il centurione Minucio che asciugava la lama sulla tunica di
un pirata morto. Minucio era stato scelto per la missione perch era un veterano: duro e affidabile.
Macrone si era rallegrato della sua presenza, nonostante le loro divergenze personali.
Minucio! Vieni qui!.
Il centurione corse verso Macrone e indic la carneficina di corpi che ricopriva il ponte.
Sembra che abbiano finalmente avuto il coraggio di combattere degnamente.
Macrone annu. Lo shock iniziale dellattacco si era esaurito e i pirati stavano rapidamente
recuperando terreno. Ormai avevano unidea chiara delle dimensioni delle forze dassalto di Macrone,
e presto avrebbero sferrato un attacco. Una delle navi pirata che era sfuggita allattenzione degli
assalitori aveva gi liberato il cavo dellancora e stava remando allindietro sul lato di dritta per dirigere
gli archi verso la confusa mischia di navi da guerra dallaltra parte dellancoraggio. E presto si
sarebbero unite a essa molte altre navi, i cui ponti pullulavano gi di uomini.
Minucio segu la direzione dello sguardo di Macrone, poi guard verso la lingua di terra. Ma il
mare era calmo e limpido, e non cera traccia del resto della flotta.
Non fatevi troppe illusioni, disse Macrone con voce sommessa. Non saranno qui prima di
unora.
Lo so, rispose Minucio con un debole sorriso. Ma la questione : noi saremo ancora qui tra
unora?.
...
.
...
CAPITOLO trentotto.
...
.
...
Come se la stanno cavando i tuoi?, chiese Secondo, con il respiro pesante.
Avevano iniziato la discesa della montagna non appena le cinque navi avevano iniziato ad
attaccare la flotta dei pirati. La sorpresa per la svolta che avevano preso gli eventi era durata solo un
momento, e subito Catone si era reso conto di ci che stava accadendo. Il centurione e lemissario
imperiale ora discendevano il ripido sentiero il pi velocemente possibile. La ghiaia e le pietre
rendevano la discesa difficile e rischiosa, e i due erano costretti a procedere con unandatura che stava
facendo ribollire Catone dimpazienza e dansia mentre aiutava lanziano uomo. A ogni miglio
dovevano fermarsi per riposare, e ogni volta Catone guardava verso la baia e vedeva la battaglia che
imperversava in lontananza. Nessun suono arrivava fino a loro mentre le minuscole sagome salivano e
scendevano freneticamente dalle imbarcazioni, come formiche che correvano su navi giocattolo.
Catone, come stiamo andando?, chiese di nuovo Secondo.
Catone era appoggiato a una roccia, e guardava la baia riparandosi gli occhi con entrambe le
mani.  difficile dirlo da qui. Ci sono molte navi in fiamme. Una sembra aver tagliato il cavo
dellancora e dirigersi verso le scogliere. Alcune navi sono affiancate, e vedo uomini combattere. Ma
non saprei dirti chi  in vantaggio. Non riesco neppure pi a capire quali siano i nostri.
Secondo scosse la testa. Ma come  saltato in mente al vostro prefetto di mandare cinque navi
contro i pirati?  una missione suicida.
Io non credo, ribatt Catone. Non  nello stile di Vespasiano. Deve trattarsi di una sorta di
mossa dapertura.
Una mossa dapertura?. Secondo guard Macrone inarcando le sopracciglia, poi rise
amaramente. Non credo che quegli uomini resisteranno abbastanza per attendere la mossa vincente del
prefetto. Sempre che ce ne sia una.
Catone scroll le spalle. Fidati di quelluomo. Non ci ha mai deluso. Forza, muoviamoci.
C sempre una prima volta, borbott Secondo mentre si rimetteva faticosamente in piedi.
Poi ripresero a scendere lungo il sentiero. Catone calcol rapidamente che, a quella velocit, non
sarebbero arrivati a riva prima del tramonto. Non appena fosse scesa la notte, avrebbero dovuto
fermarsi, poich non avrebbe rischiato di proseguire lungo quel sentiero insidioso con il buio. A quel
punto il risultato della battaglia sarebbe ormai stato deciso. Se fosse andata male per la flotta romana,
non avrebbe avuto senso continuare in quella direzione, e lunico modo per mettersi in salvo sarebbe
stato risalire il pendio.
Catone? Cosa succeder quando arriveremo ai piedi della montagna?
Supponendo che la nostra flotta labbia spuntata, prenderemo la nostra barca e remeremo per
raggiungere i nostri.
E se perderanno?
Non succeder. Ora risparmia il fiato e continua a camminare. Proseguirono la loro discesa in
silenzio, accompagnati solo dal respiro pesante di Secondo e dalle fievoli strida dei gabbiani sotto di
loro. Passarono accanto ad alcuni alberi bassi e poco davanti a loro il sentiero conduceva in una densa
foresta di pini. Catone si ferm.
Conosci bene questo sentiero?
Fin troppo, rispose Secondo con una smorfia. Negli ultimi due mesi ho fatto su e gi pi
volte di quante riesca a ricordare.
Fino a dove arrivano gli alberi?
Fino alla costa.
Senza interruzioni? Non c un posto dal quale possiamo buttare un occhio per vedere cosa sta
succedendo nella baia?.
Secondo riflett per un attimo e poi scosse la testa.
Merda, sbott Catone mordendosi un labbro. Lultima cosa che desiderava era arrivare fino
ai piedi della montagna senza sapere assolutamente nulla di come stesse andando la battaglia. Per non
avevano alternative. Le cose stavano cos, e loro avrebbero dovuto iniziare a scendere tra gli alberi
nella speranza che i pirati venissero sconfitti. Tuttavia, scrutando la riva opposta, Catone vide che lo
scontro si era concentrato nella curva della baia, e che tutte le galee e le piccole barche stavano
convergendo verso il groviglio di imbarcazioni impegnate nella lotta. Quello poteva significare una
sola cosa: che i romani stavano perdendo, e in malo modo. A meno che non accadesse presto qualcosa,
sarebbero sicuramente stati sopraffatti dai pirati.
Quella cos?, domand Secondo, puntando il dito verso il mare. Una nave da guerra?.
Catone si volt verso il punto in cui la massa della montagna scendeva a picco sul mare, e vide
la prora lucida di una trireme avanzare. Quasi immediatamente altre imbarcazioni iniziarono a
comparire al suo fianco. Tutte avevano le vele issate per assistere i rematori, e mentre Catone e
Secondo stavano a guardare, la flotta di Ravenna apparve allorizzonte, puntando minacciosamente a
tutta velocit verso il covo dei pirati.
Catone si rivolse allemissario imperiale sorridendo. Vedi. Ti avevo detto che Vespasiano
aveva in mente qualcosa.
 vero, rispose Secondo con un sorriso contrito. Ma se devo essere sincero, credo che abbia
davvero poco tempo.
Catone si volt e vide che luomo aveva ragione. La flotta avrebbe impiegato circa unora per
aggirare il promontorio ed entrare nella baia, e visto come stavano andando le cose, i sopravvissuti
delle prime cinque navi non potevano resistere tanto a lungo.
Dalla torretta sul ponte di prua della sua nave ammiraglia, Vespasiano aveva una chiara visuale
sulla striscia di mare che separava le due montagne. Sul promontorio distante, una fitta coltre di fumo
fluttuava nel cielo. Dietro di lui, il tamburo del pausario batteva un ritmo costante, e ogni energico
colpo di remi provocava una leggera sbandata del ponte sotto i suoi scarponi. La brezza che gonfiava la
vela proveniva dal traverso di poppa e non poteva essere migliore per i suoi scopi. Eppure il prefetto
era pi in ansia di quanto non lo fosse mai stato in tutta la sua vita. I suoi uomini stavano combattendo
e morendo a poche miglia di distanza, e lui doveva andare in loro aiuto il pi rapidamente possibile. Ma
non erano solo le vite dei suoi uomini che pesavano sulla sua mente. Se il piano fosse fallito, i pirati
sarebbero fuggiti, liberi di razziare le imbarcazioni dellAdriatico, Telemaco avrebbe avuto i rotoli per
ricattarlo, e Vespasiano sarebbe caduto in disgrazia.
Sembra che il centurione Macrone stia creando come al solito scompiglio, disse Vitellio
ridendo mentre raggiungeva il suo comandante sulla torretta. Speriamo che il vostro piano funzioni,
signore.
Sta funzionando, rispose Vespasiano con tono deciso.
Bene, disse Vitellio annuendo con un cenno del capo. Perch se, per qualsiasi ragione, non
andasse come noi come voi avete sperato, be non oso pensare alle conseguenze signore.
Vespasiano chiuse la bocca, mordendosi le labbra per la rabbia, cercando di non reagire.
Vitellio, tuttavia, si stava gustando quel momento, e decise di stuzzicarlo pi che poteva.
 stato, ovviamente, un piano rischioso, disse tra s e s. Ma suppongo che in guerra i rischi
siano inevitabili. Mi chiedo se il popolo di Roma apprezzer la necessit di correre questo rischio.
Posso solo sperare che comprendano le vostre ragioni come le comprendo io, signore.
Vespasiano alz una mano. Credo che possa bastare, tribuno. Hai espresso abbastanza
chiaramente il tuo pensiero.
Non credo, replic Vitellio a voce bassa, in modo che potesse sentirlo solo Vespasiano. Non
so come abbiate fatto, ma un giorno o laltro ve la far pagare per avermi tolto il comando. Quindi
perdonatemi se non mi auguro che il vostro piano abbia successo.
Vespasiano guard luomo con evidente disgusto e profondo disprezzo. Santi numi! Saresti
davvero contento che le cose andassero male?
Certo che s.
E tutti quegli uomini laggi? Le loro vite non significano niente per te?.
Vitellio alz le spalle. Cosa sono un migliaio di romani per me? Che significato hanno? Sono
solo lo scarto della Storia. Solo coloro che la faranno, la Storia, saranno ricordati, mio caro Vespasiano.
Voi cosa pensate di essere? Un uomo di scarto o un uomo di fama?. Poi rivolse al prefetto uno
sguardo indagatore e immediatamente punt il dito contro di lui. Ecco! Lo sapevo. Quindi, per
cortesia, risparmiatemi la morale sulle vite di quegli uomini. Si tratta di voi, e del vostro posto nella
Storia. Fate una cortesia a voi stesso e vedete le vostre ragioni per quelle che sono signore.
Vitellio fece un passo indietro prima che Vespasiano potesse rispondere. Raddrizz la schiena e
salut, e prima di voltarsi per scendere dalla torretta, rivolse al prefetto un sorriso dintesa. Vespasiano
lo osserv ridiscendere lentamente sul ponte, e il cuore gli si riemp di odio per quelluomo. Un giorno
ci sarebbe stata la resa dei conti tra loro, e uno solo avrebbe visto lalba del giorno dopo. Ma proprio
mentre Vespasiano, animato da quel proposito, volgeva nuovamente lo sguardo verso il fumo che si
alzava dalla terraferma, fu assalito da un terribile dubbio. Vitellio aveva ragione quando parlava della
sua ambizione. E in segno di gratitudine per avergli fatto acquisire quella consapevolezza, Vespasiano
decise di nominare il tribuno comandante della prima squadra di assalto che sarebbe scesa a riva.
Tenete le catapulte puntate su quella nave!, grid Macrone dalla torretta alla squadra di fanti,
allungando un braccio per indicare la bireme che stava girando intorno a un fianco della loro nave.
Limbarcazione stava gi iniziando a puntare verso di loro. Fortunatamente, Telemaco aveva ordinato
ai suoi uomini di salire a bordo e catturare le navi nelle mani dei romani, anzich speronarle e
affondarle. Tuttavia, Macrone riflett rapidamente che quella lieve clemenza non lo faceva sentire
particolarmente sereno, dato il soverchiante vantaggio numerico del nemico che si avvicinava verso la
sua truppa ridotta.
Erano rimaste solo tre delle sue navi, alle prese con la seconda trireme dei pirati e a cercare di
respingere gli attacchi che provenivano ormai da tutte le direzioni. Poco prima, una delle liburne era
stata abbordata da tre imbarcazioni contemporaneamente, e i marinai e i fanti erano stati rapidamente
sopraffatti e massacrati. Laltra nave aveva preso fuoco quando il braciere che il suo equipaggio aveva
usato per accendere le frecce di fuoco si era rovesciato nello scontro con unaltra nave pirata. Le
fiamme si erano propagate, avvolgendo entrambe le imbarcazioni, e i marinai e i fanti erano stati
costretti a lanciarsi in mare e a nuotare verso le altre navi romane. Sfortunatamente, cerano numerose
piccole barche pirata in mare, e gli equipaggi si avvicinarono subito remando e inseguendo senza piet
i romani che si dibattevano nellacqua, e che vennero uccisi uno dopo laltro a bastonate o infilzati con
le lance.
La squadra addetta alla catapulta sollev larma e la gir per allinearla alla prora della nave
pirata in avvicinamento, poi loptio regol leggermente laltezza, salt da un lato e tir indietro la leva
di lancio. I bracci di torsione si allungarono in avanti con un sonoro schianto, e il lungo dardo con la
punta di ferro venne lanciato a tutta forza tracciando un arco basso. Segu una breve pausa, durante la
quale Macrone e il suo equipaggio seguirono la traiettoria del dardo, poi quello scomparve tra gli
uomini accalcati sulla prua della nave pirata, in una confusione di braccia e gambe e armature spaccate.
Gli uomini dellequipaggio sollevarono i pugni e acclamarono.
Ben fatto!, disse Macrone raggiante. Dannazione, non vi fermate! Li avete a tiro! Dategli
una bella lezione!.
Gli uomini dellequipaggio si misero al lavoro sul paranco, e il nottolino darresto inizi a
emettere un costante rumore metallico mentre Macrone si faceva largo verso poppa per vedere come
stava andando la battaglia dallaltra parte della trireme. Il ponte era ricoperto di macchie appiccicose di
sangue rappreso, e il personale medico si stava occupando dei romani feriti distesi nellesiguo riparo su
entrambi i lati della nave. Macrone si chiese se avesse senso curarli. Se i pirati avessero avuto la
meglio, i romani feriti sarebbero stati massacrati senza alcuna piet. Pertanto, i circa dieci uomini che si
stavano occupando di loro sarebbero stati pi utili per difendere le imbarcazioni superstiti. Poi, mentre
passava accanto a un uomo che si stringeva il ventre con le mani, cercando di non far uscire le budella,
Macrone cedette. La maggior parte di quegli uomini stava morendo, e il minimo che gli doveva era la
possibilit di avere un po di conforto prima di passare a miglior vita. Gir intorno alla pila di corpi
ammassati vicino allalbero e sal sul ponte di poppa.
Il centurione Minucio era l con un gruppo di uomini armati con archi presi dallarmamentario
dei pirati, ed essi stavano concentrando i propri sforzi sulle tre piccole barche che si erano appressate
alla poppa della bireme vicina. Macrone diede una rapida occhiata di fianco e vide che due delle
imbarcazioni erano piene di corpi, coperti da aste piumate. Quasi tutti gli uomini della prima barca
erano gi abbassati e alcuni si accovacciarono uno accanto allaltro, riparandosi dietro piccoli scudi
rotondi.
Molto bene, disse Macrone annuendo, poi si volt e vide un nugolo di pirati intorno
allestremit di un grappino darrembaggio che era stato lanciato dalla sua nave sulla bireme. Dallaltra
parte della rampa, i fanti stavano combattendo disperatamente per impedire ai pirati di salire sul ponte.
Bastarono pochi uomini per creare uno spazio sufficiente affinch unaltra massa di corpi potesse
introdursi velocemente tra i difensori. Macrone punt verso la minaccia imminente. Minucio! Guarda
se riesci a disperderli!.
S, signore. Ragazzi, laggi! Il gruppo accanto alla rampa. Dategli addosso!.
Si ud il suono delle corde degli archi, mentre una pioggia di frecce inizi a cadere sulle teste
dei ranghi ammassati, e quelli, come Macrone aveva sperato, dimenticarono immediatamente di
abbordare la nave nemica e cercarono rifugio, abbassandosi per ripararsi dietro alla balaustra laterale o
sotto gli scudi.
Macrone fece un cenno con la testa, soddisfatto per un altro pericolo scampato. Ma stava
guadagnando solo una frazione del tempo di cui aveva bisogno prima che arrivasse la flotta. Si chiese
cosa lavesse spinto a offrirsi volontario per quella missione. Vespasiano voleva qualcuno che guidasse
lassalto, e lui era stato il primo ad alzarsi in piedi. Che sarebbe stata unoperazione rischiosa era
indubbio, ma Macrone non aveva idea che si trattasse di un vero e proprio suicidio. Pensieri come
quello gli passavano raramente per la testa. Lui andava dove cera da combattere e faceva del suo
meglio, e finora era sopravvissuto. Ma tutte le cose belle prima o poi finiscono, e pens che forse era
arrivato il suo momento.
La situazione non era sicuramente incoraggiante. I romani erano bloccati nella curva della baia,
senza alcuna speranza di riuscire a sfuggire alle dozzine di galee dei pirati che li accerchiavano.
Nonostante ci, Macrone aveva ancora la met dei suoi uomini, allineati lungo i fianchi delle quattro
navi agganciate con i grappini, e finora stavano tenendo duro. Erano in vantaggio perch si stavano
difendendo e non dovevano correre il rischio di cercare di abbordare unimbarcazione nemica. Quella
fase delloperazione era definitivamente conclusa.
Macrone guard la baia con una certa soddisfazione. Laltra trireme stava lentamente
sprofondando in mare: era visibile solo la parte superiore, e le fiamme lambivano ancora i resti
carbonizzati della vela ripiegata e afflosciata sullalbero maestro. Sparse nella baia, cerano altre sei
navi in fiamme. I pirati erano riusciti a salire a bordo di altre due imbarcazioni incendiate e avevano
spento le fiamme, ma i danni subiti dal sartiame erano tali che ci sarebbero voluti diversi giorni per
ripararli. Met della flotta pirata era stata distrutta o messa fuori uso, e le navi e gli uomini che erano
rimasti avevano esaurito le proprie forze nel tentativo di sconfiggere lunit di Macrone. Quando
Vespasiano fosse arrivato, li avrebbe sconfitti facilmente. Il piano del prefetto aveva funzionato, pur
tenendo conto del sacrificio di Macrone e della sua truppa andata in avanscoperta.
Macrone aveva gi ordinato di dare fuoco a qualunque nave che rischiava di essere catturata dal
nemico, per poi rifugiarsi sulla pi vicina imbarcazione amica. Sul suo viso spunt un sorriso amaro al
pensiero che quando anche le difese dellultima nave fossero venute meno e fosse stato appiccato il
fuoco, avrebbe dovuto rassegnarsi al Si salvi chi pu!. Qualora ci fosse accaduto, si sarebbe
assicurato che i medici mettessero i feriti al sicuro dai pirati e dalle fiamme.
Signore! Centurione Macrone, signore!.
Macrone si sent chiamare attraverso le grida furiose degli uomini impegnati nel combattimento
e lo sferragliamento, tra lo stridore delle armi e le grida dei feriti, e si volt nella direzione da cui
proveniva il richiamo. Sulla parte anteriore della trireme, vide loptio incaricato della catapulta agitare
le braccia per attirare la sua attenzione.
Che succede?, rispose Macrone. Ma aveva la gola secca e le parole uscirono in un suono
rauco. Sput e si schiar la gola, poi prov di nuovo, mettendo le mani a coppa intorno alla bocca. Che
c?
Laggi, signore. Guardate laggi!, grid loptio indicando la striscia di terra. Dal ponte di
poppa, Macrone non riusciva a vedere altro che il mare aperto. Ma anche i pirati che si stavano
avvicinando per combattere si voltarono sui ponti delle loro imbarcazioni per guardare lorizzonte, e
dopo un attimo di silenzio Macrone ud arrivare verso di lui urla di rabbia e di disperazione trasportate
dalle acque. Aggrott la fronte e guard di nuovo verso il mare, e la perplessit si trasform in speranza
e gioia quando gli balen cosa avevano visto.
Proprio in quel momento, la prua di una nave da guerra oltrepass il promontorio, e dietro di
essa emerse un lungo ponte con i remi che agitavano lacqua su entrambi i fianchi. Poi apparve lalbero
con una vela rossa spiegata e gonfia di traverso. E l, dipinta al centro della vela, cera la sagoma
sbiadita di unaquila.
...
.
...
CAPITOLO trentanove.
...
.
...
Quando la vista della baia si apr davanti alla trireme, il cuore di Vespasiano si riemp di
soddisfazione. Macrone e i suoi uomini avevano fatto un buon lavoro. La maggior parte della flotta
pirata era danneggiata o distrutta. Il resto delle navi erano ammassate in un groviglio dove continuava a
imperversare la battaglia, e il prefetto si rese conto che almeno alcuni degli uomini che lui aveva
mandato in avanscoperta erano sopravvissuti. Tir un sospiro di sollievo e sorrise, sentendosi
alleggerito dal senso di colpa per aver sacrificato Macrone e i suoi uomini. I pirati si stavano liberando
delle navi di Macrone e gi si rivolgevano verso la nuova minaccia. Ma mano a mano che sempre pi
navi da guerra romane oltrepassavano il promontorio, la volont di resistere croll. Non cera tempo
per organizzare una difesa contro la flotta di Ravenna, e i pirati guardarono con orrore crescente le
galee imperiali che si avvicinavano. La maggior parte degli equipaggi delle navi pirata, vedendo
lenorme forza del nemico, vir verso riva e fugg. Alcuni comandanti pirati recuperarono la ragione
abbastanza rapidamente per darsela a gambe, ordinando ai loro stanchi equipaggi di remare per lasciare
la baia prima di rimanere in trappola. Vespasiano indic proprio quelle navi a uno dei suoi tribuni pi
giovani.
Segnala alla squadra della seconda bireme di inseguirli. Non voglio che ci scappi una sola
nave.
S, signore.
Mentre sei biremi si staccavano per bloccare i pirati, il resto della flotta si gir verso la riva e
inizi ad avanzare sotto la spinta dei remi mentre le vele venivano ripiegate. Dagli uomini superstiti di
Macrone si alz un grido scomposto che raggiunse gli uomini di Vespasiano, e alcuni risposero con un
saluto. Ma la maggior parte di loro fissava la spiaggia, facendosi coraggio per lattacco imminente. I
pirati che erano rimasti a riva erano riposati e pronti a entrare in azione, e i loro capi li stavano
schierando rapidamente per attaccare i romani non appena essi fossero sbarcati.
Lo spazio tra i due schieramenti si riemp di sagome che fuggivano, e pochi di loro avevano la
forza di riunirsi ai loro compagni pi coraggiosi. Molti scapparono attraverso gli spazi tra i ranghi e
sparirono nella massa disordinata di capanne sopra la spiaggia, cercando rifugio tra gli alberi che
ricoprivano la collina. Altri percorsero la strada sopraelevata, correndo al sicuro nella cittadella,
guardandosi ansiosamente ai fianchi per controllare i romani mentre si dirigevano verso il ponte
levatoio che passava sopra il fossato di difesa e conduceva alla porta fortificata. Sulle mura, alcuni
compagni facevano loro cenno di avanzare, ma molti erano immobili e guardavano il dramma che si
stava svolgendo nella baia, pienamente consapevoli delle dimensioni del disastro che stava avvenendo
sotto i loro occhi.
Intorno alla nave ammiraglia le catapulte della flotta di Ravenna crepitavano mentre lanciavano
colpi contro ogni nave nemica che mostrava segni di resistenza. Vespasiano aveva lasciato ai vascelli
pi leggeri della flotta il compito di assumere il controllo delle navi ferme allancoraggio. Nel
frattempo, il resto avanzava verso riva.
Fanti a poppa!, fu lordine lanciato dalla poppa della nave ammiraglia, che riecheggi
immediatamente sui ponti delle altre navi romane. Si erano esercitati molte volte per quello sbarco, e
riempirono rapidamente lo spazio di fronte al ponte di poppa, spostando il baricentro di ogni
imbarcazione, in modo che la prua fosse sollevata e pronta ad arenarsi. I marinai e i fanti allargarono le
gambe puntando saldamente i piedi a terra per assorbire lurto. La baia digradava dolcemente, quindi la
nave ammiraglia sussult appena quando la chiglia incontr la sabbia, e, dopo aver percorso un altro
breve tratto sotto la spinta dello slancio, si ferm con un sobbalzo.
Avanti i fanti! Gi gli scalandroni!.
Dalla torretta Vespasiano guard i fanti che passavano sotto di lui con passo svelto. Vide che tra
loro cera Vitellio e gli fece un rapido cenno.
Buona fortuna, tribuno! Conto su di te per guidare lassalto.
Vitellio gli lanci unocchiataccia, lo salut rigidamente e si fece largo fin dove i marinai
stavano abbassando gli scalandroni sulla leggera risacca da entrambi i lati della prua. Appena
lequipaggio sciolse il paranco, le punte degli scalandroni caddero in acqua.
Muovetevi! Muovetevi!, url il centurione al comando dei fanti della trireme, e i primi
uomini percorsero in fretta le rampe di legno e discesero la ripida pendenza fino allacqua che gli
arrivava alla vita, sollevando gli scudi per evitare che si bagnassero e che diventasse difficile
maneggiarli. Il resto degli uomini segu in un flusso costante, scendendo in acqua e poi avanzando per
riemergere, sgocciolando, sulla sabbia. Quando fu il suo turno, Vitellio si fece coraggio e corse gi per
lo scalandrone, rischiando quasi di perdere lequilibrio, finch non urt il fante davanti a lui. Luomo
cadde in mare a faccia in gi e Vitellio gli gir intorno nellacqua e arriv a riva, lasciando il fante
risalire, zuppo e furioso.
Da entrambi i lati della nave ammiraglia, altre navi si arenarono e scaricarono i propri fanti, e i
centurioni schieravano rapidamente i loro uomini appena arrivavano sulla spiaggia. A poca distanza
sopra di loro, i pirati urlavano il loro grido di battaglia con una crescente intensit. Gli uomini
sbattevano le armi contro gli scudi e alcuni si scagliavano contro i romani, gridando insulti e facendo
gesti di sfida. Dalla lontana merlatura della fortezza proveniva il suono di un potente corno, che
squarciava laria con una nota squillante che attraversava distintamente la baia e riecheggiava sui
pendii della montagna sovrastante. Dai ranghi dei pirati si alz un forte grido dincoraggiamento, e
quelli iniziarono ad avanzare disordinatamente, acquistando sempre pi velocit, fino a precipitarsi
dalla spiaggia verso la linea romana. Gli arcieri e le catapulte sulle navi romane ebbero appena il tempo
di lanciare una sola raffica, poi i fanti scagliarono i loro giavellotti, afferrarono le spade e mostrarono
gli scudi ai loro nemici. Numerosi pirati furono colpiti dai missili e caddero a terra sollevando nuvole
di sabbia. I loro compagni li schivarono o li scavalcarono, degnandoli appena di unocchiata mentre
attaccavano la linea romana.
La sabbia fren il loro impeto e i due schieramenti si scontrarono in una serie di duelli
individuali e piccole schermaglie lungo la costa. Inizialmente Vespasiano guard la battaglia con una
certa dose di dubbio e di incertezza, come sempre accadeva quando i suoi uomini entravano per la
prima volta in contatto con il nemico e non si capiva ancora chi fosse in vantaggio. Ma fu presto chiaro
che i pirati erano surclassati sia in bravura che in numero dai fanti, e furono lentamente respinti dalla
spiaggia sui ciottoli che cerano oltre la sabbia, lasciandosi dietro una scia sanguinante di morti e feriti.
Mentre la linea di combattimento raggiungeva le capanne, i pirati che si trovavano in posizione pi
arretrata iniziarono a voltarsi e a scappare, alcuni lasciando cadere a terra gli scudi e le armi nella fuga.
I loro comandanti cercavano di richiamarli nelle file colpendoli con i piatti delle loro spade, e quando
non funzionava, uccidendoli come avvertimento per gli altri. Tuttavia, appena il nemico fu respinto tra
le capanne, ogni traccia di coesione dei ranghi scomparve, e gli uomini si ritrovarono sparpagliati
completamente allo sbando, mentre risalivano cercando rifugio tra i pendii alberati. I fanti ruppero le
file e iniziarono a inseguirli, raggiungendoli e uccidendoli senza piet. Quando furono stanchi della
caccia e ne ebbero abbastanza di uccidere, i fanti iniziarono a fare prigionieri, e piccoli gruppi di pirati
furono scortati di nuovo sulla spiaggia e messi sotto sorveglianza.
Solo una manciata di pirati, che si trovava sul fianco della montagna pi vicino alla fortezza,
riusc a schierarsi e a indietreggiare al sicuro lungo la strada rialzata, inseguita per tutto il tragitto dai
fanti. Una bireme del secondo squadrone tent di avvicinarsi alla strada per usare la catapulta contro i
nemici che risalivano la montagna verso la fortezza, ma fu immediatamente bombardata dallartiglieria
situata lungo le mura. Quando il primo incendiario colp gli archi in una brillante esplosione di fiamme
e scintille, il trierarca fece rapidamente arretrare la nave portandola fuori tiro. Davanti agli occhi di
Vespasiano, archi e catapulte iniziarono a colpire i fanti al di sotto, ma la loro foga era tale che
continuarono a inseguire i pirati fino al fossato di difesa prima di accorgersi del pericolo e arretrare,
ripiegando lungo la strada rialzata con gli scudi sollevati. Quando lultimo pirata attravers il ponte
levatoio che portava alla fortezza, i cancelli vennero chiusi, e un attimo dopo il ponte levatoio inizi a
sollevarsi, finch fu quasi in verticale di fronte allingresso della fortezza.
Vespasiano decise che ormai la battaglia era finita. Dopo aver catturato i pirati ancora sparsi
nella baia, restava solo lassedio della fortezza. Telemaco e ci che restava dei suoi uomini erano
intrappolati sulla roccia dietro quelle mura. Avevano perso tutte le loro navi, quindi non avevano
alcuna possibilit di fuggire, e non ci sarebbe stato nessun alleato a tentare di salvarli. La loro sconfitta
era certa come era certo che dopo la notte sarebbe arrivato il giorno. Restava solo una questione aperta:
il motivo segreto di tutto quello spargimento di sangue  il recupero dei rotoli. Vespasiano cap che
quella sarebbe stata una questione spinosa. Se i rotoli si trovavano ancora nelle mani di Telemaco, lui li
avrebbe sicuramente usati per raggiungere un accordo. E questo era qualcosa che Vespasiano non
poteva permettere. La flotta di Ravenna non avrebbe tollerato nessun compromesso che tirasse i pirati
fuori dai guai. La minaccia di ammutinamento  la peggiore delle sorti che un comandante potesse
contemplare  sarebbe stata molto reale.
Il rumore dei combattimenti era diminuito, seguito dalle urla pietose dei feriti e dal clangore
isolato delle armi di qualche duello isolato, mentre gli ultimi pirati con ancora in corpo la voglia di
combattere vendevano a caro prezzo la propria pelle.
Vespasiano scese dalla torretta sulla coperta di prua della Horus, soddisfatto ma spossato per la
fatica dei giorni trascorsi da quando aveva assunto il comando della flotta. Presto sarebbe tutto finito e,
se le cose fossero andate bene, sarebbe tornato a Roma trionfante e avrebbe consegnato a Narciso i
rotoli.
Dopo che la baia era stata sgombrata dallultimo pirata, la flotta romana inizi a scaricare gli
equipaggiamenti e le provviste. Alcuni prigionieri furono immediatamente impiegati per scavare un
fossato e innalzare una fortificazione alla fine della strada rialzata, per bloccare i loro compagni nella
cittadella, mentre ad altri fu ordinato di costruire una palizzata intorno alla testa di sbarco romana.
Vespasiano, soddisfatto che lo sbarco stesse procedendo con ordine, prese una piccola barca per
attraversare la baia e raggiungere le navi di Macrone che galleggiavano in mezzo a un groviglio di
sartiame, circondate da relitti e cadaveri. Dagli ombrinali sui fianchi delle galee scorrevano scie di
sangue, e sparsi tra gli scafi, conficcati nel legno, cerano frecce e pesanti dardi. Mentre la barca del
prefetto si avvicinava, facendosi largo tra i resti della battaglia, i sopravvissuti esausti apparvero sui
fianchi delle navi e qualcuno acclam allarrivo del comandante. Quando la sua barca affianc una
delle biremi, Vespasiano si arrampic sui pioli di legno della scala laterale e sal sul ponte. Appena
salito a bordo, rimase immediatamente colpito dai segni evidenti dello scontro disperato che quegli
uomini avevano affrontato in attesa che arrivasse il resto della flotta. Pile di corpi erano ammassati
accanto allalbero maestro, e i ponti erano sporchi di sangue rappreso e ingombri di munizioni scartate
e attrezzature varie. Sopra di lui, il pennone principale penzolava, con le sartie di dritta recise che
ondeggiavano pigramente.
Dov il centurione Macrone?, domand al fante pi vicino.
Luomo indic con la mano la trireme che incombeva sulle altre imbarcazioni. L, signore.
Vespasiano attravers la nave e sal sulla scala di imbarco della nave pi grande. Anche quella
riportava le ferite del recente scontro, ed essendo lultima linea di difesa di Macrone, era l che erano
stati trasportati tutti i feriti. Erano seduti o distesi in lunghe file su ogni lato del ponte, e molti fanti
erano impegnati a montare delle tende per ripararli dal sole. Qualcuno dei feriti salut il prefetto
vedendolo passare. Scendendo i gradini dal ponte di poppa, Macrone marci verso di lui con un ampio
sorriso. Il centurione aveva una grossa fasciatura intorno al petto e cera una crosta rossiccia nel punto
in cui il sangue aveva oltrepassato la benda.
Sono felice di vederti, centurione.
Anchio, signore, rispose Macrone. Anche se ci avete lasciati in ansia per un po.
In ansia?. Vespasiano guard gli scafi graffiati e i cordami stracciati intorno a lui. Riusciva
facilmente a immaginare la disperazione degli uomini che avevano tenuto duro l fuori, mentre la flotta
avanzava a tutta velocit verso la baia. Poi si volt verso Macrone e sorrise. Non hai dubitato di me,
vero centurione? Speravo che dopo i tanti anni che abbiamo combattuto insieme nutrissi un po pi di
fiducia.
Oh, sapevo che sareste arrivato, signore. Solo non ero sicuro di essere ancora vivo quando
sarebbe successo.
Be, lo sei. Spero ti sia preso cura del giovane Aiace.
Macrone indic con la testa il boccaporto principale.  l sotto, signore. Abbiamo dovuto
trasferirlo l dopo che abbiamo preso questa trireme, perch era il posto pi sicuro. Lo sta sorvegliando
il centurione Minucio.
Molto bene. Vespasiano indic con un cenno del capo la fasciatura intorno al petto di
Macrone. Spero non sia niente di serio.
Ho subito di peggio, signore.
Non ne dubito. Temo che non ci sar molto tempo per riprenderti. Abbiamo unultima gatta da
pelare e avr bisogno di te.
Sono pronto, signore, rispose Macrone. Non vi deluder.
Vespasiano scoppi a ridere e continu alzando la voce. Se limpero avesse anche solo dieci
legioni con ufficiali come te, e uomini come questi soldati, nulla potrebbe fermarci.
Era semplice a dirsi, e piuttosto retorico, ma Vespasiano conosceva le menti militari abbastanza
bene da sapere che le lodi dei superiori erano preziose, e costituivano un bene che avrebbe portato
quegli uomini fino alla fine di quella campagna. Ma era semplice a dirsi anche perch era vero. Ma il
tempo degli elogi era finito, almeno per il momento. Cera del lavoro da fare, e il suo volto si indur
nella consueta espressione professionale.
Se queste navi sono in buone condizioni, voglio che siano portate in secco. I feriti potranno
rimanere a bordo. Ordinate un appello e mandatelo ai miei ufficiali il pi presto possibile. Poi tu e i tuoi
uomini potrete ritirare le razioni e riposarvi fino a domani.  tutto chiaro?
S, signore.
Ah, unultima cosa. Ho bisogno del nostro prigioniero. Fate in modo che sia condotto da me
non appena le navi saranno portate sulla spiaggia. Ci vediamo alla riunione di questa sera. Dopo aver
concluso, Vespasiano si volt per andarsene.
Signore?.
Vespasiano si ferm e guard indietro. Che c?
Si tratta di Catone, signore. Dovremmo mandare qualcuno a cercarlo.
Vespasiano annu con un cenno della testa. Lo faremo appena laccampamento sar pronto.
Domani, come prima cosa, mander una squadra sulla montagna a cercarlo.
Grazie, signore.
Nel tardo pomeriggio, la flotta di Ravenna aveva finito di scaricare a terra gli equipaggiamenti e
le provviste. I fanti e i loro prigionieri stavano finendo la costruzione delle difese per laccampamento,
risalendo di corsa la testa di sbarco per includere le fortificazioni di contenimento dallaltra parte del
ponte. I componenti di quattro grandi onagri erano stati trasportati in prossimit delle mura della
cittadella, e gli ingegneri stavano gi assemblando le armi. Vedendo il punto in cui erano arrivati i colpi
di artiglieria che i pirati avevano lanciato poco prima, gli ingegneri avevano una chiara idea della
gittata delle armi nemiche e provvederono a una distanza di sicurezza. Le squadre di rifornimento erano
gi state mandate a cercare rocce adatte come munizioni e la pila di pietre cresceva costantemente sul
terreno spianato per gli onagri.
Limpazienza di Vespasiano era tale che non appena la prima arma da assedio fu montata,
ordin che fosse ruotata in avanti e si iniziasse a bombardare la guardiola. Il capo ingegnere selezion
cinque rocce di quasi uguale misura e diede lordine di preparare lonagro. Con sei uomini che
sollevavano la pesante leva, la ruota produsse un forte rumore metallico, finch il braccio di
propulsione and a posarsi sul secchio di carico. Due uomini issarono una delle pietre nel secchio e si
allontanarono. Il capo ingegnere fece un ultimo controllo, sollev il braccio per segnalare che stava per
lanciare il primo colpo, e quando i suoi uomini ebbero sgombrato larea abbass il braccio. La leva di
rilascio fu azionata, e con uno stridio delle corde di torsione il braccio sbatt in avanti sulla barra di
fissaggio, scagliando il masso contro la cittadella. Vespasiano e i suoi ufficiali seguirono la traiettoria
della pietra finch non cadde oltre le mura, fuori dalla loro visuale. Il tonfo dellimpatto arriv alle loro
orecchie, mentre una leggera nuvola di polvere si sollevava sulla guardiola.
Gi la seconda!, grid il capo ingegnere, mentre i suoi uomini iniziavano a sollevare di
nuovo il braccio dellonagro. Contarono altri due scatti dellingranaggio e caricarono unaltra pietra.
Larco disegnato dal secondo colpo diretto verso le mura era pi difficilmente visibile, dal momento
che si stava avvicinando il crepuscolo. La pietra cadde pochi metri sotto la merlatura della guardiola, e
una leggera pioggia di schegge di muro cadde nel fossato di difesa mentre la squadra addetta allonagro
lanciava un grido desultanza.
Bel colpo!, url Vespasiano al capo ingegnere. Usate le ultime tre pietre. Poi montate le
altre armi. Entro domani mattina voglio che quel muro sia abbattuto.
Il capo ingegnere serr le labbra. Non sar facile, signore. Dovremo sparare alla cieca. 
probabile che molti colpi mancheranno il bersaglio. Sarebbe uno spreco di munizioni, signore.
Vespasiano sorrise con espressione paziente. Non ho chiesto se sarebbe stato facile. Ho solo
chiesto che venisse fatto. Fa in modo che lo sia.
Il capo ingegnere salut e si rivolse ai suoi uomini. Avanti! Avete sentito il prefetto. Montate
gli altri macchinari.
Vespasiano si rivolse a uno dei suoi ufficiali. Di al centurione Minucio di portare su il
prigioniero. Voglio due sezioni di fanti come scorta, immediatamente.
Il tribuno salut e si avvi con passo svelto, lasciando Vespasiano a fissare la cittadella, mentre
altre tre rocce colpivano le mura della guardiola. Mentre osservava la scena, il prefetto meditava sulla
sua mossa successiva. Vespasiano sospettava che ci che si accingeva a fare fosse inutile, ma
bisognava provarci, per salvare tempo e vite umane. Se Telemaco aveva un punto debole, era probabile
che esso fosse lamore paterno e lorgoglio nei confronti di suo figlio.
Poco dopo, un piccolo gruppo di uomini inizi la sua avanzata lungo la strada rialzata. Alla
testa del gruppo, un tribuno con un trombettiere, che con un regolare squillo di tromba di due note
avvisava i difensori del loro avvicinamento. Lungo la merlatura, volti incuriositi osservavano la scena,
e Vespasiano ordin al gruppo di fermarsi appena fuori dalla portata della catapulta. Poi mise le mani a
coppa intorno alla bocca e grid: Telemaco  l? Telemaco?.
Per un attimo si chiese se il capo dei pirati non fosse rimasto ucciso nello scontro. In tal caso, il
suo tentativo di porre fine allassedio era destinato al fallimento immediato. Ma proprio mentre veniva
assalito da quel dubbio, Vespasiano vide una piccola sagoma comparire al di sopra della guardiola.
Sono io Telemaco, url in greco. Che cosa vuoi, romano? Non  troppo tardi per arrenderti.
Potrei ancora avere un po di piet!.
La risata dei difensori raggiunse le orecchie di Vespasiano, e lui non pot fare a meno di
sorridere davanti allardito tentativo del capo dei pirati di sollevare gli animi dei suoi uomini. In
circostanze diverse, limpero avrebbe potuto impiegare un uomo con la sua abilit e con le sue capacit
in qualche posizione di comando. Ma Telemaco aveva preferito la pirateria al servizio per limpero, e
di conseguenza doveva morire. Vespasiano si rivolse al centurione Minucio.
Porta qui Aiace, e assicurati che riescano a vederlo bene.
Minucio trascin il prigioniero davanti al prefetto e alla scorta, e rimase alle spalle di Aiace,
bloccandogli le braccia dietro alla schiena e sussurrandogli in un orecchio: Che non ti venga in mente
di provare a fuggire. Ti sventro prima che tu possa fare dieci passi.
Vespasiano fece un passo in avanti e si ferm accanto ad Aiace. Telemaco. Abbiamo tuo
figlio! Ti offro la sua vita in cambio della tua resa, e della resa dei tuoi uomini.
Sulla cittadella cal il silenzio, poi Telemaco url la sua risposta. Che succede se ci
arrendiamo, romano? Ci aspetta la crocifissione? Preferiamo combattere e morire qui, nelle nostre case,
piuttosto che sulle vostre croci.
Tu morirai, Telemaco, in un modo o nellaltro. Ma i tuoi uomini sopravvivranno. Come
schiavi, ma sopravivranno  e con loro tuo figlio  se ti arrendi prima dellalba, quando i miei soldati
inizieranno il loro assalto. Se non ti arrendi, allora Aiace sar crocifisso proprio qui, espugneremo la
vostra fortezza e non ci sar piet per nessuno. Qual  la tua risposta?.
Aiace si dimen forsennatamente tra le mani di Minucio e grid: Padre! Non.
Minucio lo colp violentemente sui reni. Sta zitto!.
Romano!, url Telemaco. Prova a toccarlo di nuovo e ti giuro che.
Non farai niente!, gli rispose Vespasiano gridando. Niente tranne ci che ti chiedo. E io ti
chiedo di arrenderti!.
Ci fu una breve pausa prima che arrivasse la risposta. No!.
Era come Vespasiano aveva temuto, e si sent il cuore pesante per il carico di morti che il rifiuto
del capo dei pirati avrebbe quasi certamente causato. Sollev lo sguardo sulle mura. Molto bene.
Torner allalba con tuo figlio, e ti chieder per lultima volta se vuoi arrenderti. Ti do la mia parola
che i tuoi uomini e Aiace saranno risparmiati. Poi punt il dito contro Telemaco. Fino allalba di
domani!.
Vespasiano gir le spalle e fece segno a Minucio di portare via con s il prigioniero. Riportalo
alla trireme e sorveglialo bene.
S, signore, rispose Minucio, e spinse il prigioniero davanti a s.
E mentre il gruppo marciava rapidamente verso le linee romane, Aiace gir la testa per
rivolgere un ultimo disperato sguardo a suo padre.
Appena furono al sicuro dei picchetti dei fanti, Vespasiano si avvi a grandi passi verso la tenda
del suo quartier generale, seguito dai tribuni. Quasi tutti gli ufficiali erano sicuramente gi radunati per
la riunione, stanchi per i combattimenti del giorno. Non sarebbe stato semplice farli restare pi a lungo
dello stretto necessario, dato che dovevano prepararsi per lassalto del mattino dopo alla cittadella. Solo
gli ufficiali pi gravemente feriti sarebbero stati dispensati dal partecipare.
Tra di essi cera anche Vitellio.
Come Vespasiano aveva sperato, il tribuno era rimasto ferito negli scontri. Sfortunatamente il
pirata aveva sprecato la sua occasione, e aveva colpito solo lelmo del tribuno prima che la lama
rimbalzasse e ferisse Vitellio alla spalla. Il tribuno aveva spiegato a Vespasiano lincidente con dovizia
di particolari quando lo aveva incontrato sulla spiaggia, poco dopo che il prefetto era sceso a terra. La
sua spalla era stata fasciata con una benda macchiata di sangue, e luomo riusciva a malapena a tenersi
in piedi. Mentre Vespasiano si avvicinava alla sua tenda, scosse la testa profondamente rammaricato
che Vitellio fosse sopravvissuto.
Vespasiano scans il lembo della tenda, e i centurioni e i trierarchi si alzarono subito in piedi
mentre lui passava in mezzo a loro, si avvicinava al suo tavolo da campo e prendeva posto a sedere.
Grazie, signori. Fece segno di sedersi e rivolse loro un caloroso sorriso. Per prima cosa,
grazie a tutti voi per lottima prestazione di oggi. Far tutto ci che posso per far s che i nostri signori
di Roma riconoscano il vostro valore e la vostra professionalit. Mi riferisco in particolare a quelli che
hanno servito questa mattina con il centurione Macrone. Un lavoro davvero eccezionale!. Fece un
cenno con la testa in direzione di Macrone, che si mosse sulla panca imbarazzato.
Ma il nostro lavoro non  ancora concluso, prosegu Vespasiano. Telemaco e alcuni dei suoi
uomini sono ancora vivi.  una situazione che sono deciso a risolvere entro domani.
Gli ufficiali mostrarono segni di agitazione, e alcuni si guardarono tra di loro scuotendo
leggermente la testa. Vespasiano aveva previsto una simile reazione, e li comprendeva pienamente. I
pirati erano intrappolati, e non potevano andare da nessuna parte, e in una situazione normale quello
sarebbe stato il momento di fermarsi e aspettare che si arrendessero per la fame. Un assalto alla
cittadella, anche qualora avesse avuto un esito positivo, avrebbe comportato un inutile spreco di vite.
Tuttavia, Vespasiano si rese conto che quegli ufficiali non erano al corrente degli ordini del segretario
imperiale, secondo il quale i rotoli dovevano essere recuperati il pi in fretta possibile e a ogni costo.
Si schiar la gola e alz gli occhi, incontrando i loro sguardi. Alle prime luci dellalba, offrir
ai pirati unaltra possibilit. Abbiamo un prezioso oggetto di scambio: il figlio di Telemaco. Tuttavia,
immagino che anche se Telemaco sacrificherebbe tutto per salvare Aiace,  probabile che i suoi
sottoposti non abbiano intenzione di farlo e gli dicano chiaramente che non intendono arrendersi.
Pertanto, temo che lassalto alla cittadella sia lesito pi probabile. Non possiamo permetterci un lungo
assedio. Ogni giorno che restiamo qui offre a Telemaco la possibilit di trovare una via di fuga. Non
possiamo permetterci di farcelo sfuggire. Se accadr, tutti i compagni che abbiamo perso nellultimo
mese saranno morti invano.
Fece una breve pausa, e dal ponte provenne il tonfo di un onagro. Vespasiano fece un cenno con
la testa in quella direzione. Il bombardamento continuer fino allalba. Spero di aver abbattuto le mura
per quellora. Molte delle macerie cadranno nel fossato, ma abbiamo comunque bisogno di portare l
fascine di legno e scale da assedio. Non pretendo che sia semplice e indolore, ma dobbiamo farlo. Il
modo migliore per salvare molte vite  sferrare un attacco duro e rapido. Sorrise, poi aggiunse: Nel
caso qualcuno di voi storca il naso sentendomi usare la parola noi, vi assicuro che io sar in prima
linea. Condurr una squadra che dovr trovare Telemaco e catturarlo vivo. Pertanto non vedo lora che
arrivi quel momento, esattamente come voi, signori.
Alcune risate sommesse spezzarono latmosfera solenne, e Vespasiano ne approfitt per
chiudere la riunione. Si alz in piedi e concluse: Riceverete i vostri ordini pi tardi.
Stava quasi per congedarli quando il lembo della tenda si spost di lato. Vespasiano alz lo
sguardo con unespressione sorpresa che poi si trasform in un caloroso sorriso di saluto quando due
uomini emersero dalloscurit.
Chiedo scusa, signore, disse il centurione Catone. Mi sono perso qualcosa?.
...
.
...
CAPITOLO quaranta.
...
.
...
I reparti di artiglieria continuarono il bombardamento della cittadella per tutta la notte. Intorno
alle postazioni degli onagri erano state accese delle torce, e gli uomini si affannavano incessantemente
a sollevare i bracci di propulsione, caricare le pietre e arretrare mentre i missili venivano sganciati con
un sibilo e uno schiocco, lanciando nella notte massi invisibili che si schiantavano sulla fortezza dei
pirati. Sulle mura non cera nessuna luce che aiutasse i romani a prendere la mira, e lunica prova del
fatto che il loro colpo fosse andato a segno era loccasionale rumore lontano dei pezzi di muro che
crollavano. Alcuni fanti erano schierati a formare uno schermo cento passi pi avanti, nel caso i nemici
tentassero di uscire e distruggere le armi dassedio.
Poco pi indietro, non lontano dagli onagri, cera laccampamento fortificato della flotta di
Ravenna. Piccoli fuochi brillavano nel buio, e marinai e fanti stanchi erano seduti intorno a essi con il
tipico umore sollevato e spensierato degli uomini sopravvissuti a una battaglia. Al di l
dellaccampamento, lungo la curva della baia, galleggiavano gli scafi scuri delle navi da guerra. In
mare aperto cerano imbarcazioni pi piccole, per controllare se qualche pirata pensasse di mettersi in
salvo fuggendo a nuoto dalla cittadella.
Tre sagome si avvicinarono alle barche tirate a riva, dirigendosi con passo deciso verso la
trireme dove era tenuto prigioniero Aiace. In fondo allo scalandrone che portava al ponte cerano due
soldati di guardia, e, quando le figure emersero dalloscurit dirette verso di loro, uno dei fanti avanz e
intim laltol.
In basso, nella stiva, alla fievole luce di una lampada a olio, il centurione Minucio non si
preoccup neppure di alzare lo sguardo sentendo laltol della sentinella. Stava riposando su un
giaciglio improvvisato di avanzi di tela delle vele distesi su corde attorcigliate. Era piuttosto comodo,
ma non abbastanza da riuscire a dormire. Quindi risultava perfetto per il suo scopo, visto che gli era
stato ordinato di sorvegliare il prigioniero seduto sulla grata sopra le sentine a qualche metro da lui.
Aiace era incatenato a un anello di ferro fissato a una delle coste di legno della trireme. Non si era
addormentato, ma era rimasto a rimuginare, stringendosi la mano alla quale era stato tagliato il mignolo
durante linterrogatorio. Minucio lo sorvegliava attentamente, assicurandosi che non tentasse la fuga o
si uccidesse.
Sul ponte si ud un tonfo di scarponi e limpatto delle suole chiodate riecheggi nella stiva della
trireme, come se qualcuno marciasse verso il boccaporto principale. Alcune ombre si stagliarono contro
il cielo notturno e sui gradini dello scalandrone apparvero degli scarponi, poi un uomo in uniforme e un
fante semplice entrarono nella stiva. Fu allora che Minucio vide Vitellio, insieme a due delle sue
guardie del corpo. Il centurione salt fuori dal suo giaciglio improvvisato e si mise dritto sullattenti.
Gli occhi di Aiace luccicarono di uno sguardo pieno di odio.
Vitellio fece un cenno con la mano, con il braccio non fasciato. Riposo, centurione. Sono
venuto per il prigioniero.
Il prigioniero, signore?, domand Minucio sorpreso. Ho ricevuto lordine di tenerlo qui fino
allalba.  un ordine personale di Vespasiano.
S, lo so. Ma il prefetto lo vuole ora, per interrogarlo.
In piena notte, signore?. Minucio socchiuse gli occhi insospettito. Non credo proprio.
Poi si port alle spalle di Aiace e afferr limpugnatura della sua spada.
Vitellio lo fiss, parlando con un tono di voce basso e serio. Devi consegnarmi il prigioniero,
centurione. Questo  un ordine.
No, signore. Uscir di qui solo se lo dir il prefetto.
I due uomini si guardarono negli occhi, poi Minucio spost lo sguardo sulle guardie del corpo
che avanzavano dai due fianchi di Vitellio. La spada del centurione raschi nel fodero e lui sollev la
punta verso il tribuno.
Vitellio sorrise. Non  necessario, centurione. Daccordo, hai scoperto il mio gioco. Ho
bisogno del prigioniero. Potrei prendermelo subito con la forza, ma potresti ferire me o uno dei miei
uomini, e non posso permettermelo. Di fatto sono gi a corto di uomini. Quindi voglio farti una
proposta.
Una proposta? Che tipo di proposta?
Di diventare ricco, molto ricco. So che un po di soldi ti farebbero comodo. Ho controllato i
registri. Ti dovresti congedare lanno prossimo.
S. E allora?
Sei un cittadino romano, quindi riceverai la normale indennit. Probabilmente hai messo da
parte abbastanza per ritirarti con agio. Potrai vivere abbastanza bene, ma senza lussi. Immagino che un
uomo come te si comprerebbe una fattoria, o una locanda. Ma perch non aspirare a una vita migliore,
Minucio? Dopo venticinque anni di servizio te lo meriti.
Il centurione rimase a fissarlo. A Vitellio sembrava quasi di sentire i suoi pensieri, e dovette
sforzarsi per smettere di sorridere. Gli uomini, in fondo, erano molto semplici. Bastava offrirgli il
giusto incentivo e si riusciva a fargli fare qualsiasi cosa. Per alcuni uomini, era la prospettiva
dellamore, o anche semplicemente del sesso. Per altri la ricchezza, e Minucio era abbastanza anziano
da conoscere il pi durevole valore del denaro.
Minucio osserv attentamente lespressione del prefetto. E cosa dovrei fare per guadagnarmi
questa fortuna?
Portare il prigioniero via con noi.
Per andare dove, signore?
A fare un breve giro in barca. Aiace dovr mostrarci una via daccesso per entrare nella
fortezza.
Nella fortezza?, chiese Minucio sbuffando. Avrei dovuto immaginarmelo. State indietro!.
Vitellio fece per sollevare entrambe le mani per calmare il centurione, ma la fasciatura che
aveva sulla spalla limit i suoi movimenti. Allora aggrott la fronte e disse: Aspetta un attimo!.
Fece un passo indietro allontanandosi da Minucio, si allung la mano sana sul petto e sciolse il
nodo delle bende macchiate di sangue, poi le tolse e se le infil dentro la tunica. Un attimo dopo aveva
tolto anche la fasciatura che aveva sulla testa e Minucio scosse il capo davanti allassenza di ferite sotto
le bende.
Bene, bene.
Avevo bisogno di un alibi, spieg Vitellio. Tutti pensano che mi stia riprendendo dalle ferite
nella mia tenda.  l che pensano che io sia. Allung una mano verso Minucio. Questa  la proposta.
Tu vieni con noi. Noi entriamo nella cittadella e Aiace ci accompagna al quartier generale del padre.
Nascosto in un piccolo scrigno, lui ha qualcosa che io voglio. Aiace  stato abbastanza gentile da dirci
che suo padre tiene la sua fortuna privata molto vicino a s. Io prendo lo scrigno e il suo contenuto e tu
e le mie guardie del corpo potrete portarvi via tutti i tesori che volete. Prenderemo ci che vogliamo e
torneremo qui prima che si accorgano della nostra assenza.
E il prigioniero?
Appena avremo trovato ci che cerchiamo, lo porteremo fino alla barca e poi lo libereremo.
E come faccio a spiegare la sua fuga?
Dirai che ha rotto il lucchetto con un chiodo e ti  saltato addosso mentre eri di spalle. Poi 
scivolato dal fianco della nave e ha percorso a nuoto la baia diretto alla cittadella. Ti troveranno, vivo
ma stordito. I miei uomini faranno in modo che laggressione subita sembri convincente.
Minucio squadr la massiccia guardia del corpo che era accanto a Vitellio. Non ho alcun
dubbio che ci riuscir E cosa succede se sarete voi a sparire?
Ho lasciato una lettera nella quale affermo di essere andato a spiare il nemico, disse Vitellio
con un sorriso. Capisci, lho fatto per riscattare il mio onore. Se andr tutto bene, distrugger la lettera
appena rientrato nella mia tenda. Le sentinelle sono state legate e imbavagliate e buttate nel baule del
cavo dellancora. Ovviamente, se il nostro piano riuscir, dovremo liberarci di loro, e daremo la colpa
della loro uccisione ad Aiace.
Minucio annu con un lento cenno del capo. Sembra proprio che abbiate pensato a tutto,
signore.
Ci ho provato. Allora? Cosa ne dici, centurione?
 tutto molto interessante, rispose Minucio. Cosa c in quello scrigno per cui siete pronto a
rischiare le nostre vite?
Nulla che ti riguardi. Niente che tu possa volere. E ora, dimmi. Affare fatto?.
Minucio riflett un istante, poi alz le spalle. Ho forse altra scelta? Se dico di no, mi ucciderete
e lo prenderete comunque.
 ovvio. Quindi fa la cosa pi logica. Credimi, andr tutto bene. Sar rischioso, ma se il
nostro piano avr successo, sarai luomo pi ricco di Ravenna. Di gran lunga il pi ricco.
Cosa mi dice che non tenterete di uccidermi appena vi avr consegnato il prigioniero?
Ci guadagno molto di pi a farti lavorare con noi. E inoltre, a cosa servirebbe? Lass ci
saranno pi tesori di quanti voi tre riuscirete a trasportare, quindi non abbiamo nulla da guadagnare
tradendoti, e tutto da guadagnare ad averti dalla nostra parte.
Minucio lo fiss per un attimo, poi allung la mano e afferr quella del tribuno. Affare fatto,
signore.
Bravo! Ora prendiamo il prigioniero e andiamo. Non c tempo da perdere.
Minucio sleg la catena del prigioniero e lo tir su. Una delle guardie del corpo adoper la
punta della sua spada per aprire il lucchetto. Non appena quello cadde sul ponte, infil una mano nel
sacchetto che aveva in vita, prese un chiodo e lo mise accanto al lucchetto.
Ecco fatto, esclam Vitellio con un sorriso. Una prova evidente della fuga del nostro
ingegnoso prigioniero. Ora andiamo.
I cinque uomini risalirono lo scalandrone fino al ponte, si avviarono verso la prua della trireme
e scesero fuoribordo su una delle piccole barche ormeggiate di fianco alla nave da guerra. Vitellio prese
posto a prua, Minucio e Aiace a poppa, e le due guardie del corpo presero ciascuna un remo. Dopo aver
sciolto la cima di ormeggio, allontanarono con una spinta la barca dalla trireme e misero goffamente i
remi sui sostegni, e una delle pale scivol nellacqua.
Piano, idioti!, disse Vitellio con un sibilo. Fate piano. Non devono n vederci n sentirci.
Dopo essere state redarguite, le due guardie del corpo si misero allopera con cautela,
immergendo delicatamente i remi nellacqua, dando un leggero colpo e poi facendo scivolare le pale
allindietro per la remata successiva. La superficie della baia era calma, e la barca scivol verso la
massa scura della roccia sulla quale era situata la cittadella. Appena la barca fiancheggi la striscia
scura della strada rialzata, il loro passaggio fu accompagnato dal suono delle barre di fissaggio degli
onagri e dal tonfo pi distante dellimpatto delle pietre.
Minucio si sporse verso Aiace e sussurr: Perch li stai aiutando?
Per sopravvivere, rispose con un sussurro il giovane. Ha promesso che mi lascer fuggire
insieme a mio padre, quando tutto sar finito.
Capisco. Minucio era sorpreso dallingenuit di quel ragazzo, ma forse era stato talmente
massacrato dalle torture che avrebbe creduto quasi a tutto con una patetica convinzione.
Si diressero verso il punto in cui la scogliera digradava leggermente sul mare, e presto sulla
piccola barca si ud il suono delle onde che si infrangevano contro gli scogli.
Smettete di remare, ordin Vitellio a bassa voce. Aiace, ora che facciamo?
Andiamo avanti. Vedete quella roccia. Girategli intorno, lentamente.
La barca avanz piano verso una linea apparentemente ininterrotta di rocce, dove ce nera una
pi grande delle altre. Le piccole onde sbattevano delicatamente sulle rocce con un leggero, sibilante
sciabordio, e per un attimo Minucio fu certo che il pirata volesse intenzionalmente far naufragare la
barca su quei massi. Poi vide ci che Aiace stava cercando: una stretta apertura dietro la roccia pi
grande che conduceva a una specie di piscina. Le guardie del corpo di Vitellio remarono subito con pi
forza verso lapertura, e la barca sinfil nel passaggio entrando nelle acque riparate dietro la roccia.
Alla base della scogliera cera una piatta lastra di pietra che li sovrastava, e, in cima a essa, riuscirono a
scorgere il profilo indistinto delle costruzioni imbiancate a calce appollaiate sul mare.
Laggi, indic Vitellio, e la barca avanz lentamente e poi sbatt contro la roccia. Il tribuno
scavalc il fianco e mise piede sulla riva, stringendo saldamente la cima di ormeggio. Una delle sue
guardie del corpo lo segu, mentre il suo compagno aiutava Aiace e Minucio a scendere dalla barca.
Signore, devo legare la barca?, chiese una delle guardie del corpo.
No.  meglio tirarla in secco vicino alla base della scogliera, dove non possono vederla.
Mentre i due uomini spingevano limbarcazione fuori dallacqua e la trascinavano sulle rocce
ricoperte di alghe, Vitellio guid gli altri ai piedi della scogliera, e vide subito una linea irregolare di
impronte di mani e piedi che portavano sulla parete di roccia. Controll le prime di esse e sal per
qualche metro, poi annu con espressione soddisfatta e scese di nuovo in mezzo agli altri. Vitellio si
rivolse a una delle sue guardie del corpo.
Trebio, va avanti tu. Sali e guarda dove porta. Noi ti seguiremo.
S, signore. La riluttanza di quelluomo a risalire il dirupo al buio fu evidente a tutti, e
Vitellio si avvicin a lui.
Pensa al tesoro, soldato. E ora va.
La guardia del corpo inizi a risalire la parete della scogliera, arrampicandosi saldamente presa
dopo presa. Vitellio attese un momento e poi si sollev. Il prossimo sono io. Poi Aiace, poi Minucio.
Se il ragazzo cerca di fare qualcosa di strano, fallo tacere, centurione.
S, signore.
Vitellio fece un cenno del capo verso laltra guardia del corpo. Tu salirai per ultimo, Silio.
Risalirono lentamente il dirupo, facendo molta attenzione. Aiace, che aveva scalato la scogliera
molte volte prima di allora, avanzava con molta pi sicurezza e sarebbe andato parecchio pi avanti di
Minucio se il centurione non gli avesse afferrato la caviglia, ricordandogli la minaccia di Vitellio.
Luomo che era salito per primo perse due volte la strada, e gli altri dovettero fermarsi mentre lui
tornava indietro, con Aiace che gli sussurrava istruzioni per aiutarlo a trovare di nuovo i giusti appigli.
Ma alla fine, emersero uno dopo laltro in un piccolo spiazzo in cima alla scogliera, dove il terreno era
cosparso di macerie, e Vitellio si rese conto che si trovavano sulle rovine di una casa che doveva essere
crollata in mare. Intorno a loro cerano i muri sbiaditi di altre case, con le finestre chiuse per ripararsi
dallaria fredda della notte. Rimasero l in silenzio per qualche istante, riprendendo fiato, poi Vitellio
sussurr: Via gli scarponi. Legate i lacci e appendeteveli intorno al collo.
Non appena furono pronti, tocc il gomito del prigioniero.  ora di andare. Ricorda, il
centurione sar alle tue spalle. Se provi a fare qualcosa, ti uccider prima che tu te ne accorga.
Chiaro?
S, rispose Aiace sottovoce mentre si alzava in piedi. Da questa parte.
Li condusse attraverso le macerie finch non arrivarono davanti ai resti di un muro, alle spalle
del quale cera una strada stretta. Aspettarono un momento che tutto fosse tranquillo, poi si
arrampicarono sul muro sgretolato e attraversarono il sentiero verso la sagoma nera delledificio di
fronte.
Quanto  distante?, sussurr Vitellio.
Bisogna salire da questa parte, superare un piccolo incrocio, poi risalire il pendio fino alla
porta.
Va avanti tu.
Per un istante a Vitellio sembr di scorgere un sorriso sul volto di Aiace, ma probabilmente era
solo unombra. Poi il ragazzo avanz silenziosamente, seguito da vicino dai quattro romani. Risalirono
una stretta strada di ciottoli, con gli scarponi che sbattevano sui loro petti e i piedi nudi che
calpestavano le pietre. Davanti a loro videro una luce fioca disegnare il profilo della fine della strada e
illuminare lo spazio aperto che cera oltre. Aiace si spinse in avanti, ma Minucio lo trattenne con
fermezza, poi lo super e sbirci lentamente dietro langolo.
Il bivio si apriva in una piccola piazza, dove un fuoco ardeva in un angolo sopra i ciottoli.
Intorno a esso erano accucciate sagome di uomini che dormivano avvolti nelle coperte. Uno era sveglio
e fissava le fiamme seduto dando le spalle allincrocio. Tenendo docchio luomo, Minucio fece un
cenno agli altri e afferr il polso di Aiace mentre il giovane gli si avvicinava rapidamente. Corsero
lungo la facciata delle case abbandonate che davano sulla piazza, poi si acquattarono e si mossero il pi
rapidamente possibile senza fare alcun rumore, finch non furono lontani dalla piazza, scomparsi nel
buio di un corto vicolo che conduceva a una grossa porta. Il legno delle porte era marcito gi da tempo,
e ora le ante erano appoggiate ai lati dellarco. Davanti cera un piccolo cortile, e dietro a esso la tozza
e squadrata massa di una vecchia torre di guardia fortificata. Dalle fessure di una finestra chiusa in
cima alla torre filtrava una luce, e sulla piattaforma sovrastante potevano sentire degli uomini che
parlavano a bassa voce.
Minucio si ferm allinterno dellarco e abbass Aiace mentre gli altri li raggiungevano.
 questo il posto?, domand Vitellio con voce sommessa.
Aiace annu.
Dove sono le sentinelle? Dovrebbero esserci come minimo le sentinelle.
Forse sono lungo le mura, mormor Minucio. Nel caso Vespasiano tenti un assalto nella
notte.
E allora chi sono quelli sulla torre?
Uomini addetti alle catapulte, disse Aiace. Ce n una montata in cima alla torre.
Vitellio guard il profilo indistinto delle merlature, poi guard il cortile e infine si rivolse ad
Aiace. Daccordo. Come facciamo a entrare?
Seguitemi. Aiace si alz in piedi, tenuto ancora dal centurione, e punt il dito con la mano
libera. Vitellio diede una spinta sulla schiena a Minucio.
Bene. Andiamo.
Attraversarono il cortile e si spostarono verso un lato della torre, finch arrivarono davanti a una
grande porta ricoperta di borchie. Minucio cerc a tastoni sul legno consumato e le sue dita si posarono
su un pesante chiavistello di ferro. Lo stava per sollevare quando si sent uno sbuffo improvviso a pochi
passi di distanza, e unombra si mosse sul terreno, prima che il suono rauco di un uomo che russava
rimbombasse nel buio. Tutti e cinque sobbalzarono e, appena si riprese dallo stupore, Vitellio tir a s
Trebio e sussurr: Occupati di lui.
Si ud la spada graffiare leggermente il fodero. La guardia del corpo si chin sopra la sentinella
che russava, e premendogli una mano sulla bocca gli infil la punta del suo pugnale sotto il mento,
attraversando la testa fino al cervello e torcendo violentemente la lama da una parte allaltra. Il corpo
della sentinella fu colto da spasmi e si mosse a scatti prima di diventare completamente inerte. Trebio
tolse lentamente la mano ed estrasse il pugnale, e dopo averlo pulito con la tunica della sentinella lo
rinfoder. Infine si chin, sollev il corpo prendendolo sotto le braccia e lo trascin dietro langolo,
prima di tornare silenziosamente dagli altri.
Dentro, ordin Vitellio, e Minucio sollev il chiavistello e spinse lentamente la porta. Il
debole scricchiolio non cre alcuna eco, quindi cap che cera un piccolo spazio oltre la porta. Il
centurione entr esitante e fece scivolare i piedi nudi avanti e indietro, finch il suo stinco non incontr
qualcosa di duro. Si chin e tast con le mani. Era un gradino, e al di l di quello ce nera un altro.
Ci sono delle scale, qui, a destra della porta, sussurr Minucio. E ora, ragazzo?
Saliamo. Gli alloggi di mio padre affacciano nel corridoio a sinistra. Le scale continuano fino
alla piattaforma dove si trova la catapulta dalla parte opposta.
Minucio fece strada a tutti e quattro, un gradino dopo laltro, finch le sue dita non trovarono il
ballatoio. Arrivato l, fece capolino e vide una luce tenue filtrare da sotto una porta a pochi passi di
distanza. Pi in l il corridoio era appena visibile, prima che il buio lo ingoiasse di nuovo. Il centurione
corse verso la porta, abbass la testa sul pavimento di pietra e sbirci attraverso la piccola fessura. Vide
le gambe di vari pezzi di mobilio, un mantello abbandonato e alcuni bauli. Non cera traccia di anima
viva. Rimase ad ascoltare per qualche istante, ma si sentiva solo il lontano mormorio delle voci che
proveniva da sopra.
Credo che siamo soli, sussurr verso le scale, e si sent un lieve rumore di passi strascicati
mentre gli altri lo raggiungevano.
Resta indietro e tieni docchio Aiace, disse Vitellio. Entreranno per prime le mie guardie del
corpo Avanti, aprite la porta.
Il chiavistello cigol debolmente, poi il luccichio del pavimento si diffuse accanto alla porta che
si apriva, e in un attimo si ritrovarono davanti agli occhi gli alloggi di Telemaco. Mentre le guardie del
corpo avanzavano con passo felpato, Vitellio e gli altri li seguirono dentro, e il tribuno chiuse
silenziosamente la porta alle loro spalle.
Avevano la stanza tutta per loro, e i quattro romani tirarono un sospiro di sollievo mentre la
tensione si allentava. La stanza era ampia e quasi quadrata, con una finestra chiusa su ciascuna delle
pareti esterne. In un focolare ardevano i resti di un fuoco, che illuminavano la stanza di unintensa luce
arancione. In un angolo cera un triclinio ricoperto con una coperta di tessuto intrecciato, e dalla parte
opposta della stanza un grande tavolo di legno, e dietro a esso unenorme sedia che assomigliava pi a
un trono. A entrambi i lati del tavolo erano accatastate delle piccole casse. Vitellio le guard con
impazienza e poi si rivolse alle sue guardie del corpo.
Ci siamo, ragazzi! Proprio come ha detto. Coraggio, diamo unocchiata.
Trebio e Silio attraversarono la stanza e si avvicinarono al tavolo, e Vitellio sollev il coperchio
della cassa pi in alto. Allinterno vide il luccichio delloro, e dopo aver infilato dentro una mano
afferr un pugno di monete e le sollev affinch gli altri potessero vederle. Le guardie del corpo e
Minucio non poterono fare a meno di sogghignare davanti a quella scena, e Vitellio sorrise per la loro
reazione. Servitevi pure, ma in silenzio. E ora, aggiunse rivolgendosi ad Aiace, mostrami quello che
voglio.
Il pirata ebbe un attimo di esitazione, poi guard le casse e indic: Quella l, sotto al tavolo.
Gli occhi di Vitellio seguirono la direzione indicata dal giovane, e videro uno scrigno nero
riccamente ornato. Si chin e lo prese. Gli batteva forte il cuore quando pos lo scrigno sul tavolo. Non
riusciva a credere di aver trovato i Libri sibillini. Fece scorrere una mano sul coperchio, labbass sulla
chiusura e la apr. Cera una serratura, ma la scatola non era chiusa a chiave. Fece un respiro profondo
e sollev il coperchio. Allinterno, illuminati dalla luce del fuoco, vide tre spessi rotoli, rilegati in
morbida pelle, disposti uno accanto allaltro.
Rotoli?, disse Minucio sorpreso. Si tratta di questo? Rotoli?.
Vitellio lo guard con un leggero sorriso. S, solo dei rotoli.
Ma io pensavo si trattasse di qualcosa di speciale.
Questi sono speciali, centurione. Sono tra i documenti pi importanti che siano mai stati
scritti.
Ah, s?, fece Minucio scuotendo la testa e soffocando una risata. Bene, prendeteli pure,
signore. Io mi accontenter delloro.
Fa pure. Vitellio torn a occuparsi dei rotoli, allung una mano e li tocc con devozione.
Prendete tutto ci che volete da quei bauli e torniamo alla barca.
Che ne sar di me?, chiese Aiace. Che ne  del nostro accordo?.
Vitellio lo guard. Aveva bisogno di quel pirata ancora per un po, come assicurazione nel caso
si imbattessero negli uomini di Telemaco. Ma appena tutto fosse finito, il figlio del comandante dei
pirati sarebbe stato inutile come tutti gli altri pirati. Vitellio gli pos una mano sulla spalle.
Appena arriveremo alla barca, ti liberer. Potrai tornare da tuo padre.
E la vostra promessa di risparmiarci, se la fortezza dovesse essere espugnata?
Hai la mia parola.
Aiace guard per un attimo il tribuno con espressione insospettita, poi annu, apparentemente
soddisfatto. Quindi gir intorno allo scrittoio e si sedette alla sedia di suo padre. Intrecci le dita per
appoggiarci il mento e osserv Minucio e le due guardie del corpo che iniziavano ad aprire le casse
piene di tesori.
Vitellio sollev lo scrigno e si avvicin al focolare. Poi lo pos a terra e vi si sedette accanto.
Allung una mano sulla catasta di legno e mise due ciocchi sulla brace, alimentando il fuoco finch non
ci fu luce sufficiente per leggere. Poi apr il coperchio, prese un rotolo ed esamin la custodia di pelle
che avvolgeva il bordo. Cera una scritta sbiadita sopra e lui inclin leggermente il rotolo per leggere
meglio. Era greco, come aveva previsto, e mentre il tribuno traduceva in silenzio il manoscritto, la sua
eccitazione crebbe fino a diventare quasi insopportabile. Gli tremavano un po le dita mentre faceva
scivolare la custodia e la toglieva. Le profezie erano scritte con bellissimi caratteri rossi sulla migliore
pergamena che avesse mai visto. Era soffice come la pelle di un bambino, e dovette trattenere un
leggero tremore dorrore quando si rese conto del paragone. Vitellio arrotol il volume da un cilindro
allaltro, scorrendo rapidamente il testo che, anno dopo anno, prevedeva il futuro di Roma. Gli si
illuminarono gli occhi quando lesse di un disastro nelle foreste della Germania, dellascesa di un
giovane principe pazzo che si sarebbe considerato un dio, e dellidiota inetto che gli sarebbe
succeduto Vitellio and avanti rapidamente, con gli occhi che scorrevano il manoscritto con ansia
febbrile, finch le sue mani alla fine non si fermarono e lui trov ci che stava cercando. Lesse il passo
lentamente, poi lo lesse di nuovo, e ancora una volta per essere sicuro, e sent il fuoco dellambizione
bruciargli nelle vene mentre leggeva quelle parole con voce sommessa.
Quando lultimo dei Claudii
perir di propria mano,
Roma passer nelle mani di colui che
porta il segno dellarco del cacciatore
Che cos, signore?, chiese una delle guardie del corpo.
Niente, rispose Vitellio a voce bassa, senza neppure voltarsi. Non  niente.
La guardia del corpo scrut per un istante il suo signore, poi alz le spalle e torn a occuparsi
delle casse sparse sul pavimento intorno allo scrittoio. Ogni baule che lui e gli altri due romani avevano
aperto era pieno doro, dargento e talvolta di pietre preziose. Cera abbastanza ricchezza in quelle
casse per comprare una delle residenze pi belle di Roma, e colmarla di tutti i lussi che un uomo
potesse immaginare. Eppure, mentre i suoni muti dello stupore e dei festeggiamenti attraversavano la
stanza giungendo fino a Vitellio, questi non poteva fare a meno di deriderli con disprezzo. Tutto loro
del mondo era niente in confronto al valore del rotolo poggiato sulle sue gambe.
Vitellio riavvolse rapidamente il rotolo da capo, mentre si gustava la notizia di essere destinato
a diventare uno dei figli prediletti dal destino. Pi tardi, non appena fossero stati al sicuro, avrebbe letto
il resto delle profezie con calma. Dopo aver riposto il rotolo nello scrigno, il prefetto chiuse il
coperchio e, con quello salvo sotto il suo braccio, si alz in piedi.
 ora di andare.
Minucio e le guardie del corpo infilarono di fretta le ultime monete e gli ultimi gioielli nelle
loro sacche e nei loro zaini. E mentre il centurione si voltava per recuperare il prigioniero dalla sedia di
suo padre, da fuori provenne un forte schiamazzo.
...
.
...
CAPITOLO quarantuno.
...
.
...
I quattro romani rimasero immobili per qualche istante, mentre il volume delle grida
aumentava. Minucio fu il primo a rompere lincantesimo e, dopo aver attraversato la stanza diretto
verso la finestra chiusa, tir indietro i paletti con cautela e dischiuse la finestra. Sotto di loro, il cortile
pullulava di uomini, alcuni avevano in mano delle torce. A un certo punto si ud uno stridio di ruote
sullacciottolato, e un momento dopo uno stretto carro pass rumorosamente attraverso la porta. I pirati
gli si avvicinarono mentre girava intorno al cortile e si fermava puntando di nuovo verso la porta. Uno
degli uomini con la torcia grid degli ordini, e i pirati si spostarono verso larco che si trovava accanto
alla porta, aprirono le imposte ed entrarono. Riapparvero poco dopo impugnando giavellotti, archi e
frecce, e Minucio si rese conto che larsenale dei pirati doveva trovarsi sotto le mura del cortile. Dopo
aver depositato le armi sul fondo del carro, i pirati andarono a prenderne altre.
Che sta succedendo?, sussurr Vitellio.
Stanno caricando un carro, rispose Minucio. Sembra che si stiano preparando a lanciare
contro i nostri soldati tutto ci che hanno non appena inizier lassalto.
Dannazione. Vitellio strinse i pugni con frustrato nervosismo. Non possiamo fare altro
che aspettare che il cortile sia sgombro. A meno che non ci sia unaltra strada. Attento a lui!.
Minucio gir su se stesso e vide che Aiace si stava avviando verso la porta. Sentendo
lavvertimento di Vitellio, Trebio estrasse la spada e balz verso la porta, bloccando Aiace. Per un
istante, il pirata socchiuse gli occhi calcolando le probabilit che aveva di sfuggire alla guardia del
corpo, e quel momento di esitazione fu sufficiente perch Minucio riuscisse a raggiungerlo da dietro e a
dargli un calcio sulle gambe. Aiace cadde a terra con un grugnito, senza fiato.
Non provarci pi, bellezza, ringhi il centurione. Vorrei evitare di spezzarti le gambe.
Mentre Aiace si sedeva dolorante appoggiandosi a una delle casse del tesoro, Vitellio si
avvicin. C un altro modo per uscire di qui?.
Aiace scosse la testa. Si pu uscire solo attraverso il passaggio ad arco. Agli altri lati ci sono le
scogliere.
Non possiamo calarci dal dirupo?
No,  troppo ripido. Sarebbe una follia provare a farlo con il buio.
Be, non sar buio ancora a lungo, disse Minucio. Non appena ci sar la luce, il prefetto
mander a cercare il nostro prigioniero, e allora saremo davvero nella merda.
Grazie per aver sintetizzato in modo cos convincente la nostra difficile situazione, rispose
Vitellio con tono glaciale. Le guardie del corpo si scambiarono unocchiata perplessa, che non sfugg al
loro tribuno. Non siete stati assunti per fare conversazione. Tenete docchio lui, mentre io penso a
cosa fare.
Vitellio torn alla finestra e sbirci cautamente attraverso la stretta fessura. Nel cortile di sotto, i
pirati continuavano a caricare il carro. Con quel ritmo, presto il veicolo sarebbe stato pieno e il cortile
si sarebbe svuotato, lasciando a Vitellio e ai suoi uomini abbastanza tempo per uscire dalla cittadella e
tornare alla trireme prima dellalba. Rimase immobile e attese in silenzio, stringendo lo scrigno con i
rotoli sul fianco. Gli altri uomini si sedettero accanto ad Aiace, e una delle guardie inizi a far
schioccare le nocche per ingannare il tempo, con un ritmo che irrit immediatamente Minucio.
Colp al petto luomo. Smettila, gli disse.
Perch?.
Minucio lo fiss con uno sguardo pieno di rabbia. La devi smettere perch un dannato
centurione ti dice di smetterla, soldato semplice.
Non sono un soldato semplice, rispose Trebio con le narici dilatate. E tu non sei un
centurione. O almeno non lo sarai pi quando tutto questo sar finito.
Vitellio si volt di scatto. Zitti! Volete che ci ammazzino tutti?.
Minucio indic la guardia del corpo con un cenno della testa. Cosa significa Quando tutto
questo sar finito?.
Niente, ignoralo. Sta solo facendo il buffone.
A me non sembrava. Minucio si alz cautamente in piedi e fece un passo indietro, con la
mano poggiata sul pomo della sua spada. Ma prima che potesse dire unaltra parola, si udirono delle
grida provenire dal cortile, e con uno schiocco di frusta le ruote del carro avanzarono sui ciottoli.
Se ne stanno andando!. Vitellio guard fuori dalla finestra. E infatti, il carro scomparve
nelloscurit sotto larco. Gli uomini nel cortile non lo seguirono, ma rimasero in attesa appoggiati alle
mura. Alcuni di loro si accovacciarono immediatamente sotto la luce di una delle torce che era stata
attaccata a un sostegno sul muro e iniziarono a giocare a dadi.
Cosa diavolo stanno aspettando?, mormor Vitellio. Muovetevi, bastardi.
Ma gli uomini non si mossero. Rimasero ad aspettare, e il tempo sembr dilatarsi in un infinito
tormento di frustrazione e di crescente senso di pericolo per i romani, che attendevano nella stanza
della torre che si affacciava sul cortile.
Minucio batt il pugno sul palmo della mano. Dobbiamo fare qualcosa, signore. Se restiamo
qui non ne usciamo vivi.
In un modo o nellaltro, ammise Vitellio. Ma perch non si muovono?.
Un lento rombo di ruote annunci il ritorno del carro, e gli uomini balzarono in piedi e si
avvicinarono al veicolo appena quello entr nel cortile. Il carro era pieno di uomini feriti, bendati
frettolosamente, che vennero scaricati e trasportati nei sotterranei. Non appena tutti questi furono
trasferiti, gli uomini nel cortile iniziarono a caricare il carro con altre armi recuperate sotto la torre di
guardia.
Vitellio alz lo sguardo e sent un tonfo al cuore. Dalla parte opposta della baia, una striscia di
cielo pi chiaro si stagliava contro il profilo nero corvino delle montagne.
Oh, no.
Minucio si volt. Che succede, signore?
Sta per scadere il nostro tempo. Presto sar lalba.
Allora dobbiamo fare qualcosa, signore. Subito!.
Cosa suggerisci, centurione?.
Ci fu un attimo di esitazione, poi Minucio disse a voce ancora pi bassa: Gli scogli. Dobbiamo
provare da l.
Ma hai sentito cosa ha detto Aiace.  impossibile.
Dobbiamo provarci. Mandate uno dei vostri uomini dallaltra parte a controllare.
 inutile. Aiace ha detto.
Forse Aiace sta mentendo, signore. Non possiamo permetterci di fidarci di lui. Mandate
almeno il vostro uomo a controllare.
Vitellio aggrott la fronte con espressione irritata e guard fuori. Ora il cielo era decisamente
pi chiaro. Non cera tempo da perdere. Mise lo scrigno contenente i rotoli sullo scrittoio e si rivolse ai
suoi uomini. Molto bene, andr a vedere io stesso. Esit un istante sulla porta e si guard indietro.
Trebio, sar meglio che tu venga con me, nel caso dovessimo imbatterci in qualcuno.
S, signore.
Poi Vitellio si rivolse a Minucio. Fai stare in silenzio il prigioniero, e state lontani dalla
finestra. Non staremo via molto. Busseremo due volte per farvi capire che siamo noi.
Dopo che la porta si fu chiusa alle loro spalle, Minucio attese un momento finch i suoni
smorzati dei loro passi strascicati scomparvero, poi guard laltra guardia del corpo e sorrise.
Sono curioso di vedere quei rotoli. Tu no?.
Silio alz le spalle. Forse.
Minucio si avvicin allo scrigno e si gratt il mento. Devono essere qualcosa di pi che
semplici rotoli. Deve essere cos. Forse  qualcosa che ha a che fare con lo scrigno. Deve esserci
qualcosaltro nascosto qui. Poi si chin sulla cassetta con la fronte aggrottata e indic un segno sul
coperchio. Questo cos?.
Laltro uomo si avvicin con passo lento e guard nel punto indicato dal centurione.
Non lo so. Sembra rovinato, forse ha preso un colpo o si  scheggiato.
No. Minucio si spost di lato e indietreggi per fare posto alla guardia del corpo. Mentre
Silio si sporgeva in avanti, Minucio strinse forte limpugnatura della sua spada. Avvicinati e guarda
meglio.
Cosa? Io non vedo, inizi a dire la guardia del corpo, raddrizzando la schiena.
Minucio estrasse la spada e sferr un ampio fendente al collo della guardia del corpo. Il colpo
gli fece scattare la testa di lato mentre la lama penetrava nella carne, nei muscoli e nella spina dorsale.
Minucio strapp via la spada e si tenne pronto a colpire ancora. Dal collo della guardia uscivano fiotti
di sangue e, dopo un ultimo sguardo sorpreso al centurione, Silio si accasci a terra, e una pozza di
sangue inizi ad allargarsi sempre di pi sotto la sua testa e il suo petto. Si contorse per un momento,
poi il suo corpo divenne immobile.
Vitellio dovette disperatamente ammettere che il ragazzo aveva ragione, e lui e Trebio
tornarono silenziosi nella torre e risalirono le scale verso gli alloggi di Telemaco. Avevano girato
intorno alla base della torre, si erano sporti oltre il ciglio della scogliera e avevano sentito il mare
agitarsi contro le rocce molto pi in basso. Anche se era ancora piuttosto buio, fu subito chiaro che da
quella parte non sarebbero potuti scappare. Avevano individuato solo un punto in cui la scogliera
scendeva in un ripido pendio che si poteva percorrere, e Vitellio aveva mandato Trebio a vedere fino a
dove riusciva ad arrivare. Ma dopo essersi inerpicato per pochi metri, la guardia del corpo si ritrov di
fronte a uno strapiombo e fu costretto a risalire.
Quindi erano intrappolati nella cittadella, mentre i nemici affollavano il cortile. Con il cielo che
si schiariva sempre di pi, diminuivano le loro probabilit di riuscire a tornare allaccampamento prima
che si accorgessero che Aiace era sparito. Vitellio sapeva fin dallinizio che sarebbe stata unimpresa
rischiosa, ma la posta in gioco era alta, e ci significava che bisognava essere disposti a sfidare la sorte.
Tuttavia, ora che era in trappola, desider ardentemente di non essere mai venuto a conoscenza dei
rotoli.
Raggiunsero il ballatoio e camminarono silenziosamente verso la porta, arrivati l davanti
Vitellio sollev un pugno e batt con le nocche sulla ruvida superficie di legno. Poi sollev il
chiavistello, spinse delicatamente limposta ed entr nella stanza debolmente illuminata. Aiace era di
nuovo seduto allo scrittoio e guard con un sorriso sardonico il tribuno che entrava nella stanza seguito
da Trebio. Avvolto da un forte senso di disperazione, Vitellio non riusc a contenere un impeto di
rabbia davanti allespressione del ragazzo.
Coshai da ridere? Dov?.
Si ud un sonoro tonfo e Trebio emise un rantolo. Vitellio si gir di scatto e vide unespressione
di enorme sorpresa sul volto della guardia del corpo. Entrambi guardarono la punta insanguinata di una
spada che sporgeva di un dito dal suo petto, poi Trebio fu scosso dalle convulsioni mentre veniva
infilzato alle spalle, e la lama scomparve, lasciando uno strappo sul davanti della tunica. Un istante
dopo, la stoffa era impregnata di sangue scuro. Trebio fu nuovamente scosso dalle convulsioni e cadde
in ginocchio. Vitellio alz lo sguardo e vide il centurione Minucio spuntare dal buio dietro la porta, con
in mano la spada insanguinata. La testa di Trebio penzolava allindietro e di lato, e sembrava stupito
mentre teneva gli occhi fissi su Minucio. Poi il suo sguardo divenne vitreo e luomo croll a terra.
Vitellio esit un istante di troppo prima che la sua mano si precipitasse sulla spada appesa al
fianco, e Minucio si fece avanti, puntando la lama alla gola del tribuno.
Non farlo! Togli le mani da quellarma!.
Aiace si alz in piedi e si avvicin di corsa, e Vitellio not che anche lui impugnava una spada.
Non aveva alcuna possibilit di uscire da quella situazione, e abbass la mano sul fianco. Poi guard
fisso Minucio.
Cosa significa tutto questo?.
Minucio sorrise. Coraggio! Uno con una mente come la vostra dovrebbe essere in grado di
capirlo da solo.
Di cosa stai parlando? Cosa.
Taci, tribuno. Minucio tenne lo sguardo fisso su Vitellio mentre si rivolgeva ad Aiace. Va a
prendere qualche uomo. E manda a chiamare tuo padre.
Il pirata annu con un cenno della testa, poi usc di corsa dalla stanza e loro sentirono i tonfi dei
suoi passi sulle scale.
Vitellio guard il centurione con gli occhi socchiusi, soppesando la situazione. Cosa ti ha
promesso Aiace? Denaro? Un modo per fuggire da qui? Non puoi aver abboccato.
Non ho abboccato, rispose Minucio ridacchiando. A ogni modo, ho gi avuto da suo padre
abbastanza denaro.
Suo padre?. Vitellio aggrott la fronte, poi la verit lo colp come un colpo di fionda alla
testa. Sgran gli occhi e sollev un dito verso il centurione. Il traditore. Quello che ha mandato alla
malora ogni mossa della flotta sei tu?
Sono io.
Ma perch?
Lavete detto voi stesso. Mi sto avvicinando al congedo, e da qualche anno la cosa mi
preoccupa. I miei risparmi erano appena sufficienti a garantirmi una comoda pensione, ma chi si
accontenterebbe delle comodit quando potrebbe vivere nel lusso? Quindi ho stretto un patto con
Telemaco, e nellultimo anno gli ho venduto informazioni. Ho messo da parte abbastanza per vivere
molto bene, e ora voi mi avete dato lopportunit di guadagnare un extra. Immagino che Telemaco sar
grato alluomo che gli riporter suo figlio. E che in pi gli consegner un ostaggio di alto rango.
Bastardo.
Minucio scoppi a ridere e scosse la testa. Tribuno, non siate cos indignato. Ditemi, voi
perch siete qui? Non credo che tutto questo abbia molto a che fare con lintegrit e la fedelt
allimpero. Quei rotoli l, qualunque cosa siano, non avete certo intenzione di usarli per il bene
dellimperatore, non  vero?
Non per lattuale imperatore, no. Le labbra di Vitellio si incresparono in un sorriso. Allora
dimmi, Minucio, qual  il tuo prezzo?
Prezzo?
Per tirarmi fuori di qui.
Non riusciremo a uscire di qui.  troppo tardi. A breve far giorno, e non sar pi possibile
tornare alla flotta. E se restiamo qui, presto i pirati ci troveranno. Quindi ho deciso che era arrivato il
momento di lasciare il vostro incarico.
Dal cortile di sotto, proveniva la voce di Aiace che gridava ordini, e Vitellio si pass la lingua
sulle labbra nervosamente, poi si avvicin al centurione. Credo che potremmo trovare un accordo.
Minucio indietreggi e sollev la spada. State indietro!.
Ascoltami! Posso renderti ricco, molto pi ricco di quanto tu possa immaginare.
Il rumore dei passi pesanti che risalivano le scale fece girare entrambi gli uomini verso la porta,
e Minucio scosse la testa. Mi dispiace, tribuno. Non ho intenzione di trattare. Il vostro tempo 
scaduto.
La porta si spalanc, e Aiace e diversi pirati irruppero nella stanza con le spade sguainate,
pronti a colpire. Aiace spinse indietro Vitellio, mandandolo a finire in un angolo e facendolo cadere sul
letto, poi sbrait un ordine e i due pirati si avvicinarono e rimasero a sorvegliarlo.
Quindi Aiace si rivolse a Minucio. Ho mandato un uomo a chiamare mio padre. Sar qui tra
poco. Nel frattempo, lascia cadere la spada.
Che cosa?
Lascia cadere la spada e mettiti vicino allo scrittoio con le mani sulla testa, in modo che siano
ben visibili.
Ma io sono dalla tua parte, te lho detto.
Lo vedremo. Ora posa la spada.
Minucio scosse la testa e Aiace gli punt un dito contro. Lasciala! Altrimenti i miei uomini ti
uccideranno.
Minucio serr le labbra in unespressione amareggiata. Poi gett la spada ai piedi di Aiace,
pass accanto a uno dei pirati ignorandolo e si avvicin allo scrittoio, dove si volt e mise le mani sulla
testa.
Ecco! Sei soddisfatto? Non credo che lo sar Telemaco quando vedr come mi hai trattato.
A mio padre ci penso io!, disse Aiace con un tono di voce basso ma minaccioso. E se mi stai
mentendo, far in modo che tu muoia tra molte sofferenze.
Da un angolo della stanza provenne un risolino, mentre Vitellio si metteva a sedere poggiando
la schiena al muro. A quanto pare sei nella merda come me, centurione.
Non credo, tribuno. Non appena Telemaco arriver qui ve ne accorgerete.
Zitti!, url Aiace. State zitti tutti e due!.
Aspettarono in silenzio, sotto locchio vigile dei pirati, mentre il bagliore grigio dellalba
nascente filtrava attraverso gli scuri aperti. In lontananza, si udivano gli schiocchi e gli schianti regolari
degli onagri romani, mentre il rumore del carro che veniva caricato riecheggiava tra le mura del cortile.
Quando si ud un rumore di passi che risalivano le scale, il cielo fuori era inondato dalla luce rosata dei
primi raggi di sole. I passi lungo il corridoio si fecero pi vicini, e Telemaco varc a grandi falcate la
soglia, guardandosi intorno e posando immediatamente lo sguardo su Vitellio e poi su Minucio. Sul suo
viso apparve un lampo di sorpresa.
Centurione? Cosa ci fai tu qui?
Non ho potuto evitarlo. Il tuo ragazzo  stato fatto prigioniero e il tribuno voleva usarlo per
penetrare nella cittadella. Ho dovuto scegliere se aiutare lui o essere ucciso. Quindi sono dovuto venire
qui con loro. Una volta giunti qui ho liberato tuo figlio, e non appena ne ho avuto la possibilit ho
ribaltato la situazione. Fece un cenno della testa in direzione di Trebio e Silio.
Telemaco guard il centurione con espressione scettica e poi suo figlio, aggrottando la fronte.
Aiace annu.
Capisco Be, non hai scelto il momento migliore per porre fine al nostro accordo.
Porre fine allaccordo?, chiese Minucio con ansia. Che intendi dire?
Sarebbe difficile per te tornare dai tuoi senza destare alcun sospetto. Inoltre, come avrai
notato, la tua flotta sta per prendere dassalto questa cittadella. Come pensi che reagiranno se ti
troveranno qui tra i nemici? Ormai non mi sei pi utile come spia, centurione. Tuttavia, non ti far del
male. Puoi combattere a fianco dei miei uomini, e forse riguadagnare in parte lonore che hai macchiato
tradendo il tuo popolo.
Non ce n bisogno!, disse Minucio lanciandosi verso Telemaco, ma uno dei pirati gli sbarr
il passo con aria minacciosa, e il centurione alz una mano per dimostrare che non aveva intenzione di
fare del male al capitano dei pirati. Telemaco, c una barca nascosta alla base della scogliera. 
abbastanza grande per trasportare te, tuo figlio e due o tre dei tuoi uomini, o qualche oggetto di valore.
Lanci uno sguardo eloquente alle casse accanto allo scrittoio, con i tesori che luccicavano allinterno.
La barca non  visibile n dal mare n dalla cima della scogliera. Potremmo nasconderci l, aspettare
che faccia di nuovo buio e poi fuggire dalla baia con una parte dei tesori. Potrai ricominciare da capo,
da qualche altra parte.
Minucio sembrava disperato, e Telemaco lo guard con un misto di piet e di disprezzo. Non 
ancora arrivato quel momento. Appena il primo dei tuoi fanti ficcher il naso su ci che resta delle
nostre mura, li combatter. Quella barca di cui parli sar lultima risorsa. Andremo l solo quando sar
il momento e porteremo il bottino con noi. Telemaco si rivolse al tribuno.  per questo che sei
venuto qui? Per il mio tesoro?.
 venuto per i rotoli, intervenne Minucio, indicando lo scrigno sul tavolo. L dentro c tutto
ci che vuole.
Ne sono certo, rispose Telemaco a voce bassa guardando di nuovo il tribuno. Per chi lavori?
Ho gi incontrato lemissario inviato dai Liberatori. Quindi sei qui per limperatore? O per te stesso?.
Vitellio si raddrizz e rispose con tono sostenuto. Io servo limperatore Claudio! Sono il suo
emissario pi fidato. Se mi succeder qualcosa, sta certo che limperatore ti dar la caccia e ti far
uccidere come un cane!.
Sono certo che sarebbe disposto a pagare un bel riscatto per te, disse Telemaco tra s e s.
Sul volto del tribuno si dipinse unespressione disperata. Ci puoi giurare!.
Quindi potresti tornarci utile. Telemaco si gratt il mento per un attimo; stava per
ricominciare a parlare quando il suono di un corno riecheggi nella cittadella.
Minucio si volt verso quel suono, tendendo le orecchie mentre rimbombavano altre note. Ma
quelle erano pi distanti e pi tenui, e con una fitta di terrore riconobbe il suono. Sono i corni romani!
Stanno iniziando lassalto!.
Telemaco lanci degli ordini ai suoi uomini, e immediatamente due dei pirati rinfoderarono le
armi, si avvicinarono a Vitellio e iniziarono a legarlo al letto.
Cosa ne farete di lui, padre?, chiese Aiace in greco.
Non lo so. Potrebbe esserci utile.
Aiace afferr il braccio di suo padre e aggiunse: Se sopravvivr allattacco, lasciate che sia io
a ucciderlo.
Ucciderlo? Vuoi uccidere un ostaggio tanto prezioso?
Padre, lui mi ha torturato. Mi ha umiliato. Mi ha costretto a dirgli dei rotoli. Devo ottenere
vendetta, disse Aiace con voce implorante.
Pi tardi. Dobbiamo avvicinarci alle mura. Andiamo! Anche tu, Minucio. Se i romani
riusciranno a invadere la cittadella, torneremo a prendere loro e andremo a recuperare la tua barca.
Telemaco usc in tutta fretta dalla stanza, seguito immediatamente da Aiace. Rimase solo
Minucio, con i corpi delle guardie del corpo di Vitellio. Poi lanci unultima occhiata al tesoro e,
scuotendo la testa con aria triste, disse: Oh, Porzia in che pasticcio mi sono messo!.
Poi, con un grugnito furioso, Minucio afferr la sua spada e si avvi dietro ai pirati.
...
.
...
CAPITOLO quarantadue.
...
.
...
Cosa significa che il prigioniero  scomparso?, chiese Vespasiano.
Lufficiale scosse la testa. Non lo so, signore. Non c pi. Sono scomparsi anche il centurione
Minucio e le sentinelle.
Tutti spariti?
S, signore, rispose il tribuno con aria impotente.
Vespasiano lo guard con occhio torvo, poi sbott. Non  possibile! Cosa diavolo sta
succedendo qui? Dannazione! Andr a vedere io stesso!.
Si precipit fuori dalla tenda del quartier generale e attravers a grandi passi il campo verso le
navi tirate in secco sulla spiaggia. Mentre si avvicinava alla trireme, vide una piccola folla di curiosi
radunata sul bagnasciuga a guardare le attivit sul ponte, dove una ventina di fanti e una manciata di
ufficiali ispezionavano la nave alla ricerca di tracce del prigioniero e del centurione incaricato di
sorvegliarlo.
Fuori dai piedi!, sbrait Vespasiano, e la piccola folla si scans immediatamente per lasciar
passare il prefetto. Questi sal a met dello scalandrone e poi si volt furioso verso di loro. Smettetela
di stare l come allocchi e tornate al campo!.
Vespasiano prosegu lungo lo scalandrone e poi salt sul ponte con un tonfo, e gli uomini,
girandosi verso quel suono, si misero subito sullattenti. Il centurione Macrone era accanto al
boccaporto anteriore, intento ad ascoltare i rapporti dei fanti, e il prefetto and dritto verso di lui.
Allora? Cosa diavolo sta succedendo, centurione?.
Macrone salut, poi rispose: Il prigioniero  fuggito, signore.
Lo so. Spiegami cos successo. Era stato affidato a te.
S, signore. Macrone irrigid i muscoli del viso. Ho dato lordine al centurione Minucio di
sorvegliare il prigioniero per tutta la notte. Avevo detto chiaramente che Aiace doveva essere
sorvegliato con attenzione e che non doveva subire alcun danno. Cerano due uomini di guardia davanti
allo scalandrone, signore. Non doveva esserci nessun problema.
Ma ora sono scomparsi entrambi, disse Vespasiano scuotendo la testa. Ottimo lavoro,
centurione.
Macrone non disse niente.
Quando sei venuto a conoscenza di ci che era accaduto?
Poco prima dellalba, signore. Ero venuto qui con il centurione Catone per dare il cambio a
Minucio e ai suoi uomini, e per prelevare il prigioniero. Appena abbiamo visto che le sentinelle non
cerano, ho capito che cera qualcosa che non andava.
Sei davvero perspicace! E ora dov Catone?
Gi nella stiva, signore. Dovera il prigioniero.
Portami l.
Macrone fece strada attraverso lapertura del boccaporto e gi per le scale, abbassando la testa
sotto la spessa trave del battente. I due ufficiali socchiusero gli occhi nel buio e Vespasiano arricci il
naso per il fetore proveniente dalle sentine. Lodore era gi orribile sul ponte, ma l sotto era
insopportabile, e si chiese come potessero quegli uomini lavorare in quelle condizioni. Davanti a loro,
sotto linferriata del ponte, cera una macchia di luce che rivel la forma rannicchiata di Catone
appoggiato a una delle massicce travi delle coste della trireme.
Catone!, grid Macrone. Il prefetto  qui!.
Catone si alz rapidamente e si mise sullattenti, con la testa piegata in avanti per evitare di
sbattere sulla trave. Si scambi un saluto con il prefetto, poi Vespasiano guard la stiva angusta.
Era tenuto qui il prigioniero?
S, signore. Laggi. Catone indic un anello di ferro a terra. Accanto a esso cera un chiodo.
Qualcuno deve aver improvvisato un giaciglio. Catone indic con un cenno la pila di corde e tela
dalla parte opposta della stiva. Quello devessere il posto in cui stava il centurione Minucio.
Capisco. Ma cosa  successo?.
Catone alz le spalle. Non posso dirlo con certezza, signore.
Daccordo, continu Vespasiano pazientemente. Tu cosa pensi che sia successo?.
Catone si accovacci e prese lanello di ferro, poi indic un punto circondato da schegge, dove
la costa era stata divelta. Era incatenato l, allanello di ferro, signore. Il prigioniero potrebbe aver
aspettato che Minucio si addormentasse e aver usato quel chiodo per aprire il chiavistello.
Vespasiano ispezion la trave e annu. Cosa pensi che sia successo a Minucio?
 difficile dirlo, signore. Finora non ho trovato nessuna traccia di sangue.
Il prigioniero potrebbe aver gettato il centurione fuoribordo.
Catone indic Macrone con un cenno del capo. Lo abbiamo pensato anche noi, signore. La
stessa fine potrebbero averla fatta le sentinelle, quindi abbiamo mandato alcuni uomini a fare un giro a
nuoto intorno allo scafo. Lacqua  abbastanza limpida, ma non hanno trovato nessun corpo. La mia
ipotesi  che Aiace abbia portato Minucio con s.
Come prigioniero? Perch?
Forse Aiace aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse a superare eventuali navi sentinella in
cui si sarebbe potuto imbattere, signore.
Vespasiano lo fiss in viso.  improbabile E se Minucio fosse andato via di sua spontanea
volont?.
Macrone si agit nervosamente. Intendete suggerire che abbia lasciato andare il prigioniero,
signore? E perch lavrebbe fatto?
No!, intervenne Catone. Aiace  fuggito. Altrimenti come si spiega lanello di ferro? 
chiaro che qualcuno lo abbia aperto.
Vespasiano si gratt il mento. Forse  stato fatto tutto apposta per far sembrare che le cose
fossero andate in quel modo.
 possibile, signore, annu Catone. Ma pensate che sia probabile?.
Prima che Vespasiano potesse rispondere, si ud un grido sul ponte, e qualche attimo dopo un
tonfo di stivali sullo scalandrone che portava al boccaporto principale. Un fante guard con gli occhi
socchiusi nel buio, e appena scorse il prefetto salut.
Signore, abbiamo trovato le sentinelle.
Vespasiano e i due centurioni seguirono rapidamente il fante e risalirono sul ponte. Alcuni fanti
stavano aiutando due uomini a uscire dal pozzo delle catene, e quando si avvicinarono a essi Catone
not i lividi rossi intorno alle caviglie e ai polsi degli uomini mentre i due si mettevano sullattenti con
passo malfermo.
Cos successo?, disse immediatamente Vespasiano. Fate rapporto!.
I due uomini si guardarono nervosamente, poi il pi anziano rispose: Ieri notte eravamo di
guardia, signore. Verso la quinta ora abbiamo visto qualcuno avvicinarsi. Abbiamo lanciato laltol, ma
era il tribuno Vitellio, signore.
Vitellio? Sei sicuro?
Sicuro come lo sono di essere di fronte a voi, signore. Era il tribuno con due uomini. Credo
che fossero le sue due guardie del corpo, signore. A ogni modo, ci ha detto che gli era stato ordinato di
venire a prendere il prigioniero. Quindi labbiamo lasciato passare. Abbass lo sguardo, poi aggiunse:
 allora che  accaduto, signore.
 accaduto cosa?
Le sue guardie del corpo ci hanno assaliti. Hanno steso prima il mio amico e poi me. Poi ci
hanno portati a bordo e chiusi nel pozzo delle catene, signore.
Capisco Vi hanno detto la parola dordine corretta?.
Il soldato sembr sorpreso della domanda. Be, no signore. Ho riconosciuto il tribuno, quindi
ho pensato non ce ne fosse bisogno.
Centurione Macrone!.
Signore?
Metti questi uomini di corv per un mese. Alle latrine. Forse la prossima volta avranno il
buonsenso di attenersi al protocollo riguardante la parola dordine.
S, signore.
Vi occuperete di loro pi tardi. Ora abbiamo cose molto pi importanti da fare. Tu e Catone
venite con me.
Discesero lo scalandrone fino alla spiaggia e si diressero a grandi passi verso gli onagri, che
continuavano a lanciare massi contro le lontane mura della cittadella. Anche se il sole non era ancora
sorto, Catone riusciva a scorgere chiaramente la guardiola crollata, e le macerie che riempivano quasi
del tutto il fossato allesterno delle mura. Ormai, i missili che si alzavano ad arco dalle linee romane
colpivano gli edifici al di l delle mura e le minuscole sagome che cercavano di sbarrare la strada dietro
alla guardiola crollata.
Qualunque cosa abbia in mente Vitellio, disse Vespasiano mentre percorreva a grandi falcate
la spiaggia, potete stare certi che abbia a che fare con i rotoli.
Credete che sia andato a cercarli, signore?, domand Catone.
S. Altrimenti, perch avrebbe dovuto prendere Aiace? Ma prima di agire, dobbiamo essere
sicuri di come stanno le cose. Voglio che andiate nella sua tenda. Avete la mia autorizzazione a entrare
e perquisirla. Supponendo che non sia l, vedete cosa riuscite a trovare e poi tornate a farmi rapporto.
Ah, unaltra cosa.
Signore?
Quellemissario imperiale che avete salvato  Secondo  gli ho parlato. Sa muoversi
abbastanza bene nella cittadella. Trovatelo e portatelo con voi. Appena saremo entrati nella cittadella,
dovremo trovare il quartier generale di Telemaco il pi presto possibile. Tutto chiaro?
S, signore.
Macrone, voglio che tu prenda due sezioni di fanti per il tuo gruppo di assalto. I migliori che
riesci a trovare. Ora andate!.
Vespasiano era alla testa di una fitta colonna di fanti quando Catone arriv di corsa dal campo.
Gli onagri avevano completato la distruzione della guardiola, e ora si stavano concentrando sulle mura
a entrambi i lati della breccia, per allargare il varco prima di dare il via allassalto. Le truppe scelte per
lattacco erano intente a osservare il bombardamento, nella speranza che le mura crollassero in modo
che il varco che avrebbero dovuto attraversare fosse il pi ampio possibile, pertanto non fecero caso al
prefetto e al piccolo gruppo di fanti radunati dietro di lui con Macrone e Secondo. Lemissario
imperiale aveva una limitata esperienza nel servizio militare, e indossava lequipaggiamento in modo
un po goffo. Poggiandosi al bordo del suo scudo, Secondo sfreg il pomo della sua spada con una
mano talmente agitata che Macrone dovette sporgersi per fermargli il braccio.
Stai calmo.
Calmo?. Secondo si volt verso di lui con unespressione stupita. Stiamo per attaccare il
covo dei pirati! Io li ho visti e so come sono.
Anchio li ho visti, disse Macrone con un sorriso rassicurante. E muoiono esattamente come
ogni altro uomo. Inoltre, non appena avremo oltrepassato quelle mura, saranno troppo occupati a
salvarsi la vita per crearci problemi. Sarai al sicuro. Te lo garantisco.
Secondo lo guard. Far in modo che tu mantenga la promessa.
Daccordo, sorrise Macrone, poi indic oltre la spalla di Secondo. Ecco che arriva Catone.
Catone aveva raccolto larmatura e le armi dalla riva e le teneva ammucchiate tra le braccia, poi
si era avvicinato al prefetto e si era messo rigidamente sullattenti di fronte a Vespasiano.
Allora, centurione?
Lui non c. Ma ho trovato questa. Catone pos larmatura a terra, e dopo aver infilato una
mano nella tunica estrasse un pezzo di papiro ripiegato, chiuso con un sigillo.  indirizzata a voi,
signore.
Vespasiano prese la lettera, ruppe il sigillo e lesse rapidamente il messaggio. Quando ebbe
finito, ripieg la lettera e la infil nel pettorale della sua corazza, poi si rivolse a Catone a bassa voce.
A quanto pare Vitellio sta cercando di conquistarsi un po di gloria. Ha preso Aiace ed  entrato nella
cittadella per spiare il nemico e recuperare i rotoli. Per limperatore, naturalmente.
Macrone aggrott la fronte.  una follia. Non ce la far mai. E comunque, pensavo fosse
ferito, signore.
A quanto pare siamo di fronte a una specie di guarigione miracolosa, rispose Vespasiano
sorridendo, poi si rivolse di nuovo a Catone. Qualcun altro ha visto la lettera?
Oh, s, signore. Appena ho detto che mi avevate autorizzato a perquisire la sua tenda, il suo
attendente mi ha consegnato la lettera davanti a testimoni.
Ottimo. Vespasiano sorrise amaramente. Evidentemente il nostro vecchio amico sta
cercando ancora una volta di coprirsi le spalle.
S, signore. Catone lanci unocchiata alla cittadella. Ma forse questa volta ha esagerato.
No, non credo. Vitellio  molto fortunato. Spero solo che riusciremo a mettere le mani sui
rotoli prima che lo faccia lui.
E se arriva prima di noi, signore?
In tal caso spero di trovarlo prima che riesca a fuggire. Perch se non ci riusciamo, e Vitellio
trova un posto sicuro dove nascondere i rotoli, quando torneremo a Roma potr dire tutto ci che vuole
a Narciso. E potete immaginarvi come reagir il segretario imperiale se torneremo a mani vuote.
Non ho bisogno di immaginarmelo, signore. Lo so bene. Sar un uomo morto.
Allora  meglio muoversi. Preparatevi, centurione.
Catone raccolse la sua armatura e la port dove si trovava Macrone con la squadra di assalto.
Mentre il suo amico lo aiutava con il corsaletto di maglia, Vespasiano ordin agli onagri di cessare il
fuoco. Immediatamente, un corno suon lavanzata, e la colonna di fanti ondeggi lungo la strada
rialzata. Davanti a loro, i pirati iniziarono a fuggire dai loro rifugi, prendendo posizione lungo i resti
delle mura da entrambi i lati della breccia. I fanti si avvicinarono alle mura in silenzio, marciando con
un ritmo regolare. Appena furono a tiro delle fionde, i centurioni diedero lordine di alzare gli scudi, e
gli uomini li sollevarono quasi allaltezza degli occhi e rimasero a fissare ansiosamente gli uomini che
li attendevano sulle mura.
I primi missili iniziarono a disegnare archi dalla cittadella, e il tonfo del loro impatto aument
lentamente di intensit mentre la colonna procedeva pesantemente lungo la strada rialzata. Poi si ud
uno schianto netto, ed entrambi i centurioni si voltarono a guardare la strada rialzata. Una linea scura
sfrecci verso i fanti da una delle catapulte dei pirati che era stata portata su una piattaforma dietro alle
mura appena il bombardamento dei romani era cessato. Il dardo scomparve tra i fanti, mentre un
turbine di uomini segnava la sua traiettoria tra i ranghi. Ma la colonna non esit e continu la sua
avanzata verso le rovine della guardiola.
Vespasiano si avvicin a grandi passi per unirsi a Macrone e agli altri. Si era tolto il mantello e
impugnava uno scudo, saggiando il suo peso.
Non  scomodo come lo scudo di un legionario, disse con un ghigno. Sei pronto, centurione
Catone?.
S, signore. Pi o meno. Catone si allacci la cintura della spada, assicurandosi che fosse
sistemata bene sui fianchi con il pomo posizionato in modo da riuscire a estrarla con facilit. Poi si
infil limbottitura di feltro, si mise in testa lelmo e strinse le stringhe. Infine raccolse lo scudo e fece
un respiro profondo. Pronti.
Vespasiano si gir verso la cittadella. Andiamo!.
...
.
...
CAPITOLO quarantatr.
...
.
...
Partirono con unandatura veloce, con le armature che sferragliavano e gli scarponi chiodati che
scricchiolavano sul terreno. Vespasiano guidava in testa e manteneva un ritmo regolare per assicurarsi
che non fossero stanchi una volta raggiunta la cittadella. A ogni modo, la colonna principale di fanti
doveva ancora attraversare la breccia, e il gruppo di Vespasiano avrebbe dovuto aspettare che le mura
fossero sgombre prima di poter tentare di raggiungere il quartier generale di Telemaco e i rotoli.
Mentre avanzavano lungo la strada rialzata, Catone guard davanti a s e vide che i fanti
avevano raggiunto il fossato di fronte alle mura. La colonna si ferm mentre la prima centuria iniziava
a procedere con cautela tra le macerie della guardiola. Davanti a loro, su entrambi i lati, i pirati
impugnavano archi e fionde, e scagliavano pietre e giavellotti tra i ranghi gremiti dei fanti. Proprio
mentre Catone li osservava, vide il centurione capo che veniva colpito, il suo elmo dalla cresta rossa
che cadeva nascondendosi tra il groviglio di armature e membra che cercavano di arrampicarsi tra i
detriti di pietra e legno che riempivano il fossato. Caddero altri uomini, ma i sopravvissuti
continuarono ad avanzare, cercando disperatamente di penetrare attraverso la tempesta di missili nelle
linee dei pirati che li attendevano pi avanti.
La seconda centuria stava iniziando la sua avanzata sul pendio di roccia quando il gruppo di
Vespasiano raggiunse la retrovia della colonna. Vespasiano url ai fanti di mettersi da parte e condusse
i suoi uomini pi vicino alle mura. Si ferm nel piccolo varco alle spalle della centuria che aspettava il
suo turno di procedere attraverso la breccia. Di fronte a loro, la seconda ondata di fanti veniva straziata
come la prima, e il passaggio era reso ancora pi difficoltoso dai corpi sparsi tra le macerie.
Attenzione!, grid qualcuno alla destra di Catone, e lui ebbe appena il tempo di voltarsi e
assistere a unaltra violenta sferzata di colpi sul fianco della colonna, che percosse diversi fanti prima
di esaurirsi. Catone not che i fanti intorno a lui avevano delle espressioni cupe, e alcuni mostravano
chiari segni della paura che attanagliava loro lo stomaco in attesa che arrivasse il proprio turno di
avanzare. Davanti a loro, gli uomini della seconda centuria esitavano. Molti erano gi a terra,
accovacciati sotto ai propri scudi, riluttanti a procedere. Gli altri avevano istintivamente rallentato,
anche se quello riduceva le loro possibilit di sopravvivenza, e ora iniziavano a indietreggiare dalla
breccia tenendo sollevati gli scudi.
Vespasiano si rese immediatamente conto della situazione, e girando la testa grid tra i ranghi
dei fanti. Al mio ordine avanzare!.
Catone e Macrone e tutti i fanti della colonna strinsero forte le impugnature delle loro spade e
gli scudi. Catone not che Secondo, accanto a lui, tremava leggermente, ma lemissario imperiale
aveva la spada pronta e teneva il passo della squadra dassalto del prefetto. Era chiaramente la sua
prima esperienza in unazione come quella. Catone ricordava fin troppo bene la prima volta che, da
giovane recluta, si era scagliato nel cuore di un villaggio della Germania al fianco di un urlante
centurione, Macrone. Da allora aveva partecipato a moltissimi scontri, eppure provava ancora quella
stretta alla gola, e quel malessere alla bocca dello stomaco unito a una strana euforia che gli dava alla
testa.
Avanzare!, grid Vespasiano.
La colonna inizi a muoversi lentamente mentre il primo rango avanzava sul pendio di macerie
verso la breccia nelle mura. Catone, come gli uomini intorno a lui, sollev lo scudo sopra la testa e si
fece strada sulla ghiaia della strada rialzata. Poi la ghiaia lasci il posto a pietre polverizzate e a pezzi
di roccia quando raggiunse le macerie sparse sul bordo del fossato. Catone risaliva il pendio tenendo lo
sguardo basso. Sopra di loro riusciva a sentire le grida di esaltazione dei pirati mentre tempestavano la
colonna di missili che producevano tonfi sugli scudi dei loro nemici. Una freccia colp il brocco dello
scudo di Catone con un forte tintinnio e devi su un lato. Intorno a lui udiva i grugniti dei fanti che
cercavano di risalire il pendio, e gli scarponi alla ricerca di un appiglio sul terreno sconnesso. Ma i
pirati riuscivano a colpire i loro bersagli, e gli uomini crollavano a terra tra rantoli e grida di dolore.
Insieme ai morti e alla moltitudine di aste di frecce e di giavellotti, quegli uomini rallentavano
lavanzata dei loro compagni, che cercavano di risalire e oltrepassare la breccia.
Non vi fermate!, url Vespasiano sopra al frastuono. Non vi fermate!.
Coraggio, Catone!, grid Macrone, pochi passi pi avanti. Stai con noi!.
Catone si sforz di andare avanti, rinfoderando la spada per poter usare la mano per
arrampicarsi sopra le macerie. Poi il terreno divenne pi uniforme, e sollevando lo scudo da una parte il
centurione si ritrov a guardare le sagome polverose di alcuni uomini sul muro sgretolato, neri contro il
cielo chiaro dellalba. Allimprovviso qualcosa sfrecci nellaria vicino alla sua testa, quando un colpo
di fionda scheggi un pezzo di muro e un frammento gli squarci lo zigomo, appena sotto locchio.
Merda!. Barcoll avvertendo quella sensazione bruciante, ma cap immediatamente che non
doveva fermarsi, e avanzando sulle macerie entr nella cittadella. Sotto di loro, attraverso il groviglio
ondeggiante dei corpi coperti dalle armature e dagli scudi, vide i pirati che li aspettavano. I fanti erano
passati sotto la pioggia di missili e ora scivolavano tra le macerie e si arrampicavano verso il nemico
con gli scudi abbassati. Oltre la guardiola distrutta cera unampia strada, e i pirati avevano bloccato il
passaggio che portava allinterno della cittadella con una barricata improvvisata costruita con macerie,
barili e cataste di mobili. Le entrate degli edifici erano state sigillate con massicce tavole di legno
inchiodate sulle porte. Diversi fanti erano gi distesi a terra, morti o feriti, davanti alle barricate; erano i
pochi uomini delle prime due centurie che erano riusciti a sopravvivere al calvario dellattraversamento
della breccia.
Serrare i ranghi!, grid il prefetto. Immediatamente, i centurioni e gli optiones trasmisero
lordine e i fanti si schierarono, formando strette file con gli scudi davanti e i giavellotti pronti.
Gli uomini sul muro!. Vespasiano indic i pirati accalcati sui bastioni a entrambi i lati della
breccia. Uccideteli!.
I fanti che erano allinterno della cittadella si rivolsero verso i pirati sopra di loro, tirarono
indietro le braccia che impugnavano i giavellotti e scagliarono una raffica di lance con le punte di ferro.
I pirati erano ammassati tra loro e non ebbero il tempo di voltarsi per scappare. Molti crollarono a terra,
trafitti dai giavellotti, e caddero dalle mura. Scampato il pericolo proveniente dallalto, la colonna di
fanti si rivers oltre la breccia. Prima di riunirsi agli uomini che si trovavano gi allinterno,
Vespasiano diede lordine di avanzare, e i fanti si diressero con andatura costante verso i nemici
riparati dietro alle barricate. I fanti che avevano ancora i giavellotti con s, ora li scagliarono contro i
folti ranghi dei pirati ammassati nelle strade alle spalle della barricata, poi sfoderarono le spade e le
impugnarono saldamente, pronti a colpire.
Catone e Macrone si erano spostati da una parte, con il resto della squadra dassalto del prefetto,
e Vespasiano si apr un varco tra i fanti in avanzata per riunirsi a loro.
Secondo! Da quale parte?.
Lemissario imperiale si guard intorno e indic uno stretto passaggio a destra della piazza. Di
l!.
Vespasiano annu. Daccordo! Macrone, Catone, prendete qualche uomo e liberate la
barricata.
I due centurioni corsero verso la centuria di fanti che era appena entrata nella cittadella. Il loro
optio, un veterano dal volto avvizzito, era impegnato a serrare i suoi ranghi, come se si trovasse in una
piazza darmi, gridando insulti contro uno sventurato giovane. Sei una maledetta vergogna! Allacciati
quel sottogola prima che ti getti in pasto ai pirati!.
Optio!, grid Macrone.
Lufficiale si volt e si mise sullattenti, muovendosi appena quando un dardo sfrecci da dietro
una delle barricate sfiorandogli la testa. S, signore!.
Ho immediatamente bisogno di quattro sezioni. Disponetele davanti a quella barricata laggi.
S, signore!. Loptio si gir e grid una sequela di ordini al gruppo pi vicino di uomini che
avanzavano a fatica tra le macerie. Macrone e Catone guardarono verso la barricata, con gli scudi
sollevati, ed esaminarono le difese nemiche.
Come facciamo?, domand Catone.
Come al solito, puntiamo dritti al centro e li schiacciamo.
Ah, parla lesperto di tattiche.
Hai unidea migliore, saputello?
No.
Con un forte scalpitio degli scarponi chiodati sullacciottolato, loptio mise in campo i suoi
uomini e li schier in un blocco compatto, con gli scudi sollevati e pronti a entrare in azione. Pi avanti
a loro, Catone riusciva a vedere il resto dei fanti gettarsi contro le barricate nemiche; una massa
ondeggiante di uomini coperti dalle armature e con le armi in pugno, con pietre e pezzi di legno che
volavano sulle loro teste in entrambe le direzioni, mentre i ranghi pi arretrati dei pirati e dei fanti si
scagliavano a vicenda i proiettili.
Macrone attese che la formazione fosse ferma, poi agit in alto la spada per richiamare la loro
attenzione sopra il clamore della battaglia che riecheggiava tra gli edifici della piazza.
Dobbiamo sgombrare quella barricata. Attaccate! E se scappano, inseguiteli. Niente
prigionieri. Quando sar tutto finito, approfittate pure del bottino!.
I fanti lanciarono un grido di gioia sentendo quelle parole, e si prepararono a ricevere lordine
successivo.
Avanti!, grid Macrone, e lui e Catone scivolarono in prima linea mentre la piccola
formazione attraversava la barricata.
I pirati li osservavano avvicinarsi con un misto di espressioni diverse dipinte sui volti. Catone
not che alcuni uomini apparivano freddi e sprezzanti, altri avevano gli occhi sgranati, e gridavano e
sputavano con una rabbia repressa. Altri sembravano terrorizzati quanto lui.
Alzate gli scudi!, url Macrone, e Catone ebbe appena il tempo di sollevare il suo che una
pioggia di pietre colp gli scudi della prima linea. Ma quei colpi risultavano innocui sulle superfici
curve degli scudi dei fanti, e la formazione non rallent neppure sotto il fuoco di fila. Quando
raggiunsero la barricata, Macrone grid di fermarsi, e le pietre lasciarono il posto alle lance e ai
fendenti delle lame ricurve delle spade dei pirati.
Catone! Dammi una mano qui!.
Macrone indic la base della barricata, dove cera una grande cassa degli attrezzi. Una pesante
maniglia di ottone sporgeva sul davanti, e Macrone rinfoder la sua spada e afferr la maniglia. Anche
Catone mise via la spada e si avvicin al suo amico.
Pronto?. Macrone gli lanci unocchiata. Uno due issa!.
Tirarono con tutta la forza che avevano in corpo, e il legno gratt sui ciottoli mentre la cassa si
spostava.
Forza!, grugn Macrone tra i denti serrati. Tira!.
Allimprovviso la maniglia si stacc dalla cassa, facendo quasi cadere i due centurioni di
schiena. Macrone ritrov lequilibrio e imprec vedendo che una larga sezione sul davanti della cassa si
era staccata insieme alla maniglia. Strinse il pugno in un attimo di frustrazione, e stava per cercare un
altro punto di appiglio, quando si ud un cigolio di protesta e il coperchio cedette, crollando nella cassa
e portandosi dietro una parte della barricata improvvisata.
Ecco fatto!, grid Macrone trionfante. Ora rimuovila e andiamo a prendere quei bastardi!.
I pirati scagliavano disperatamente i loro colpi contro i romani, ma senza grande successo,
perch la seconda fila di fanti spingeva in avanti gli scudi per coprire i compagni. Macrone e Catone
staccarono dei pezzi della barricata e li lanciarono di lato, dove i fanti tiravano le macerie nella piazza.
In breve tempo, la barricata era poco pi di un rudere tra i due schieramenti, e Macrone raddrizz la
schiena.
Avanzare!, grid, strappando la spada dal fodero e salendo sui sacchi di farina impilati dietro
la cassa. Catone estrasse la sua arma e sal accanto al suo amico. Davanti a loro cera un mare di volti
ostili e di lame scintillanti. Catone spost il peso dietro allo scudo e salt di lato, proprio sopra ai
nemici in attesa. Atterr su un uomo basso e massiccio, nudo dalla vita in su, con la pelle luccicante di
olio misto al sudore che creava un nauseante puzzo stantio che penetr nelle narici di Catone per un
istante, prima che il pirata crollasse sotto limpatto e Catone gli infilasse la spada nello stomaco. Prima
che i pirati potessero reagire, unaltra massa di fanti oltrepass il varco e salt tra di loro, sbattendo gli
scudi contro i volti dei nemici e infilzando ogni lembo di carne che capitava a tiro delle loro spade.
Anche se i pirati tentavano disperatamente di difendersi, non potevano competere in quanto a forza e
slancio con i fanti cos pesantemente armati. Passo dopo passo furono fatti arretrare dalla barricata e
sospinti verso uno stretto vicolo pi indietro. Catone si ritrov di nuovo accanto a Macrone, e il
veterano gli rivolse un gran sorriso.
Cos va meglio! Possiamo combattere di nuovo sulla terraferma!.
Attento!, grid Catone, vedendo uno dei pirati lanciarsi su Macrone e tentare di colpirlo con
la spada sugli stinchi al di sotto dello scudo.
Macrone abbass lo scudo e la lama rintron impattando sul bordo di metallo. Poi lo scudo si
alz e si abbass velocemente, quando Macrone lo sbatt sul viso del pirata, mettendolo fuori
combattimento. Il pirata croll a terra e il fante a sinistra di Macrone lo fin con un fendente devastante
alla testa, spaccandogliela in due come unanguria.
Mano a mano che altri pirati venivano abbattuti, i loro compagni iniziavano ad abbandonare
lentamente il combattimento. Quelli che si trovavano nelle retrovie iniziarono a voltarsi e a correre,
sfrecciando per cercare rifugio tra i vicoli tortuosi della cittadella. Il panico si diffuse tra i loro ranghi
come una piaga, e qualche istante dopo Macrone e Catone si ritrovarono uno accanto allaltro, con il
respiro pesante, a guardare gli ultimi pirati fuggire.
Macrone guard i fanti intorno a lui. Non state l impalati! Inseguiteli!.
I centurioni si misero da parte e lasciarono passare i fanti. Mentre il loro optio emergeva dalla
barricata abbattuta, Catone lo chiam.
Prendi il resto dei tuoi uomini e taglia dietro a quegli edifici. Con un po di fortuna, spunterete
dietro a unaltra barricata e riuscirete a coglierli alle spalle.
S, signore.
Quando lultimo fante gli fu passato accanto, Vespasiano e il suo gruppo si avvicinarono a
Macrone e Catone.
Ben fatto. Ora troviamo quei rotoli. Secondo!.
Signore?. Lemissario imperiale fece un passo avanti e Catone not uno squarcio
insanguinato sul braccio destro delluomo.
Facci strada.
Secondo deglut nervosamente e annu. S, signore. Seguitemi.
Il gruppo si avvi con passo svelto, risalendo la strada verso la torre di guardia che incombeva
sulla cittadella. Alle loro spalle risuon un corno di guerra, al quale risposero immediatamente i corni
dei fanti che si trovavano sulla strada rialzata. Passarono davanti alle porte delle case sfondate dai fanti
per saccheggiare la cittadella, e Catone ebbe una fugace visione di tre fanti che uccidevano un pirata
che tentava di difendere la sua donna e un bambino dentro un tugurio che cadeva a pezzi. E gli uomini
di Vespasiano non si fermarono neppure quando la donna inizi a urlare terrorizzata e le sue grida
riecheggiarono per le strade. A ogni incrocio, Catone guardava a destra e a sinistra, continuando a
vedere altri fanti che sfondavano porte e davano la caccia a uomini, donne e bambini che tentavano di
fuggire, vibrando fendenti contro quelli troppo lenti per scappare.
Quanto manca?, chiese Vespasiano, senza fiato.
Ci siamo quasi, signore.
Poi, allimprovviso, emersero in una piccola piazza, andando quasi a scontrarsi contro un
gruppo di pirati che avanzavano nella direzione opposta. Entrambi gli schieramenti si fermarono
sbandando, restando in silenzio per qualche momento, scioccati. Poi Catone apr la bocca e url,
scagliandosi contro di loro con la spada alzata. I pirati lanciarono unocchiata allarma insanguinata e
allespressione feroce sul volto del centurione, e si voltarono per fuggire, scappando da una delle strade
laterali che conducevano fuori dalla piazza.
Catone li rincorse per un breve tragitto, poi si ferm e si appoggi al bordo del suo scudo per
riprendere fiato. Alle sue spalle ud Macrone ridere fragorosamente. Sopraggiunse anche il resto del
gruppo, e Catone sollev il suo scudo e si riun a loro, con le guance arrossate.
Cosa c di tanto maledettamente divertente?
Niente!. Macrone scosse la testa e cerc di smettere di ridere.
Forza!, intervenne Vespasiano con tono irritato. Ora basta! Muoviamoci.
Secondo attravers la piazza in direzione di unarcata, al di l della quale si scorgeva la torretta
di guardia. Sulla piattaforma sovrastante, la squadra addetta a una catapulta aveva avvistato il piccolo
gruppo di romani, e aveva iniziato a preparare le armi. I fanti si affrettarono dietro al prefetto, e
Macrone e Catone formarono la retroguardia.
Coraggio, assassino, disse Macrone ridendo e dando una leggera spinta al suo amico.
Lasciane qualcuno anche a me, eh?.
Mano a mano che si avvicinavano allarco, videro tre figure provenire di corsa verso di loro,
una delle quali teneva tra le mani un piccolo scrigno. Catone sollev un braccio. Signore! Guardate!
Telemaco e Aiace. Catone trasal quando riconobbe il terzo uomo. Ma quello  Minucio!.
Minucio?. Vespasiano sollev la sua spada. Prendiamoli!.
Improvvisamente i tre uomini si voltarono e tornarono di corsa verso larco, mentre Vespasiano
e i fanti li inseguivano. Ma Minucio e i due pirati non erano rallentati dal peso delle armature ed erano
gi scomparsi quando Vespasiano e il primo dei suoi uomini attraversarono larcata. Macrone e Catone
erano appena entrati nel cortile al di l dellarco quando la catapulta sulla torre di guardia scagli il suo
colpo. Il dardo colp il muro sopra larco, riversando una pioggia di macerie su Macrone e Catone. I
due riemersero tossendo, coperti di graniglia, e corsero verso la base della torre.
Vespasiano controll il cortile e poi si rivolse a Secondo. Dove possono essere andati? C un
altro modo di uscire da qui?
No, signore. O sono nei magazzini, oppure nella torre di guardia.
Daccordo. Vespasiano guard gli uomini intorno a s e indic lentrata dei magazzini
accanto allarco. Prima sezione! Laggi. Perlustrateli accuratamente!.
Sei fanti si staccarono dal gruppo e attraversarono di corsa il cortile diretti verso lingresso,
sbattendo rumorosamente i piedi nel buio. Il prefetto si rivolse di nuovo a Secondo.
Come facciamo a entrare nella torre di guardia?
Dietro langolo c una porta, signore. Poi bisogna salire le scale e svoltare a sinistra.
Vespasiano condusse gli altri allangolo della torre, fece capolino, e poi fece un cenno ai suoi
uomini. Quando si furono radunati intorno alla porta, sollev il chiavistello e spinse indietro la porta,
pronto ad attaccare chiunque ci fosse dallaltra parte, ma le scale erano vuote e fece segno ai fanti di
salire. Rimasero solo quattro uomini della seconda sezione. Prima che fossero a met delle scale,
Catone ud un tonfo di passi dentro ledificio mentre gli uomini alla catapulta caricavano contro i fanti.
Si spinse attraverso la porta subito dietro a Macrone e Vespasiano, e guardando in alto sbatt le
palpebre di fronte alla luce intensa che passava da una finestra aperta in cima alle scale. Allimprovviso
apparve la sagoma di una persona che brandiva unagile lama ricurva. La lama risplendette alla luce e
si ud un grugnito mentre il primo dei fanti veniva infilzato. Luomo immediatamente dietro di lui
spinse di lato il corpo del suo compagno, sollev lo scudo, sal di corsa gli ultimi tre scalini e and a
sbattere contro il pirata in cima alle scale. Luomo perse lequilibrio, barcoll allindietro verso
lintelaiatura della finestra e ruzzol con un grido acuto. Prima che il fante potesse riprendersi, un
secondo pirata infil una lancia nel suo costato, trafiggendo la sua cotta di maglia e perforandogli gli
organi vitali. Luomo precipit sul ballatoio, lasciando cadere la spada e lo scudo, cercando a tastoni
lasta della lancia che laveva ferito a morte.
Pi in basso, Vespasiano spinse la schiena delluomo davanti a lui. Sali! Muoviti, o saremo
morti!.
I due fanti salirono fino al ballatoio abbassandosi sotto i loro scudi e poi girarono nel corridoio.
Vespasiano e gli altri salirono di corsa le scale dietro a loro, con i cuori martellanti. Appena svolt
langolo, Catone vide un lungo e ampio corridoio illuminato dal fascio di luce proveniente dagli scuri
aperti della finestra che si trovava sul lato della torre. Dalla parte opposta cera unaltra scala che
portava sul tetto. In mezzo cerano numerosi pirati, che sferravano fendenti contro gli scudi dei fanti
che cercavano di farsi strada lungo il corridoio.
Respingeteli!, grid Macrone, e super il prefetto e Secondo per dare manforte ai fanti. I muri
intonacati riecheggiavano e amplificavano lo stridore delle spade e i tonfi dei colpi che si abbattevano
sulla superficie dura degli scudi. Nello spazio ridotto, le corte spade dei romani si dimostrarono
efficaci, e i primi due pirati vennero eliminati rapidamente, e i fanti passarono sopra ai loro corpi
scagliandosi sui pirati sopravvissuti.
Nel corridoio, alle spalle dei pirati, si apr una porta da cui comparve Minucio. Stringeva al
petto una sacca di cuoio e lanci unocchiata disperata agli uomini che combattevano nel corridoio,
prima di correre verso le scale della torre.
Quel bastardo  mio!, grid Macrone mentre faceva vibrare la spada e infilzava alla gola uno
dei pirati. Luomo scivol a terra, con una mano stretta al collo nel vano tentativo di fermare i fiotti di
sangue che sgorgavano dalle vene recise, ma proprio mentre cadeva a terra, sferr un profondo
fendente allinguine di Secondo. Con un gemito straziante, lemissario romano si accasci sopra il
pirata, spingendo la spada ancora pi in profondit, per finire poi contro il muro con la bocca
spalancata. Vespasiano fece per avvicinarsi, ma Catone gli afferr il braccio.
No, signore! Lasciate fare a me!.
Prima che il prefetto potesse protestare, Catone lo spinse da una parte, sporse in avanti il suo
scudo e corse immediatamente verso il pirata di fronte a lui. Non us una tecnica particolare: si scagli
semplicemente contro luomo e allung la spada, sentendo una scossa sullavambraccio nellimpatto,
poi fece girare limpugnatura e la tir fuori. Il pirata croll con un grugnito, andando a sbattere sulle
assi del pavimento. La spada cadde con un clangore al suo fianco e lui alz un braccio, implorando
piet. Alle sue spalle, gli altri pirati indietreggiarono dai romani, deposero le armi e alzarono le braccia.
Vespasiano diede una pacca sulla spalla allultimo fante. Tienili docchio! Macrone!.
Signore?
Insegui Minucio.
Con piacere. Macrone scans di lato i pirati, corse verso la scala e si lanci su per i gradini di
legno scomparendo alla vista.
Catone, tu vieni con me!. Brandendo la spada, Vespasiano si avvicin alla porta dalla quale
pochi minuti prima era emerso Minucio. Catone guard oltre le spalle del prefetto e vide una grande
stanza. Nellangolo pi lontano, allestremit di un grande tavolo, cerano Telemaco e suo figlio. Ai
piedi di Aiace era inginocchiato il tribuno Vitellio, con i polsi legati e la testa tirata di lato in modo che
la sua gola fosse esposta alla sottile lama ricurva stretta nella mano di Aiace.
Vespasiano entr nella stanza lentamente, con Catone al suo fianco.
Fermi l!, grid Telemaco. Fate un altro passo e il vostro tribuno  morto.
Catone guard Vespasiano, e prima che il prefetto rispondesse vide il lampo di un sorriso sul
suo volto. Immagino vogliate provare a trovare un accordo.
Telemaco annu. La vita del vostro tribuno in cambio della mia e di quella di mio figlio.
Davvero? Penso che mi confondiate con qualcuno a cui frega qualcosa di un tribuno.
Telemaco aggrott la fronte. Sappiate che non esiter a farlo uccidere.
Fate pure!  un traditore.
Per un attimo rimase tutto immobile, mentre Telemaco socchiudeva gli occhi cercando di capire
se il prefetto stesse bluffando. Poi pos una mano sulla spalla di suo figlio.
Fallo sanguinare un po.
Con il lampo di un sorriso, Aiace graffi il collo del tribuno e Vitellio grid, mentre un sottile
rivolo rosso di sangue gli scendeva lungo la gola.
La prossima volta  morto, disse Telemaco con tono deciso.
Vespasiano abbass lo scudo e si appoggi sul bordo. Avanti, uccidetelo.
Il tribuno guard Vespasiano inorridito, e con un rantolo strozzato implor: Abbiate piet.
Vespasiano scroll leggermente le spalle. Mi dispiace, tribuno. Vorrei poterti aiutare. Ma
conosci le regole. Non si fanno patti con i pirati. Inoltre, non sono venuto qui per salvarti la vita. Sono
venuto qui per il tuo stesso motivo.
Vitellio lo fiss e sussurr: Bastardo.
Poi Telemaco si rese conto che il prefetto era pronto a vedere Vitellio morire. Afferr dal tavolo
un fiasco di olio per lampade e lo lanci sul fuoco che bruciava sulla graticola. Il fiasco si ruppe in un
turbinio di scintille, poi si ud un breve sibilo e le fiamme bruciarono lolio crepitando. Mentre gli altri
si allontanavano dallondata di calore che invase la stanza, Telemaco agguant un piccolo scrigno nero,
lo apr, afferr i rotoli che cerano dentro e percorse tre rapidi passi verso le fiamme tenendoli in mano
con il braccio teso. Poi si rivolse a Vespasiano.
Molto bene, allora. Le nostre vite in cambio di questi rotoli!.
Vespasiano fece un passo in avanti e Telemaco si sporse verso le fiamme. Non potr tenerli
cos a lungo, romano! Laccordo : le nostre vite per questi rotoli. Lasciateci andare. Dammi la tua
parola, oppure i rotoli verranno bruciati!.
Vespasiano serr le dita sul bordo del suo scudo. Non posso lasciarvi andare.
E allora perderai i rotoli. Telemaco sobbalz per il calore che stava iniziando a bruciargli la
mano.  la tua ultima possibilit, romano.
Catone guard prima uno e poi laltro, e vide che ognuno era fermo sui propri passi. Per un
attimo non riusc a credere che Vespasiano potesse essere tanto sconsiderato, poi per cap. Se il
prefetto avesse lasciato che i rotoli venissero bruciati, e Vitellio ucciso, avrebbe potuto dare la colpa a
Vitellio. Del resto aveva la lettera nella quale il tribuno dichiarava i suoi piani. Catone sarebbe morto in
ogni caso non appena Narciso avesse scoperto che i rotoli erano andati distrutti. E sicuramente
Macrone avrebbe condiviso il suo stesso destino
Catone fece un passo in avanti. Aspettate.
Telemaco e Vespasiano si voltarono verso Catone mentre lui prosegu. I rotoli in cambio della
vita di tuo figlio.
Non posso accettare un simile accordo!, disse Vespasiano a denti stretti.
Signore!  lunico modo per ottenere i rotoli, e Telemaco.
Mio figlio, si domand Telemaco a voce alta, poi guard Aiace, e Catone cap che aveva
ragione. Era quello il punto debole del capitano dei pirati: lamore per suo figlio. Lo sguardo di
Telemaco guizz di nuovo verso Vespasiano.
Mio figlio in cambio dei rotoli?.
Vespasiano lo fiss, con unespressione fredda e spietata. Aiace si rivolse a suo padre.
No! Non lo permetter! Padre, non potete farlo!.
Sta zitto!, sbott Telemaco. Allora, romano?. Vespasiano guard per un istante i rotoli,
poi annu lentamente.
La tua parola, romano! Dammi la tua parola!
Hai la mia parola.
Ahhh!. Telemaco si lasci sfuggire un grido quando ritrasse la mano dalle fiamme e lanci i
rotoli a terra.
Prendili!, sbrait Vespasiano, e Catone si avvicin di corsa e li raccolse, poi indietreggi
stringendoseli tra le braccia.
Telemaco fece un cenno a suo figlio. Lascia andare il tribuno. Liberalo.
Aiace guard suo padre stupito e inorridito allo stesso tempo, con la lama che gli tremava nella
mano. Poi abbass lo sguardo su Vitellio con unespressione di profondo disprezzo. Per un istante
Catone fu certo che avrebbe tagliato la gola al tribuno Poi si chin, afferr la corda legata intorno ai
polsi di Vitellio e la tagli. Appena la corda fu recisa, Vitellio si allontan rapidamente dal pirata e si
avvicin agli altri romani. Quando fu a distanza di sicurezza, si alz in piedi e fiss Vespasiano con il
respiro affannato.
Non lo dimenticher, disse con voce sommessa. Finch vivr.
Neppure io, rispose Vespasiano con un debole sorriso. Davvero unoccasione sprecata.
Catone cerc di non guardare i due aristocratici. Cera una tensione estremamente pericolosa
nella stanza e lui desiderava intensamente rimanere il pi discreto possibile. Mentre stringeva al petto i
rotoli, Catone guard i due pirati. Dopo un momento di esitazione, Telemaco si avvicin a suo figlio e
gli pose delicatamente un braccio sulle spalle. Aiace lo fiss, addolorato e disperato, e gli si riempirono
gli occhi di lacrime. Poi lasci cadere il coltello e abbracci suo padre, come se tutto il dolore della
sconfitta, tutte le sofferenze che aveva subto per mano di Vitellio, e il terribile sacrificio di suo padre,
alla fine lo travolgessero, e con un gemito animalesco e il petto palpitante rivers tutto il suo dolore tra
le pieghe della stoffa che copriva le spalle di suo padre.
Macrone usc sul tetto muovendosi con cautela, guardando oltre la porta prima di attraversarla
di corsa e girarsi rapidamente intorno, con la spada sospesa a mezzaria, pronta a colpire al primo
segnale di pericolo. Ma cera solo unaltra persona sul tetto della torre di guardia. Dallangolo opposto,
Minucio gli sorrideva incerto.
Macrone. Avevo sperato che fossi tu.
Davvero?. Macrone si avvicin al traditore tenendo la spada sollevata.
Oh, s. Ci resta poco tempo.
Ti sbagli, disse Macrone scuotendo la testa. Tu hai esaurito il tuo tempo, Minucio. Sei un
uomo morto.
Aspetta!. Minucio sollev una mano, con il pugno stretto intorno alle corde dalle quali
pendeva una sacca di pelle. Qui dentro c una fortuna. Pietre preziose, oro.  tutto tuo!.
Mio?
S, se mi aiuterai a fuggire.
Macrone esplose in una risata. Fuggire! Tu sei pazzo. Poi con la mano libera indic la
cittadella, dove i fanti correvano per le strade, dando la caccia a tutte le ricchezze dei pirati che
riuscivano ad arraffare. Presto sapranno che li hai venduti. E sarai morto nellistante stesso in cui ti
farai vedere. Non puoi fuggire, Minucio.
Tu puoi nascondermi. Camuffarmi. Portarmi fuori di qui. Fallo e sarai un uomo ricco!.
Macrone serr le labbra per un attimo, per combattere il disgusto che gli ribolliva dentro. Ci
sono cose alle quali un uomo non pu sopravvivere. Tradire i propri compagni  una di quelle. E ora,
metti gi quella sacca e impugna la spada.
Minucio lo fiss, poi pos la borsa al suo fianco. Daccordo, allora. Non farlo per i soldi. Fallo
per Porzia. Fallo per tua madre. Lei mi ama, lo sai, vero? Lei ha bisogno di me.
Metti gi quella borsa.
Fallo per lei, Macrone. Non farlo per me.
Metti gi quella borsa.
Se mi succede qualcosa, le si spezzer il cuore.
Metti gi quella maledetta borsa!. Macrone non aveva voglia di starlo ancora a sentire, quindi
si accovacci, punt larma verso Minucio e si fece sotto contro il traditore.
Aspetta!, grid Minucio. Questo che significa? Sappiamo entrambi che sei pi abile di me
con la spada. Non ho alcuna probabilit di vincere!.
E allora morirai.
Minucio lasci cadere la borsa e singinocchi a terra, con le braccia tese verso Macrone. Abbi
piet! Pensa a tua madre!.
Macrone sollev la spada, deciso a ucciderlo l su due piedi. Per un attimo guard il disgraziato
traditore, poi strinse i denti e abbass la lama.
Alzati in piedi!.
Minucio alz lo sguardo, gli occhi spalancati pieni di speranza. Non te ne pentirai, Macrone.
Alzati!.
Minucio si alz frettolosamente, un sorriso tirato in volto. Grazie! Sapevo che eri un
bravuomo. Un bravo figlio. Non lo dimenticheremo mai, tua madre e io.
Vuoi aiutare mia madre?
Che cosa? Certo, naturalmente! Certo che lo voglio, io la amo.
Certo, la ami, fece Macrone annuendo con la testa. Poi si sporse su un lato della torretta e
guard di sotto. Il muro scendeva a strapiombo sugli scogli sottostanti, finendo direttamente in mare,
dove le onde formavano una schiuma bianca infrangendosi contro le rocce. Non era possibile
sopravvivere a una caduta da quellaltezza. Raddrizz la schiena e fiss Minucio. Se la ami, allora
salta.
Che cosa?
Sei morto comunque. Ti uccider e ti risparmier unesecuzione pubblica molto umiliante.
Oppure puoi saltare, e io far del mio meglio per nascondere che perfido traditore sei stato. Macrone
gli rivolse un sorriso forzato. Sappi che lo faccio per mia madre.
Non lo dici seriamente?
Assolutamente s. Ora non c pi tempo. Gli altri saranno qui da un momento allaltro per
vedere cos successo. Se sarai ancora sul tetto, ti consegner a loro. E sai cosa significa.
Minucio si morse le labbra e congiunse le mani. Macrone, ti prego.
Fa un favore a entrambi. Salta!.
Io non non posso. Ho paura.
Peggio per te.
Delle urla indistinte riecheggiarono dalle scale. E poi altre ancora. Era la voce di Catone che
chiamava Macrone. Senza staccare gli occhi da Minucio, Macrone grid: Sono qui!.
Il rumore degli stivali risuon nella tromba delle scale. Macrone fece un eloquente cenno del
capo verso il muro della torre di guardia e inarc un sopracciglio. Minucio scosse la testa, con il volto
increspato in unespressione disperata.
Sta a te scegliere. Macrone alz le spalle, fece qualche passo indietro, poi si gir verso le
scale e si avvi in quella direzione mentre Catone usciva dalla porta con la spada sollevata.
Macrone alz una mano. Tranquillo! Tutto a posto di sotto?.
Catone annu, riprendendo fiato.
Avete trovato i rotoli?, domand Macrone.
S dov Minucio?.
Macrone si volt. Il traditore era svanito. Tutto ci che rimaneva di lui era una borsa di pelle
poggiata accanto al muro. Macrone fiss il muro per un attimo prima di rispondere.
Minucio? Era qui un attimo fa. Poi scosse la testa e aggiunse: Quel vecchio bastardo
devessere volato.
...
.
...
CAPITOLO quarantaquattro.
...
.
...
Sei giorni dopo la flotta torn a Ravenna. Quando la notizia che le vele erano state avvistate si
era diffusa per le strade, la popolazione aveva gioito. La folla si era riversata al porto e sui moli per
salutare la flotta in arrivo. I parenti di fanti e marinai si erano accalcati fuori dai cancelli della base
navale, ansiosi di ricongiungersi con i propri figli. Quando la flotta fece lultima manovra di
avvicinamento allingresso del porto, le vele vennero ripiegate e gli equipaggi sbarcarono i remi e
fecero avanzare le navi da guerra passando accanto alla fitta massa di navi mercantili, prima di entrare
nel porto navale.
I feriti erano stati caricati sulle triremi alla testa della flotta, e quelle, le imbarcazioni pi grandi,
fecero una manovra vero il molo e lanciarono le cime di ormeggio a terra, agli uomini in attesa davanti
a ogni banchina. Non appena le triremi furono ormeggiate, le passerelle furono abbassate sul molo e
inizi lo sbarco dei feriti. Inizi un flusso continuo di barelle cariche di feriti verso lospedale, poi le
barelle sporche di sangue vennero riportate di fretta sulle navi per caricare altri feriti. Erano cos tanti
quelli che necessitavano di essere trasportati in barella, che quelli in grado di camminare dovettero
attraversare la base per raggiungere lospedale senza alcun aiuto.
Quando la dimensione delle perdite divenne evidente, lumore festoso e il senso di sollievo che
avevano pervaso la popolazione di Ravenna sfumarono rapidamente in una disperazione inorridita, e un
lancinante urlo di dolore si alz tra i parenti e gli amici in attesa fuori dai cancelli. Appena ciascuna
trireme scaricava il suo carico di feriti, limbarcazione veniva allontanata lentamente dal molo e spinta
al largo con i remi per gettare lancora nel porto navale. Poi fu il turno delle altre navi di scaricare i
fanti e i marinai esausti, e questi attraversarono con passo pesante la piazza darmi diretti verso le loro
caserme, agognando un pasto caldo e un lungo riposo nei bagni. Coloro che avevano dei familiari erano
ansiosi di far sapere loro che stavano bene, ma finch lequipaggiamento non veniva pulito e
adeguatamente riposto, gli ufficiali non avrebbero permesso loro di lasciare la base.
Gli ultimi a scendere a terra furono i prigionieri. Lunghe file di uomini, donne e bambini
incatenati tra loro furono tirati fuori dalle buie e maleodoranti stive delle navi da guerra e spinti sugli
scalandroni verso uno dei magazzini che avrebbe funto da prigione temporanea, in attesa che gli
emissari dei commercianti di schiavi arrivassero a ispezionare la merce e a preparare le offerte per la
partita migliore nellasta che avrebbe avuto luogo di l a qualche giorno. I profitti della vendita, insieme
al bottino arruffato nella cittadella dei pirati, avrebbero reso alcuni uomini, soprattutto gli ufficiali,
molto ricchi. Qualcuno avrebbe messo da parte i proventi per la pensione, oppure avrebbe aumentato la
propria quota nelle associazioni funebri. Molti uomini non vedevano lora di sperperare una piccola
fortuna nelle taverne e con le prostitute non appena avessero avuto il permesso di lasciare la base.
Macrone e Catone videro scaricare lultimo dei prigionieri. In fondo alla fila di luridi uomini in
catene cera Aiace, che cercava di mostrarsi orgoglioso e sprezzante, mentre veniva trasportato verso
un futuro difficile e incerto. Non aveva mostrato alcuna emozione quando suo padre e i trierarchi
sopravvissuti della flotta pirata erano stati crocifissi, inchiodati ai polsi e alle caviglie prima di essere
legati alle strutture di legno e poi issati lungo la striscia di terra di fronte alla cittadella, mentre
dallaltra parte della baia grandi nuvole di fumo si alzavano dai fuochi appiccati dai fanti tra le macerie
razziate.
Mentre la flotta romana si allontanava dalla baia, Catone aveva indugiato per qualche istante
sulla balaustra di poppa della sua nave, sentendo le deboli grida di agonia degli uomini appesi alle croci
sul promontorio, e il crepitio cupo delle fiamme. Poi si era voltato con un senso di malessere alla bocca
dello stomaco e si era rifiutato di guardare indietro.
Aiace incroci i loro sguardi mentre scendeva a terra ed esit per un istante, tanto che Catone fu
tentato di offrirgli un briciolo di conforto. Poi il fante che si trovava in coda alla colonna disordinata lo
spinse in avanti, e lui inciamp sugli altri prigionieri.
Non essere dispiaciuto per lui, disse Macrone a bassa voce.  un pirata. Sa come vanno le
cose.
Non sono dispiaciuto.
Macrone sorrise. Conosceva abbastanza il suo amico da sapere come stavano davvero le cose.
Se lo dici tu. Ricorda, per, che se ci fossimo trovati noi al loro posto, dubito che avrebbero mostrato
alcuna piet.
Lo so.
Inoltre, se la caver benissimo. Possiede lo spirito giusto per essere una discreta guardia del
corpo, forse un gladiatore. Non preoccuparti per lui.
Non mi preoccupo, disse Catone con tono deciso, voltandosi verso Macrone.  per te che
sono preoccupato. Sei sicuro di voler andare fino in fondo? Sai che le si spezzer il cuore.
Macrone annu. Vespasiano mi ha dato il permesso di rimanere qui per qualche giorno. Ti
raggiunger a Roma quando avr sistemato le cose con lei. Tu quando parti?
Appena il prefetto avr passato le consegne. Proprio ora sta dando lordine a Decimo di dare la
caccia a Rufio Pollo e al nostro amico Enobarbo.
Enobarbo?
Sembra che lui e Pollo abbiano lavorato per i Liberatori. Enobarbo stava cercando di
concludere un accordo con i pirati per i rotoli. Ho lasciato lordine per il loro arresto quando sono
tornato, ma credo che siano stati avvisati in tempo e siano riusciti a fuggire. A ogni modo, appena
Vespasiano avr finito, partiremo. I cavalli sono gi sellati.
E i rotoli?.
Catone sorrise. Li custodisce Vespasiano in persona. A quanto pare non si fida di nessun
altro.
Non si pu biasimarlo. Speriamo solo che non dia mai le spalle a Vitellio.
Non preoccuparti di Vitellio, rispose Catone. Lo sorveglier attentamente.
Mi raccomando.
Rimasero in silenzio per un attimo, guardando Aiace e gli altri che venivano ammassati verso i
magazzini. Poi Catone si volt e allung un braccio. Ci vediamo a Roma. Vieni a casa di Vespasiano.
Dice che ci ospiter finch non troveremo unaltra destinazione.
Macrone strinse lavambraccio del suo amico. Immagino sia un posto migliore di quella topaia
che abbiamo affittato a Roma.
Sorrisero entrambi al ricordo di quellorrenda stanza.
Buona fortuna, Macrone.
Fa buon viaggio, Catone.
Il giovane ufficiale annu, poi si volt e attravers con passo svelto la piazza darmi verso
ledificio del quartier generale. Macrone rest a fissarlo per un attimo, poi si gir verso le caserme.
Cerano molti servizi che doveva ancora compiere prima di potersi permettere di lasciare la base e
andare a Ravenna, per dare la notizia a sua madre. Quella spiacevole incombenza gli pesava sul cuore
come un macigno, e avrebbe preferito trascorrere un anno di corv che affrontare sua madre e dirgli che
Minucio era morto.
Era ormai notte quando Macrone sent di aver compiuto tutti i suoi doveri da poter giustificare
di lasciare la base per il resto della sera. O almeno fu quello che disse a se stesso. Mentre si faceva
continuamente assorbire da qualche lavoretto banale, gli ufficiali pi giovani avevano iniziato a
guardarlo in modo strano, e perfino lui stesso aveva cominciato a rendersi conto che la sua dedizione al
lavoro appariva in realt piuttosto sospetta. Quindi affid i compiti restanti a un optio, prese il suo
mantello, la borsa da legare in vita e lo zaino, e part per il porto. Passando dalla porticina accanto ai
cancelli principali, emerse in mezzo a una grande folla che spingeva per avvicinarsi alle lavagne appese
ai cancelli principali, sulle quali erano riportati i nomi dei morti e dei feriti. Gli occhi scorrevano
freneticamente gli elenchi, e se non trovavano il nome, controllavano di nuovo per essere certi, prima
di sgusciare via e ringraziare per la salvezza del loro caro. Altri leggevano la lista con un doloroso
senso di ineluttabilit, prima di trovare ci che temevano di pi di vedere e indietreggiare afflitti,
piangendo e singhiozzando, oppure in alcuni casi erano troppo storditi per riuscire a credere a ci che i
loro occhi avevano appena visto.
Macrone si fece delicatamente largo tra la folla, desiderando disperatamente di allontanarsi da
quella gente sconvolta, troppo sopraffatto dal senso di colpa per essere sopravvissuto per ostentare una
qualsiasi forma di brusco fatalismo. Alla fine riusc a liberarsi dalla folla e si diresse lungo il molo,
camminando lentamente mentre cercava di pensare al modo migliore per dire a Porzia che Minucio era
morto. Come poteva farlo? La cosa pi penosa era la natura della morte di Minucio. Macrone avrebbe
voluto almeno risparmiarle i dettagli, ma sapeva che la notizia di un cos grave tradimento non sarebbe
rimasta a lungo un segreto. Anche se solo una manciata di uomini della flotta conosceva tutta la storia,
cerano altri che erano a conoscenza di parti di essa che avrebbero presto ricomposto insieme, e cos la
verit sarebbe arrivata alle orecchie della madre, aggiungendo un peso smisurato al suo dolore.
Svolt nella via che conduceva alla zona pi povera di Ravenna, e pass accanto a unorda
ubriaca di marinai e mercanti che festeggiava la sconfitta dei pirati. Per un attimo fu tentato di fermarsi
e dire loro come stavano davvero le cose, e che la loro libert di riprendere i commerci era stata
comprata con le vite di centinaia di bravuomini. Ma si rese conto che questa non era una novit.
Laltra faccia della vittoria era il prezzo che dovevano pagare i vincitori. E poi, con un sorriso mesto,
pens che fermarsi avrebbe significato rimandare ancora il compito che laspettava.
Fin troppo presto, Macrone si ritrov davanti al Delfino Ballerino, e si ferm l davanti con lo
sguardo fisso. Non era ancora pronto. Poi strinse il pugno furioso e percorse a grandi falcate il
passatoio sopra la sporcizia e il lordume della strada, e, dopo aver fatto un respiro profondo, entr nella
taverna.
Cerano solo pochi clienti seduti nella sala, e subito vide Porzia. Era nellangolo opposto
rispetto a lui, intenta a sistemare le tazze per i clienti della sera, e non not il suo ingresso. Macrone
deglut nervosamente e attravers la sala cercando il pi possibile di non fare rumore, ma una tavola
sconnessa lo trad prima che potesse raggiungere il bancone, e lei si volt a guardare.
I loro occhi si incontrarono, e rimasero entrambi immobili e senza parole per un momento. Poi
il volto di Porzia si contorse in una smorfia e lei si appoggi sul bancone per sostenersi.
No no no. Le sue dita premettero sulla superficie di legno e le nocche divennero
bianche. Macrone percorse gli ultimi passi e la prese dolcemente per le spalle.
Mi dispiace, madre.
Lei chin la testa, e Macrone sent la corporatura esile di sua madre tremargli sotto le mani. Poi
alz lo sguardo e vide che i clienti li guardavano incuriositi.
Madre, venite con me. Andiamo laggi.
Macrone si trascin goffamente dallaltra parte del bancone, le poggi il braccio sulle spalle e la
accompagn attraverso la porta nel piccolo magazzino sul retro della taverna. Una volta l, la fece
sedere delicatamente su uno sgabello davanti al piccolo scrittoio dove lei teneva i conti. Per un po
Porzia rimase con il viso coperto tra le mani, mentre il suo corpo era scosso dai singhiozzi. Macrone
rimase in silenzio, sostenendola con un braccio. Poi sollev esitante la mano libera e le accarezz
dolcemente i radi capelli grigi.
Dopo un po il pianto si calm, e poco dopo Porzia abbass improvvisamente le mani, raddrizz
la schiena e prese uno strofinaccio per asciugarsi gli occhi.
Cos successo?
 rimasto ucciso nellassalto finale.
Non ha sofferto?
No.  stato rapido. Non si  accorto di nulla.
Capisco, annu Porzia, come se quello rendesse la cosa pi sopportabile. Mi fa piacere. Non
avrei voluto che soffrisse. Non avrei voluto. Il suo viso si contorse di nuovo, e altre lacrime
uscirono dagli occhi dellanziana donna, poi riusc a ricomporsi. Era un bravuomo.
Macrone rimase in silenzio, e lei cap immediatamente che cera qualcosa di strano in lui.
Che succede, Macrone?
Niente. Volete qualcosa da bere?
Bere?. Porzia gli lanci uno sguardo penetrante.  quello che dicono gli uomini quando
vogliono evitare un argomento.
Macrone la guard con un senso dimpotenza.
Cos successo?, chiese lei con un tono di voce basso ma deciso. Dimmelo.
Non  il momento.
Dimmelo!.
Macrone deglut nervosamente, poi cerc di incontrare il suo sguardo fisso, e vacill. Guard in
basso e parl con voce sommessa. Minucio era un traditore. Vendeva informazioni ai pirati. Lo ha
fatto per mesi.
No.
S. Come pensate che sia riuscito a procurarsi il denaro per tutti quei piani che aveva fatto per
il suo congedo?
Aveva detto di aver ereditato quei soldi. Lei sembrava confusa. Non pu essere stato un
traditore. Com possibile? Lo avrei saputo.
Volete dirmi che non avete mai sospettato di lui?.
Porzia lo guard con occhio torvo e gli diede un forte schiaffo. Come osi?.
Macrone port una mano al volto e si sfreg la guancia. Sua madre scosse la testa, tremando di
rabbia, di dolore e di disperazione. Macrone cosa ne sar di me?
Ho pensato io a voi, madre. Sollev il suo zaino sopra lo scrittoio, sleg i lacci, infil una
mano dentro ed estrasse la borsa di pelle che Minucio aveva portato sul tetto. Questa era sua. Penso
che ora dovreste averla voi.
Porzia fiss la borsa di pelle. Cosa c dentro?
Oro, gemme preziose, argento. Pi di quanto serva per farvi vivere nellagio. Potrete
comprarvi quella piccola tenuta in campagna.
I suoi occhi rimasero fissi sulla borsa. Come te la sei procurata?.
Macrone ebbe un fremito. Ero con lui quando  morto.
Lei sbatt le palpebre. Eri l?.
Macrone annu.
Che cosa  successo?.
Vedendo che suo figlio non rispondeva subito, uno sguardo inorridito le pervase il volto. Che
cosa gli hai fatto? Che cosa gli hai fatto?.
Porzia gli afferr il braccio e cerc di scuoterlo. Macrone la guard rigidamente. Lho messo
di fronte a una scelta. O lo uccidevo io, oppure si uccideva da solo. Ha fatto la cosa migliore. Si  tolto
la vita.
Porzia guard dritto negli occhi di suo figlio. Giura che non lhai fatto! Giuralo!
Vi giuro che non lho fatto, madre. Non lho ucciso.
Per il tuo bene, spero che sia cos. Poi distolse lo sguardo, rinsecchita e disperata. Non hai
idea di che cosa avresti fatto.
Macrone aggrott la fronte, non capendo cosa intendesse dire. Ma Porzia rimase in silenzio per
un momento di troppo, tenendo gli occhi fissi sul pavimento. Macrone si schiar la gola.
Potreste venire a Roma con me. Ostia non  lontana Mio padre  ancora vivo, da quanto ne
so.
Porzia alz lo sguardo su di lui e improvvisamente scoppi a ridere. Il suono della sua risata era
secco e in qualche modo spaventoso. Per un attimo sembr quasi che avesse perso il controllo di se
stessa.
Madre? Che succede?
Oh,  esilarante!. Rise ancora. Davvero esilarante Tu vuoi che io torni a Ostia, da quello
stupido, inetto e violento ubriacone che chiami padre?.
Macrone alz le spalle.  solo un suggerimento. Speravo che. Si interruppe e la fiss,
mentre un agghiacciante sospetto lo raggelava rendendosi conto che cera qualcosa di strano nelle
parole che erano state appena pronunciate da sua madre.
Cosha mio padre che non va?
Cosha che non va?, ripet Porzia con le labbra tremanti.  morto. Ecco cosa c che non va.
Minucio era tuo padre.
Non.
Lei annu. Mi mise incinta e se ne and. Quindi dovetti sposare quellidiota che tu chiami
padre. Ma qualche anno dopo Minucio torn a cercarmi, e allepoca tu eri ormai abbastanza grande da
badare a te stesso. E poi la situazione era gi complicata cos, continu Porzia stancamente. Gli dissi
che avevo perso il bambino. Lui non ha mai saputo di te.
Rimasero a fissarsi per qualche istante. Macrone scosse la testa. Non era vero. Non poteva
essere vero. Tuttavia, nel profondo del suo cuore, sapeva che quella era la verit. Lei non aveva alcun
motivo di mentirgli, e una marea di ricordi e di mezze frasi rubate gli inondarono la mente. Lui alz lo
sguardo e incontr di nuovo quello di sua madre. Lei annu lentamente, poi avvolse le sue braccia
sottili intorno alla sua testa e lo strinse forte. Macrone era troppo stupito per reagire, chiuse
semplicemente gli occhi e serr i pugni.
Oh, il mio bambino il mio ragazzo, mormor Porzia. Che cosa hai fatto?.
...
.
...
CAPITOLO quarantacinque.
...
.
...
Ottimo lavoro su tutti i fronti!, esclam Narciso sorridendo felice. Non avrei potuto
desiderare un risultato migliore. Abbiamo i rotoli, i pirati sono stati sconfitti e i Liberatori se ne sono
andati a mani vuote. Peccato che Rufio Pollo ed Enobarbo siano riusciti a darsi alla macchia, ma sono
sicuro che riusciremo a stanarli e a dargli molto presto una lezione Oh! Chiedo scusa, accomodatevi
pure. Mander a prendere qualcosa per rifocillarvi. Immagino che, dopo il vostro viaggio piuttosto
stancante da Ravenna, avrete voglia di qualcosa da mangiare e da bere, eh?.
Di fronte al segretario imperiale cerano tre individui scarmigliati. Sporchi di fango e con la
barba lunga di diversi giorni, lo guardavano con gli occhi stanchi e annebbiati. Vespasiano fu il primo a
rispondere.
S, grazie, sarebbe gentile da parte tua.
Mentre Narciso chiamava un servitore e impartiva gli ordini, i suoi ospiti si lasciarono cadere
sulle sedie disposte di fronte allo scrittoio del segretario imperiale. Catone, consapevole del suo rango,
attese che Vespasiano e Vitellio si fossero seduti prima di fare lo stesso. Appena Catone ebbe preso
posto, Narciso si sporse in avanti sul suo scrittoio con unespressione eccitata.
Allora, torniamo agli affari. I rotoli vediamoli.
Vespasiano prese il piccolo zaino e sganci la cinghia. Quindi lo apr e infil dentro una mano.
Estrasse i rotoli, uno alla volta, e li poggi sul tavolo, poi li spinse verso Narciso. Il segretario imperiale
li guard con un imperturbabile stupore. Poi guard Catone. Immagino tu abbia capito cosa sono.
S, signore.
Vespasiano si agit per un attimo. Io pensavo non importa.
Narciso aveva spostato di nuovo lo sguardo sui rotoli e non aveva notato lespressione di
sorpresa che, per un attimo, aveva attraversato il volto del prefetto.
Le profezie della Sibilla, disse Narciso a bassa voce. Non riesco quasi a credere che
esistano, eppure eccole qui. Sembra impossibile.
Lo  quasi stato, fece Vespasiano grattandosi il mento. Non hai idea di quanto sangue sia
stato sparso per recuperare questi rotoli.
S, sono certo che legger tutto nei vostri rapporti. Narciso gli fece un sorriso. Sia io che
limperatore vi saremo riconoscenti per tutti gli sforzi fatti. Ve lo prometto.
Questo non  rassicurante.
Il commento non ebbe alcun effetto su Narciso, che aveva di nuovo gli occhi fissi sui rotoli.
Catone aveva limpressione che Narciso quasi non osasse toccarli, e al giovane centurione ci
sembrava abbastanza comprensibile. I rotoli erano stati scritti dallOracolo di Cuma: erano la somma di
anni di lettura dei pronostici e di interpretazione del volere degli di, al fine di tracciare il futuro della
pi grande tra le nazioni. Un po di umilt al cospetto di documenti tanto venerati era il minimo che ci
si poteva aspettare.
Eppure cera qualcosaltro nellespressione di Narciso, qualcosa che preoccup Catone. Era una
specie di avarizia, o di ambizione, o un misto di entrambe. Era evidente che Narciso fosse consapevole
del potere che conferivano quei rotoli. Ma cera anche un pizzico di paura, chiaramente visibile nella
mano che si allung e si ferm appena prima che la punta delle dita toccasse la pelle invecchiata
dellastuccio dei rotoli.
Se i rotoli possedevano un valore profetico, la conoscenza degli eventi futuri era unarma a
doppio taglio, e Catone si domand se  al posto di Narciso  la sua brama di sapere avrebbe avuto la
meglio sulla paura di sapere troppo, o di sapere cosa aveva in serbo il destino per limpero. Dopotutto,
che vantaggio traeva un uomo dal conoscere in anticipo una grande calamit che avrebbe colpito lo
Stato, o una tragedia pi vicina e personale, se non poteva fare niente per ingannare il destino? Con un
sorriso sardonico, Catone pens che a volte lignoranza poteva essere una benedizione.
Lanci uno sguardo a Vespasiano e a Vitellio, e si chiese se anchessi condividevano le sue
stesse ansie circa il contenuto dei rotoli. Forse Vespasiano s. Ma era difficile immaginare che lo
spietato desiderio di successo che ardeva nel cuore di Vitellio sarebbe stato in grado di resistere alle
lusinghe dei rotoli.
Con tono sprezzante, Vitellio disse al segretario imperiale: Coraggio. Non mordono.
Narciso osserv il tribuno con uno sguardo indagatore, poi si sporse in avanti e spinse i rotoli
sullo scrittoio verso di lui. Gli dar unocchiata pi tardi, quando potr dedicargli il tempo che
meritano.
Oh, sono certo che si riveleranno una lettura interessante. Vitellio sorrise. Supponendo che
le profezie non condividano la predilezione dei nostri indovini per lambiguit e le congetture
infondate. Se c bisogno di aiuto.
Me la caver, grazie Vitellio.
Guardando Vitellio, Catone non pot fare a meno di pensare che era un bene che Vespasiano
avesse preso il comando delloperazione di recupero dei rotoli, e li avesse presi sotto la sua protezione
nellistante stesso in cui erano caduti nella mani dei romani.
I rotoli non avevano mai lasciato il fianco di Vespasiano durante tutto il viaggio da Ravenna a
Roma. Catone lo aveva controllato attentamente, e non aveva mai visto Vespasiano neppure toccare i
lacci che chiudevano lo zaino. Ovviamente era ragionevolmente possibile che Vespasiano gli avesse
dato una rapida occhiata, di notte, mentre dormivano intorno al fuoco, o in un dormitorio di unarea di
sosta. Ma Catone ne dubitava. Vespasiano sembrava soffrire della tipica malattia degli ambiziosi di
voler fare sempre la cosa giusta. Se gli ordini erano di consegnare i rotoli a Narciso senza leggerli,
allora era difficile immaginare che Vespasiano avesse anche solo aperto lo zaino per dare unocchiata.
Daltra parte, non era possibile fidarsi di Vitellio. Catone non si era fatto ingannare dalla poco
convincente spiegazione circa il suo tentativo di recuperare personalmente i rotoli. Come al solito,
lastuto aristocratico aveva confezionato quella storiella per coprire le sue macchinazioni, e, se
Telemaco non lavesse catturato, Catone era sicuro che Vitellio avrebbe tenuto per s i rotoli.
Che succeder dopo che li avrai letti?, chiese Vespasiano.
Che significa che succeder?, domand Narciso aggrottando la fronte.
Cosa ne sar dei rotoli? Suppongo che li farai riporre insieme agli altri nel Tempio di Giove?
Non lo far di certo!, rispose Narciso ridendo.
Vespasiano lo guard meravigliato per un istante. Non capisco. Pensavo che quello fosse
lobiettivo: riunire i rotoli.
Perch dovrei volerlo fare?
Affinch possano essere consultati.
Consultati da chi?
Dallimperatore. Dai suoi sacerdoti. Dal senato, rispose Vespasiano con una risata.
Narciso annu. Esattamente. Hai dato tu la spiegazione.
Chiedo scusa. Non capisco.
Il segretario imperiale si riaccomod sulla sua sedia con un sorriso. Se venisse consentito di
consultare i rotoli, chiunque potrebbe usarli per i propri fini politici.
Figuriamoci!, esclam Vitellio con un sogghigno.
Vespasiano si volt verso di lui con espressione irritata. Non siamo tutti come te.
No, ma molti lo sono. Hai trascorso troppo tempo lontano da Roma, Vespasiano. C un gran
numero di senatori l fuori che coltiva lambizione di ricoprire alte cariche. Nei suoi occhi brill un
lampo di livore. E anche se non loro, stai pur certo che le loro mogli.
Vespasiano abbass lo sguardo per nascondere la sua ansia.
Comprendi la mia difficolt?. Narciso si sporse in avanti. Sarebbe enormemente confortante
per limperatore se ogni senatore servisse Roma con la tua stessa devozione. Ma ci sono molti che
prima penserebbero ai propri fini. Non ci possiamo permettere che sappiano cosa il fato ha in serbo per
loro. Sono sicuro che te ne rendi conto, vero?.
Vespasiano sollev lo sguardo. Ci che vedo  che stiamo perdendo loccasione di avere il
futuro nelle nostre mani. Di sottoporlo alle menti migliori dellimpero.
Ah, s, aggiunse Narciso. Ma le menti migliori non sono sempre le menti meglio disposte.
Capisci cosa intendo? A ogni modo, sarebbe probabilmente troppo pericoloso consegnare il futuro di
Roma alle congetture scritte da qualche mistico mezzo matto quando questa citt era poco pi che un
villaggio. In realt, poco importa cosa dicano questi rotoli, ci che conta  che le persone giuste
sappiano della loro esistenza. In questo modo avranno paura di ci che i rotoli potrebbero dire.  l che
sta il loro vero valore, almeno per me e per limperatore. Comprendi, Vespasiano?.
Vespasiano annu.
Bene!, disse Narciso. Allora capirai anche perch non devi parlarne con nessuno. Solo pochi
uomini sono a conoscenza della loro esistenza, e per il momento vorrei che le cose rimanessero cos.
Vespasiano sorrise. Ovviamente non esiterai a usare il contenuto dei rotoli per elevare la tua
condizione, giusto?.
Per un attimo, unespressione di rabbia attravers il volto di Narciso, poi rispose: Io servo
limperatore Claudio. Proprio come te. User i rotoli per rendere pi sicura la posizione
dellimperatore.
Sono commosso dalla tua incrollabile fedelt, Narciso. Sono certo che userai in modo
disinteressato le profezie contenute nei rotoli.
Si fissarono per un istante, poi Narciso un le mani sopra i rotoli e continu a parlare. Non ti
offender chiedendoti di giurare solennemente. Ti chiedo solo di capire che la stabilit dellimperatore
dipende da questo segreto. Siamo daccordo?
Suppongo che, se non dovessi essere daccordo, ti libereresti tranquillamente di me.
Naturalmente. Sarebbe come se tu, e la tua stirpe, non foste mai esistiti.
Allora sono daccordo.
Narciso sorrise. Grazie. E tu, Vitellio?.
Vitellio annu immediatamente.
Poi Narciso rivolse lo sguardo su Catone, e il giovane ufficiale sent un gelido brivido di paura
corrergli lungo la schiena. Non si faceva illusioni circa il suo essere sacrificabile di fronte alle faccende
di Stato, eppure raccolse sufficiente coraggio per raddrizzare la schiena e fissare il segretario imperiale.
Centurione, ho osservato la tua carriera con interesse. Sei molto promettente. Ovviamente il
destino non ti ha accordato sempre la giusta ricompensa per i servizi resi allimperatore.
Catone pens che quello di Narciso fosse un eufemismo bello e buono, per annu con
modestia.
Tu sei qui perch sei a conoscenza dei rotoli, e ho bisogno di sapere di potermi fidare di te e
del tuo amico Macrone. Sono certo che tu comprenda la necessit di mantenere il segreto, e non hai
niente da guadagnare a farne parola con qualcuno. Anzi, hai tutto da perdere. Ci significa che non sar
costretto a farvi tacere. Sarebbe davvero uno spreco di talenti. Talenti che limpero non pu permettersi
di sprecare. Narciso poggi la schiena sulla spalliera della sedia e sorrise a Catone.
Il cuore di Catone inizi a battergli forte appena un pensiero lo assal. Questo significa che non
sono pi condannato a morte?.
Narciso annu. Dar ordine che la sentenza sia annullata non appena terminer questo
incontro.
Anche il centurione Macrone  fuori pericolo come me?
S.
Allora potremo nuovamente essere assegnati alle legioni?
E cosaltro dovrei fare con due ufficiali tanto validi?.
Era come se un grosso nodo si fosse sciolto nel petto di Catone e lui riuscisse di nuovo a
respirare liberamente. Ci fu un attimo di profonda indignazione allidea che fosse stato soggetto a un
giudizio, ma poi si rilass e si godette il senso di sollievo che le parole di Narciso gli avevano
procurato.
Le preoccupazioni erano finite. Lombra del boia che lo aveva perseguitato per mesi svan, e
prov il grande conforto di chi pu guardare di nuovo al futuro con ottimismo. Presto lui e Macrone
sarebbero tornati al loro posto: tra le Aquile.
Quindi siamo daccordo, Catone? Non farete parola di questi rotoli con nessuno finch
vivrete.
S, signore. Catone annu solennemente. Avete la mia parola. E sono sicuro di poter parlare
anche per Macrone.
Ne sono certo anchio.
Qualcuno buss alla porta e Narciso si volt verso di essa. Avanti!.
Il servitore entr nella stanza e chin il capo. Del cibo e del vino sono stati preparati per i
vostri ospiti, signore.
Molto bene.
Il servitore abbass la testa e usc dalla stanza, e Narciso si rivolse ai suoi ospiti.
Bene. Penso che con questo si possa concludere. Legger i vostri rapporti non appena saranno
pronti. Potete lasciarli al mio assistente.
Narciso si alz dalla sedia e lo stesso fecero gli altri. Poi li accompagn alla porta, dove strinse
la mano a Vespasiano chinando la testa in segno di rispetto. Ancora una volta, ti esprimo la mia
profonda gratitudine per tutto ci che hai fatto.
Vespasiano annu stancamente e usc dalla stanza. Catone era leggermente indietro accanto a
Vitellio quando il segretario imperiale gli strinse il braccio e lo salut. Narciso si inchin e Vitellio
abbass la testa in segno di riconoscenza. Mentre lo faceva, Catone non pot fare a meno di notare una
voglia rossa sul braccio di Vitellio, appena sotto lorlo della sua tunica. Non fu tanto la macchia quanto
la sua forma ad attirare lattenzione del centurione  una mezzaluna quasi perfetta lunga poco pi di un
pollice, che aveva la forma di un arco da caccia.
Addio per ora, Vitellio, gli disse Narciso. Che la fortuna sia con te.
Vitellio rispose con un sorriso. Oh, sono sicuro che sar cos.
...
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...
FINE.
...
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...
NOTA DELLAUTORE.
...
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...
La marina imperiale romana ha attratto molti meno studi delle legioni, e ci sono pochissime testimonianze che sono sopravvissute fino a noi per darci unidea accurata delle sue navi. Ai lettori interessati a saperne di pi a proposito della marina, suggerisco leccellente volume di Peter Connolly Greece and Rome at War, che offre una breve panoramica. Oltre a questo, merita la lettura The Imperial Roman Navy, unopera piuttosto rara ma preziosa.
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In alcuni casi mi sono consapevolmente discostato dai fatti storici. In primo luogo, ho usato i termini pi recenti porto e dritta per conferire ai nostri marinai romani unatmosfera nautica pi vicina a quella dei nostri tempi. In secondo luogo, ho spostato la base della flotta di Ravenna pi vicino al porto commerciale. In realt, le basi navali romane erano tenute distanti dalla confusione delle imbarcazioni commerciali, ma io non volevo affaticare Macrone e Catone costringendoli a lunghe camminate per andare a bersi qualcosa in citt!
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Oltre alle due enormi basi navali di Miseno e Ravenna, cerano altre flottiglie sparse attorno alle frontiere dellimpero. Le flotte avevano il compito di sorvegliare le rotte marittime e di fornire forze militari ad hoc che potessero sbarcare a terra ogni volta che ci fosse la necessit urgente di una presenza armata.
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La pirateria era una realt quotidiana per gli uomini di mare e per i commercianti dellantichit. A dire il vero, nel primo secolo a.C., i pirati approdavano arditamente sulla penisola italiana per rapire i viaggiatori lungo la Via Appia. Questa arrogante attitudine raggiunse il suo apice con la razzia del porto di Ostia, durante la quale i pirati bruciarono la flotta delle navi da guerra romane. Quellaudace azione fu considerata un oltraggio dai romani, che subito incaricarono Pompeo il
Grande di radunare una vasta flotta che liberasse il mare dai pirati. E lui lo fece con una rapidissima campagna che dur solo tre mesi. Da allora in poi, i pirati furono costretti a operare su una scala molto ridotta, e uomini come Telemaco avrebbero rappresentato solo una minaccia occasionale per le rotte marittime.
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Lo scontro tra la flotta di Ravenna e le navi di Telemaco  niente in confronto alle grandi battaglie navali delle guerre puniche o delle guerre civili. In questo senso, la missione storica della marina imperiale fu un successo assoluto per quasi tre secoli. Come osserva Chester Sterr, il loro compito non era di combattere le battaglie ma di renderle impossibili.
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Nonostante le rappresentazioni hollywoodiane delle galee romane spinte da schiavi incatenati, la loro realt si avvicina pi a quella delle galee rinascimentali, nelle quali i rematori erano un misto di schiavi e uomini liberi che venivano pagati per quel lavoro.
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FINE.